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DISCORSO DEL SANTO PADRE PAOLO VI
AL CONGRESSO PER IL VII CENTENARIO
DI SAN TOMMASO D’AQUINO

Sabato, 20 aprile 1974

 

Noi siamo molto lieti d’essere qui fra voi, riuniti per celebrare la memoria di San Tommaso d’Aquino, nel settimo centenario della sua morte, per l’onore che è così tributato a questo Santo Dottore, e per il significato che un così numeroso e autorevole suffragio può assumere per la Chiesa di Dio e per la cultura del mondo contemporaneo.

Codesta assemblea infatti riconosce la grandezza di San Tommaso d’Aquino sotto il triplice aspetto della virtù morale, tutta rivolta a mostrare ed a facilitare la strada dell’ascensione dello spirito umano a Dio (Cfr. D. Th. C. XV, 1, 633), della scienza filosofica, tanto magnificata dal nostro grande predecessore Leone XIII nella notissima Enciclica Aeterni Patris, del 4 agosto 1879 (Cfr. Acta, pp. 225-284), e della speculazione teologica, che secondo lo stesso celebre documento pontificio e secondo la connotazione storica classifica l’Aquinate fra i sommi maestri del pensiero religioso.

La nostra compiacenza si accresce ravvisando nell’omaggio reso all’insigne maestro medievale, non solo un riconoscimento alla sua grande personalità e al forte e decisivo influsso, che la sua opera ebbe sia nel pensiero del suo tempo, sia in quello dei secoli successivi, ma riscontrando altresì una chiara e significativa testimonianza alla sua attualità. Il vostro intervento, illustri signori e chiari docenti, non che intelligenti studiosi, dimostra che la voce di San Tommaso d’Aquino non è una semplice eco d’oltretomba, come quella di tanti altri gloriosi pensatori, di cui la nostra moderna cultura si gode nel ricordare la storia, e nel decifrare lo sforzo intellettuale da loro compiuto per penetrare i segreti dell’universo, o nel ritrovare nelle loro personali speculazioni una ricchezza di espressioni originali ed eleganti, ma dimostra soprattutto che quella voce dell’incomparabile figlio di San Domenico parla ancora ai nostri spiriti, come quella d’un maestro vivente, di cui ci è prezioso ascoltare l’insegnamento per un suo contenuto tuttora valido ed attuale, del quale non pochi fra voi riconoscono un urgente, e non certo trascurabile bisogno.

Così che noi non apporteremo ora alcun contributo alle moltissime e interessantissime relazioni e comunicazioni, che sono state qui prodigate dalla vostra consumata ed esuberante cultura, riservandoci piuttosto la speranza che tanti ottimi studi siano raccolti in degna pubblicazione, e siano anche a noi accessibili, in qualche misura, almeno nelle horae subsicivae del nostro premente ministero.

Loderemo piuttosto e incoraggeremo l’interesse che voi dedicate a San Tommaso: noi stimiamo pregevole tale interesse per il vostro lavoro intellettuale, e non senza utilità per le vostre stesse persone, candidate quant’altre mai alla conquista di quella somma Sapienza, che coincide con la vera Vita.

Ma non vogliamo perdere, tuttavia, l’opportuna occasione, che ci è qui offerta per ricordare ai vostri discepoli, se non a voi stessi esperti operatori del pensiero, quanto oggi possa essere utile sedere ancora alla scuola di San Tommaso (come, del resto, per il merito comune, a quella di altri esimi Scolastici), per apprendere, prima d’ogni altra scienza, l’arte del ben pensare. Ci limitiamo ora a fare questione di metodo, di pedagogia intellettuale. Travailler à bien penser . . . . ci ammonisce Pascal (Cfr. Pensées, 347). Cioè bisogna fare attenzione alla logica. Diciamo logica in senso largo e vero; cioè l’uso rigoroso e onesto dell’intelligenza nella ricerca della verità delle cose e della vita.

Perché questa raccomandazione? perché noi temiamo che le facoltà conoscitive della nuova generazione siano facilmente attratte e tentate a ritenersi soddisfatte dalla facilità e dall’affluenza delle cognizioni sensibili e fenomenico-scientifiche, cioè esteriori allo spirito umano, e distolte dallo sforzo sistematico ed impegnativo di risalire alle ragioni superiori sia del sapere, che dell’essere. Temiamo una carenza della filosofia, autentica e idonea a sostenere oggi il pensiero umano sia nello sforzo scientifico coerente e progressivo, e sia specialmente nella formazione della mente alla percezione della verità in quanto tale, e capace quindi di dare allo spirito umano l’ampiezza e la profondità di vedute, a cui esso è pur destinato, con pericolo di non raggiungere quelle supreme, e pur fondamentali ed elementari cognizioni, che possono integrarlo al raggiungimento del suo vero destino, e alla felice scienza, indispensabile se pur iniziale, del mondo divino; mentre noi siamo certi che un corretto, onesto e severo esercizio del pensiero filosofico predisponga lo spirito ad accogliere anche quel messaggio soprannaturale di luce divina, che si chiama la fede: lo dice il Signore: qui facit veritatem venit ad lucem (Io. 3, 21).

La scuola di San Tommaso ci può essere una propedeutica elementare, ma provvidenziale, di quell’alpinismo intellettuale, sia filosofico, che teologico, che esige, sì, il rispetto delle leggi del pensiero sia nell’analisi, che nella sintesi, sia nella ricerca induttiva, che nella conclusione deduttiva, indispensabile per conquistare le vette della verità, e per risparmiare alla mente umana la vana esperienza di illusorie e spesso fragili costruzioni. Ed anche per un altro scopo, sempre nel campo didattico, ma assai importante nell’economia del pensiero; e cioè quello di abituare il discepolo (e tutti, davanti al sapere, siamo discepoli) a ragionare in virtù dei principii soggettivi della verità, e obiettivi della realtà, e non secondo formule che la cultura di moda, spesso favorita da tanti coefficienti esteriori ed occasionali, impone alla mentalità passiva d’un dato ambiente, o d’un dato momento storico. Sembra strano, ma è così: Maestro Tommaso, lungi dal privare l’alunno d’una sua personale e originale virtù di conoscenza e di ricerca, risveglia piuttosto quell’appetitus veritatis, che assicura al pensiero una sua sempre nuova fecondità, e allo studioso una sua caratteristica personalità.

Troppo vi sarebbe da dire in proposito. Ma bastino queste semplici osservazioni per assicurare voi tutti, cultori di studi tomistici, della nostra stima e per incoraggiare la poderosa e multiforme opera vostra: ne avrà incremento il pensiero, quello filosofico specialmente, e ne avrà sano e indispensabile nutrimento anche il pensiero religioso, la fede, che non si oppone alla ragione, ma di essa ha bisogno, perché è vero ciò che afferma San Tommaso: Credere est cum asseristi cogitare (I-IIæ, 2, 1). A tutti la nostra Benedizione.

                         

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