ESORTAZIONE AL CLERO DEL MONDO CATTOLICO
SULLA SANTITÀ
DELLA VITA SACERDOTALE
Introduzione
Voci che non si spengono
Risuona sempre nell'animo Nostro la voce del Divin Redentore che dice a
Pietro: " Simone di Giovanni, mi ami tu più di questi?... pasci i miei
agnelli, pasci le mie pecorelle " (Gv 21, 15.17); e quella dello stesso
Principe degli Apostoli che esorta i Vescovi ed i Sacerdoti del suo tempo:
" Pascete il gregge di Dio, che da voi dipende . . . fatti sinceramente
esemplari del gregge " (1 Pt 5, 2.3).
Principale necessità del nostro tempo
Meditando attentamente tali parole, stimiamo essere officio precipuo del
Nostro supremo Ministero di adoperarCi affinché diventi sempre più efficace
l'opera dei sacri Pastori e dei Sacerdoti, che devono guidare il popolo
cristiano ad evitare il male, a superare i pericoli ed a conseguire la santità.
Questa infatti è la principale necessità del nostro tempo, in cui i popoli, in
conseguenza della recente immane guerra, non solo sono angustiati da gravi
difficoltà materiali, ma sono anche spiritualmente sconvolti, mentre i nemici
del nome cristiano, fatti insolenti dalle condizioni in cui versa la società,
si sforzano, con odio satanico e con sottili insidie, di allontanare gli uomini
da Dio e dal suo Cristo.
Paterna sollecitudine per i Sacerdoti
La necessità, che tutti i buoni avvertono, di una restaurazione cristiana,
Ci spinge a rivolgere il Nostro pensiero e il Nostro affetto in modo speciale ai
Sacerdoti di tutto il mondo, perché sappiamo che soprattutto la umile, vigile,
fervida opera di essi, che vivono in mezzo al popolo e ne conoscono i disagi, le
pene, le angustie spirituali e materiali, può rinnovare le coscienze e
stabilire in terra il Regno di Gesù Cristo, " regno di giustizia, di amore
e di pace ".
Non sarà però in alcun modo possibile che il ministero sacerdotale consegua
pienamente il suo fine, così da rispondere adeguatamente ai bisogni del nostro
tempo, se i Sacerdoti non risplenderanno in mezzo al popolo per insigne
santità, come degni " Ministri di Cristo ", fedeli "
dispensatori dei Misteri divini " (cf 1 Cor 4, 1), efficaci "
collaboratori di Dio " (cf 1 Cor 3, 9), pronti ad ogni opera buona (cf
2 Tm
3, 17).
Manifestazione di gratitudine
Pensiamo pertanto che non potremmo in nessun modo manifestare meglio la
Nostra gratitudine ai Sacerdoti del mondo intero, i quali, nel cinquantesimo
anniversario del Nostro Sacerdozio, Ci hanno dato testimonianza del loro amore
elevando per Noi preghiere a Dio, che rivolgendo a tutto il clero una paterna
esortazione alla santità, senza la quale il ministero ad esso affidato non può
essere fecondo. L'Anno Santo, che abbiamo indetto con la speranza di un generale
risanamento dei costumi secondo gli insegnamenti del Vangelo, questo desideriamo
che porti come primo frutto, che cioè quelli che sono la guida del popolo
cristiano, attendano con maggiore impegno alla propria santificazione, perché
così sarà assicurato il rinnovamento dei popoli nello spirito di Gesù Cristo.
E' tuttavia da ricordare che, se oggi gli accresciuti bisogni della Società
cristiana esigono con più urgenza l'interna perfezione dai Sacerdoti, essi sono
già obbligati per la stessa intima natura dell'altissimo ministero loro
confidato da Dio, ad adoperarsi indefessamente, sempre ed ovunque, per la
propria santificazione.
Il grande dono del Sacerdozio
Come hanno insegnato i Nostri Predecessori, e particolarmente Pio X e Pio XI,
e come Noi stessi abbiamo accennato nelle Lettere Encicliche Mystici Corporis e
Mediator Dei, il sacerdozio è veramente il grande dono del Divin Redentore, il
quale, per rendere perenne l'opera di redenzione del genere umano da lui
compiuta sulla Croce, trasmise i suoi poteri alla Chiesa, che volle partecipe
del suo unico ed eterno sacerdozio. Il Sacerdote è un " alter Christus
" perché è segnato con indelebile carattere che lo configura al
Salvatore; il Sacerdote rappresenta Cristo, il quale disse: " Come il Padre
ha mandato me, così io mando voi " (Gv 20, 21); " chi ascolta voi
ascolta me " (Lc 10, 16). Iniziato, per divina vocazione, a questo
augustissimo ministero " è preposto a pro degli uomini a tutte quelle cose
che riguardano Dio, affinché offra doni e sacrifici per i peccati " (Eb
5, 1). A lui pertanto è necessario che ricorra chiunque vuol vivere la vita di
Cristo e desidera ricevere forza, conforto ed alimento per l'anima; a lui
chiederà la medicina necessaria chiunque desidera risorgere dal peccato e
tornare sulla retta via. Per tal motivo, tutti i Sacerdoti possono applicare a
se stessi le parole dell'Apostolo: " Siamo cooperatori di Dio " (1 Cor
3, 9).
Necessità della corrispondenza
Ma sì eccelsa dignità esige dai Sacerdoti che corrispondano con fedeltà
somma al loro altissimo officio. Destinati a procurare la gloria di Dio in
terra, ad alimentare ed accrescere il Corpo Mistico di Cristo, è assolutamente
necessario che così eccellano per santità di costumi, che attraverso di essi
si diffonda dovunque il " buon profumo di Cristo " (2 Cor 2, 15).
Il dovere fondamentale
Il giorno stesso in cui voi , diletti figli, foste innalzati alla dignità
sacerdotale, il Vescovo, a nome di Dio, vi ha solennemente indicato quale fosse
il vostro dovere fondamentale: " Comprendete ciò che fate, imitate ciò
che trattate, affinché, celebrando il mistero della morte del Signore,
procuriate di mortificare le vostre membra da tutti i vizi e le concupiscenze.
Sia, la vostra dottrina, spirituale medicina al popolo di Dio; sia il profumo
della vostra vita il diletto della Chiesa di Cristo, affinché con la
predicazione e con l'esempio, edifichiate la casa, che è famiglia di Dio
".
Totalmente immune da peccato, la vostra vita, più di quella dei semplici
fedeli, sia nascosta con Cristo in Dio (Col 3, 3). Soltanto adorni di quella
esimia virtù che esige la vostra dignità, potrete attendere all'officio cui vi
ha destinati la sacra ordinazione, di continuare e completare l'opera della
redenzione.
Questo è il programma da voi liberamente e spontaneamente assunto; siate
santi, perché santo è il vostro ministero.
Parte I
La santità della vita
La perfezione consiste nel fervore della carità
Secondo l'insegnamento del Divino Maestro, la perfezione della vita cristiana
consiste nell'amore verso Dio e verso il prossimo (Mt 22, 37.38.39), amore che
sia però veramente fervido, premuroso, attivo. Se esso ha queste doti, può
dirsi veramente che abbraccia tutte le virtù (cf 1 Cor 13, 4s), ed a ragione
può chiamarsi " vincolo di perfezione " (Col 3, 14). In qualunque
stato pertanto l'uomo si trovi, a questo fine deve dirigere le sue intenzioni e
le sue azioni.
Il Sacerdote è chiamato alla perfezione
A questo dovere tuttavia è tenuto in modo particolare il Sacerdote. Ogni sua
azione sacerdotale infatti, per sua stessa natura - in quanto proprio a tal fine
il Sacerdote è stato per divina vocazione chiamato, e destinato ad un divino
officio ed insignito di un divino carisma - tende a questo; egli infatti deve
prestare la sua cooperazione a Cristo, unico ed eterno Sacerdote; è necessario
pertanto che segua ed imiti Colui il quale, durante la sua vita terrena, non
ebbe altro scopo che dimostrare il suo ardentissimo amore verso il Padre e
partecipare agli uomini gli infiniti tesori del suo Cuore.
Imitazione di Cristo
Intima unione con Gesù
Il primo impulso, dal quale deve esser mosso lo spirito sacerdotale, deve
esser quello di unirsi strettamente al Divin Redentore, per accettare docilmente
ed in tutta la loro integrità i divini insegnamenti, e per applicarli
diligentemente in tutti i momenti della sua esistenza, di modo che la fede sia
costantemente la luce della sua condotta e la sua condotta sia il riflesso della
sua fede.
Tenere lo sguardo fisso in lui
Seguendo la luce di questa virtù, egli terrà fisso lo sguardo in Cristo, ne
seguirà gli insegnamenti e gli esempi, intimamente persuaso che non è
sufficiente per lui limitarsi a compiere i doveri cui sono tenuti i semplici
fedeli, ma deve tendere con sempre maggior lena a quella santità che esige la
dignità sacerdotale, secondo l'avvertimento della Chiesa: " I chierici
devono condurre vita più santa dei laici, ed essere a questi di esempio nella
virtù e nel retto operare ".
Vita cristocentrica
La vita sacerdotale, come deriva da Cristo, così tutta e sempre deve
dirigersi a lui. Cristo è il Verbo di Dio, che non sdegnò di assumere la
natura umana; che visse la sua vita terrena per compiere la volontà dell'Eterno
Padre; che diffonde intorno a sé il profumo del giglio; che visse nella
povertà; " che passò facendo del bene e sanando tutti " (At 10, 38);
che infine si immolò ostia per la salvezza dei fratelli. Ecco, diletti figli,
la sintesi di quella mirabile vita; studiatevi di riprodurla in voi, memori
dell'esortazione: " Vi ho dato l'esempio, affinché, come io ho fatto,
così facciate anche voi " (Gv 13, 15).
Pratica dell'umiltà
L'inizio della perfezione cristiana è nell'umiltà. " Imparate da me,
che sono mite ed umile di cuore " (Mt 11, 29). Di fronte all'altezza della
dignità alla quale siamo stati elevati con il Battesimo e l'Ordine Sacro, la
consapevolezza della nostra miseria spirituale deve indurci a meditare la divina
sentenza di Gesù Cristo: " Senza di me non potete far nulla " (Gv
15, 5).
