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LETTERA ENCICLICA AI VENERABILI FRATELLI PATRIARCHI, PRIMATI, ARCIVESCOVI, VESCOVI E AGLI ALTRI ORDINARI LOCALI CHE HANNO PACE E COMUNIONE CON LA SEDE APOSTOLICA: SULL'IMPORTANZA DEGLI ESERCIZI SPIRITUALI. PIO PP. XI VENERABILI FRATELLI SALUTE E APOSTOLICA BENEDIZIONE.
Né vana fu la Nostra
speranza. Infatti, quel mirabile slancio di devozione, con cui venne accolta la
promulgazione del Giubileo, lungi dall’affievolirsi, andò anzi sempre crescendo,
concorrendovi il Signore anche coi memorandi avvenimenti che renderanno
imperituro il ricordo di quest’anno veramente salutare.
E Noi, con indicibile
consolazione, abbiamo potuto in gran parte seguire con gli occhi Nostri questo
magnifico aumento di fede e di pietà attraverso le schiere così varie e così
numerose di tanti figli carissimi, che Ci fu dato personalmente vedere e
accogliere nella Nostra casa, e che potemmo, stavamo per dire, stringere al
Nostro cuore paterno.
Ora, mentre dall’intimo dell’animo Nostro innalziamo al
Padre delle misericordie un caldo inno di ringraziamento per tanti e così
segnalati frutti che Egli si è degnato seminare, maturare e raccogliere nella
sua vigna lungo tutto quest’anno giubilare, la Nostra stessa pastorale
sollecitudine Ci muove a vivamente desiderare che tali e tanti frutti si
conservino e crescano a bene dei singoli, e per ciò stesso a bene dell’intera
società.
Riflettendo su come ciò possa essere conseguito, Ci sovviene che il
Nostro Predecessore di felice memoria
Leone XIII, nell’indire il sacro Giubileo
in altra occasione, con parole che nella già ricordata Costituzione «Auspicantibus
Nobis» facemmo Nostre [2], esortava tutti i fedeli «
a raccogliersi un poco in se
stessi e ad innalzare i pensieri immersi nelle cose terrene a cose migliori » [3].
Ci sovviene altresì che il Nostro Predecessore di santa memoria
Pio X, così
zelante promotore e vivo esempio di santità sacerdotale, durante l’anno
giubilare del suo sacerdozio, in una piissima e memoranda «Esortazione» al
clero cattolico [4] dava documenti preziosi di vita spirituale.
Orbene, procedendo
sulle orme di questi Pontefici, abbiamo giudicato opportuno fare anche Noi
qualche cosa per promuovere un’iniziativa dalla quale confidiamo possano
derivare molti rilevanti vantaggi a favore del popolo cristiano. Intendiamo
parlare della pratica degli Esercizi spirituali, che desideriamo vivamente venga
diffusa in larga scala non solo fra l’uno e l’altro clero, ma anche fra le
schiere dei cattolici laici, in modo che sia possibile lasciare ai Nostri
diletti figli un ricordo di questo anno sacro. Ciò facciamo tanto più volentieri
al tramonto di questo anno giubilare del Nostro Sacerdozio. Infatti, nulla di
più lieto possiamo avere che ricordare le grazie celesti e le ineffabili
consolazioni da Noi sperimentate negli Esercizi spirituali che fummo soliti
frequentare assiduamente, tanto che essi segnarono quasi le varie tappe della
Nostra vita sacerdotale. Da essi attingemmo luce e forza per conoscere e
compiere la volontà divina, e con non minore soddisfazione ripensiamo al
ministero sacerdotale da Noi esercitato per lunghi anni, nel corso del quale Ci
fu concesso di dedicarCi più e più volte all’opera degli Esercizi spirituali, e
potemmo constatare gl’immensi salutari effetti che ne derivano al bene delle
anime.
E veramente, Venerabili Fratelli, sotto molti rispetti si constatano la somma
importanza, utilità, opportunità di questi santi ritiri specialmente nei tempi
che corrono. La grande malattia dell’età
moderna, fonte precipua dei mali che tutti deploriamo, è la mancanza di
riflessione, quell’effusione continua e veramente febbrile verso le cose
esterne, quella smodata cupidigia delle ricchezze e dei piaceri, che a poco a
poco affievolisce negli animi ogni più nobile ideale, li immerge nelle cose
terrene e transitorie e non permette loro di assurgere alla considerazione,
delle verità eterne, delle leggi divine, di Dio, unica fonte di tutto ciò che
esiste, unico fine dell’universo creato, il quale nella sua infinità bontà e
misericordia, ai giorni nostri, con effusione straordinaria di grazie,
potentemente attira a sé le anime, nonostante la corruzione che dappertutto
s’infiltra.
