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CELEBRAZIONE EUCARISTICA
ACCIPIETIS VIRTUTEM
OMELIA DI SUA SANTITÀ PIO XI
Basilica Vaticana
« Avrete forza dallo Spirito Santo
che scenderà su di voi, e mi sarete testimoni fino agli estremi confini della
terra » [1]. « Per tutta la terra è corsa la loro voce, e fino ai confini del
mondo le loro parole » [2].
Sempre bella, sempre grande è la solennità della
Pentecoste accanto a quelle del Natale del Signore e della Pasqua di
Resurrezione. In queste l’inizio dell’opera di redenzione ed il suo compimento
nella persona del divin Redentore; nella Pentecoste, l’inizio dell’applicazione
della redenzione stessa a tutto il mondo, a tutti i popoli, a tutti gli uomini.
Uscivano gli Apostoli dal cenacolo e, guidati da Pietro, di là portavano al
mondo l’annuncio grande della buona novella, obbedendo al cenno divino: «
Andate, insegnate a tutte le genti; predicate il Vangelo ad ogni creatura » [3].
Uscivano, e fiduciosi insegnavano, evangelizzavano il mondo. A loro, ai loro
immediati successori ed a quelli che andarono appresso per il solco da loro
tracciato, il mondo classico si apriva ed era pervaso della verità evangelica.
Dopo il mondo antico, il mondo medioevale e poi ancora il mondo moderno fino ai
nostri giorni. E la Croce dal Golgota passa al Labaro, e dal Labaro alla cupola
gloriosa che qui ci aduna intorno al sepolcro del Principe degli Apostoli.
Ma la
Pentecoste odierna è bella di particolare bellezza, grande di particolare
grandezza; è un centenario, il terzo centenario di un’altra Pentecoste,
anch’essa mirabile e veramente divina. Il cenacolo della nuova Pentecoste fu qui
in Roma. Al posto di Pietro era un tardo suo successore, Gregorio XV; al posto
degli Apostoli e degli uomini apostolici era una pleiade di anime grandi e
sante, il P. Domenico di Gesù e Maria, il P. Girolamo da Narni, il B. Giovanni
Leonardi da Lucca, il Prelato Vives, e molti, molti altri. Il gennaio 1622 vede
e saluta gli inizi della
Congregazione de Propaganda Fide. La Bolla Inscrutabili, del 22 giugno dello
stesso anno, è la prima di quel Bullarium Congregationis de propaganda Fide, che
sarà il libro d’oro, i meravigliosi annali della nuova Congregazione, la tarda
ma vera, splendida continuazione degli Actus Apostolorum. Che è dunque avvenuto?
perché? con quali conseguenze?
Il fatale andare, il dissolversi e corrompersi
dell’elemento umano che quaggiù accompagna il divino, le negligenze, le
sonnolenze degli amici del bene, la perfida audacia dei fautori del male, i mali
esempi in alto e la facile imitazione in basso, il ritorno al paganesimo nel
costume pubblico e privato, avevano nel secolo decimosesto scatenato in Europa
la terribile bufera della riforma che doveva strappare dal cuore della Chiesa
tanti popoli.
Ma Iddio, sollecito anzitutto dell’onore della sua Sposa, la
Chiesa, volendo mostrare che non era abbreviata la sua mano salvifica, che non
erano esauriti nella sua Chiesa i tesori della verità e della santità, del
secolo della riforma fa il secolo del Concilio di Trento, il secolo del
rifiorire degli antichi Ordini monastici, il secolo del pullulare di
innumerevoli nuove famiglie religiose, il secolo d’oro della santità, il secolo
di sant’Ignazio, di san Carlo Borromeo, di san Filippo Neri, di san Francesco
Saverio e di santa Teresa. Questo ha fatto Iddio. Ed altro ancora; ché per
consolare e compensare la sposa sua della perdita di tanti popoli, ispirò la
creazione della Congregazione de Propaganda Fide.
Semplice e grande nelle sue
linee fondamentali, la sacra Congregazione de Propaganda Fide non fu un’improvvisazione, ma bensì il maturo frutto di quell’esperienza di apostolato
che aveva condotto la Chiesa alla conquista del mondo, dai primi secoli
dell’evangelizzazione fino a quel giorno. La Congregazione de Propaganda
chiamava a raccolta, coordinava, disciplinava e rendeva con ciò stesso più
efficaci quante erano forze vive per la difesa e per le conquiste della fede
contro l’avanzare minaccioso della riforma: difesa che arrestasse e preservasse
contro di questa i tesori della vita cristiana; conquista che avanzasse per
portare ovunque la luce del Vangelo, la santità della legge, e per procurare
nuovi figli alla Chiesa. Magnifica schiera che su due fronti combatte! Da una
parte Fedele da Sigmaringa e mille altri che lo seguono e che difendono la
verità della fede cattolica di fronte agli errori della riforma; dall’altra
Francesco Saverio e, si può ben dire, milioni di apostoli novelli venuti da ogni
nazione per portare in ogni angolo della terra la luce del Vangelo di Cristo
Gesù. Ed insieme alla luce del Vangelo essi portano dovunque anche gli inizi
primi della vera civiltà.
