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DISCORSO DEL SANTO PADRE PAOLO VI
IN OCCASIONE DEL 50° DELL’ISTITUTO RELIGIOSO
«MISSIONARIE DELLA SCUOLA»

Mercoledì, 28 agosto 1974

 

Questa udienza rappresenta per noi e per voi come un’oasi serena: e vorremmo aver maggior tempo a disposizione per fermarci a lungo con voi, e con la zelante Madre Tincani, se l’intensa attività di questa mattina, e l’ora già tarda non ce lo impedissero. Ma ci procura una grande e sincera gioia questo incontro, che avviene in occasione del cinquantesimo anniversario di fondazione della vostra Unione, che il nostro Predecessore Pio XI chiamò col nome di Missionarie della Scuola.

In questi giorni voi avete ripercorso, nel ricordo commosso e nella preghiera riconoscente, le tappe del vostro Istituto, dai suoi primi passi fino allo sviluppo odierno, tanto benedetto da Dio, col moltiplicarsi delle sue attività e col diffondersi delle sue Case, dall’Italia all’India e al Pakistan, ove avete portato il segno della vostra consacrazione a Dio, del vostro amore alla Chiesa, del vostro servizio alle anime nell’apostolato della scuola.

Ci piace trovare in queste caratteristiche le doti essenziali dell’Istituto, e indicarvi al tempo stesso la direzione giusta per la continuità del lavoro, a cui vi dedicate.

Voi siete anime consacrate al Signore, in quello stato che, come ha detto il Concilio Vaticano II, «più fedelmente invita e continuamente rappresenta nella Chiesa la forma di vita, che il Figlio di Dio abbracciò, quando venne nel mondo per fare la volontà del Padre, e che propose ai discepoli che lo seguivano» (Lumen Gentium, 44). E la vostra forma di vita vuole prolungare quella di Gesù Maestro, di Gesù Sapienza eterna del Padre, che illumina ogni uomo e gli dischiude la fonte della verità e della luce. Quale dignità; quale programma; e quale responsabilità, che vi impegna a esemplare la vostra vita su quella del Salvatore, ad attingere dall’intimità eucaristica con Lui e dalla meditazione della sua Parola la forza necessaria per compiere, con Lui, in Lui e per Lui, la vostra missione.

Voi siete inoltre, inserite nella Chiesa, che volete amare, servire, ubbidire, per la quale volete spendervi, donarvi, affaticarvi, con lo spirito di Santa Caterina da Siena, a cui l’Unione si sente strettamente legata per rapporti di affinità spirituale, come per il fatto di essere aggregata all’Ordine Domenicano. La Chiesa! Come sentiamo in questo rapporto d’amore l’auspicio della vitalità dell’Unione, della sua fedeltà ancorata alla tradizione e al tempo stesso della sua modernità conforme ai segni dei tempi. La nostra, possiamo ben dirlo, è l’epoca della Chiesa: e tutti siamo protesi a essere di quest’epoca il tessuto connettivo, diremmo le strutture portanti, perché la Chiesa ha bisogno dello sforzo, della lealtà, del sacrificio di tutti noi, suoi figli. Il traguardo raggiunto con questo primo cinquantennio di vita deve confermarvi nel vostro servizio ecclesiale, e farvi studiare le forme per renderlo sempre più ampio e disponibile.

E, infine, siete apostole della Scuola, impegnate nella responsabilità più alta e gravosa per il bene della gioventù: il nome stesso che portate vi ricorda una dedizione, che non è certo routine, né semplice dovere professionale, ma si ispira alle fatiche stesse dei missionari. E la vostra «missione» è la scuola! Anche qui, il Concilio ha dedicato uno dei suoi documenti al «gravissimo dovere dell’educazione», chiamando «meravigliosa e davvero importante la vocazione di quanti, collaborando con i genitori nello svolgimento del loro compito e facendo le veci della comunità umana, si assumono il dovere di educare nella scuola. Una tale vocazione esige speciali doti di mente e di cuore, una preparazione accuratissima, una capacità pronta e costante di rinnovamento e di adattamento» (Gravissimum Educationis, 5).

Lode a voi, che fate della Scuola un campo specifico di apostolato: e vi auguriamo di trarre dal citato documento conciliare il modello della vostra attività, perché essa sia sempre feconda e aggiornata.

Dilette Missionarie della Scuola! Vi ringraziamo dell’affetto che portate, non da oggi, a questa Sede di Pietro, al «dolce Cristo in terra». Anche qui, in questa eredità squisitamente cateriniana, vediamo il segno di una fecondità, che la commemorazione cinquantenaria conferma luminosamente: ma anche una fonte di consolazione e di sostegno per noi, che ne portiamo l’immenso peso. Aiutateci sempre con la vostra preghiera e con la vostra immolazione: vi ricambiamo questa carità col nostro paterno affetto, che vigile vi segue come hanno fatto i nostri Predecessori, e con la nostra particolare Benedizione Apostolica.

                                

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