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DISCORSO DEL SANTO PADRE PAOLO VI
PER LO SPECIALE CONVEGNO DI STUDIO
DELLA COMMISSIONE TEOLOGICA INTERNAZIONALE

Lunedì, 16 dicembre 1974

 

Si rinnova per noi la gioia di accogliervi, distinti membri della rinnovata Commissione Teologica Internazionale, all’inizio dei vostri lavori. Salutiamo cordialmente i teologi di recente nominati o confermati, che, secondo la definizione degli Statuti «scientia theologica et fidelitate erga Ecclesiae Magisterium praestant», e rappresentano davanti ai nostri occhi il quadro delle diverse Scuole teologiche nelle varie Nazioni. Questa composizione sottolinea la necessità, oggi tanto sentita, dell’interdisciplinarietà teologica, tanto più che entra a far parte della Commissione un maggior numero di esperti di teologia morale; mentre l’avvicendamento permette a sempre nuovi teologi di dare alla Santa Sede il loro apprezzato servizio. Al tempo stesso, la presenza dei tredici membri confermati è garanzia di una continuità, che dev’essere mantenuta per la fruttuosità del lavoro: e profittiamo della circostanza per inviare il nostro rispettoso, memore, riconoscente saluto a quanti sono stati sostituiti, per la generosa collaborazione prestata nei trascorsi cinque anni.

Quest’anno i vostri studi vertono su di un punto, previsto fin dal 1969, che ci rallegriamo di veder sottoposto alla comune considerazione: «le fonti della conoscenza morale cristiana». Come sappiamo - e come abbiamo potuto vedere dall’interessante documentazione inviataci - si tratterà di precisare la metodologia della morale, e di dire quali siano i criteri dell’atto morale, considerato nell’ottica cristiana. È argomento importante; argomento serio; argomento attuale per la Chiesa e per il mondo; esso riguarda le basi stesse della teologia morale fondamentale, con ripercussioni immediate sull’agire umano.

Nessuno ignora come la morale cristiana sia rimessa in questione nei suoi stessi principii. È vero che la Rivelazione propone uno stile specifico di vita, che il Magistero interpreta autenticamente e prolunga nelle sue nuove applicazioni e nei suoi sviluppi: ma lo si dimentica talvolta facilmente. Oggi, inoltre, sono contestati gli stessi principii dell’ordine morale obiettivo (cfr. Dignitatis humanae, 7). Ne deriva che l’uomo contemporaneo è sconcertato. Non sa più dove sia il bene e dove il male, né a quali criteri egli possa affidarsi; e un certo numero di cristiani partecipa a tale dubbio, avendo perduto fiducia sia in un concetto di morale naturale, sia negli insegnamenti positivi della Rivelazione e del Magistero. Si è abbandonata una filosofia pragmatista per ascoltare le tesi del relativismo.

Noi pensiamo che una delle cause, se non fors’anche la precipua, di tale disgregazione della mentalità dell’uomo moderno sia dovuta alla radicale separazione, ancor più che alla distinzione, della dottrina e della prassi morale dalla religione, negando a questa ogni ragion d’essere e privando la prima dei suoi fondamenti ontologici e delle sue supreme finalità.

L’efflorescenza, quasi istintiva in vasti e significativi fenomeni della mentalità giovanile contemporanea, di certe forme spirituali orientate verso un misticismo, bisognoso di Assoluto e paghe di alcune spontanee e sofferte espressioni religiose, ci lascia vedere un sottostante vuoto razionale scavato dai dogmi negativi del secolarismo e dalla pseudoliberazione del laicismo intransigente di moda, nel quale vuoto ci pare dover ravvisare la deprecata decadenza morale d’ogni corroborante principio della coscienza soggettiva, con la triste diffusione d’una delinquenza non più solo passionale e individuale, ma collettiva e astutamente e bassamente calcolata, ed insieme con la coonestata edonistica licenza, permissiva della prevalenza sensibile su l’autogoverno razionale o su la giusta norma sociale.

Ci sia permesso intercalare in queste semplici e brevi osservazioni una citazione, che sembra tornare a proposito, d’un uomo buono e grande, la cui apologia della « Morale Cattolica » conserva ancora validi insegnamenti per noi; parliamo di Alessandro Manzoni: «Certo gli uomini hanno, indipendentemente dalla religione, delle idee intorno al giusto e all’ingiusto, le quali costituiscono una scienza morale. Ma questa scienza è completa? È cosa ragionevole il contentarsene? L’essere distinta dalla teologia è una condizione della morale, o un’imperfezione di essa? Ecco la questione: enunciarla è lo stesso che scioglierla. Perché, finalmente, è appunto questa scienza imperfetta, varia, in tante parti oscura, mancante di cognizioni importantissime intorno a Dio e, per conseguenza, intorno all’uomo e all’estensione della legge morale; intorno alla cagione della repugnanza che l’uomo prova troppo spesso nell’osservare anche la parte di essa, che pur conosce e riconosce; intorno agli aiuti che gli sono necessari per adempierla interamente; è questa scienza, che Gesù Cristo pretese di riformare, quando prescrisse l’azione e i motivi, quando regolò i sentimenti, le parole e i desideri; quando ridusse ogni amore e ogni odio a de’ principii che dichiarò eterni, infallibili, unici e universali. Egli unì allora la filosofia morale alla teologia; toccava alla Chiesa a separarle?» (A. MANZONI, Osservazioni sulla morale cattolica, I, cap. III).

