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MESSAGGIO DEL SANTO PADRE PAOLO VI
PER LE CELEBRAZIONI DEL 750° ANNIVERSARIO
DELLA MORTE DI SAN FRANCESCO
Mercoledì, 29 settembre 1976
Pace a voi, in Gesù Cristo nostro Signore!
A voi Figli e Figlie di San Francesco, convenuti in Assisi per
celebrare insieme presso la tomba del vostro serafico Padre il
settecentocinquantesimo anniversario della beata sua morte, e per risvegliare in
voi lo spirito della beata sua vita.
Noi abbiamo ricevuto con commossa riconoscenza l’invito a noi rivolto di
partecipare a cotesto esaltante e fatidico incontro; ma impediti di
corrispondervi con la nostra personale presenza, vogliamo tanto più essere tra
voi col nostro spirito mediante questa nostra Benedizione Apostolica.
Sì, Fratelli Ministri Generali e Provinciali delle quattro Famiglie
Francescane del primo Ordine, e voi tutte rappresentanti del secondo Ordine,
Figlie di Santa Chiara, e voi esponenti del terzo Ordine Francescano, e quanti
nel nome di San Francesco siete riuniti per riviverne lo spirito, studiarne la
storia, seguirne gli esempi, invocarne la protezione; tutti, sì, siate
benedetti!
Benedetti per cotesto raduno commemorativo, che professa un’esemplare fedeltà
di memoria e di amore all’incomparabile Santo, che proietta su di voi il suo
nome e qualifica la vostra religiosa professione! Benedetti per la fraterna
armonia, che codesta convocazione dimostra e conferma fra le vostre diverse
ramificazioni dell’unica radice francescana! Benedetti per l’esemplare concordia
e per la mutua collaborazione con cui le vostre differenti denominazioni
francescane intendono vittoriosamente testimoniare ormai ai vostri rispettivi
aderenti, alla santa Chiesa, al mondo la medesima palpitante carità francescana.
E benedetti ancora per le sapienti intenzioni spirituali, penitenziali,
apostoliche, che hanno mosso i vostri passi a recarvi ad Assisi per aprire
insieme le celebrazioni commemorative del vostro antico e sempre ispirante
Fondatore.
Gloria, sì, a S. Francesco!
E benedetti voi che ne celebrate la memoria e ne perpetuate l’ardua e
gioconda scuola evangelica. Ancora il paradosso della cristiana Povertà, Egli il
Poverello, seguace del Signore d’ogni ricchezza che per noi si è fatto povero,
ancora, ancora oggi lo presenta e lo attualizza, raddrizzando l’asse della
nostra umana mentalità, curva sul primato dei beni temporali, e lo rivolge al
regno dei cieli, alla economia della carità, alla dovizia dello spirito (Cfr. 2
Cor. 8, 9). Poi Francesco, libero come uccello che ritrova lo
spazio del cielo, veda dall’alto la bellezza innocente delle creature, che non
più insidiano, ma sostengono il suo slancio celeste; e tutte egli saluta
cantando con amica poesia, grande come il cosmo fratello, umile come ogni cosa
terrena sorella. E pellegrino se ne va, e cammina, e sale . . .
E benedetti voi, seguaci della sua ascensione, che arrivate al monte della
visione, dove Cristo crocifisso stampa le sue stimmate dolorose e gloriose nel
privilegiato contemplante discepolo, ormai emblema della vostra eroica scuola di
penitente dolore e di infiammato amore.
Benedetti voi, Figli di così singolare famiglia, che da secoli accompagna
appassionatamente la storia sempre più turbinosa e mutevole, e ne tiene il
rapido passo, senza stancarsi, senza fermarsi.
«Comprendete la vostra vocazione»! (1 Cor. 1, 26) vivendola ed
annunciandola! Voi non rappresentate un ascetismo anacronistico in questo mondo
moderno, che aspira come a sommità dello sforzo civilizzatore di convertire le
pietre della terra in cibo per l’umana esistenza; ma voi siete gli alunni del
Vangelo eterno, affrancati nello spirito per la primaria e da voi preferita
ricerca del regno di Dio, da cui ogni necessario e giusto alimento temporale può
derivare nell’abbondanza della giustizia e della carità.
Voi benedetti, Figli e Figlie di San Francesco, nell’abbigliamento regale
della vostra umiltà e nell’aureola popolare della vostra letizia, ancor oggi
saprete discendere in mezzo alle folle del mondo del lavoro e ancora oserete
farvi amici i Poveri, i sofferenti, i diseredati, gli orfani, i carcerati, i
dispersi nei vicoli marginali degli splendidi ed infelici viali della ricchezza
e del piacere. Voi benedetti, evangelisti della Parola di Cristo, voi maestri
della sapienza cristiana, voi modelli delle virtù di preghiera e di sacrificio,
che fanno santa la Chiesa, difendete il silenzio e l’isolamento dei vostri
rifugi conventuali; e poi uscite ancora a salutare e a convertire il mondo
annunciando ancora e sempre il vostro «Pace e bene», portando con voi
l’immortale San Francesco, con Ia nostra Apostolica Benedizione.
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