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DISCORSO DI PAOLO VI
AGLI UFFICIALI DEL 31° STORMO ELICOTTERI

Venerdì, 14 novembre 1975 

 

Ricevervi oggi in udienza, Signor Comandante e cari Ufficiali e Piloti del 31° Stormo Elicotteri, costituisce per noi una pausa gradita tra le non poche occupazioni di questi giorni, perché ci consente di rivedere volti ormai familiari e di rinnovare a ciascuno di voi l’espressione della nostra paterna riconoscenza.

Di Mare volte vi siete levati in volo dal vicino aeroporto di Pratica di Mare per accorrere presso la nostra dimora a prestarci, con signorile e tempestiva sollecitudine, i vostri apprezzati servizi? A cominciare dal nostro viaggio ad Orvieto, nel 1964, fino ai recenti e settimanali trasferimenti dell’estate scorsa, avete fatto quasi la spola da un luogo all’altro, dimostrandoci costante premura ed offrendoci ogni forma di assistenza. Si trattava, forse, di una semplice funzione tecnica? No certamente, perché tante volte, nel corso di tali incontri, abbiamo potuto cogliere qualcosa che andava ben oltre il fatto logistico: la preoccupazione, cioè, di predisporre tutto con esattezza, lo scrupolo di andare incontro ai nostri desideri, e la soddisfazione, altresì, di metterci in grado di rispondere alle esigenze del nostro ministero pastorale. Grazie, dunque, figli carissimi, delle vostre gentili attenzioni, e grazie anche dello spirito religioso e cristiano che in esse avete saputo attestare!

L’augurio, che non manchiamo mai di rivolgere ai fedeli che vengono a Roma per le celebrazioni giubilari, per voi e per le famiglie che qui vediamo con voi riunite acquista un accento più vibrato ed affettuoso: l’Anno Santo vi apporti ogni desiderata consolazione e, con i suoi ideali di spirituale rinnovamento, faccia in voi maturare la fede e la carità di Cristo Signore.

Con la nostra Apostolica Benedizione.

                                      

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