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DISCORSO DI PAOLO VI
AI PARTECIPANTI AL 3° CONGRESSO NAZIONALE
DEGLI «ANIMATORI VOCAZIONALI»

Sabato, 4 gennaio 1975 

 

Venerabili Fratelli e figli carissimi, 

Riuniti qui in Roma per il 3° Congresso Nazionale degli «animatori vocazionali», promosso dal Centro Nazionale Vocazioni, avete desiderato incontrarvi con noi per manifestarci i sentimenti della vostra filiale devozione.

Ben volentieri abbiamo accolto il vostro desiderio, e nel porgervi il nostro affettuoso e cordiale saluto, intendiamo esprimere la nostra profonda riconoscenza a tutti voi e a quanti con voi collaborano in un settore, quello delle vocazioni, che nel momento presente è al centro delle più vive preoccupazioni e sollecitudini della Chiesa.

Molta consolazione ci procura il fatto che a questo convegno sia intervenuta una così larga rappresentanza di Vescovi, sacerdoti, religiosi ed esperti. Si può dire che tutte le componenti del popolo di Dio in Italia, interessate allo sviluppo delle vocazioni, sono presenti con la loro testimonianza di fede, di dottrina, di vita. Tutto ciò merita da parte nostra elogio ed incoraggiamento non soltanto perché rivela il vostro impegno di offrire in questo Anno Santo un contributo più diretto per la soluzione di questo problema così grave ed urgente, ma perché significa altresì un passo avanti nella sensibilizzazione di tutta la comunità ecclesiale a questo problema stesso secondo le direttive e le indicazioni del Concilio Vaticano II (Cfr. Optatam Totius, 2).

La vocazione infatti - sia essa sacerdotale che semplicemente religiosa - pur essendo radicalmente un dono dello Spirito che inerisce al singolo, ha tuttavia il suo luogo privilegiato di sviluppo nella comunità ecclesiale.

È una chiamata divina che suppone la risposta dell’uomo; ma è in seno alla comunità che esso trova l’ambiente più idoneo per avvertirla. In realtà la comunità interviene a sostegno del singolo, rispettandone la libertà, l’opzione, la peculiarità della risposta e dei carismi. Lungi dall’essere una interferenza indebita, l’azione della comunità si esprime in forma di collaborazione. E questo è, con la preghiera, un apporto umano che è sollecitato dal Signore stesso e che coinvolge la responsabilità di tutta la comunità. Le esigenze dell’equità, della giustizia, della carità e della inserzione nella missione di salvezza specificheranno la natura e la modalità dell’apporto di ciascuno; ma è inderogabile che tutti si sentano investiti nella solidarietà di assicurare alla Chiesa e quindi all’umanità la presenza e il prolungamento del ministero apostolico.

Ma se la vocazione è un germe deposto da Dio nel cuore dell’uomo prescelto, la comunità cristiana deve tener conto che non basta che esso venga accolto. Occorre anche tutto un complesso di attenzioni, di cure, perché esso possa germinare e crescere. La risposta del singolo, anche se è determinante, non è sufficiente perché la vocazione giunga a maturazione, e soprattutto perché fruttifichi e sia perseverante. La vocazione sacerdotale o religiosa è un dono che si conquista giorno per giorno fino alla fase finale, un dono cioè che reclama da parte di chi lo riceve e da parte di coloro in servizio dei quali si sviluppa, uno sforzo continuo di fecondazione, di incremento e di difesa. Ciò è tanto più necessario in quanto l’atmosfera edonistica e materialistica del nostro tempo minaccia così da vicino la vita spirituale dei credenti, ed affievolendo il senso religioso, affievolisce pure la percezione del sacro, della nobiltà, del valore del sacerdozio e della vita religiosa e consacrata.