Diffidenza di se stessi
Il Sacerdote non confidi nelle proprie forze, non si compiaccia delle proprie
doti, non cerchi la stima e la lode degli uomini, non aspiri a posti elevati, ma
imiti Cristo, il quale non venne " per essere servito, ma a servire "
(Mt 20,28); e rinneghi se stesso secondo l'insegnamento del Vangelo (cf
Mt
16, 24), distaccando l'animo dalle cose terrene per seguire più speditamente il
Divino Maestro. Tutto ciò che egli ha, tutto ciò che è, viene dalla bontà e
dalla potenza di Dio: se vuole dunque gloriarsi, ricordi le parole
dell'Apostolo: " Quanto a me, di niente mi glorierò, se non delle mie
debolezze " (2 Cor 12, 5).
Immolazione della volontà
Lo spirito di umiltà, illuminato dalla fede, dispone l'anima alla
immolazione della volontà attraverso l'obbedienza. Cristo stesso, nella
società da lui fondata, ha stabilito un'autorità legittima, che è una
continuazione della sua. Perciò, chi obbedisce ai Superiori, obbedisce allo
stesso Redentore.
Necessità dell'obbedienza
In un'età come la nostra, in cui il principio d'autorità è gravemente
scosso, è assolutamente necessario che il Sacerdote, saldo nei principii della
fede, consideri e accetti l'autorità non solo come baluardo dell'ordine sociale
e religioso, ma anche come fondamento della sua stessa santificazione personale.
Mentre i nemici di Dio, con criminosa astuzia, si sforzano di sobillare e
solleticare le smoderate bramosie di qualcuno, per indurlo ad erigersi contro la
Santa Madre Chiesa, Noi desideriamo dare la dovuta lode e sostenere con paterno
animo quella larga schiera di Ministri di Dio, che per dimostrare apertamente la
loro cristiana obbedienza e conservare intatta la propria fedeltà a Gesù ed
alla legittima autorità da lui stabilita, " sono stati trovati degni di
soffrire contumelie per il nome di Cristo " (At 5, 41), e non solo
contumelie, ma persecuzioni e carceri e morte.
Rinunce del celibato
Il Sacerdote ha come campo della propria attività tutto ciò che si
riferisce alla vita soprannaturale, ed è organo di comunicazione e di
incremento della stessa vita nel Corpo Mistico di Cristo. Perciò è necessario
che egli rinunci a " tutto ciò che è del mondo ", per curare
solamente ciò " che è del Signore " (1 Cor 7, 32.33). Ed è appunto
perché egli deve essere libero dalle preoccupazioni del mondo per dedicarsi
tutto al divino servizio, che la Chiesa ha stabilito la legge del celibato,
affinché fosse sempre più manifesto a tutti che il Sacerdote è Ministro di
Dio e padre delle anime. Con la legge del celibato, il Sacerdote, piuttosto che
perdere il dono e l'ufficio della paternità, lo accresce all'infinito, giacché
se non genera una figliolanza a questa vita terrena e caduca, la genera a quella
celeste ed eterna.
Quanto più rifulge la castità sacerdotale, tanto più il Sacerdote diventa
insieme con Cristo " ostia pura, ostia santa, ostia immacolata ".
Per custodire integerrima, quale tesoro inestimabile, la purezza sacerdotale,
è necessario attenersi fedelmente a quella esortazione del Principe degli
Apostoli, che ogni giorno ripetiamo nel divino officio: " Siate sobrii, e
vigilate " (1 Pt 5, 8).
Vigilanza e preghiera, custodi della castità
Sì, vigilate, diletti figli, poiché la castità sacerdotale è esposta a
molti pericoli, sia per la dissolutezza dei costumi, sia per gli allettamenti
del vizio che sono così frequenti ed insidiosi, sia infine per quella eccessiva
libertà che s'introduce sempre più nei rapporti tra i due sessi e che tenta di
penetrare anche nell'esercizio del sacro ministero. " Vigilate e pregate
" (Mc 14, 38), memori che le vostre mani toccano le cose più sante, e che
voi siete consacrati a Dio ed a lui solo dovete servire. L'abito stesso che
portate vi ammonisce che non dovete vivere al mondo, ma a Dio. Adoperatevi
dunque con ardore e con alacrità, confidando nella protezione della Vergine
Madre di Dio, per conservarvi sempre " nitidi, mondi, puri, casti, come si
conviene a Ministri di Cristo ed a dispensatori dei misteri di Dio ".
Evitare le familiarità
A tal proposito vi rivolgiamo una particolare esortazione perché nel
dirigere le associazioni ed i sodalizi femminili, vi mostriate come si addice a
Sacerdoti; evitate ogni familiarità; quando è necessario che diate la vostra
opera, datela come sacri Ministri. Nel dirigere poi queste associazioni, la
vostra parte si limiti a quanto richiesto dal sacro ministero.
Distacco dai beni terreni
Al distacco dalla vostra volontà e da voi stessi con la generosa obbedienza
ai Superiori ed alla rinuncia ai piaceri terreni con la castità, dovete unire
il distacco dell'animo dalle ricchezze e dalle cose terrene. Vi esortiamo
ardentemente, o fratelli, a non attaccarvi con l'affetto alle cose di questa
terra, transitorie e periture. Prendete ad esempio i grandi Santi degli antichi
e nostri tempi, i quali, unendo il necessario distacco dai beni materiali ad una
grandissima fiducia nella Provvidenza e ad un ardentissimo zelo sacerdotale,
hanno compiuto opere mirabili, confidando unicamente in Dio, il quale non fa mai
mancare il necessario. Anche il Sacerdote, che non fa professione di povertà
con particolare voto, deve essere sempre guidato dallo spirito e dall'amore di
questa virtù; amore che deve dimostrare con la semplicità e la modestia del
tenore di vita, dell'abitazione e nella generosità verso i poveri. In modo
particolarissimo poi aborrisca dall'immischiarsi in imprese economiche, imprese
che gli impedirebbero di compiere i suoi doveri pastorali e gli diminuirebbero
la dovuta considerazione dei fedeli. Il Sacerdote, poiché deve attendere con
ogni impegno a procurare la salvezza delle anime, deve sempre poter applicare a
se stesso il detto di San Paolo: " Non cerco le cose vostre ma voi "
(2 Cor 12, 14).
Essere modelli di ogni virtù
Molto avremmo ancora da dire su tutte le virtù con le quali il Sacerdote
deve riprodurre in se stesso, nel miglior modo possibile, l'esemplare divino che
è Gesù Cristo. Abbiamo tuttavia preferito fermare la vostra attenzione su ciò
che Ci sembra più necessario ai nostri tempi. Vi ricordiamo peraltro le parole
dell'aureo libro dell'Imitazione di Cristo: " Il Sacerdote deve essere
adorno di tutte le virtù, e dare agli altri esempio di retta vita. La sua
conversazione non sia secondo le volgari e comuni vie degli uomini, ma con gli
Angeli e gli uomini perfetti ".
Necessità della Grazia per la santificazione
Verità consolanti
Nessuno ignora, diletti figli, come non sia possibile ad alcun cristiano, ed
in special modo ai Sacerdoti, di imitare i mirabili esempi del Divino Maestro,
senza l'aiuto della grazia, e senza l'uso di quegli strumenti della grazia che
egli stesso ha messo a nostra disposizione: uso che è tanto più necessario,
quanto più alto è il grado di perfezione che noi dobbiamo conseguire e quanto
più gravi sono le difficoltà, che derivano dalla nostra natura incline al
male. Per questa ragione, giudichiamo opportuno passare alla considerazione di
altre verità, quanto mai sublimi e consolanti, dalle quali ancor più
chiaramente appare quanto profonda debba essere la santità sacerdotale e quanto
efficaci siano gli aiuti datici dal Signore perché possiamo compiere in noi i
disegni della divina misericordia.
Vita di sacrificio
Come tutta la vita del Salvatore fu ordinata al sacrificio di se stesso,
così anche la vita del Sacerdote, che deve riprodurre in sé l'immagine di
Cristo, deve essere con Lui, per Lui, ed in Lui, un accettevole sacrificio.
Ad esempio di Gesù sul Calvario
Difatti, l'offerta che il Signore fece sul Calvario, non fu soltanto
l'immolazione del suo Corpo; Egli offrì se stesso, ostia di espiazione, come
Capo dell'umanità, e perciò " mentre raccomanda il suo spirito nelle mani
del Padre, raccomanda se stesso a Dio come uomo, per raccomandargli tutti gli
uomini ".
Nella Santa Messa
La stessa cosa avviene nel Sacrificio Eucaristico, che è rinnovazione
incruenta del sacrificio della Croce: Cristo offre se stesso al Padre per la sua
gloria e per la nostra salute. Ed in quanto egli, sacerdote e vittima, agisce
come Capo della Chiesa, offre ed immola non soltanto se stesso, ma tutti i
fedeli, ed in certo qual modo tutti gli uomini.
I tesori del Sacrificio Eucaristico
Ora, se questo vale per tutti i fedeli, a maggior titolo vale per i
Sacerdoti, i quali sono Ministri di Cristo, principalmente per la celebrazione
del Sacrificio Eucaristico. Ed appunto nel Sacrificio Eucaristico, quando "
in persona di Cristo ", consacra il pane ed il vino che diventano Corpo e
Sangue di Cristo, il Sacerdote può attingere dalla stessa sorgente della vita
soprannaturale gli inesauribili tesori della salvezza e tutti quegli aiuti che
sono necessari a lui personalmente ed al compimento della sua missione.
Vivere la Santa Messa
Il Sacerdote, mentre è a così stretto contatto dei divini misteri, non può
non aver fame e sete di giustizia (cf Mt 5, 6), o non sentire lo stimolo ad
adeguare la sua vita alla sua eccelsa dignità e ad orientarla verso il
sacrificio, dovendo offrire ed immolare se stesso con Cristo. Quindi egli non
soltanto celebrerà la Santa Messa, ma la vivrà intimamente; così soltanto
potrà attingere quella forza soprannaturale che lo trasformerà e lo farà
partecipe della vita di sacrificio del Redentore.
Trasformazione in vittime con Gesù
San Paolo pone come principio fondamentale della perfezione cristiana il
precetto: " Rivestitevi del Signore Nostro Gesù Cristo " (Rm 13, 14).