Da questa trisecolare altezza, alla quale ci condusse
la mano di Dio, si offre agli occhi nostri uno spettacolo di meravigliosa
grandiosità e bellezza. Sono milioni di confessori che sacrificano la vita loro
nell’apostolato, confermandolo con gli esempi della loro virtù. Sono migliaia di
martiri caduti nel solco stesso irrorato dal loro sangue, che danno alla verità
divina la testimonianza più solenne che si possa dare, la testimonianza del
sangue. Sono innumerevoli religiosi che portano in mezzo alle barbare genti i
gigli e le spine della loro vita a Dio consacrata. Sono migliaia e migliaia di
vergini a Dio votate, che vanno seguendo i missionari
per concorrere anche esse alla diffusione della luce del Vangelo fino agli
ultimi confini della terra.
Ed insieme, sono milioni di anime strappate alle
tenebre dell’errore, alle aberrazioni della barbarie. Sono milioni di anime
nelle quali torna a risplendere l’immagine di Dio ch’era quasi cancellata. Sono
milioni di anime per le quali il cuore del Redentore non deve più dolersi,
perché per esse non è perduto il frutto della Redenzione.
Di tutta questa grande
opera è oggi degna rievocazione il terzo centenario di Propaganda Fide e ad essa
si volge commosso il Nostro cuore nel gaudio della riconoscenza verso Dio e
verso i generosi che furono strumenti della sua infinita bontà. È per questo che
oggi tutto il mondo, insieme a Noi, leva a Dio il suo pensiero di gratitudine e
di ammirazione e per tutta la Chiesa s’innalza fino al trono di Dio Redentore
l’inno della gloria e del ringraziamento.
Per ben misurare gli effetti ed avere
il giusto rilievo delle cose, bisogna guadagnare certi punti di vista e
raggiungere certe distanze. Dio ci ha posto in queste condizioni. Oggi le cifre
delle statistiche mondiali hanno la loro eloquenza ed a questa eloquenza il
Nostro cuore esulta, il Nostro spirito si dilata, perché lo spettacolo che per
essa si contempla è grande e veramente divino.
Ma se la nostra riconoscenza
verso Dio e verso tutti i generosi che furono e sono strumento delle sue grazie
non ha limite, lo ha purtroppo la nostra gioia. Venerabili fratelli e figli dilettissimi, molto si è fatto, molto si è ottenuto, molte anime si sono
salvate, molta gloria si è data a Dio. Ma quante non sono le anime che ancora si
perdono, quante non sono quelle per le quali ancora invano è sparso il Sangue
del Redentore? Sono masse profonde di popoli, tanto profonde quanto il
continente nero, quanto le immense regioni dell’India e della Cina; sono queste
masse che aspettano ancora la parola della salute. I missionari di Propaganda,
le loro guide, i Vescovi, i loro coadiutori, i catechisti, i religiosi, le
vergini missionarie sacre a Dio, tutta la milizia santa di Dio è là, davanti a
queste masse; ma il numero degli operai è insufficiente e mancano i mezzi
all’opera. Pensate! Essi sono là sicuri della vittoria, pronti a dare per essa
la vita; ma le armi mancano, mancano le munizioni. E la schiera magnifica è
costretta ad arrestarsi; e frattanto altri accorrono sul campo: e non sono gli
araldi della cattolica verità. È uno spettacolo angoscioso. È questa l’angoscia
che tormentava il cuore del Nostro venerato Predecessore e Padre in Cristo e
volgeva il suo spirito alle opere missionarie chiamando tutto il mondo in aiuto
di queste istituzioni divinamente benefiche e promettendo che sarebbe venuto qui
oggi, e che da questo stesso luogo avrebbe rivolto la parola al mondo intero per
chiamare ogni cuore cristiano in aiuto delle sante missioni.
Venerabili fratelli
e figli dilettissimi, è anche in nome di così venerato Padre Nostro e vostro che
a voi ci rivolgiamo e da questa vedetta apostolica lanciamo il grido di raccolta
a tutto il mondo cattolico. La splendida visione dell’apostolato cristiano, ci
fa oggi più che mai sentire di essere, per quanto indegnamente, il Vicario di
Gesù Cristo che diede il Sangue suo per le anime; oggi più che mai profondo sentiamo il palpito della paternità universale
alla quale Iddio Ci chiama. Così ci conceda Iddio di dare quanto ancora ci resta
di attività e di vita per la salute di tante anime che ancora la aspettano! Così
ascolti il mondo la Nostra chiamata e tutti vengano in soccorso delle anime che
Cristo ha redente e che ancora vanno perdute nell’errore e nella barbarie.
