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DISCORSO DEL SANTO PADRE
PIO X
AI GENOVESI CONVENUTI A ROMA
PER CHIEDERE ALLE AUTORITÀ CIVILI
DI CONSENTIRE AL NUOVO ARCIVESCOVO
DI PRENDERE POSSESSO
DELL'ARCIDIOCESI DI GENOVA
Sabato, 22 febbraio 1913
La vostra visita in questa stagione a costo di disagi e di sacrifici, o figli
diletti, Ci è di vero conforto, perchè dimostrate con essa di prendere viva
parte al Nostro dolore per la grave tribolazione, alla quale è sottoposta, con
l'archidiocesi di Genova, la Chiesa cattolica. La vostra presenza infatti Ci
assicura che voi siete persuasi, che Noi soffriamo più di voi per la prolungata
vedovanza della Chiesa di Genova, pel bene che viene impedito, e pel male che
può derivare dalla mancanza del Pastore, che vegli alla custodia del gregge.
E questo dolore si accresce a dismisura, perchè non sappiamo come recare ad
esso il rimedio, non conoscendo i motivi pei quali fu impedita finora la venuta
dell'Arcivescovo da oltre dieci mesi da Noi preconizzato; perchè quelli che Ci
fecero manifesti i giornali sono tutti a lode del Vescovo, che avrebbe
demeritato tale officio, se si fosse altrimenti contenuto. Fra le amarezze, che
si fanno sempre più gravi per la condizione a cui siamo ridotti, la quale
diviene di giorno in giorno più insopportabile, abbiamo tollerato in silenzio
che, senza legge che lo imponga, si impedisca arbitrariamente per molti mesi ai
nuovi eletti il governo delle diocesi. Abbiamo tollerato che si esigesse dai
nuovi eletti la dimanda di essere ammessi al possesso dei benefici, ma mai
all'esercizio di quel ministero avuto dall'unica autorità che lo poteva
conferire. Abbiamo tollerato con pazienza gli attacchi vergognosi della stampa,
le calunniose imputazioni, nelle pubbliche assemblee, di nemici della patria,
colla tacita approvazione e qualche volta coll'applauso dei presenti, senza che
alcuno di coloro che ne avevano il dovere insorgesse alla difesa; ma non
potevamo mai pensare che si arrivasse per la prima volta, nei dieci anni del
nostro Pontificato, al punto di minacciare il rifiuto delle temporalità ad un
Vescovo da Noi prescelto fra tanti ottimi per una diocesi così importante:
Vescovo pei lunghi suoi precedenti riconosciuto in tutto esemplare, da tutti
benamato, ed encomiato dalle stesse autorità, che ebbero con lui relazioni
d'officio. Ma accettiamo anche questa nuova tribolazione che permette il
Signore; non però senza sentire il grave insulto fatto al Capo della Chiesa
nella sua divina missione, e non senza protestare contro la violenza a quella
libertà e indipendenza, che non ha dagli uomini, ma da Dio stesso.
Voi quindi potete ben credere quanto conforto Ci rechino oggi colla vostra
presenza le testimonianze di filiale affetto e di inalterabile devozione, che
con voi Ci dànno tutti i cattolici della diocesi di Genova. Anzi vi ringraziamo
dell'assicurazione che Ci date, e della quale non abbiamo mai dubitato, di
essere non solo disposti, ma lieti di accogliere subito fra voi l'Arcivescovo, e
di provvederlo generosamente di quanto è necessario alla sua persona, alla sua
dignità ed al suo ufficio. Ci rincresce però di non poter oggi esaudire la
vostra preghiera, perchè Noi saremmo giudicati come autori di disordini (che
studiosamente ecciterebbero i vostri e Nostri nemici) e anche come provocatori
di nuove offese, che si preparerebbero alla Chiesa.
Perchè Ci offende ancora l'eco di certi discorsi fatti con sprezzante
acrimonia, come Ci è impossibile non manifestare l'impressione penosa degli
applausi con cui furono accolti: impressione che ha accresciuto a dismisura il
Nostro cordoglio. Questa Nostra pena però non Ci toglie il coraggio e la
speranza, perchè in qualunque vicenda abbiamo Iddio che Ci protegge e, a Nostro
grande conforto, la preghiera. La preghiera è il principale dovere del cristiano
in tutti i tempi, ma specialmente nei difficili e burrascosi. La sacra Scrittura
per queste situazioni perplesse ha un consiglio, che si trova nelle parole del
santo Re Giosafat : quando ignoriamo quello che dobbiamo fare non ci resta che
innalzare gli occhi a Dio, da cui solo possiamo avere lumi, ispirazioni e
soccorsi: Cum ignoramus quid agere debeamus, hoc solum habemus residui, ut
oculos nostros dirigamus ad Dominum (II, Paral., XX, 12).
Oh! non si può sapere né comprendere quanto valgano le preghiere, le
invocazioni e i sospiri dei sacerdoti fervorosi, degli umili leviti, delle
vergini consacrate e dei pii fedeli! Preghino pertanto i fanciulli impediti a
ricevere la santa Confermazione; gli aspiranti al Sacerdozio, che al termine dei
loro studi non possono esser promossi agli Ordini sacri; i sacerdoti, che nel
maggiore bisogno restano senza guida, senza maestro, senza consigliere; i figli
tutti della archidiocesi, che aspettano il padre, che li diriga, li istruisca e
li conforti coll'esempio e colla parola. Preghiamo tutti con quella perseverante
fiducia, che ci viene insegnata dal libro di Tobia, perchè per quanto sia il
potere, che Dio concede agli uomini, questo non avrà mai la prevalenza contro i
suoi decreti e consigli; ed ognuno sia certo, che se Iddio ci tiene nella prova,
nella tribolazione e nel castigo, lo fa per condurci alla misericordia, alla
liberazione e alla corona, per farci godere il sereno dopo la tempesta, per
donarci la gioia dopo il dolore, e dopo le lagrime il gaudio (Tob. III, 20, 21,
22).
Questa è la raccomandazione, che facciamo a voi tutti, figli diletti, e che
voi porterete ai vostri concittadini e condiocesani, ai quali, come a voi,
impartiamo di cuore 1' apostolica benedizione.
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