Questo precetto, se vale per tutti i cristiani, vale in modo speciale per i
Sacerdoti. Ma rivestirsi di Cristo non è soltanto ispirare il proprio pensiero
alla sua dottrina, sibbene entrare in una nuova vita, la quale, per risplendere
dei fulgori del Tabor, deve anche conformarsi alle sofferenze del Calvario. Ciò
comporta un lavoro lungo ed arduo che trasformi l'anima allo stato di vittima,
perché partecipi intimamente al sacrificio di Cristo. Questo arduo ed assiduo
lavoro, non si compie con vane velleità, né si esaurisce in desideri e
promesse, ma deve essere un esercizio indefesso e continuo, che porti al
rinnovamento dello spirito; deve essere un esercizio di pietà, che riferisca
tutto alla gloria di Dio; deve essere esercizio di penitenza, che freni e
governi i moti dell'animo; deve essere atto di carità, che infiammi l'animo di
amore verso Dio e verso il prossimo e stimoli ad opere di misericordia; deve
essere infine volontà operosa di lotta e di fatica per fare tutto ciò che è
bene.
Monito di San Pier Crisologo
Il Sacerdote deve dunque studiarsi di riprodurre nella sua anima tutto ciò
che avviene sull'Altare. Come Gesù Cristo immola se stesso, così il suo
Ministro deve immolarsi con Lui; come Gesù espia i peccati degli uomini, così
egli, seguendo l'arduo cammino dell'ascetica cristiana, deve pervenire alla
propria ed altrui purificazione. Così ammo- nisce San Pier Crisologo: "
Sii sacrificio e Sacerdote di Dio; non perdere quel che ti diede la Divina
Autorità. Rivestiti della stola della santità; cingiti della cintura della
castità; sia Cristo, velo sulla tua testa; stia la Croce a baluardo sulla tua
fronte; apponi al tuo petto il sacramento della scienza divina; brucia sempre il
profumo della orazione; afferra la spada dello spirito; fa' del tuo cuore come
un altare ed offri così sicuro il tuo corpo vittima a Dio... Offri la fede, in
modo che sia punita la perfidia; immola il digiuno, perché cessi la voracità;
offri in sacrificio la castità, perché muoia la libidine; poni sull'Altare la
pietà, perché sia deposta l'empietà; invita la misericordia, perché sia
distrutta l'avarizia; e perché scompaia la stoltezza, conviene immolare la
santità: così il tuo corpo sarà la sua ostia, se non sarà ferito da alcun
dardo del peccato ".
La mistica morte in Cristo
Vogliamo qui ripetere in modo particolare ai Sacerdoti quanto abbiamo già
proposto alla meditazione di tutti i fedeli nella Enciclica Mediator Dei: "
E' ben vero che Gesù Cristo è Sacerdote, ma non per se stesso, bensì per noi,
presentando all'eterno Padre i voti ed i religiosi sensi di tutto il genere
umano; Gesù è vittima, ma per noi, sostituendosi all'uomo peccatore; ora il
detto dell'Apostolo: "Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in
Gesù Cristo", esige da tutti i cristiani di riprodurre in sé, per quanto
è in potere dell'uomo, lo stesso stato d'animo che aveva il Divin Redentore
quando faceva il sacrificio di sé: l'umile sottomissione dello spirito cioè,
l'adorazione, l'onore, la lode ed il ringraziamento alla somma Maestà di Dio;
richiede inoltre di riprodurre in se stessi le condizioni della vittima;
l'abnegazione di sé secondo i precetti del Vangelo, il volontario e spontaneo
esercizio della penitenza, il dolore e l'espiazione dei propri peccati. Esige,
in una parola, la nostra mistica morte in croce col Cristo, in modo da poter
dire con Paolo: "Sono confitto con Cristo in croce".
Valerci delle ricchezze del Sangue di Gesù
Sacerdoti e figli diletti, abbiamo nelle nostre mani un grande tesoro, una
preziosissima margherita, le ricchezze inesauribili del Sangue di Gesù Cristo;
avvaliamocene con la più grande larghezza per essere, con il sacrificio totale
di noi stessi offerti al Padre con Gesù Cristo, i veri mediatori di giustizia
" in quelle cose che riguardano Dio " (Eb 5, 1), e per meritare che le
nostre preghiere siano accette ed impetrino grazie sovrabbondanti per tutta la
Chiesa e per tutte le anime. Solo dopo che saremo divenuti una sola cosa con
Cristo mediante la sua e nostra oblazione, ed avremo elevata la nostra voce con
il coro degli abitanti della celeste Gerusalemme, " illi canentes iungimur
almae Sionis aemuli ", solo allora corroborati dalla virtù del Salvatore,
potremo scendere sicuri dal monte della santità che avremo conseguita, per
portare a tutti gli uomini la vita e la luce di Dio attraverso il ministero
sacerdotale.
Necessità della preghiera e della pietà
L'obbligo del Divin Ufficio
La santità perfetta richiede anche una continua comunicazione con Dio; e
perché questo intimo contatto che l'anima sacerdotale deve stabilire con Dio
non fosse mai interrotto nella successione dei giorni e delle ore, la Chiesa ha
fatto obbligo al Sacerdote di recitare l'Ufficio Divino. Essa ha in tal modo
raccolto fedelmente il precetto del Signore: " Bisogna pregare sempre e non
stancarsi " (Lc 18, 1).
La Chiesa, come non cessa mai di pregare, così desidera ardentemente che i
suoi figli facciano lo stesso, ripetendo la parola dell'Apostolo: " Per Lui
adunque offriamo sempre a Dio l'ostia di lode, cioè il frutto delle labbra, che
confessino il suo nome " (Eb 13, 15). Ai Sacerdoti essa ha commesso il
compito particolare di consacrare a Dio, pregando anche a nome del popolo, tutto
il tempo e tutte le circostanze.
Voce di Cristo e della Chiesa
Conformandosi a questa disposizione, il Sacerdote continua a fare nel corso
dei secoli quello che fece Cristo, il quale " nei giorni della sua carne,
avendo offerto preghiere e suppliche con grande grido... fu esaudito per la sua
reverenza " (Eb 5, 7). Questa preghiera ha una efficacia singolare, perché
è fatta in nome di Cristo " per il Signor Nostro Gesù Cristo " il
quale è nostro mediatore presso il Padre, ed a Lui presenta incessantemente la
sua soddisfazione, i suoi meriti, ed il prezzo sommo del suo Sangue. Essa è
veramente la " voce di Cristo ", il quale " prega per noi quale
nostro Sacerdote, prega in noi quale nostro Capo ". E' parimente sempre la
" voce della Chiesa " che riassume i voti ed i desideri di tutti i
fedeli, i quali, associati alla voce ed alla fede del Sacerdote, lodano Gesù
Cristo e, per mezzo di Lui, ringraziano l'Eterno Padre e ne impetrano gli aiuti
necessari nelle vicende di ogni giorno e di ogni ora. In tal modo si ripete per
mezzo dei Sacerdoti quel che Mosè fece sul Monte Sinai, quando, levate le
braccia al Cielo, parlava a Dio e ne otteneva misericordia a favore del suo
popolo, che penava nella valle sottostante.
Mezzi efficienti di santificazione
L'Ufficio Divino è anche un mezzo quanto mai efficace di santificazione. Non
è infatti soltanto una recita di formule, né di cantici da eseguirsi con arte;
non si tratta soltanto del rispetto di certe norme, dette rubriche, o di
cerimonie esterne del culto: ma si tratta piuttosto dell'elevazione della mente
e dell'anima a Dio perché si uniscano all'armonia degli spiriti beati;
elevazione che suppone quelle disposizioni interiori ricordate al principio
dell'Ufficio Divino: " degnamente, attentamente, devotamente ".
Avere le intenzioni stesse di Gesù
E' perciò necessario che il Sacerdote preghi con la stessa intenzione del
Redentore. E' dunque quasi la stessa voce del Signore, il quale, tramite il suo
Sacerdote, continua ad implorare dalla clemenza del Padre i benefici della
Redenzione; è la voce del Signore, cui si associano le schiere degli Angeli e
dei Santi in Cielo e dei fedeli tutti sulla terra, per glorificare debitamente
Dio; è la voce stessa di Cristo nostro avvocato, attraverso la quale ci vengono
ottenuti gli immensi tesori dei suoi meriti.
La meditazione accurata del Breviario
Meditate perciò attentamente quelle verità feconde che lo Spirito Santo ci
elargisce nelle Sacre Scritture e che gli scritti dei Padri e dei Dottori
commentano. Mentre le vostre labbra ripetono le parole dettate dallo Spirito
Santo, studiatevi di non perdere nulla di tanto tesoro e, affinché nella vostra
anima sia viva l'eco della voce di Dio, allontanate con cura quanto può
distrarvi e raccogliete i vostri pensieri, in modo da attendere più facilmente
e con maggior frutto alla contemplazione delle verità eterne.
Seguire il ciclo liturgico
Nella Nostra Enciclica Mediator Dei, abbiamo diffusamente spiegato a quale
scopo il ciclo liturgico rievochi e rappresenti ordinatamente, durante l'anno, i
Misteri di Nostro Signor Gesù Cristo, e celebri le Feste della Beata Vergine e
dei Santi. Quegli insegnamenti, che abbiamo impartito a tutti perché a tutti
utilissimi, devono essere meditati specialmente da voi, o Sacerdoti; voi, che
con il Sacrificio Eucaristico e con il Divino Ufficio, avete una parte tanto
importante nello svolgimento del ciclo liturgico.
Perché progrediscano sempre più speditamente nella via della santità, la
Chiesa raccomanda vivamente ai Sacerdoti, oltre che la celebrazione del
Sacrificio Eucaristico e la recita del Divino Ufficio, anche altri esercizi di
pietà. Intorno ad essi giova proporre qualche cosa alla vostra considerazione.
La contemplazione delle cose celesti...