Ora, ad un morbo così profondo della famiglia umana, quale rimedio
migliore possiamo Noi proporre che invitare tutte queste anime dissipate e
stanche al raccoglimento degli Esercizi?
E veramente anche se gli Esercizi
spirituali non consistessero in altro che nell’appartarsi per qualche tempo
dalle assillanti occupazioni e preoccupazioni terrene per riposare lo spirito
nella quiete non oziosa di un ritiro e nel silenzio di tutte le cose esteriori,
per dare comodità all’uomo di pensare ai problemi più vitali che, nei segreti
più intimi della coscienza, hanno sempre preoccupato e preoccupano l’umanità,
cioè ai problemi della sua origine e del suo fine, «donde venga e dove vada»,
sarebbe già un grande ristoro per l’anima.
Gli Esercizi spirituali, costringendo
l’uomo all’interiore lavoro dello spirito alla riflessione, alla meditazione,
all’esame di se stesso, sono per le umane facoltà una mirabile scuola di
educazione in cui la mente impara a riflettere, la volontà si rafforza, le
passioni si dominano, l’attività riceve una direzione, una norma, un impulso
efficace e tutta l’anima assurge alla sua nativa nobiltà e grandezza, conforme a
ciò che il Pontefice San Gregorio nel suo libro Pastorale afferma con elegante
similitudine: «La mente umana, a guisa dell’acqua, se è rinchiusa si raccoglie
in alto, perché ritorna là donde discende; se è rilasciata si disperde, perché
si effonde inutilmente in basso» [5].
Oltre a ciò, nel ritiro degli Esercizi
spirituali, non solo «la mente, lieta nel suo Signore, viene eccitata come da
certi stimoli del silenzio e rinvigorita da ineffabili rapimenti», come dice Sant’Eucherio, Vescovo di Lione
[6], ma soprattutto viene con divina larghezza
convitata a quel «celeste nutrimento» di cui parla Lattanzio: «poiché nessun
cibo è più soave all’anima che la cognizione della verità» [7]; viene ammessa a
quella «scuola di celeste dottrina e palestra di arti divine» [8] come la chiama
un antico autore che per lungo tempo fu creduto S. Basilio Magno, dove «Dio è
tutto quello che si impara, è la via per cui si tende, è il tutto per cui si
giunge alla cognizione della verità» [9].
Pertanto,
gli Esercizi non solo perfezionano le naturali facoltà dell’uomo, ma hanno un
mirabile potere nel formare l’uomo soprannaturale, cioè il cristiano. Nei tempi
difficili in cui viviamo, nei quali il vero senso di Cristo, lo spirito
soprannaturale, essenza della nostra santa religione, soffre tanti ostacoli ed
impedimenti, nell’imperversare del naturalismo, che tende ad illanguidire la
vivezza degli ideali della fede e a smorzare gli ardori della carità cristiana,
è quanto mai salutare sottrarre l’uomo a quel fascino « della vanità » che «
oscura il bene »[10], e trasportarlo in quella beata solitudine, ove in un celeste
magistero l’anima apprende il vero valore dell’umana esistenza, riposta appunto
nel servizio a Dio, il salutare orrore alla colpa il santo timore di Dio, la
vanità delle cose cose terrene, e nella contemplazione di Colui che è « via e
verità e vita » [11] impara a deporre l’uomo vecchio [12] e a rinnegare se stesso, e
nell’esercizio dell’umiltà, dell’ubbidienza, della mortificazione, a rivestirsi
di Cristo, fino a giungere a quell’« uomo perfetto » e a quella « misura
dell’età piena di Cristo » [13] di cui parla l’Apostolo, anzi fino a poter dire con
lui: «Vivo non già io, ma vive in me Cristo» [14]: sublimi ascensioni e divina
trasformazione che l’anima compie sotto l’azione della grazia invocata nelle più
frequente e fervorosa preghiera, attinta nella partecipazione più devota ai
sacrosanti misteri.
Inestimabili beni soprannaturali sono questi, Venerabili
Fratelli, nel felice possesso dei quali solamente è riposta la quiete, il
riposo, la vera pace, suprema aspirazione dell’anima, a cui tende con profonda
nostalgia il mondo moderno, ma che invano ricerca nel perseguimento di terreni
ideali, nel turbine della vita. L’esperienza di anime veramente innumerevoli
attraverso i secoli ha luminosamente dimostrato, e dimostra oggi forse più che
mai, questo mirabile potere pacificatore e santificatore riposto nel sacro
ritiro degli Esercizi spirituali, da cui le anime escono « radicate ed edificate
» [15] in Cristo, piene di luce, di vigore, di felicità « che supera ogni senso »
[16].
