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DISCORSO DEL SANTO PADRE PAOLO VI
ALL’ASSOCIAZIONE SPORTIVA «ROMA»

Mercoledì, 30 gennaio 1974

 

Il nostro pastorale ministero, che Ci mette a contatto diretto e continuo con le folle dei pellegrini e con tutte le espressioni della vita del mondo moderno, ci offre più volte all’anno qualche bella possibilità come quella odierna: un incontro, spontaneo e paterno, con atleti di varia denominazione e specializzazione, che vengono, con i loro dirigenti sportivi, a portarci la testimonianza del loro affetto e della loro devozione. La nostra gioia è, come potete immaginare, sempre grande in tali occasioni: ed essa certo non può non riempirci l’animo anche oggi, quando ci è dato di incontrare una Associazione come la vostra, il cui nome è ben noto, e che, soprattutto, appartiene direttamente alla Nostra diocesi, ed è perciò oggetto delle nostre premure pastorali, come ogni altro organismo e istituzione che vive sul sacro suolo di Roma.

Vorremmo aver maggior tempo da dedicarvi, perché lo meritate, e lo merita lo sport che praticate con tanto impegno: purtroppo il tempo a disposizione, in questo scorcio di mattinata già tanto intensa, non ci permette di diffonderci a nostro agio, come avremmo voluto. Ma due brevissimi pensieri telegrafici vi lasciamo, a ricordo di questo caro incontro.

Anzitutto sottolineiamo la dignità dell’attività che svolgete. Lo sport, pur entrando nell’organizzazione del tempo libero, non è una attività marginale, soprattutto oggi, ma dev’essere scuola di educazione e di rispetto. Il nostro Predecessore Pio XII, parlando ai partecipanti al Congresso scientifico nazionale dello Sport, l’8 novembre 1952, in un discorso che dovrebbe essere letto e meditato da quanti come voi si dedicano alle competizioni agonistiche, ha rilevato che «quando si rispetta accuratamente il contenuto religioso e morale dello sport, questo è chiamato ad inserirsi nella vita dell’uomo come elemento di equilibrio, di armonia e di perfezione, e come valido sussidio nell’adempimento degli altri suoi doveri» (Discorsi e Radiomessaggi, XIV, pp. 389-390).

Queste parole sintetizzano il valore globale dello sport, e quindi anche del vostro, come un mezzo di elevazione di tutto l’uomo, nelle sue componenti estetiche, etiche e religiose: esso, infatti, se rettamente esercitato, è una grande scuola di allenamento alle virtù umane, che sono piedestallo insostituibile per costruirvi sopra, con l’aiuto di Dio, quelle cristiane. Sappiatelo vedere così, considerare così, praticare così, sempre: è il nostro primo augurio.

Il secondo è questo: che il nome di Roma, che portate col simbolo dei vostri colori, vi richiami sempre alla nobiltà e responsabilità della vostra appartenenza, anche se solo elettiva o temporanea, a questa Città di santi e di martiri, e vi impegni a farle onore con una vita generosa, irreprensibile, esemplare. Voi siete alla ribalta dell’opinione pubblica, e già questo vi deve far pensare; ma anche se così non fosse, ricordatevi sempre che i valori della coscienza, la rettitudine morale, i doveri religiosi, sono gli unici che valgono e che rimangono oltre le mode effimere dei tempi, e rendono bella la vita, e degna di essere vissuta. La celebrazione diocesana dell’Anno Santo trovi perciò anche voi partecipi e convinti, in questa luce di costruttività, di serietà, di vera sapienza.

Noi vi seguiamo con benevolenza paterna, vi assicuriamo la nostra preghiera e impartiamo a voi e ai vostri cari la nostra benedizione.

                             

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