La Chiesa ci esorta innanzi tutto alla meditazione, la quale solleva l'anima
alla contemplazione delle cose celesti, la guida verso Dio, e la fa vivere in
quell'atmosfera soprannaturale di pensieri e di affetti che costituiscono la
migliore preparazione ed il più fruttuoso ringraziamento alla Santa Messa. La
meditazione inoltre dispone l'anima a gustare e comprendere le bellezze della
liturgia, e le fa contemplare le verità eterne ed i mirabili esempi ed
insegnamenti del Vangelo. Ora a questo il Sacerdote deve continuamente mirare
per riprodurre in se stesso le virtù del Redentore.
. . . e dei misteri della vita di Gesù
Ma come il cibo materiale non alimenta la vita, non la sostenta, non la
accresce, se non è convenientemente assimilato, così il Sacerdote non può
acquistare il dominio di se stesso e dei suoi sensi, né purificare il suo
spirito, né tendere - come deve - alla virtù, né, infine, compiere con alacre
fedeltà e con frutto i doveri del suo sacro ministero, se non avrà
approfondito, con meditazione assidua ed incessante, i misteri del Redentore
Divino, modello supremo della vita sacerdotale e fonte inesauribile di santità.
Danni gravi per chi la trascura
Stimiamo pertanto essere grave Nostro obbligo di esortarvi alla pratica della
meditazione quotidiana, pratica raccomandata al Clero anche dal Codice di
Diritto Canonico. Come infatti lo stimolo alla perfezione sacerdotale è
alimentato e rinforzato dalla meditazione quotidiana, così dal trascurare e
negligere questa pratica, trae origine la tiepidezza dello spirito, per cui la
pietà diminuisce e langue, e non soltanto cessa od è ritardato l'impulso alla
santificazione personale, ma tutto il ministero sacerdotale soffre non lievi
danni. Perciò si deve con fondamento asserire che nessun altro mezzo ha
l'efficacia particolare della meditazione, e che la pratica quotidiana di essa
è quindi insostituibile.
Preghiere varie e spirito di orazione
Dall'orazione mentale non sia poi disgiunta l'orazione vocale e le altre
forme di preghiera privata che, nella particolare condizione di ciascuno,
giovino ad attuare l'unione dell'anima con Dio. Si deve però tener presente:
più che le molteplici preghiere, vale la pietà ed il vero ed ardente spirito
di orazione. Questo ardente spirito di orazione, se mai in altri tempi, oggi
specialmente è necessario, quando il così detto " naturalismo " ha
invaso le menti e gli animi, e la virtù è esposta a pericoli di ogni genere,
pericoli che talvolta s'incontrano nell'esercizio dello stesso ministero. Che
cosa vi potrà meglio premunire da queste insidie, che cosa potrà meglio
elevare l'anima alle cose celesti e tenerla unita con Dio, che la assidua
preghiera e la invocazione del divino aiuto?
Ardente devozione alla Madonna
E poiché i Sacerdoti possono essere chiamati a titolo tutto particolare
figli di Maria, essi non potranno fare a meno di nutrire verso la Vergine
un'ardente devozione, di invocarla con fiducia, di implorare con frequenza la
sua valida protezione. Ogni giorno perciò, come la Chiesa stessa raccomanda,
reciteranno il Santo Rosario, che proponendo alla nostra meditazione anche i
misteri del Redentore, ci conduce " a Gesù per mezzo di Maria ".
La visita quotidiana al Santissimo Sacramento
Il Sacerdote poi, prima di chiudere la sua giornata di lavoro, si recherà
presso il Tabernacolo ed ivi si tratterrà alquanto per adorare Gesù nel suo
Sacramento di amore, per riparare alla ingratitudine di troppi verso così
grande Sacramento, per accendersi sempre più dell'amore di Dio, e per rimanere
in qualche modo anche durante il tempo del riposo notturno, che richiama alla
mente il silenzio della morte, alla presenza del Cuore di Cristo.
L'esame di coscienza
Né ometta il cotidiano esame di coscienza, che è il mezzo più efficace sia
per rendersi conto dell'andamento della vita spirituale durante il giorno, sia
per rimuovere gli ostacoli che intralciano o ritardano il progresso nella
virtù, sia infine per conoscere i mezzi più idonei ad assicurare al ministero
sacerdotale maggiori frutti e per implorare dal Padre Celeste indulgenza sulle
nostre miserie.
La Confessione frequente
Questa indulgenza ed il perdono dei peccati ci sono concessi nel Sacramento
della Penitenza, capolavoro della bontà di Dio, per soccorrerci nella nostra
fragilità. Non avvenga mai, diletti figli, che proprio il Ministro di questo
Sacramento di riconciliazione si astenga da esso. La Chiesa, come sapete, in
questa materia dispone: " Vigilino gli Ordinari perché i chierici tutti
detergano frequentemente le macchie della propria coscienza con il Sacramento
della Penitenza ". Benché Ministri di Cristo, siamo tuttavia deboli e
miseri; come potremo dunque ascendere l'altare e trattare i sacri misteri, se
non procureremo di purificarci il più spesso possibile? Con la Confessione
frequente " si accresce la retta conoscenza di se stesso, si sviluppa la
cristiana umiltà, si sradica la perversità dei costumi; si resiste alla
negligenza ed al torpore spirituale, si purifica la coscienza, si rinvigorisce
la volontà, si procura la salutare direzione delle coscienze e si aumenta la
grazia in forza dello stesso sacramento ".
La direzione spirituale
E qui viene opportuna anche un'altra raccomandazione: che nell'affrontare e
procedere nella vita spirituale non vi fidiate di voi stessi, ma con semplicità
e docilità chiediate ed accettiate l'aiuto di chi con sapiente moderazione può
guidare l'anima vostra, indicarvi i pericoli, suggerirvi i rimedi idonei, ed in
tutte le difficoltà interne ed esterne vi può dirigere rettamente ed avviarvi
a perfezione sempre maggiore, secondo l'esempio dei Santi e gli insegnamenti
dell'ascetica cristiana. Senza questa prudente guida della coscienza, in via
ordinaria è assai difficile assecondare convenientemente gli impulsi dello
Spirito Santo e delle grazie divine.
Gli esercizi spirituali
Desideriamo ardentemente infine raccomandare a tutti la pratica degli
esercizi spirituali. Quando noi ci segreghiamo per alcuni giorni dalle consuete
occupazioni e dall'ambiente abituale e ci ritiriamo nella solitudine e nel
silenzio, allora più attentamente prestiamo orecchio alla voce di Dio, e questa
penetra più profondamente nell'animo nostro. Gli Esercizi, mentre ci richiamano
ad un più diligente compi- mento dei doveri del nostro ministero, con la
contemplazione dei Misteri del Redentore rafforzano la nostra volontà affinché
" serviamo a Lui in santità e giustizia in tutti i nostri giorni "
(Lc 1, 74.75).
II Parte
La santità nel Sacro Ministero
Sul monte Calvario è stato aperto al Redentore il Costato, dal quale fluì
il suo Sangue sacro, che scorre nel corso dei secoli qual torrente inondante,
per purificare le coscienze degli uomini, espiare i loro peccati ed impartire ad
essi i tesori della salvezza.
Il Sacerdote dispensatore dei Misteri di Dio
Alla esecuzione di sì sublime ministero sono destinati i sacerdoti. Essi
infatti non soltanto conciliano e comunicano la grazia di Cristo alle membra del
suo Corpo mistico, ma sono anche gli organi di sviluppo del medesimo Corpo
mistico, perché essi devono dare alla Chiesa sempre nuovi figli, educarli,
coltivarli, guidarli. Essi sono " dispensatori dei misteri di Dio " (1
Cor 4, 1); devono perciò servire a Gesù Cristo con perfetta carità, e
consacrare tutte le proprie forze alla salvezza dei fratelli. Essi sono gli
apostoli della luce: devono perciò illuminare il mondo con la dottrina del
Vangelo, ed essere così forti nella fede, da poterla comunicare agli altri, e
seguire gli esempi e gli insegnamenti del Divino Maestro, per poter condurre
tutti a Lui. Sono gli apostoli della grazia e del perdono; devono perciò
consacrarsi totalmente alla salvezza degli uomini ed attirarli all'altare di Dio
perché si nutrano del pane della vita eterna. Sono gli apostoli della carità:
devono quindi promuovere le opere di carità, tanto più urgenti oggi che i
bisogni degli indigenti sono enormemente cresciuti.
Le varie forme dell'apostolato moderno
Il Sacerdote deve inoltre adoperarsi affinché i fedeli comprendano
giustamente la dottrina della " Comunione dei Santi ", la sentano, la
vivano; si serva a tal fine di opere quali l'apostolato liturgico e l'apostolato
della preghiera. Deve poi promuovere tutte quelle forme di apostolato, che oggi,
per le speciali necessità del popolo cristiano, sono di tanta importanza e di
tanta urgenza. Si adoperi pertanto per la diffusione dell'insegnamento
catechistico, per lo sviluppo e la diffusione dell'Azione Cattolica e
dell'Azione Missionaria: e, mediante l'opera di laici ben preparati e formati,
dia incremento a quelle iniziative di apostolato sociale che il nostro tempo
richiede.
Esercitare l'apostolato in unione con Cristo
Ricordi tuttavia il Sacerdote che il suo ministero sarà tanto più fecondo,
quanto più strettamente egli sarà unito a Cristo e sarà guidato nell'azione
dallo spirito di Cristo. Allora, la sua attività non si ridurrà ad un
movimento e ad un'agitazione puramente naturali, che affatichino il corpo e lo
spirito e che espongano lo stesso Sacerdote a deviazioni dannose a sé ed alla
Chiesa: ma il suo lavoro e le sue fatiche saranno fecondati e corroborati da
quei carismi di grazia che Dio nega ai superbi, ma concede largamente a coloro i
quali, operando in umiltà nella " vigna del Signore ", non cercano se
stessi ed il proprio tornaconto (cf 1 Cor 10, 33), sebbene la gloria di Dio e la
salvezza delle anime. Pertanto, fedele all'insegnamento del Vangelo, non confidi
in se stesso e nelle proprie forze, ma riponga la sua fiducia nell'aiuto del
Signore: " Non è nulla né colui che pianta, né colui che irriga; ma Dio
che dà il crescere " (1 Cor 3, 7).
Riproducendo in se stessi la sua immagine
Quando l'apostolato sia così ordinato ed ispirato, non potrà non avvenire
che il Sacerdote attiri a sé, con forza quasi divina, gli animi di tutti.