Ma da questa pienezza della vita cristiana, che gli Esercizi spirituali
apportano e perfezionano, oltre il frutto soavissimo della pace interiore,
germoglia quasi spontaneo un altro importantissimo frutto che ha una più larga
risonanza sociale: lo spirito di apostolato. È infatti naturale effetto della
carità che un’anima, quando è piena di Dio, senta il bisogno di comunicare alle
altre anime la conoscenza e l’amore dell’infinito Bene che essa ha trovato e
possiede.
Orbene in questi tempi di immensi bisogni per le anime, quando le
lontane regioni delle Missioni « già biondeggiano per la mietitura » [17] e
domandano sempre più numerosi operai; quando nei nostri stessi
paesi le crescenti necessità spirituali dei popoli esigono numerosi e scelti
manipoli di ben formati apostoli nell’uno e nell’altro Clero dispensatori dei
misteri di Dio, e, partecipanti all’apostolato gerarchico, le schiere dei laici
consacrati ai molteplici rami dell’Azione Cattolica, Noi, Venerabili Fratelli,
ammaestrati dall’esperienza della storia, negli Esercizi spirituali vediamo e
salutiamo i provvidenziali Cenacoli, dove i cuori generosi, sotto l’influsso
della grazia, apprezzando degnamente al lume delle eterne verità e degli esempi
di Cristo il valore inestimabile delle anime, sentiranno la voce del Signore che
li invita a farsi suoi cooperatori nella redenzione del mondo, in quel qualunque
stato di vita, a cui, con saggia elezione, conosceranno essere chiamati a
servire il loro Creatore, e dove apprenderanno gl’ideali, i propositi, gli
ardimenti dell’apostolato cristiano.
Del resto, tale fu sempre la via ordinaria
tenuta dal Signore per formare i suoi Apostoli. Perciò il divino Maestro, non
contento del lungo nascondimento di Nazareth, volle premettere alla sua vita
pubblica il severo ritiro di quaranta giorni nel deserto. Perciò in mezzo alle
fatiche della predicazione evangelica, spesso invitava gli Apostoli al silenzio
dell’isolamento: «Venite in disparte, in un luogo solitario, e riposatevi un
poco » [18]; perciò soprattutto volle che, dopo la sua Ascensione, gli Apostoli
ricevessero la loro ultima formazione nel Cenacolo di Gerusalemme: «
perseverando concordi nella preghiera » [19], in attesa dello Spirito Santo in
quel memorando ritiro di dieci giorni, che furono, quasi oseremmo dire, i primi
Esercizi spirituali praticati nella Chiesa, dai quali anzi la Chiesa stessa
nacque con tutta la sua sempre giovanile vigoria: beato ritiro in cui, sotto lo
sguardo e nella materna assistenza di Maria, si formarono, insieme con i primi
Apostoli, coloro che vorremmo chiamare i precursori dell’Azione Cattolica.
Da
quel giorno la pratica degli Esercizi spirituali, se non nel nome e nella forma
quale ora si usa, almeno nella sostanza, divenne « famigliare agli antichi
cristiani » [20], come dice san Francesco di Sales, e ne troviamo chiari accenni
nelle opere dei Santi Padri. Così, per esempio, San Girolamo alla nobile matrona
Celanzia: « Scegliti — scriveva — un luogo adatto e lontano dallo strepito della
famiglia, in cui tu possa ripararti come in un porto. Quivi lo studio della
divina Scrittura sia così intenso, così frequente il ritorno alla preghiera,
tanto assidua la riflessione sulle cose future che tu abbia da compensare con
questo riposo tutte le occupazioni degli altri tempi. Né diciamo questo quasi
volessimo distoglierti dai tuoi: anzi, con ciò intendiamo che ivi tu impari e
mediti quale poi tu debba mostrarti verso i tuoi » [21]. Nel medesimo secolo il
grande Vescovo di Ravenna, San Pietro Crisologo, lanciava a tutti i fedeli il
noto eloquente invito: «Abbiamo dato al corpo un anno, diamo all’animo alcuni
giorni … Viviamo un po’ di tempo per Dio, noi che siamo vissuti interamente per il mondo … Risuoni la divina voce
ai nostri orecchi: lo strepito domestico non turbi il nostro udito … Così
agguerriti, o fratelli, così ammaestrati, dichiareremo guerra al peccato … sicuri
della vittoria » [22].
