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PELLEGRINAGGIO APOSTOLICO
DI SUA SANTITÀ PAOLO VI
IN ASIA ORIENTALE, OCEANIA E AUSTRALIA

DISCORSO DEL SANTO PADRE PAOLO VI
AL CONSIGLIO AUSTRALIANO DELLE CHIESE

Sydney, Australia
Mercoledì, 2 dicembre 1970

 

Cari fratelli in Cristo,

È con grande gioia che Noi ci uniamo a voi in questa occasione così felice e significativa. Noi siamo grati a Lei, Dott. Garnsey, al Consiglio Australiano delle Chiese, alla Commissione Nazionale Cattolica per l’Ecumenismo e a quanti si sono adoperati per preparare questo servizio religioso.
Noi che siamo qui raccolti partecipiamo alla fede nello stesso Dio e nel suo Figlio Gesù Cristo. Noi ci riuniamo nel suo Nome e non ci ha Egli promesso che sarà in mezzo a noi? (Cfr. Matth. 18, 19)
Gesù morì «per adunare i dispersi figli di Dio» (Io. 11, 52). E poiché l’unità non si è ancora pienamente realizzata tra noi, noi vogliamo unirci questa sera, in un modo speciale, in conformità con la preghiera che Nostro Signore fece per i suoi seguaci «Siano essi una sola cosa, o Padre . . . . cosicché il mondo creda» (Io. 17, 21).
Voi sapete bene come il Concilio Vaticano II abbia destato nella Chiesa Cattolica una nuova coscienza dei vincoli che già esistono tra i Cristiani, i quali partecipano alle ricchezze di Cristo mediante la fede e il battesimo. Molti di voi che non appartengono alla comunione visibile della Chiesa Cattolica Romana, trovano pure nuovo incoraggiamento nello zelo ecumenico suscitato dal Concilio.

Oggi, tuttavia, è chiaro che l’attività ecumenica è un compito lungo e faticoso. Occorre che onestamente si riconosca il fatto che «ci sono alcune differenze nel contenuto, nello sviluppo e nella espressione della fede» (Segretariato per l’unione dei Cristiani, 18 settembre 1970, Riflessioni e suggerimenti circa il dialogo ecumenico, IV, 2, b); che l’indifferentismo dottrinale va respinto (Ibid., IV, 2, a. ) e che allo stesso tempo sia evitato «il trionfalismo confessionale o una sua parvenza» (Ibid., IV, 6). La storia non può essere cancellata dall’oggi al domani. Non tutti sono in grado di muoversi speditamente come si potrebbe desiderare e le oneste perplessità di coscienze delicate richiedono sempre il nostro rispetto e la nostra comprensione. Il cammino non è facile. L’opera della riconciliazione fu compiuta da Nostro Signore con la sofferenza e la Croce. L’unità, alla quale il movimento ecumenico si sforza di servire, deve essere acquistata allo stesso prezzo.
Poiché tra i Cristiani esistono vincoli d’unità, è possibile sia discutere che agire insieme. Mediante tali sforzi intrapresi da Cristiani, il mondo potrà contemplare le sembianze di Colui «il quale spogliò se stesso, prendendo la natura di servo» (Phil. 2, 7). Questa è la nostra comune chiamata: glorificare il Padre attraverso il Figlio, recando al mondo la testimonianza dell’amore redentore, che Dio ha mostrato per esso da tutta l’eternità.
Noi ci rallegriamo di trovarci con voi, cari fratelli, mentre vi siete riuniti per rinnovare i vostri propositi di proseguire il cammino dell’ecumenismo «di cercare per trovare, di trovare per cercare ancora di più» (S. AUG., De Trinitate, XV, 2; PL 42, 1057). Dio ci benedica tutti e ci conduca «a una più profonda cognizione e più chiara manifestazione delle insondabili ricchezze di Cristo» (Unitatis redintegratio, 11).

                                                       

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