Riproducendo egli nei suoi costumi e nella sua vita quasi una viva immagine di
Cristo, tutti coloro che a lui si rivolgono come a maestro, riconosceranno,
spinti da interna persuasione, che egli non dice parole sue, ma parole di Dio, e
non agisce per propria virtù, ma per virtù di Dio. " Chi parla, come
parole di Dio; chi ha un ministero, come per una virtù comunicata da Dio "
(1 Pt 4, 11). Nel tendere alla santità e nell'esercitare con somma diligenza il
suo ministero, il Sacerdote deve sforzarsi di rappresentare Cristo così
perfettamente da poter, con tutta modestia, ripetere le parole dell'Apostolo
delle Genti: " Siate miei imitatori, come io lo sono di Cristo " (1
Cor 4, 16).
Guardarsi dall'eresia dell'azione
Per queste ragioni, mentre diamo la dovuta lode a quanti, nel faticoso
assetto di questo dopoguerra, spinti dall'amore verso Dio e dalla carità verso
il prossimo, sotto la guida e seguendo l'esempio dei loro Vescovi, hanno
consacrato tutte le loro forze a sollievo di tante miserie, non possiamo
astenerci dall'esprimere la Nostra preoccupazione, e la Nostra ansietà per
coloro i quali, per le speciali circostanze del momento, si sono ingolfati nel
vortice dell'attività esteriore, così da negligere il principale dovere del
Sacerdote, che è la santificazione propria. Abbiamo già detto in pubblico
documento che devono essere richiamati a più retto sentire quanti presumono che
si possa salvare il mondo attraverso quella che è stata giustamente chiamata
" l'eresia dell'azione ": di quell'azione, che non ha le sue
fondamenta nell'aiuto della grazia, e non si serve costantemente dei mezzi
necessari al conseguimento della santità, dataci da Cristo. Allo stesso modo
abbiamo però stimolato alle opere di ministero coloro che, chiusi in se stessi
e quasi diffidenti della efficacia del divino aiuto, non si adoperano, secondo
le proprie possibilità, a far penetrare lo spirito cristiano nella vita
quotidiana, in tutte quelle forme che sono richieste dai nostri tempi.
Impegnarsi interamente alla salvezza delle anime
Vi esortiamo quindi ardentemente affinché, strettamente uniti al Redentore,
con il cui aiuto possiamo ogni cosa (cf Fil 4, 13), vi adoperiate con tutta
sollecitudine per la salvezza di coloro che la Provvidenza ha affidato alle
vostre cure. Come ardentemente desideriamo, o diletti figli, che emuliate quei
santi i quali, nei tempi passati, con le loro grandi opere hanno dimostrato che
cosa possa la potenza della grazia divina. Che tutti e ciascuno, in umiltà e
sincerità possiate sempre attribuirvi - testimoni i vostri fedeli - il detto
dell'Apostolo: " Io volentierissimo sacrificherò il mio, anzi me stesso
per le anime vostre " (2 Cor 12, 15). Illuminate le menti, dirigete le
coscienze, confortate e sostenete le anime che si dibattono nel dubbio e gemono
nel dolore. A queste forme di apostolato, unite pure tutte quelle altre che le
necessità dei tempi esigono. Ma sia sempre a tutti manifesto che il Sacerdote,
in tutte le sue attività, niente altro cerca all'infuori del bene delle anime,
non ad altro mira, che a Cristo, al quale consacra le sue forze e tutto se
stesso.
Seguire gli esempi del Redentore
Al modo stesso che per spronarvi alla santificazione personale vi abbiamo
esortato a riprodurre in voi stessi quasi la viva immagine di Cristo, così ora,
per l'efficacia santificatrice del vostro ministero vi incitiamo a seguire gli
esempi del Redentore. Egli, ripieno di Spirito Santo, " passò facendo del
bene e sanando tutti coloro che erano oppressi dal demonio, perché Dio era con
lui " (At 10, 38). Corroborati dallo stesso Spirito e spinti dalla sua
forza, voi potrete esercitare un ministero che, alimentato dalla carità
cristiana, sarà ricco della virtù divina e potrà comunicare la stessa virtù
agli altri. Il vostro zelo sia vivificato da quella carità che sopporta tutto
con animo sereno, che non si lascia vincere dalle avversità e che abbraccia
tutti, poveri e ricchi, amici e nemici, fedeli ed infedeli. Questa diuturna
fatica e questa quotidiana pazienza richiedono da voi le anime, per la salvezza
delle quali il nostro Salvatore subì pazientemente dolori e tormenti fino alla
morte, per restituirci all'amicizia divina. E' questo, e ben lo sapete, il più
grande dei beni. Non fatevi perciò prendere da smoderato desiderio di successo,
né lasciatevi disarmare se, dopo assiduo lavoro, non raccogliete i frutti
desiderati: " Uno semina ed un altro raccoglie " (Gv 4, 37).
Con carità benigna
Splenda inoltre il vostro zelo di carità benigna. Se infatti è necessario -
ed è dovere di tutti - combattere l'errore e respingere il vizio, l'animo del
Sacerdote tuttavia deve essere sempre aperto alla compassione. Bisogna
combattere con tutte le forze l'errore, ma amare intensamente il fratello che
erra, e condurlo alla salvezza. Quanto bene non hanno fatto, quante mirabili
opere non hanno compiuto i Santi con la loro benignità, anche in ambienti
traviati dalla menzogna e degradati dal vizio. Certo, tradirebbe il suo
ministero colui il quale, per piacere agli uomini, ne blandisse le malsane
inclinazioni od indulgesse al loro non retto modo di pensare e di agire, con
pregiudizio della dottrina cristiana e della integrità dei costumi. Quando
tuttavia sono salvi gli insegnamenti del Vangelo, e gli erranti sono mossi da
desiderio sincero di tornare sulla retta via, allora il Sacerdote deve ricordare
la risposta del Signore a Pietro che gli domandava quante volte si sarebbe
dovuto perdonare al fratello: " Non ti dico fino a sette, ma fino a
settanta volte sette " (Mt 18, 22).
Essere disinteressati
Il vostro zelo deve aver per oggetto non le cose terrene e caduche, ma le
eterne. Il proposito dei Sacerdoti che aspirano alla santità deve essere
questo: lavorare unicamente per la gloria e la salvezza delle anime. Quanti
Sacerdoti, anche nelle gravi strettezze del nostro tempo, hanno avuto come norma
gli esempi ed i moniti dell'Apostolo delle Genti, il quale si teneva contento
del minimo indispensabile: " Avendo gli alimenti e di che coprirci,
contentiamoci di questo " (1 Tm 6, 8).
Per questo disinteresse e questo distacco dalle cose terrene, congiunti alla
fiducia nella Divina Provvidenza, e che sono degni della massima lode, il
ministero sacerdotale ha dato alla Chiesa frutti ubertosi di bene spirituale e
sociale.
Perfezionare la propria cultura
Questo zelo operoso infine deve essere illuminato dalla luce della sapienza e
della disciplina e infiammato dalla vampa della carità. Chiunque si prefigga la
santificazione propria ed altrui, deve essere fornito di solida dottrina, che
comprenda non soltanto la teologia, ma anche la sana cultura moderna profana,
affinché, come buon padre di famiglia, possa trarre " dal suo tesoro cose
nuove ed antiche " (cf Mt 13, 52), e rendere sempre più apprezzato e
fecondo il suo ministero. Ed innanzi tutto la vostra attività si ispiri e sia
fedelmente conforme alle prescrizioni di questa Sede Apostolica ed alle
direttive dei Vescovi. Non avvenga mai, diletti figli, che rimangano morte, o
per cattiva direzione non rispondano alle necessità dei fedeli, tutte quelle
nuove forme di apostolato, che sono oggi tanto opportune specialmente nelle
regioni dove il clero non è sufficientemente numeroso.
Rafforzare lo zelo operoso
Si accresca adunque ogni giorno questo vostro zelo operoso, sostenga la
Chiesa di Dio, sia di esempio ai fedeli e costituisca un potente baluardo contro
cui si infrangano gli attacchi dei nemici di Dio.
Compiacimento per i direttori di spirito
Desideriamo poi esprimere il Nostro compiacimento in modo particolare a quei
Sacerdoti i quali, con umiltà e con ardente carità, attendono alla
santificazione dei Confratelli, come consiglieri o come confessori o come
direttori spirituali. Il bene incalcolabile che essi rendono alla Chiesa rimane
per lo più nascosto, ma sarà un giorno manifesto nel regno della gloria
divina.
Si modellino su San Giuseppe Cafasso
Noi che, non sono ancor molti anni, con intima soddisfazione dell'animo
Nostro abbiamo decretato gli onori degli altari al Sacerdote torinese Giuseppe
Cafasso - il quale in tempi difficilissimi fu guida spirituale, sapiente e
santa, di non pochi Sacerdoti, che fece progredire nella virtù, e di cui rese
particolarmente fecondo il sacro ministero - nutriamo piena fiducia che anche
per il suo valido patrocinio, il Divin Redentore susciti numerosi Sacerdoti di
pari santità, i quali sappiano condurre se stessi ed i propri Confratelli a
così eccelsa perfezione di vita che i fedeli, ammirando i loro esempi, si
sentano spontaneamente mossi ad imitarli.
Parte III
Norme pratiche
Abbiamo finora esposto le principali verità e le norme fondamentali, sulle
quali si basano il sacerdozio cattolico e l'esercizio del suo ministero. A
queste verità ed a queste norme si conformano diligentemente, nella loro
pratica quotidiana, tutti i santi Sacerdoti, mentre hanno violato gli obblighi
contratti con la sacra ordinazione tutti i disertori ed i transfughi.
Principio fondamentale: adattarsi ai tempi
Ora tuttavia, perché questa Nostra paterna esortazione sia più efficace,
stimiamo opportuno indicare più partitamente alcune cose che hanno riferimento
con la pratica della vita quotidiana. Ciò è tanto più necessario, perché
nella vita moderna si verificano alcune situazioni e si presentano in modo nuovo
alcune questioni, che richiedono più diligente studio e più attente cure.
Intendiamo perciò esortare tutti i Sacerdoti, ed in modo particolare i Vescovi,
affinché provvedano con ogni sollecitudine a promuovere tutto quanto è
necessario nei nostri tempi ed a correggere quanto si allontani dalla giusta
via.