Anche in seguito, lungo i secoli, gli uomini hanno sempre
sentito l’attrattiva della tranquilla solitudine, dove l’anima, lontana da
qualsiasi osservatore, potesse dedicarsi alle cose divine, e quanto più
burrascosi erano i tempi, tanto più forte si faceva sentire l’impulso dello
Spirito Santo che sospingeva nel deserto le anime sitibonde di giustizia e di
verità, « affinché più assiduamente libere dagli appetiti corporei, possano
attendere alla divina sapienza nell’intimo della loro mente, dove, tacendo ogni
strepito di sollecitudini terrene, si rallegrino in sante meditazioni e nelle
delizie eterne » [23].
Più tardi Dio suscitò nella sua Chiesa illuminati Maestri
della vita soprannaturale che diedero sapienti norme e proposero metodi di
ascesi attinti alla divina rivelazione ed all’esperienza propria e dei secoli
cristiani, e non senza particolare provvidenza del Signore ne uscirono, per
opera del grande Servo di Dio Ignazio di Loyola, gli Esercizi spirituali
propriamente detti: « tesoro, — come lo chiamava quel venerabile uomo
dell’inclito Ordine di San Benedetto, Ludovico Blosio, citato da Sant’Alfonso
Maria de’ Liguori in una bellissima lettera « sugli Esercizi in solitudine—
tesoro, che Dio ha manifestato alla sua Chiesa in questi ultimi tempi, per il
quale gli si devono rendere speciali azioni di grazie » [24].
Da questi Esercizi,
che ben presto sollevarono sì gran fama di sé nella Chiesa, prese ispirazione
per correre ancor più generoso nella vita della santità, tra gli altri molti, il
Nostro veneratissimo e per tanti titoli a Noi carissimo San Carlo Borromeo, il
quale, come avemmo Noi stessi altra volta l’opportunità di ricordare, « ne
divulgò l’uso nel clero e nel popolo » [25] non solo con l’impulso del suo zelo e
l’autorità del suo nome, ma anche con regole e direttòrii speciali; e giunse
persino a farsi fondatore di una casa esclusivamente destinata per gli Esercizi
stessi secondo il metodo di Sant’Ignazio. Ad essa diede il nome di «Asceterium»,
la prima forse, a quanto si sappia, di tal genere: esempio imitato poi ben
presto felicemente in ogni parte.
Corrispondente alla stima sempre crescente che
si andava diffondendo nella Chiesa per gli Esercizi spirituali, fu il
moltiplicarsi di tali Case riservate per questi sacri ritiri, quasi oasi
verdeggianti e feconde nel deserto del pellegrinaggio terreno, destinate a
raccogliere separatamente i fedeli dell’uno e dell’altro sesso ad un periodo di
spirituale ristoro. Dopo l’immane tragedia della guerra, di fronte al profondo
rivolgimento sociale che essa ha portato, al tramonto di tante illusioni, al
riaffermarsi più potente in molte anime di elevate aspirazioni, ecco risvegliarsi mirabilmente in molti,
sotto il soffio dello Spirito Santo, il bisogno dei Ritiri spirituali. Anime
desiderose di una vita migliore e più santa, altre sbattute dalle tempeste della
vita, dalle preoccupazioni dell’esistenza, dalle distrazioni e dalle seduzioni
del mondo, anime avvelenate da una atmosfera satura di razionalismo e di
sensualità, cercano rifugio in questi asili di pace, in queste case di
preghiera, ove possano riposare lo spirito, ritemprare le forze, orientare
soprannaturalmente il cammino della vita.
Dal canto Nostro, mentre dall’intimo
del cuore godiamo di tale salutare movimento e vi scorgiamo un efficacissimo
rimedio ai mali presenti, siamo risoluti ad assecondare, per quanto sta in noi,
i pietosi disegni della Divina Bontà e a non lasciare passare invano questo
invito dello Spirito Santo che oggi spira in molti cuori.
Noi Ci apprestiamo a
compiere ciò con animo particolarmente lieto, osservando quanto è stato compiuto
dai nostri predecessori. Infatti, questa stessa Sede Apostolica, dopo aver tante
volte raccomandato gli Esercizi spirituali con la parola, ha voluto precedere i
fedeli anche con l’esempio, e già da parecchio tempo, di quando in quando suole
per alcuni giorni convertire in Cenacolo di meditazione e di preghiera le
auguste aule Vaticane; consuetudine, che Noi ben volentieri abbiamo seguito con
grande gioia e conforto. E per procurare in più larga misura questa gioia e
questo conforto a Noi ed a quanti più da vicino Ci assistono, soddisfacendo ai
loro pii desiderii, abbiamo dato le opportune disposizioni affinché un corso di
santi spirituali Esercizi abbia luogo ogni anno in questa Nostra Sede Vaticana.