Appare di qui tutta l’importanza del tema del vostro Convegno «Evangelizzazione e vocazioni», così opportunamente in sintonia col tema dell’ultima assemblea sinodale. Bisogna infatti formare una mentalità di fede vigorosa e cosciente, bisogna stimolare le coscienze ai valori spirituali e soprannaturali, affinché il dono della vocazione venga compreso e valutato in tutta la sua bellezza, grandezza e responsabilità. Certamente tutto ciò richiede rinunzia, sacrificio e dedizione da parte di coloro che intendono mettersi alla sequela di Cristo. Ma non dobbiamo dimenticare che la gioventù sana sente un’attrattiva particolare per le cose ardite, impegnative e difficili. Noi riteniamo pertanto che una evangelizzazione specifica e bene appropriata, che faccia rifulgere il dono della vocazione nella ricchezza dei suoi contenuti, è ancora in grado di suscitare numerose anime giovanili capaci di abbracciare con grandezza d’animo e fedeltà l’ideale di una esistenza tutta consacrata a Cristo e alle anime fino all’eroismo.

Venerabili Fratelli e figli carissimi, noi vi esprimiamo tutta la nostra profonda e sincera gratitudine per il vostro prezioso contributo in questo senso a beneficio della Chiesa d’Italia. Continuate coraggiosamente su questa strada. Moltiplicate i vostri contatti e lo scambio delle vostre esperienze con quello spirito di autentica e fraterna collaborazione che ha sempre distinto i vostri incontri, senza lasciarvi abbattere dalle tentazioni di dubbio o di scoraggiamento di fronte alle molteplici e gravi difficoltà che dovete incontrare. Abbiate invece una grande fiducia in Dio, perché le vocazioni prima di essere opera dell’uomo, sono opera principalmente di Dio, e in nessun modo dobbiamo dubitare che Dio non voglia provvedere ai bisogni della sua Chiesa, cui ha promesso assistenza sino alla fine dei tempi (Cfr. Matth. 28, 20). Ma soprattutto mantenetevi sempre in stretta comunione col Padrone della messe mediante il mezzo fondamentale e insostituibile della preghiera, essendo la vocazione dono dello Spirito da implorarsi, come ci è stato insegnato dal Signore (Cfr. Io. 4, 35; Matth. 9, 38).

A tanto vi conforti l’abbondanza delle celesti grazie che invochiamo per tutti voi; e in pegno di essa vi impartiamo di cuore l’Apostolica Benedizione. 

* * *

Ecco i duecento partecipanti all’Assemblea Nazionale dei Dirigenti diocesani dell’Unione Apostolica del Clero, presenti col Presidente Monsignor Mario De Santis, Vescovo Ausiliare di Foggia, Troia e Bovino, e con l’Ausiliare di Novara, Monsignor Francesco M . Franzi.

L’Unione Apostolica del Clero può essere un aiuto ai sacerdoti, affinché vivano intensamente la spiritualità propria dei presbiteri, «cooperatori dell’ordine episcopale» (Presbyterorum ordinis,  2), qual è stata tracciata in stupenda sintesi dai documenti del Concilio Vaticano II, particolarmente dal Decreto sul ministero e la vita sacerdotale. Attingete là le linee maestre della dottrina sulla santità sacerdotale, che si configura nella fedeltà alla «missione apostolica affidata da Cristo» (Ibid.) ai suoi ministri: missione che trova alimento costante nella Parola di Dio e nella vita sacramentale, che realizza quotidianamente la consegna dell’«imitamini quod tractatis», missione che si abilita e perfeziona nella comunione profonda col Supremo Magistero della Chiesa e col proprio Vescovo, nonché col presbiterio diocesano, che in ogni diocesi deve offrire come il modello e il prolungamento del Cenacolo.

Facciam voti che il vostro zelo, in questo Anno Santo, trovi occasione per moltiplicare gli sforzi e le iniziative rivolte alla vostra vita spirituale come alla santificazione delle anime; e vi seguiamo con la nostra preghiera a Cristo, Sommo ed Eterno Sacerdote, nel cui Nome benediciamo tutta l’Unione Apostolica del Clero.

                                            

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