Formazione del Clero
Sacerdoti Secolari e Religiosi uniti nell'intento del bene della Chiesa
Dopo le lunghe e varie traversie della recente guerra, il numero dei
Sacerdoti, sia nei paesi cattolici, sia nelle Missioni, è divenuto impari alle
sempre crescenti necessità. Esortiamo pertanto tutti i Sacerdoti, sia quelli
del Clero diocesano, sia quelli appartenenti ad Ordini o Congregazioni
religiose, affiché, stretti in vincoli di carità fraterna, procedano in unione
di forze e di volontà verso la meta comune, che è il bene della Chiesa, la
santificazione propria e dei fedeli. Tutti, anche i Religiosi che vivono nel
ritiro e nel silenzio, devono contribuire alla efficacia dell'apostolato
sacerdotale, con la preghiera e con il sacrificio: e quanti possono, anche con
l'azione.
Reclutare nuovi operai
Ma è anche necessario reclutare, con l'aiuto della grazia divina, altri
operai. Noi richiamiamo quindi l'attenzione specialmente degli Ordinari e di
quanti sono in cura d'anime su questo importantissimo problema che è
intimamente connesso con l'avvenire della Chiesa. E' vero che la Chiesa non
mancherà mai dei Sacerdoti necessari alla sua missione; occorre tuttavia essere
vigilanti, memori della parola del Signore: " La messe è molta, ma gli
operai sono pochi " (Lc 10, 2), ed usare ogni diligenza per dare alla Chiesa
numerosi e santi ministri.
Pregare per le vocazioni
Lo stesso Signor nostro ci indica la via più sicura per avere numerose
vocazioni: " Pregate il padrone della messe, affinché mandi operai per la
sua messe " (Lc 10, 2); la preghiera umile e fiduciosa a Dio.
Suscitare grande stima per il Sacerdozio
E' però necessario che gli animi di coloro che sono chiamati da Dio siano
preparati all'impulso ed all'azione invisibile dello Spirito Santo; ed a questo
fine è prezioso il contributo che possono dare i genitori cristiani, i parroci,
i confessori, i superiori dei Seminari, i Sacerdoti e tutti i fedeli che hanno a
cuore le necessità e l'incremento della Chiesa. I Ministri di Dio procurino,
non soltanto nella predicazione e nell'istruzione catechistica, ma anche nelle
private conversazioni, di dissipare i pregiudizi ora tanto diffusi contro lo
stato sacerdotale, mostrandone la eccelsa dignità, la bellezza, la necessità e
l'alto merito. Ogni padre e madre cristiani, a qualunque ceto sociale
appartengano, devono pregare Dio affinché li faccia degni che almeno uno dei
loro figlioli sia chiamato al suo servizio. Tutti i cristiani, infine, devono
sentire il dovere di favorire ed aiutare coloro che si sentono chiamati al
sacerdozio.
Specialmente con la santità della vita
La scelta dei candidati al sacerdozio, che il Codice di Diritto Canonico
raccomanda ai pastori di anime, deve costituire l'impegno particolare di tutti i
Sacerdoti, i quali, non solo devono rendere umili e generose grazie a Dio per il
dono inestimabile ricevuto, ma devono altresì non aver niente di più caro e di
gradito che di trovare e prepararsi un successore, tra quei giovani che
conoscono forniti delle doti necessarie. Per riuscire più efficacemente in
questo scopo, ogni Sacerdote deve sforzarsi di essere e di mostrarsi come un
esempio di vita sacerdotale, che per i giovani che avvicina e nei quali scorga i
segni della divina chiamata, possa costituire un ideale da imitare.
Selezione oculata e prudente
Questa selezione oculata e prudente si svolga sempre e dovunque; non soltanto
tra i giovani che sono già nel Seminario, ma anche tra quelli che compiono
altrove i loro studi, ed in modo particolare tra quelli che prestano la loro
opera nelle varie attività dell'apostolato cattolico. Questi, anche se giungono
al sacerdozio in età avanzata, sono spesso forniti di maggiori e più solide
virtù, essendo stati sperimentati ed avendo rafforzato il loro animo al
contatto delle difficoltà della vita ed avendo già collaborato in un campo che
rientra nelle finalità dell'azione sacerdotale.
Esame delle vocazioni...
Bisogna però sempre esaminare con diligenza i singoli aspiranti al
sacerdozio, per vedere con quali intenzioni e per quali cause abbiano preso
questa risoluzione. In modo speciale, quando si tratta di fanciulli, bisogna
indagare se essi siano forniti delle necessarie doti morali e fisiche, e se
aspirino al sacerdozio unicamente per la sua dignità e per l'utilità
spirituale propria ed altrui.
...e delle qualità fisiche dei candidati
Voi conoscete, Venerabili Fratelli, quali sono le condizioni di idoneità
morale che la Chiesa richiede nei giovani che aspirino al sacerdozio, e
reputiamo superfluo trattenerCi su questo argomento. Richiamiamo invece la
vostra attenzione sulle condizioni di idoneità fisica; ciò tanto più che la
recente guerra ha lasciato tracce funeste ed ha perturbato in vari modi la
giovane generazione. Si esaminino dunque con particolare attenzione le qualità
fisiche dei candidati, ricorrendo, se necessario, anche all'esame di un medico
prudente.
Con questa scelta delle vocazioni, fatta con zelo e con prudenza, Noi
confidiamo che sorga dovunque una eletta e folta schiera di candidati al
sacerdozio.
Cura delle vocazioni
E' un grave dovere
Se molti sacri Pastori sono preoccupati della diminuzione delle vocazioni, da
non minore preoccupazione essi sono presi quando si tratta di curare i giovani
che sono già entrati in Seminario. Conosciamo, Venerabili Fratelli, quanto
ardua sia quest'opera e quante difficoltà presenti; ma dal compimento di sì
grave dovere avrete grandissima consolazione, in quanto, come ricorda il Nostro
Predecessore Leone XIII, " dalle cure e dalle sollecitudini poste nel
formare i Sacerdoti, avrete frutti sommamente desiderabili, e sperimenterete che
il vostro officio episcopale sarà più facile ad essere esercitato, molto più
fecondo di frutti ".
Stimiamo pertanto opportuno di darvi alcune norme, suggerite dalla
necessità, oggi più sentita che mai, di educare santi Sacerdoti.
L'ambiente sia sano e sereno
Innanzi tutto bisogna ricordare che gli alunni dei Seminari minori sono
adolescenti separati dall'ambiente naturale della famiglia. E' necessario dunque
che la vita che i ragazzi conducono nei Seminari corrisponda, per quanto è
possibile, alla vita normale dei ragazzi; sarà data quindi grande importanza
alla vita spirituale, ma in forma adeguata alla loro capacità ed al loro grado
di sviluppo, che tutto si svolga in un ambiente sano e sereno. Tuttavia anche in
questo si osservi " la giusta misura e moderazione ", in modo che non
accada che coloro i quali devono essere formati alla abnegazione ed alle virtù
evangeliche, " vivano in case sontuose, nei piaceri e nei comodi ".
Formare il carattere al senso della responsabilità
Si deve curare in modo particolare la formazione del carattere di ciascun
ragazzo, sviluppando in esso il senso di responsabilità, la capacità di
giudizio, lo spirito di iniziativa. Perciò coloro che dirigono i Seminari,
dovranno ricorrere con moderazione ai mezzi coercitivi, alleggerendo, man mano
che i giovani crescono di età, il sistema della rigorosa sorveglianza e delle
restrizioni, avviando i giovani stessi a guidarsi da sé ed a sentire la
responsabilità delle proprie azioni. Concedano una certa libertà di azione in
determinate iniziative, abituino gli alunni alla riflessione, perché divenga ad
essi più facile l'assimilazione delle verità teoriche e pratiche; né temano
di tenerli al corrente degli avvenimenti del giorno, che anzi, oltre a fornire
loro gli elementi necessari perché possano formarsene ed esprimere un retto
giudizio, non sfuggano le discussioni su di essi, per aiutarli ed abituarli a
giudicare e valutare con equilibrio.
Istillare orrore per la doppiezza
In questo modo i giovani sono indirizzati all'onestà e alla lealtà, alla
stima della fermezza e della dirittura del carattere ed alla avversione per ogni
forma di doppiezza. Quanto più essi saranno sinceri e schietti, tanto meglio
potranno essere conosciuti e ben guidati dai Superiori nel difficile esame della
vocazione.
Non isolare interamente dal mondo
Se i giovani - specialmente quelli che sono entrati in Seminario in tenera
età - sono formati in un ambiente troppo avulso dal mondo, quando poi usciranno
dal Seminario potranno trovare serie difficoltà nelle relazioni sia col popolo,
sia con il laicato colto, e può quindi succedere o che prendano un
atteggiamento errato e falso verso i fedeli, o che considerino sfavorevolmente
la fomazione ricevuta. Per questo motivo, bisogna diminuire gradatamente e con
la dovuta prudenza, il distacco tra il popolo ed il futuro sacerdote, affinché
quando egli, ricevuto il sacro Ordine, inizierà il suo ministero, non abbia a
sentirsi disorientato: ciò che non soltanto sarebbe dannoso al suo spirito ma
nuocerebbe anche all'efficacia del suo lavoro.
La formazione intellettuale, letteraria e scientifica . . .
Altra grave cura dei Superiori è la formazione intellettuale degli alunni.
Voi avete presenti, Venerabili Fratelli, gli ordinamenti e le disposizioni che
questa Sede Apostolica ha dato in proposito, e che Noi medesimi abbiamo
raccomandato a tutti fin dal primo incontro che avemmo con gli alunni dei
Seminari e dei Collegi di Roma all'inizio del Nostro Pontificato.