Anche voi, Venerabili Fratelli, conoscete ed apprezzate altamente gli Esercizi
spirituali, coi quali avete temprato dapprima il vostro spirito sacerdotale e vi
siete poi preparati alla pienezza del sacerdozio, e ad essi, non di rado, alla
testa dei vostri sacerdoti ricorrete per rinfrancare gli animi vostri nella
contemplazione dei beni celesti. Ciò costituisce certamente un’apprezzabile
azione, per la quale vogliamo darvi un doveroso e pubblico elogio. Sappiamo
inoltre, (ed anche questo additiamo come esempio da imitare, tanto più luminoso
quanto più alto e di natura sua meno frequente) che in alcune regioni tanto
dell’Oriente che dell’Occidente i Vescovi, con a capo il loro Metropolita o
Patriarca, talvolta si sono riuniti insieme per attendere ad un ritiro
spirituale tutto proprio e adatto alla loro eccelsa dignità e ai doveri che ne
derivano. Il che forse non sarà troppo difficile da imitare quando specialmente
gravi ragioni chiamano a raccolta tutti i Presuli di una Provincia
Ecclesiastica, o per provvedere con comuni decisioni ai più urgenti bisogni
spirituali dei loro greggi o per prendere più efficaci deliberazioni secondo le
esigenze del momento. Così Noi stessi pensavamo di fare coi Vescovi della
regione Lombarda quando per brevissimo tempo fummo preposti alla Chiesa
Metropolitana di Milano, e l’avremmo eseguito in quello stesso primo anno, se
altri disegni non avesse avuto e compiuto la divina Provvidenza sulla Nostra
umile persona.
I sacerdoti e i religiosi, già prima che fosse loro prescritto
l’uso degli Esercizi per legge della Chiesa, con lodevole frequenza si valevano
di questo mezzo di santificazione; così ora con
tanto maggiore impegno vi si applicheranno quanto più solenne è la voce dei
sacri Canoni che a questo li sprona.
I sacerdoti del Clero secolare siano fedeli
nel frequentare gli Esercizi spirituali almeno nella così discreta misura
prescritta loro dal Codice di Diritto Canonico [26], e vi apportino tanto maggior
desiderio di trarne frutto, quanto più in mezzo alle sollecitudini del loro
ministero sentiranno il bisogno di quella pienezza di spirito che è loro
necessaria perché possano, com’è loro dovere, effonderla sulle anime loro
affidate. Così hanno sempre sentito i sacerdoti più zelanti, così hanno
praticato ed insegnato tutti quelli che si distinsero nella direzione delle
anime e nella formazione del Clero, come, per citare un esempio moderno, il
Beato Giuseppe Cafasso, da Noi recentemente elevato agli onori degli altari.
Egli appunto degli esercizi spirituali si valeva per santificare se stesso e i
suoi confratelli di sacerdozio; e fu al termine di uno di tali ritiri che con
sicuro intuito soprannaturale poté indicare ad un giovane sacerdote suo
penitente, quella via che la Provvidenza gli assegnava e che lo condusse poi a
diventare il Beato Giovanni Bosco, per il quale nessun elogio è sufficiente.
I
Religiosi, poi, che ogni anno sono chiamati ai sacri Esercizi [27], qualunque sia
la regola sotto cui militano, vi troveranno una miniera inesauribile e ricca di
ogni genere di tesori, a cui tutti possono attingere secondo i loro particolari
bisogni per perseverare e progredire nella pratica più perfetta della legge e
dei consigli evangelici. Gli annui Esercizi sono per loro come un mistico «
albero della vita » [28], valendosi del quale tanto gli individui quanto le
comunità conserveranno sempre vigoroso e vivace il primitivo spirito della loro
vocazione.
I Sacerdoti dell’uno e dell’altro Clero non ritengano perduto per
l’apostolato il tempo che consacreranno agli Esercizi spirituali. San Bernardo
non esitava a raccomandare perfino a colui che, già suo discepolo, era allora
Sommo Pontefice, il Beato Eugenio III: « Se vuoi essere di tutti, ad imitazione
di Colui che si fece tutto a tutti, lodo tale umanità, purché sia completa. E
come mai sarà completa, se escludi te stesso? Anche tu sei uomo: affinché dunque
tale umanità sia intera e piena, accolga anche te dentro di sé quel cuore che
accoglie tutti gli altri; altrimenti, che ti giova guadagnare tutti, se perdi te
stesso? Perciò, siccome tutti ti posseggono, sii anche tu uno dei tuoi
possessori. Ricordati, non dico sempre, non dico spesso, ma almeno talvolta di
restituire te a te stesso » [29].
