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DISCORSO DEL SANTO PADRE PAOLO VI
ALLA GIUNTA COMUNALE DI ROMA

Lunedì, 26 gennaio 1976

 

Onorevole Signor Sindaco di Roma
ed illustri Signori della Giunta Capitolina!

Noi sinceramente apprezziamo la vostra visita perché suggerita dall’intenzione di presentarci i vostri auguri per il nuovo anno, non solo a titolo personale, ma anche come amministratori della città e, quindi, come rappresentanti dell’intera cittadinanza romana.

A questo duplice e significativo gesto d’omaggio noi desideriamo rispondere, esprimendo a nostra volta fervidi voti, che ricambiamo a ciascuno di voi e, per il vostro tramite, alla comunità dell’Urbe in tutte le sue componenti.

E, al tempo stesso, nel ricordo del Giubileo ormai concluso, noi vi ringraziamo di cuore.

- Vi ringraziamo per la possibilità che questo Anno Santo ha avuto di svolgersi in Roma, ingemmata dalle sue Basiliche, dai suoi Santuari, dalle sue Catacombe, dai suoi focolari di vita religiosa e ecclesiale; se l’Anno Santo e il nome sacro di Roma sono così strettamente e indissolubilmente intrecciati, ciò torna anche a vostro onore, davanti a tutto il mondo.

- Vi ringraziamo inoltre per la presenza del Signor Sindaco ad alcune cerimonie più significative, e, con lui, d’altre personalità dell’Amministrazione cittadina, apportando onore e significato a tali circostanze sacre, e ricevendone, noi crediamo, particolare riconoscimento e omaggio da parte della Chiesa, plauso e compiacenza da parte dei cittadini e dei visitatori.

- Vi ringraziamo infine per l’esito felice ed esemplare della speciale celebrazione giubilare dei Funzionari, degli impiegati, degli appartenenti alla complessa e numerosa rete amministrativa cittadina, la quale, se anche non certo presente al completo, ma largamente e degnamente rappresentata al rito giubilare insieme con i familiari, sperimentò con singolare commozione interiore, con pietà, con dignità grande e vera, quasi un risveglio della sua profonda e storica coscienza, la gioia e la forza di sentirsi e riscoprirsi romana e cattolica, a titolo pieno e privilegiato.

Questo Anno Santo, così celebrato, lascia perciò una pagina memorabile e positiva nella storia spirituale e civile dell’Urbe, da incidersi a fondo in caratteri che sfidino i secoli, come quelli dei suoi gloriosi monumenti antichi, sacri e profani. E noi chiediamo ai celesti Patroni di Roma, di volere rimunerare i nobili servizi da voi prestati con la loro vigile protezione e con la dovizia dei loro spirituali favori. Potremmo tuttavia noi dirci sinceri tacendo una riserva a questo favorevole e doveroso riconoscimento? Voi lo sapete: la Chiesa Romana ed il mondo cattolico avrebbero atteso anche qualche cosa di più da parte Italiana per l’esito d’un avvenimento nazionale e mondiale come l’Anno Santo: avvenimento ordinato e pacifico, e naturalmente sensibile e attento all’accoglienza civile dell’Eterna Città, al suo aspetto esteriore quale espressione della sua coscienza storica e spirituale interiore, al suo morale interesse d’essere giudicata né indifferente, né irriverente al passaggio di folle qualificate, o di semplice Popolo internazionale, pellegrinante per le classiche e per le moderne vie dell’Urbe.

Noi non sosteremo adesso nei rilievi negativi, che ci sono stati fatti da testimoni non certo prevenuti a tale riguardo. Ma raccoglieremo un rinnovato voto positivo e benefico da questo lungo significativo episodio della celebrazione del ricorrente Giubileo del 1975 nella patria communis, che è Roma; e cioè che la netta e libera distinzione del mondo civile da quello religioso, che caratterizza la società italiana e questa singolarissima Urbe, non si traduca in reciproca estraneità, né in laicismo da una parte né in confessionalismo dall’altra, ignari ed avversi fra loro, ma rimanga e si svolga in sempre rispettosa convivenza feconda di mutua e cordiale comunione di fede spirituale e di ideali civili.

Nel perdurante, salutare influsso del Giubileo, noi vorremmo che questo evento ecclesiale e l’anno 1976, come si susseguono cronologicamente, così si saldino felicemente, ridestando energie, animando propositi, stimolando le volontà a promuovere un sempre più alto sviluppo - diciamo civico e culturale, spirituale e morale - della nostra Roma, tale da segnare un’ulteriore tappa in quel cammino storico che essa, per l’antica ed inesauribile sua vocazione umana e cristiana, è tenuta a percorrere.

Con la nostra Apostolica Benedizione.

                         

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