Nessuno sarà così angusto di cuore da non lasciarsi attrarre dalle magnifiche
promesse di questo momento solenne: la partecipazione ai più alti meriti cui
possa l’uomo aspirare, i meriti di un’immensa opera di apostolato divino, i
meriti di tanti martiri della verità e della carità, i meriti di una beneficenza
della quale Iddio stesso non potrebbe fare la maggiore, perché è la beneficenza
della fede e della salute nel Sangue del Redentore. Nessuno sia che lasci
passare invano il momento solenne di tante speranze per una più grande
diffusione della grazia riparatrice. Che anche un’anima sola si perda per la
nostra tardanza, per la nostra mancanza di generosità; che anche un solo
missionario debba arrestarsi perché gli vengono meno quei mezzi che noi potremmo
avergli ricusati, è un’alta responsabilità alla quale non abbiamo forse troppo
frequentemente pensato nel corso della vita nostra.
Quanti qui siamo, in più o
meno larga misura, abbiamo tutti goduto ogni giorno dei benefizi della
redenzione. Fin dalla culla il segno della fede ha illuminato i giorni della
nostra vita. Fino dai primi anni ci fu dato assiderci alla Mensa divina e
partecipare al celeste banchetto. Quante volte, nei momenti di calma, abbiamo
pensato, con pensiero fatto di meditazione e di ringraziamento, a questi
benefizi ricevuti dalle mani di Dio? E quale è stata la conseguenza di queste
riflessioni? Andremo forse al tribunale di Dio senza aver ringraziato il Signore
e corrisposto ai benefizi che con tanta larghezza ci ha dato? Noi ci sentiamo
debitori a Dio immensamente più che tutti gli altri; ma anche l’ultimo dei
fedeli può e deve ripetersi: «Quid retribuam Domino pro omnibus quae retribuit
mihi? ». Che cosa posso offrire al Signore in corrispondenza delle grazie
ricevute? Ecco l’occasione, propizia come nessun’altra. Per la fede che abbiamo
ricevuto da Dio, cooperiamo a dare la fede ad altre anime. Per i tesori di
grazie di cui Dio ci ha colmati, cooperiamo con tutte le forze a portare questi
tesori più lontano che sia possibile, al più grande numero di creature del buon
Dio.
Ecco quello che oggi domanda a voi, a tutti i figli suoi il Vicario di Gesù
Cristo. Ecco perché Egli non esita da questa altezza a stendere la mano a tutti,
a domandare a tutti aiuto, soccorso, contributo.
Interprete di riconoscenza,
incitatrice di generosità, discenda ora su voi, o Venerabili Fratelli e figli
Nostri dilettissimi e su quanti altri sono figli Nostri lontani, la Benedizione
Apostolica. Scenda sopra i confessori della fede che in quest’ora stanno
combattendo le battaglie della verità e del bene sulle frontiere dell’errore e
della barbarie. Scenda su quanti tendono ad essi soccorritrice la mano. Scenda
sulle elette religiose che dai silenzi del chiostro si sono gettate animose
nella lotta santa. Scenda sugli inizi del clero indigeno nel quale è riposta
tanta Nostra speranza. Scenda su tutti quelli che generosamente prestano
soccorso all’opera santa della Propagazione della Fede, che, proprio in questo
momento, in questa solennità trisecolare, con gesto
magnanimo — veramente degno di primogeniti fedeli e generosi — è venuta a
schierarsi più presso alla Sede Apostolica ed a mettersi a portata di mano del
Vicario di Gesù Cristo per offrirgli sempre più largo è più pronto il contributo
prezioso. Scenda su quell’ineffabile Opera della Santa Infanzia, che tanti gigli
eletti ha portato e vien portando all’Agnello divino. Scenda su tutte le opere
che vengono e verranno in aiuto alla provvidenziale Congregazione di Propaganda
e specialmente sull’Unione Missionaria del Clero che si va diffondendo con tanto
frutto. E che lo spirito missionario si accenda oggi nel cuore di tutti i
sacerdoti ed infiammi tutti i fedeli e li guadagni all’opera santa e divina.
E
la Nostra benedizione, fatta preghiera, risalga al trono di Dio e vi ripeta la
supplica che proprio in questi giorni lo Spirito divino metteva sulle labbra e
nel cuore della sua Chiesa:
«Degnati di richiamare tutti gli erranti all’unità
della Chiesa, e di condurre tutti gl’infedeli alla luce del Vangelo: Te lo
chiediamo, ascoltaci! ».
[1] Act., I, 8.
[2] Ad Rom., X, 18.
[3] Marc., XVI, 15.
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