Né meno ci stanno a cuore, Venerabili Fratelli,
gli Esercizi ai vari gruppi di quell’Azione Cattolica che non Ci
stanchiamo né Ci stancheremo di promuovere e raccomandare, essendo l’utilissima,
per non dire necessaria, partecipazione dei laici all’apostolato gerarchico
della Chiesa. Vediamo con immensa consolazione organizzarsi ovunque corsi
d’Esercizi particolarmente riservati alle pacifiche schiere di questi valorosi
soldati di Cristo, e specialmente ai più giovani, che numerosi vi
accorrono per addestrarsi alle sante battaglie del Signore, e vi trovano non
solo la forza di migliorare la propria vita, ma spesso sentono nel cuore la voce
misteriosa che li chiama a diventare apostoli in tutta la magnifica pienezza del
nome. Splendida aurora di bene che Ci fa salutare e sperare un prossimo luminoso
meriggio, se la pratica degli Esercizi spirituali più universalmente e più
regolarmente verrà promossa e caldeggiata nelle file delle varie Associazioni
cattoliche, specialmente giovanili [30].
Ed è ora veramente disposizione
ammirabile della misericordiosa provvidenza di Dio che in un tempo, in cui i
beni temporali e il conseguente benessere materiale e una certa agiatezza di
vita tendono ad estendersi in qualche notevole misura ai lavoratori e ad un
maggior numero dei figli del popolo, è provvidenziale, diciamo, che si vada
facendo comune anche alla massa dei fedeli questo tesoro spirituale, destinato a
controbilanciare il peso dei beni terreni, affinché non trascinino le anime
verso il materialismo teorico e pratico.
Diamo dunque il Nostro plauso e il
Nostro paterno incoraggiamento alle Opere « pro Exercitiis » che già sorgono in
varie regioni, specialmente quelle così fruttuose e così opportune dei « Ritiri
Operai » con le relative « Leghe di Perseveranza », e le raccomandiamo
vivamente, Venerabili Fratelli, alla vostra cura e alla vostra sollecitudine.
Ma
tutto quello che abbiamo riferito circa gli Esercizi spirituali e i loro
mirabili frutti suppone che il sacro ritiro sia praticato veneramente come si
conviene, e che non diventi come una semplice consuetudine che si pratica senza
interiore slancio ed energia e, conseguentemente, con poco o nessun frutto per
l’anima.
Pertanto, anzitutto bisogna che gli Esercizi si facciano nel ritiro,
appartandosi dal frastuono delle ordinarie sollecitudini della vita quotidiana;
poiché, come esattamente insegna l’aureo libretto «Dell’Imitazione di Cristo »:
«Nel silenzio e nella quiete fa profitto l’anima devota » [31].
Ond’è che
quantunque siano certamente lodevoli e da promuoversi con ogni pastorale
sollecitudine, come sono sempre dal Signore largamente benedetti, gli Esercizi
spirituali, predicati pubblicamente al popolo, Noi però particolarmente
insistiamo sugli Esercizi « chiusi », nei quali la segregazione dalle creature è
più facilmente ottenuta, e l’anima nel silenzio e nella solitudine attende
unicamente a sé e a Dio.
Inoltre gli Esercizi spirituali esigono un certo
periodo di tempo perché possano dirsi tali; un periodo di tempo che può variare
a seconda delle circostanze e delle persone, da alcuni giorni fino ad un intero
mese, ma che in ogni caso non dovrebbe essere troppo ristretto se si vogliono
sperimentare tutti quei vantaggi che abbiamo sopra enumerati. Come per il corpo
la permanenza in luoghi salubri deve prolungarsi alquanto perché se ne senta
l’effetto, così anche in questa cura salutare dello spirito l’anima deve
trattenersi un certo tempo, se vuole veramente sentirne ristoro e riportarne
nuovo vigore.
Infine, condizione importantissima perché gli Esercizi siano fatti
bene e riescano fruttuosissimi è il farli secondo un metodo sapiente e pratico.