. . . non inferiore a quella dei laici
Qui vogliamo anzitutto raccomandare che la cultura letteraria e scientifica
dei futuri Sacerdoti sia per lo meno non inferiore a quella dei laici che
frequentano analoghi corsi di studi. In tal modo, non solo sarà assicurata la
serietà della formazione intellettuale, ma sarà anche facilitata la selezione
dei soggetti. I Seminaristi si sentiranno più liberi nella scelta dello stato,
e sarà allontanato il pericolo che, per mancanza di una sufficiente
preparazione culturale, la quale possa assicurare una sistemazione nel mondo,
qualcuno si senta in certo modo spinto a proseguire una via che non è la sua,
seguendo il ragionamento del fattore infedele: " Fodere non valeo,
mendicare erubesco " (Lc 16, 3). Se poi accadesse che qualcuno, su cui si
erano concepite buone speranze per la Chiesa, si allontani dal Seminario, ciò
non deve preoccupare, perché il giovane che è riuscito a trovare la sua via,
in seguito non potrà non ricordarsi dei benefici ricevuti in Seminario, e con
la sua attività potrà arrecare un notevole contributo di bene alle opere del
laicato cattolico.
Necessità della dottrina filosofica e teologica
Nella formazione intellettuale dei giovani seminaristi, pur non trascurando
anche gli altri studi, fra cui ricordiamo quelli attinenti ai problemi sociali,
oggi tanto necessari, si dia la massima importanza alla dottrina filosofica e
teologica " a norma del Dottore Angelico ", adeguata ai tempi e
informata degli errori moderni. Lo studio di tali discipline è di somma
importanza e utilità sia per lo spirito dello stesso Sacerdote che per il
popolo. I maestri di vita spirituale infatti affermano che lo studio delle
scienze sacre, purché esse siano impartite nel debito modo e con retti sistemi,
è un aiuto efficacissimo per conservare e alimentare lo spirito di fede,
frenare le passioni, mantenere l'anima unita a Dio. Si aggiunga che il
Sacerdote, il quale è " sale della terra " e " luce del mondo
" (cf Mt 5, 13.14), deve prodigarsi nella difesa della fede predicando il
Vangelo e confutando gli errori delle avverse dottrine che oggi vengono
disseminate tra il popolo con ogni mezzo. Ma non si possono efficacemente
combattere tali errori, se non si conoscono a fondo gli inconcussi principii
della filosofia e della teologia cattolica.
Seguire il metodo scolastico
A tal proposito non è fuori luogo ricordare che il metodo scolastico ha una
particolare efficacia per dare concetti chiari e mostrare come le dottrine
affidate, qual sacro deposito, alla Chiesa maestra dei cristiani, siano tra loro
organicamente connesse e coerenti. Non mancano oggi di quelli che,
allontanandosi dagli insegnamenti del Magistero Ecclesiastico e trascurando la
chiarezza e la precisione delle idee, non soltanto si allontanano dal sano
metodo scolastico, ma aprono la via ad errori e confusioni, come una triste
esperienza dimostra.
Ad impedire pertanto che negli studi ecclesiastici si debbano lamentare
ondeggiamenti e incertezze, vi esortiamo, Venerabili Fratelli, a vigilare
assiduamente affinché le norme precise date da questa Sede Apostolica per tali
studi siano fedelmente accolte e tradotte in atto.
Formazione spirituale e morale
La scienza da sola può essere nociva
Se con tanta sollecitudine abbiamo raccomandato una valida preparazione
intellettuale nel Clero, è facile comprendere quanto Ci debba stare a cuore la
formazione spirituale e morale dei giovani chierici, senza la quale anche una
scienza eminente rimane infruttuosa, anzi può produrre danni incalcolabili per
la superbia e l'orgoglio che insinua nel cuore. Perciò la Chiesa ansiosamente e
sopra ogni cosa vuole che nei Seminari si pongano solide fondamenta alla
santità che il ministro di Dio dovrà poi sviluppare e praticare per tutta la
vita.
I chierici si diano alla vita interiore
Come già abbiamo detto per i Sacerdoti, così ora raccomandiamo che i
chierici abbiano una convinzione sincera e profonda della necessità della vita
spirituale, e sentano quindi il dovere di fare ogni sforzo per acquistarla, per
conservarla ed accrescerla continuamente.
La loro pietà sia convinta
Nel corso della giornata, con ritmo più o meno uniforme, secondo gli orari e
i programmi, essi compiono varie pratiche religiose e partecipano a diversi
esercizi di pietà. E' facile il pericolo che agli esercizi esterni di pietà
non corrisponda un movimento interiore dell'animo, cosa che può diventare
abituale e può anche aggravarsi quando, fuori di Seminario, il ministro di Dio
sarà assillato dalla necessità dell'azione, spesso travolgente.
Compiano tutto con fede
Pertanto sia posta ogni cura nel formare i giovani alla vita interiore, che
è la vita dello spirito e secondo lo spirito: che essi compiano tutto alla luce
della fede ed in unione con Cristo, convinti che questo è un grave dovere di
coscienza che incombe a chi un giorno dovrà ricevere il carattere sacerdotale e
rappresentare il Divino Maestro nella Chiesa. La vita interiore sarà per i
Seminaristi il mezzo più efficace per acquistare le virtù sacerdotali, la
forza spontanea proveniente da intima persuasione che fa superare le difficoltà
e spinge alla realizzazione dei santi propositi.
I direttori istillino in essi le virtù ecclesiastiche . . .
Coloro che attendono alla formazione morale dei Seminaristi abbiano sempre di
mira il fine, che è quello di fare acquistare ad essi tutte le virtù che la
Chiesa esige nei Sacerdoti. Di esse abbiamo già trattato in altra parte di
questa Esortazione, e quindi non intendiamo di ritornare sull'argomento; non
possiamo però non segnalare e raccomandare, fra tutte le altre virtù che gli
aspiranti al sacerdozio devono possedere saldamente, quelle sulle quali poggia,
come su saldi pilastri, l'edificio morale del Sacerdote.
. . . particolarmente la sottomissione . . .
E' necessario che i giovani acquistino lo spirito di obbedienza abituandosi a
sottomettere sinceramente la propria volontà a quella di Dio, manifestata
attraverso la legittima autorità dei Superiori. Nulla mai si dovrà lamentare
nella condotta del futuro Sacerdote che non sia conforme ai voleri divini.
Questa obbedienza sia sempre ispirata al modello perfetto del Divino Maestro,
che in terra ebbe un solo ed unico programma: " Fare, o Dio, la tua
volontà " (Eb 10, 7).
...sì che diventino veramente obbedienti al Vescovo
Il futuro Sacerdotale impari fin dal Seminario a prestare ai Superiori
obbedienza filiale e sincera, per essere sempre pronto, in seguito, a ubbidire
docilmente al suo Vescovo secondo l'insegnamento dell'invitto Confessore di
Cristo, Ignazio di Antiochia: " Obbedite tutti al Vescovo, come Gesù
Cristo al Padre ". " Chi onora il Vescovo, è onorato da Dio; chi
opera di nascosto del Vescovo serve al demonio ". " Non fate niente
senza il Vescovo, custodite il vostro corpo come tempio di Dio, amate l'unione,
fuggite le discordie, siate imitatori di Gesù Cristo, come egli lo fu del Padre
suo ".
La castità sia saldamente posseduta e lungamente provata
Sia usata inoltre ogni diligenza e sollecitudine affinché i Seminaristi
apprezzino, amino e custodiscano la castità, perché la scelta dello stato
sacerdotale e la perseveranza in esso dipendono in gran parte da tale virtù.
Questa, essendo esposta a maggiori pericoli, deve essere saldamente posseduta e
lungamente provata. Si illuminino dunque i Seminaristi sulla natura del celibato
ecclesiastico, della castità che essi devono osservare, e sugli obblighi che
ciò comporta, e si istruiscano poi circa i pericoli ai quali possono andare
incontro. Si ammoniscano di premunirsi contro di essi fin dalla tenera età,
ricorrendo fedelmente ai mezzi che offre l'ascetica cristiana per frenare le
passioni; perché quanto più fermo ed efficace sarà il dominio di esse, tanto
più l'anima potrà progredire nelle altre virtù e tanto più sicura sarà poi
l'azione del loro ministero sacerdotale. Qualora poi i giovani leviti mostrino a
questo riguardo delle tendenze malsane, e dopo la debita prova si mostrino
incorreggibili, è assolutamente necessario dimetterli dal Seminario almeno
prima che accedano agli Ordini Sacri.
Coltivino la divozione al Santissimo Sacramento e alla Madonna
Queste, e tutte le altre virtù del Sacerdote, potranno essere facilmente
acquistate e tenacemente possedute dai Seminaristi, se fin dalla prima età essi
avranno appresa e coltivata una sincera e tenera devozione a Gesù presente
" veramente, realmente e sostanzialmente ", in mezzo a noi nel
Sacramento del suo amore, faranno di Lui Sacramentato il movente e il fine di
tutte le loro azioni, delle loro aspirazioni e dei loro sacrifici. E se alla
devozione a Gesù Sacramentato uniranno una devozione filiale a Maria, che sia
piena di fiducia e di abbandono in Lei, e che spinga l'anima alla imitazione
delle sue virtù, allora la Chiesa si rallegrerà, perché non potrà mai
mancare il frutto di un ministero ardente e zelante in un Sacerdote la cui
adolescenza si è nutrita dell'amore verso Gesù e verso Maria.
Aver cura del giovane Clero
Qui non possiamo fare a meno di rivolgere a Voi, Venerabili Fratelli, una
viva raccomandazione: di avere cioè una cura tutta particolare per il giovane
clero.
Preparare santamente alla vita di ministero
Il passaggio dalla vita riparata e tranquilla del Seminario all'attività del
ministero, può essere pericoloso per il Sacerdote che entra nel campo aperto
dell'apostolato, se non sarà stato sufficientemente preparato al nuovo genere
di vita. Tante speranze riposte in giovani Sacerdoti possono fallire, se essi
non sono gradatamente introdotti al lavoro, sapientemente vigilati e
paternamente guidati nei primi passi del loro ministero.
Promuovere istituti appositi
Noi approviamo pertanto che i giovani Sacerdoti, quando è possibile, siano
raccolti, per alcuni anni in speciali Istituti, ove, sotto la guida di Superiori
sperimentati, possono affinarsi nella pietà e perfezionarsi nelle sacre
discipline, ed essere avviati al ministero che più corrisponderà alla loro
indole ed alle loro attitudini.
Per tal motivo Noi vorremmo che per ogni diocesi, o, a seconda delle
circostanze, per più diocesi insieme, fossero istituiti simili collegi.
