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DISCORSO DEL SANTO PADRE PAOLO VI
ALLE CONGREGAZIONI DI RELIGIOSE NEL GIAPPONE
Giovedì, 27 giugno 1974
Carissime figlie in Cristo,
E’un motivo di grande gioia per noi potere incontrarci con le
Superiore Generali e le Consigliere delle Congregazioni religiose femminili
fondate in Giappone. È una visita insolita, ma gradita quanto mai, perché le
comunità che voi rappresentate costituiscono la testimonianza più eloquente
della vitalità della Chiesa cattolica nel vostro Paese. Conosciamo il vostro
spirito, il vostro amore alla Chiesa e il vostro fedele attaccamento alla Sede
Apostolica; prendiamo pertanto volentieri questa occasione per darvi aperto
riconoscimento del contributo da voi offerto, e per dirvi tutta la nostra
compiacenza, la nostra sincera gratitudine e la nostra piena fiducia. Oh, come
vorremmo che le vostre file si accrescessero sempre più di anime giovanili,
ardenti e pure, capaci di ascoltare il richiamo segreto che invita alla sequela
di Gesù, il richiamo della vocazione religiosa: Dio lo voglia!
Le vostre Congregazioni sono nate nel Giappone, paese di missione dove la
Comunità cristiana non rappresenta ancora che una piccola minoranza. Essendo
state fondate di recente, esse non possono avvalersi dei vantaggi derivati da
una lunga tradizione di vita religiosa. Le vostre religiose, inoltre, sono in
gran parte neofite, le quali hanno risposto all’appello del Signore con tutto
l’ardore e la generosità della loro fede novella. Per tutti questi motivi, è
naturale che da parte vostra, più ancora che negli altri Istituti, si renda
necessario uno sforzo vigoroso che garantisca una formazione completa, solida,
profonda. Più che mai perciò voi avete bisogno dell’aiuto di sacerdoti
sperimentati e di assicurarvi la collaborazione di Congregazioni più antiche.
In tale formazione si terrà conto anzitutto delle qualità tradizionali della
donna giapponese, che sono l’ubbidienza, la pazienza, la dedizione, un cuore
gentile ed affettuoso. La grazia, infatti, non distrugge la natura, ma la
perfeziona e la eleva. Si potrà allora comprendere la bellezza e il valore della
missione affidata da Dio alle vostre religiose, se, fortificate dalla grazia,
sapranno mettere a profitto della fede queste belle virtù naturali.
Sappiamo che le vostre Congregazioni sono generosamente impegnate nelle opere
di apostolato per le quali sono state fondate. Noi ci auguriamo, pertanto, che,
per quanto lo consentono le vostre Costituzioni, voi collaborerete non solo
indirettamente, come state già facendo, ma anche direttamente nel lavoro
missionario della Chiesa nel vostro Paese. Le maniere con cui potrete ciò
realizzare sono moltissime: l’insegnamento del catechismo alle donne e ai
fanciulli, il servizio dei catecumeni, la direzione delle scuole. Alcune delle
vostre religiose potrebbero anche prestare più da vicino la loro opera alla
diffusione della stampa cattolica. Un altro servizio alla Chiesa, umile ma
quanto mai prezioso, ci permettiamo di suggerirvi. Ci è stato riferito che i
sacerdoti, soprattutto quelli del clero diocesano, trovano difficilmente persone
fidate e discrete per le molteplici necessità della vita quotidiana. Come non
vedere un modo di servire la Chiesa, quello di destinare qualcheduna delle
vostre religiose in aiuto dei sacerdoti?
Carissime figlie in Cristo! Il viaggio che voi avete intrapreso per visitare
varie Congregazioni femminili d’Europa, vi farà conoscere tante esperienze. È
chiaro che non tutto potrà essere trasferito e attuato nelle vostre comunità.
Più che alle forme esteriori, più che ad esperimenti di dubbio valore che molte
volte si risolvono in un cedimento alla mentalità e allo spirito del mondo, la
vostra attenzione dovrà essere rivolta a ciò che vi è di veramente valido nei
vari Istituti e costituisce la ragione profonda della loro vitalità. È il caso
di mettere in pratica l’ammonimento di S. Paolo: «Esaminate ogni cosa, tenete
ciò che è buono» (Thess. 5, 21). Vi convincerete allora della necessità
del primato della vita spirituale, e che la Chiesa ha bisogno della vostra
santità, più ancora della vostra operosità esteriore. La maggiore insidia dei
vostri Istituti è il circostante lassismo moderno, a cui bisogna resistere ad
ogni costo. La vita religiosa oggi più che mai deve essere vissuta nella sua
pienezza e nelle sue alte e severe esigenze di preghiera, di umiltà, di povertà,
di spirito di sacrificio, di austera osservanza dei voti; deve essere santa, in
una parola, o cessa la sua ragione di essere.
Ecco quanto ci suggerisce di dirvi questo nostro graditissimo incontro con
voi. Fate giungere l’eco di questi nostri sentimenti dovunque le vostre famiglie
religiose hanno le loro residenze, le loro comunità, le loro opere. A tutte, e
in particolar modo a voi qui presenti, di cuore impartiamo la nostra Apostolica
Benedizione.
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