Or non vi è dubbio che fra tutti i metodi di Esercizi spirituali che
lodevolmente si attengono ai princìpi della sana ascetica cattolica, uno ha
riscosso le piene e ripetute approvazioni di questa Sede Apostolica, ha meritato
gli amplissimi elogi dei Santi e dei Maestri della vita spirituale, ha raccolto
incalcolabili frutti di santità attraverso ormai quattro secoli: intendiamo
alludere al metodo di sant’Ignazio di Loyola, di questo che Ci piace chiamare
Maestro specializzato degli Esercizi, il cui « ammirabile libro degli Esercizi
» [32], piccolo di mole ma grande e prezioso di contenuto, dal dì che venne
solennemente approvato, lodato, raccomandato dal Nostro Predecessore Paolo III
di santa memoria [33], « quasi subito si affermò ed impose» — per usare le parole
che Noi stessi prima del Sommo Pontificato avemmo già occasione di scrivere — «
quale il più sapiente ed universale codice di governo spirituale delle anime,
quale sorgente inesauribile della pietà più profonda ad un tempo e più solida,
quale stimolo irresistibile e guida sicurissima alla conversione ed alla più
alta spiritualità e perfezione » [34]. E quando agli inizi del nostro Pontificato «
assecondando i voti e gli ardentissimi desideri dei sacri Pastori di quasi tutto
l’orbe cattolico dell’uno e dell’altro rito » con la Costituzione Apostolica «
Summorum Pontificum » del 25 luglio 1922 « abbiamo dichiarato e costituito Sant’Ignazio
di Loyola celeste patrono di tutti gli Esercizi Spirituali, e quindi degli
istituti, sodalizi, e associazioni di qualunque genere che curano ed assistono
coloro che fanno gli Esercizi spirituali » [35], non abbiamo fatto altro che
sancire con la Nostra suprema Autorità quello che già sentivano comunemente i
Pastori e i fedeli; quello che implicitamente più volte avevano detto i Nostri
Predecessori lodando gli Esercizi spirituali di Sant’Ignazio, specialmente,
oltre il ricordato Paolo III, i grandi Pontefici Alessandro VII [36], Benedetto
XIV [37], Leone XIII [38]; quello che hanno dichiarato con alti elogi, e ancor più con
la loro virtù attinta o aumentata a questa scuola, tutti coloro (per usare le
parole dello stesso Nostro Predecessore
Leone XIII) « che o per la dottrina
ascetica o per la santità dei costumi » in quest’ultimi quattro secoli «
sommamente fiorirono » [39]. La sodezza della dottrina spirituale, lontana dai
pericoli e dalle illusioni dei pseudomistici, l’ammirabile adattamento ad ogni
ceto e condizione di persone (dalle anime dedite per vocazione alla vita contemplativa sino agli uomini
viventi nel mondo), l’unità organica delle sue parti, il mirabile ordine con cui
si succedono le verità da meditare e i documenti spirituali, ordinati a condurre
l’uomo dalla liberazione della colpa [40] alle più alte vette dell’orazione e
dell’amor di Dio per la via sicura dell’abnegazione e della vittoria sulle
passioni, rendono il metodo degli Esercizi di Sant’Ignazio il più commendevole e
il più fruttuoso.
Resta, Venerabili Fratelli, che a mantenere negli animi il
frutto degli Esercizi spirituali da Noi ampiamente magnificato, ed a
risvegliarne le salutari impressioni, raccomandiamo un compendioso rinnovamento
degli Esercizi, cioè il ritiro mensile o trimestrale: costume, diremo col Nostro
venerato Predecessore
Pio X, che « godiamo di vedere introdotto in molti luoghi
» [41], specialmente nelle Comunità religiose e tra i Sacerdoti, desiderando
vivamente che se ne estenda il benefico vantaggio anche ai laici: tanto più che
a questi potrà talvolta supplire in qualche misura il frutto degli Esercizi
stessi, quando per gravi ragioni non fosse loro possibile praticarli. In questo
modo, Venerabili Fratelli, dalla diffusione degli Esercizi spirituali in tutte
le classi della società cristiana e soprattutto dall’uso fervoroso di essi, Noi
Ci ripromettiamo i più salutari frutti di rigenerazione, di vita spirituale, di
apostolato, cui terrà dietro la pace individuale e sociale.
Fu nel silenzio di
una notte misteriosa, lungi dal frastuono del mondo, in luogo solitario, che il
Verbo eterno fatto carne si rivelò all’umanità, ed echeggiò nel cielo il canto
angelico: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini di
buona volontà » [42]. Questo canto di pace cristiana, che è supremo anelito del
nostro cuore apostolico e meta a cui tendono gli sforzi e l’opera Nostra — Pax Christi in regno Christi ! — risuonerà, potente nelle anime dei cristiani che,
segregati dal frastuono assordante della vita moderna, si ritireranno nella
solitudine e nel silenzio a meditare le verità della Fede e i misteri di Colui
che portò al mondo, e gli lasciò come sua preziosa eredità, il dono della pace:
«Vi dò la mia pace » [43].
