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DISCORSO DEL SANTO PADRE PAOLO VI
A UN GRUPPO DI SACERDOTI BRESCIANI
NEL XXV DELLA LORO ORDINAZIONE

Mercoledì, 24 novembre 1976

 

Carissimi sacerdoti della diocesi di Brescia,

Vi accogliamo con sincera, paterna letizia, innanzitutto perché voi ci ricordate la diletta Diocesi nella quale ebbe origine il nostro sacerdozio, ma ancor più per il motivo che vi ha condotti a Roma: festeggiare il XXV anniversario del giorno in cui avete ricevuto il sacramento dell’Ordine. In questa significativa circostanza vogliamo fare nostri il ringraziamento e la lode da voi innalzati al Signore, che vi ha condotti fino a questo gaudioso traguardo di fedeltà e di dedizione a Lui e alla sua Chiesa. E vogliamo altresì ripetervi paternamente ciò che già l’Apostolo Paolo raccomandava al discepolo Timoteo: «Ti ricordo di ravvivare il dono di Dio che è in te per l’imposizione delle mani» (2 Tim. 1, 6). Il passar del tempo, lungi dallo sbiadire il ricordo della comune consacrazione, dovrebbe piuttosto ravvivare la fiamma del nostro puro entusiasmo apostolico, che trae la sua forza e il suo splendore dalla immeritata, perché gratuita, elezione divina. Un venticinquesimo non è tanto occasione di prematuri bilanci o di inutili nostalgie, quanto piuttosto tempo di conferma nei nostri impegni e di rinnovato slancio: «Dimentico del passato e proteso verso il futuro, corro verso la mèta per arrivare al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù» (Phil. 3, 13-14). A questo dunque vi rimandiamo: alla prosecuzione gioiosa e fattiva di quel servizio, di cui la Chiesa ha e avrà sempre più bisogno da parte vostra.

Tanto vi auguriamo nel Nome del Signore, dandovi in pegno la nostra cordiale Benedizione.

                               

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