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DISCORSO DEL SANTO PADRE PIO X
AI SACERDOTI DELL'UNIONE APOSTOLICA
IN OCCASIONE DEL CINQUANTESIMO ANNIVERSARIO
DELLA FONDAZIONE

Lunedì, 18 novembre 1912

 

Vi ringrazio, diletti confratelli, del delicato pensiero che vi ha condotti al Vaticano per celebrare qui con l'antico confratello il cinquantesimo anniversario della fondazione dell' Unione Apostolica. Vi ringrazio di tutto cuore, e prego il Signore che voglia ricompensarvi per questo atto di squisita carità. Mi congratulo poi con voi di esservi ascritti a questa Unione, perchè con tale atto avete preso impegno di adempiere fedelmente tutti gli obblighi sacerdotali: obblighi che io ho procurato di riassumere nell'Exhortatio ad clerum, pubblicata in occasione del mio Giubileo sacerdotale, e coll'adempimento dei quali potremo mantenerci fedeli alla vocazione alla quale ci ha chiamato il Signore: vocavit vocatione sua sancta: potremo cioè conseguire la santità necessaria per il sacerdozio a cui fummo chiamati. Se parlando dei semplici cristiani san Pietro li chiamava gens sancta, genus electum, regale sacerdotium, quanto più si dovrà questo dire di noi rappresentanti di Dio sulla terra e suoi ministri, quos elegit Deus in Christo ante mundi constitutionem, ut essemus sancti et imrnaculati in caritate, quos non dixit servos sed amicos, pro Christo legatione fungentes, ministros Christi et dispensatores mysteriorum Dei?

Per raggiungere pertanto questa santità vi raccomando di mantenervi sempre fedeli alla osservanza delle regole della vostra Unione, guardandovi bene dal dispensarvi in nessun giorno e per nessun motivo dagli obblighi che da esse vi sono imposti, cioè dalla meditazione, dalla lettura spirituale, dall'esame, dalla visita al SS. Sacramento, perchè osservando quest'ordine, vi conserverete buoni e diverrete santi.

Distratti da tante altre occupazioni, è facile dimenticare le cose che conducono alla perfezione della vita sacerdotale; è facile illudersi e il credere che occupandosi della salute delle anime altrui, si lavori di proposito anche alla propria santificazione. Ma non v'induca in errore questa lusinga, perchè nemo dat quod non habet; e per santificare gli altri bisogna non trascurare alcuno dei mezzi proposti a santificare noi stessi.

Avete poi detto assai bene che caratteristica dei sacerdoti del-1' Unione Apostolica e loro particolare divisa dev'essere, ed è di fatto, l'amore pel Papa, e anche questo contribuirà mirabilmente alla vostra santificazione. Per amarlo poi basta riflettere chi è il Papa:

Il Papa è il guardiano del dogma e della morale; è il depositario dei principi che formano onesta la famiglia, grandi le nazioni, sante le anime; è il consigliere dei principi e dei popoli; è il capo sotto del quale nessuno sentesi tiranneggiato, perchè rappresenta Dio stesso; è il padre per eccellenza che in sé riunisce tutto che vi può essere di amorevole, di tenero, di divino.

Sembra incredibile, ed è pur doloroso, che vi siano dei sacerdoti ai quali debbasi fare questa raccomandazione, ma siamo purtroppo ai nostri giorni in questa dura, infelice condizione di dover dire a dei sacerdoti: amate il Papa!

E come si deve amarlo il Papa? Non verbo neque lingua, sed opere et veritate. Quando si ama una persona si cerca di uniformarsi in tutto ai suoi pensieri, di eseguirne i voleri, di interpretarne i desideri. E se nostro Signor Gesù Cristo diceva di sè: si quis diligit me, sermonem meum servabit, così per dimostrare il nostro amore al Papa è necessario ubbidirgli.

Perciò quando si ama il Papa, non si fanno discussioni intorno a quello che Egli dispone od esige, o fin dove debba giungere l'obbedienza, ed in quali cose si debba obbedire; quando si ama il Papa, non si dice che non ha parlato abbastanza chiaro, quasi che Egli fosse obbligato di ripetere all'orecchio d'ognuno quella volontà chiaramente espressa tante volte non solo a voce, ma con lettere ed altri pubblici documenti; non si mettono in dubbio i suoi ordini, adducendo il facile pretesto di chi non vuole ubbidire, che non è il Papa che comanda, ma quelli che lo circondano; non si limita il campo in cui Egli possa e debba esercitare la sua autorità; non si antepone alla autorità del Papa quella di altre persone per quanto dotte che dissentano dal Papa, le quali se sono dotte non sono sante, perchè chi è santo non può dissentire dal Papa.

È questo lo sfogo di un cuore addolorato, che con profonda amarezza faccio non per voi, diletti confratelli, ma con voi per deplorare la condotta di tanti preti, che non solo si permettono discutere e sindacare i voleri del Papa, ma non si vergognano di arrivare alle impudenti e sfacciate disubbidienze con tanto scandalo dei buoni e con tanta rovina delle anime.

Questo lamento non è provocato (lo ripeto) da voi, diletti confratelli, che, osservanti delle regole dell'Unione, professate solennemente il vostro ossequio, il vostro affetto, la vostra pietà verso il Papa. - Iddio vi mantenga in questi santi propositi e vi conforti della sua benedizione; quella benedizione che invoco sopra di voi, sui vostri confratelli, sulle vostre famiglie, sulle persone tutte a voi care e che avete in mente, perchè a tutti sia. apportatrice di ogni consolazione.


AVVERTENZA

A togliere l' equivoco che certi giornali vanno creando in mezzo al clero ed ai fedeli, si dichiara che la santa Sede non riconosce per conformi alle direttive pontificie ed alle norme della Lettera di Sua Santità all' Episcopato Lombardo, in data del 1° Luglio 1911, i giornali seguenti: L'Avvenire d'Italia, Il Momento, Il Corriere d'Italia, Il Corriere di Sicilia, L'Italia, ed altri dello stesso genere, checchè ne sia delle intenzioni di alcune egregie persone che li dirigono ed aiutano.

 

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