Un altro punto cruciale circa la dottrina morale della Chiesa, oltre l’accennata separazione della morale dalla religione e specialmente dall’insegnamento della Chiesa in ordine a certi grandi problemi morali (come la contraccezione, l’aborto, la sterilizzazione, l’eutanasia . . .). proviene soprattutto dall’opinione prevalente del superamento di tale insegnamento della Chiesa. Il processo storico delle idee, l’evoluzione del costume, l’attualità del pensiero alla moda darebbero fondato motivo per respingere le tesi della dottrina morale della Chiesa, per suggerire, anzi giustificare un cambiamento dell’insegnamento morale cattolico, e per coonestare un relativismo favorevole alle tendenze «amorali» della vita moderna. Il proclamato diritto alla libertà indiscriminata fa scomparire il senso del dovere e dell’obbligazione morale anche in temi evidentemente gravi ed impegnativi sia nella vita personale, che sociale (cfr. divorzio, omosessualità, esperienze prematrimoniali, ecc.).

L’equilibrio etico della persona e della società risulta indubbiamente compromesso dalla ammissione di tali criteri contrari alla razionalità morale, giuridica, politica, e tanto più alla norma della vita cristiana. Se Nietzsche fosse riconosciuto come il profeta del mondo moderno, dove resterebbe il Vangelo, e dove questo mondo moderno potrebbe finire?

È perciò ottima cosa che voi abbiate scelto la trattazione del problema morale sotto l’aspetto fondamentale dei criteri dell’azione.

La Sacra Scrittura, di cui il decreto Optatam totius (16) ha voluto «maggiormente alimentata» l’esposizione scientifica della teologia morale, sarà al primo posto nelle vostre indagini. Contribuirete a far avanzare gli studi sul ricorso alla Rivelazione, per determinare le norme morali secondo le esigenze legittime sia della fede sia dell’esegesi e della ermeneutica. Sottolineerete le grandi direttive della morale biblica: partecipazione al mistero pasquale per mezzo del battesimo con le esigenze che ne derivano (Rom. 8); vita nello Spirito (Gal. 5); ricerca della giustizia del Regno di Dio (Discorso della Montagna, Matth. 5,7); comunione del cristiano con Dio che è vita, amore, luce (1 Io.).

Rileverete la presenza nella Scrittura di precetti precisi sui rapporti con Dio e con i fratelli, su la carità, la giustizia, la temperanza.

Il ricorso ai punti fermi della Rivelazione biblica, opportunamente lumeggiati, con l’aiuto del Magistero, nel loro significato che raggiunge l’uomo nel profondo, in tutte le epoche, è primario e indispensabile nella ricerca delle fonti della conoscenza morale cristiana. E il Magistero stesso ritiene vitale il vostro tema, perché esso - com’è stato fatto di recente sul problema drammatico dell’aborto - non può tacere su opzioni fondamentali dell’agire umano, e deve aiutare i cristiani, e tutti gli uomini di buona volontà, a comportarsi in modo responsabile, e corretto.

Si tratta perciò di indicare, nel nome di Cristo, la via verso la salvezza, continuando e rendendo presente oggi la sua azione come Luce degli uomini e sorgente della grazia. Quest’azione non si colloca soltanto sul piano teorico della verità da credere, ma anche su quello esistenziale ed escatologico della verità da vivere: «fides credenda et moribus applicanda» (cfr. Lumen Gentium, 25).

In un tema di tale ampiezza non vi basterà certo il tempo stabilito per questo incontro, ma dovrete continuare nelle vostre fatiche di ricercatori della verità di Dio; noi vi auguriamo un ritmo sereno e costruttivo di lavoro adesso, e una crescente illuminazione in avvenire, per il progresso della dottrina. Siamo certi che la mutua collaborazione tra di voi, rispettosa delle attribuzioni di ciascuno come delle finalità generali della Commissione Teologica, sarà preziosa per questo altissimo scopo, tanto necessario alla Chiesa, in un momento in cui vi è grande bisogno di chiarezza d’idee e di fermezza di azione. E auspichiamo altresì che sia feconda e ordinata la collaborazione con le Commissioni episcopali delle diverse Conferenze episcopali, così come con i Dicasteri della Santa Sede, col Sinodo dei Vescovi, e soprattutto quella, da precisare e sviluppare sempre di più, con la Consulta della Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede, che è organismo simile e complementare al vostro per l’universalità dei suoi membri, per la preoccupazione della interdisciplinarietà, per la competenza professionale, per il servizio generoso e disinteressato della Santa Sede.

Noi invochiamo su di voi la luce e la grazia dello Spirito Santo, e chiediamo con fervente preghiera «che la vostra carità si arricchisca sempre più in conoscenza e in ogni genere di discernimento» (Phil. 1, 9), mentre di cuore impartiamo a voi ed al vostro lavoro la particolare Benedizione Apostolica.

                       

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