Questo saluto di pace Noi intanto inviamo a voi tutti,
Venerabili Fratelli, in questo giorno in cui si compiono i cinquant’anni del
nostro Sacerdozio, sotto gli auspici e quasi alla vigilia di quel dolcissimo
mistero di pace che è la Natività di nostro Signore Gesù Cristo; e questa pace
invochiamo con fervide preghiere da Colui che è stato salutato Principe della
pace.
Con questi sentimenti, con l’animo aperto ad una lieta e sicura speranza,
a voi, Venerabili Fratelli, al Clero e al vostro popolo, cioè a tutta la Nostra dilettissima famiglia cattolica impartiamo nel Signore, con grande affetto,
l’Apostolica Benedizione.
Dato a Roma, presso San Pietro, il 20 dicembre 1929, anno ottavo del Nostro
Pontificato.
PIUS PP. XI
[1] Acta Apost. Sedis,
vol. XXI (1929), p. 6.
[2] Acta Apost. Sedis, vol. XXI (1929), p. 6.
[3] Litt. Encycl.
Quod
auctoritate, 22 Dec. 1885 (Acta Leonis XIII, vol. II, pp. 175 ss.).
[4] Exhortatio
ad clerum catholicum:
Haerent animo, 4 Aug. 1908 (Acta Sanctae Sedis, vol. XLI,
pp. 555-577).
[5] S. Greg. M., Pastor., 1. III, adm. 15
(Migne, P.L., tom. 77, col. 73).
[6] S. Eucher., De laud. eremi, 37 (Migne,
P.L.,
tom. 50, col. 709).
[7] Lactant., De falsa relig., l, I, c. 1 (Migne,
P.L., tom.
6, col. 118).
[8] S. Basil. M., De laude solitariae vitae, initio (Opera omnia, Venetiis, 1751, tom. 2, p. 379.
[9] Ibid.
[10] Sap., IV, 12.
[11] Ioann., XIV, 6.
[12] Rom., XIII, 14.
[13] Ephes.,
IV, 13.
[14] Galat., II, 20.
[15] Coloss., II, 7.
[16] Philipp., IV, 7.
[17] Ioann., IV,
35.
[18] Marc. VI, 31.
[19] Act., I,
14.
[20] S. Franc. Sal., Traité de l’amour de Dieu, l. 12, c. 8.
[21] S. Hieronym.,
Ep. 148 ad Celant., 24 (Migne P.L., tom. 22, col. 1216).
[22] S.
Petr. Chrysolog., Serm. 12 (Migne, P.L., tom. 52, col. 186).
[23] S. Leo Magn.,
Serm. 19 (Migne P.L., tom. 54, col. 186).
[24] S. Alf. M. De’ Liguori,
Lettera
sull’utilità degli Esercizi in solitudine ; Opere ascet. (Marietti, 1847), vol.
III, p. 616.
[25] Const. Apost. Summorum Pontificum, 25 Iul. 1922 (Acta Apost. Sed.,
vol. XIV, p. 421).
[26] Cod. iur. can., can. 126.
[27] Cod.
iur. can., can. 595, par. 1.
[28] Gen., II, 9.
[29] S. Bern., De consider., l. I, c.
5 (Migne, P.L., tom. 182, col. 734).
[30] Cf. Ordine del giorno di Mons.
Radini-Tedeschi in « Congr. cattol. ital. », an. 1895.
[31] De imit. Chr., l. I,
c. 206.
[32] Brev. Rom., in festo S. Ign.
31 Iul., lect. 4.
[33] Litt. Apost. Pastoralis officii, 31 Iul. 1548.
[34] S. Carlo
e gli esercizi spirituali di S. Ignazio, in « S. Carlo Borromeo nel 3°
Centenario della canonizzazione », n. 23, Sett. 1910, p. 488.
[35] Const. Apost.
Summorum Pontificum, 25 Iul. 1922 (Acta Apost. Sedis, vol. XIV, p. 1922).
[36] Litt. Apost. Cum sicut, 12 Oct. 1647.
[37] Litt. Apost. Quantum secessus, 20 Mart.
1753; litt. Apost. Dedimus sane, 16 Maii 1753.
[38] Epist. Ignatianae
commentationes, 8 Febbr. 1900 (Acta Leonis XIII, vol. VII, p. 373.
[39] Ibid.
[40] Epist. apost. Pii Pp. XI: Nous avons
appris, 28 Mart. 1929 ad Card. Dubois.
[41] Exhort. ad Cler. cathol.
Haerent
animo, 4 Aug. 1908 (Acta Sanctae Sedis, vol. XLI, p. 575)
[42] Luc., II, 14.
[43] Ioann., XIV, 27.
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