Sul modello di quello di Sant'Eugenio in Roma
Per quanto riguarda la Nostra alma Città, Noi stessi abbiamo fatto ciò,
quando al compiersi del 50 anniversario del Nostro sacerdozio, erigemmo
l'Istituto di Sant'Eugenio per i giovani Sacerdoti.
Non lanciare nel ministero Sacerdoti inesperti
Vi esortiamo, Venerabili Fratelli, ad evitare, per quanto è possibile, di
lanciare nel pieno dell'attività pastorale Sacerdoti ancora inesperti, e di
mandarli in luoghi molto remoti dalla sede della diocesi o da altri centri
maggiori. In simile situazione infatti, isolati, inesperti, esposti a pericoli,
privi di maestri prudenti, ne avrebbero certamente danno per se stessi e per il
loro ministero.
Affiancarli a Sacerdoti provetti...
E' cosa invece particolarmente raccomandabile che questi giovani sacerdoti
siano posti a fianco di qualche parroco, perché in tal modo, mediante la guida
di persone anziane, possono più facilmente essere addestrati al sacro ministero
e perfezionare lo spirito di pietà.
. . . insigni per virtù e zelo
Ricordiamo a tutti i Pastori di anime che l'avvenire dei novelli Sacerdoti
è, per gran parte, nelle loro mani. Lo zelo ardente ed i generosi propositi da
cui essi sono animati nell'iniziare il loro ministero, possono essere spenti e
certamente affievoliti dall'esempio degli anziani, se questi non rifulgano dello
splendore della virtù, o se, con il pretesto di non mutare le vecchie
consuetudini, si mostrassero amanti dell'ozio.
Si procuri la vita comune del Clero
Noi approviamo e raccomandiamo vivamente quanto è già nei voti della
Chiesa, che cioè si introduca e si estenda la consuetudine della vita comune
tra i Sacerdoti di una stessa parrocchia o di parrocchie limitrofe.
Immensi vantaggi che porta
Se questa pratica della vita comune comporta anche sacrificio, nessun dubbio
tuttavia che da essa provengono grandi vantaggi; innanzi tutto alimenta
quotidianamente lo zelo e lo spirito di carità tra i Sacerdoti, dà poi un
mirabile esempio ai fedeli del distacco dei ministri di Dio dai propri interessi
e dalla propria famiglia; è infine testimonianza della cura scrupolosa con cui
essi salvaguardano la castità sacerdotale.
Non sospendere la vita di studio
I Sacerdoti devono inoltre coltivare lo studio, come sapientemente prescrive
il Codice del Diritto Canonico: " I chierici non sospendano gli studi,
specialmente quelli sacri, dopo ricevuto il sacerdozio ". Lo stesso Codice
poi, oltre agli esami da farsi " almeno ogni anno, per un intero triennio
" che richiede dai novelli Sacerdoti, prescrive altresì che il Clero tenga
più volte l'anno adunanze ordinate " a promuovere la scienza e la pietà
".
Ridonare efficienza alle biblioteche per Sacerdoti . . .
Per favorire questi studi, resi talvolta difficili per le precarie condizioni
economiche del Clero, sarebbe sommamente opportuno che gli Ordinari, secondo le
luminose tradizioni della Chiesa, ridonassero dignità ed efficienza alle
biblioteche, cattedrali, collegiali, parrocchiali.
Molte biblioteche ecclesiastiche, nonostante le spogliazioni e le dispersioni
subite, posseggono non raramente una preziosa eredità di pergamene, di libri
manoscritti e stampati, " testimonio eloquente così dell'attività ed
influenza della Chiesa, come della fede e pietà generosa degli avi, dei loro
studi e del loro buon gusto ".
. . . con sale di consultazione e di lettura opportunamente aggiornate
Non siano queste biblioteche negletti ricettacoli di libri, ma piuttosto
strutture viventi, con una sala adatta alla consultazione dei libri ed alla
lettura. Innanzi tutto però, siano esse aggiornate ed arricchite di opere di
tutti i generi, specialmente di quelle relative alle questioni religiose e
sociali dei nostri tempi, in modo che gli insegnanti, i parroci, e
particolarmente i giovani Sacerdoti possano attingervi la dottrina necessaria
per diffondere le verità del Vangelo e per combattere gli errori.
Parte IV
Problemi di attualità
Pericoli del nostro tempo
Stimiamo infine essere Nostro officio, Venerabili Fratelli, di rivolgervi un
avvertimento sulle difficoltà che sono proprie del nostro tempo.
Lo spirito di novità
Avete già rilevato che tra i Sacerdoti, specialmente tra quelli meno forniti
di dottrina e di vita meno severa, si va diffondendo, in modo sempre più grave
e preoccupante, un certo spirito di novità.
Quando sia lodevole
La novità non è mai per se stessa un criterio di verità, e può essere
lodevole soltanto quando conferma la verità e porta alla rettitudine ed alla
virtù.
Novità perniciose contro cui stare in guardia
L'epoca in cui viviamo soffre di un grave smarrimento in ogni campo: sistemi
filosofici che nascono e muoiono senza punto migliorare i costumi; mostruosità
di certa arte che pure ha la pretesa di chiamarsi cristiana; criteri di governo
in molti luoghi che riescono più all'oppressione del cittadino che al bene
comune; metodi di vita e di rapporti economici e sociali in cui sono più in
pericolo gli onesti che gli scaltri. Da ciò quasi naturalmente deriva che non
manchino del tutto nei nostri tempi Sacerdoti infetti in qualche modo da simile
contagio; e che manifestano opinioni e seguono un sistema di vita anche nel
vestire e nella cura della persona, alieni sia dalla loro dignità che dalla
loro missione; che si lasciano trascinare dalla smania di novità sia nel
predicare ai fedeli sia nel combattere gli errori degli avversari; e che perciò
compromettono non solo la loro coscienza, ma anche la loro buona fama e quindi
l'efficacia del loro ministero.
Agli Ordinari spetta l'aggiornamento dei metodi di apostolato
Su tutto ciò, Venerabili Fratelli, richiamiamo vivamente la vostra
vigilanza, sicuri che voi, tra la diffusa bramosia del nuovo e l'esagerato
attaccamento al passato, userete quella prudenza che è sempre saggia e
vigilante, anche quando tenta vie nuove di attività e di lotta per il trionfo
della verità. Siamo ben lontani dal ritenere che l'apostolato non debba
adeguarsi alla realtà della vita moderna e che non si debbano promuovere
iniziative adatte ai bisogni del nostro tempo. Ma poiché tutto l'apostolato che
svolge la Chiesa è essenzialmente gerarchico, non si introducano nuove forme se
non con il beneplacito dell'Ordinario. Gli Ordinari di una stessa regione o di
una stessa Nazione, procurino in questa materia di stabilire tra essi un'intesa
allo scopo di provvedere alle necessità delle loro località e per studiare i
metodi più idonei e consoni all'apostolato religioso. Così tutto si farà
nell'ordine e nella disciplina e si potrà essere certi dell'efficacia
dell'azione sacerdotale. Siano tutti persuasi di questo: che bisogna seguire la
voce di Dio e non quella del mondo, e regolare l'attività dell'apostolato
secondo le direttive della Gerarchia e non secondo opinioni personali. E' vana
illusione credere di poter nascondere la propria povertà interiore a cooperare
efficacemente alla diffusione del regno di Cristo con la stranezza dei modi
esterni.
Il Clero e la questione sociale
Pari rettitudine di atteggiamento si richiede riguardo alle dottrine sociali
del tempo presente.
Nessuna incertezza contro il comunismo
Vi sono alcuni i quali, di fronte all'iniquità del comunismo che mira a
strappare la fede a quelli ai quali promette il benessere materiale, si mostrano
pavidi ed incerti; ma questa Sede Apostolica, con documenti recenti, ha indicato
con chiarezza la via da seguire, dalla quale nessuno dovrà allontanarsi se non
vorrà mancare al proprio dovere.
Denunciare le conseguenze dannose del capitalismo
Altri si dimostrano non meno pavidi e incerti di fronte a quel sistema
economico che è noto con il nome di capitalismo, del quale la Chiesa non ha
mancato di denunciare le gravi conseguenze. La Chiesa infatti ha indicato non
soltanto gli abusi del capitale e dello stesso diritto di proprietà che tale
sistema promuove e difende, ma ha altresì insegnato che il capitale e la
proprietà devono essere strumenti della produzione a vantaggio di tutta la
società e mezzi di sostegno e di difesa della libertà e dignità della persona
umana. Gli errori dei due sistemi economici e le dannose conseguenze che ne
derivano devono convincere tutti e specialmente i Sacerdoti a mantenersi fedeli
alla dottrina sociale della Chiesa e a diffonderne la conoscenza e
l'applicazione pratica. Tale dottrina infatti è la sola che può rimediare ai
mali denunciati e così dolorosamente diffusi: essa unisce e perfeziona le
esigenze della giustizia e i doveri della carità e promuove un ordinamento
sociale che non opprima i singoli e non li isoli in un egoismo cieco, ma tutti
unisca nell'armonia dei rapporti e nel vincolo di fraterna solidarietà.
Andare incontro ai poveri e ai ricchi
Ad esempio del Divino Maestro, il Sacerdote vada incontro ai poveri, ai
lavoratori, a tutti quelli che si trovano in angustia e in miseria, fra i quali
sono anche molti della classe media e non pochi confratelli di sacerdozio. Ma
non trascuri neppure coloro che, pur ricchi di beni di fortuna, sono spesso i
più poveri nell'anima e hanno bisogno di essere chiamati a rinnovarsi
spiritualmente per fare come Zaccheo: " Dò ai poveri la metà dei miei
beni e se ho frodato qualcuno di qualche cosa, restituisco il quadruplo "
(Lc 19, 8). Nel campo delle contese sociali dunque il Sacerdote non perda mai di
vista lo scopo della sua missione. Con zelo, senza timore, deve esporre i
principii cattolici circa la proprietà, le ricchezze, la giustizia sociale e la
carità cristiana fra le diverse classi, e dare a tutti l'esempio manifesto
della loro applicazione.
Formare i laici ai doveri sociali
In via ordinaria la realizzazione di questi principii sociali cristiani nella
vita pubblica è officio dei laici, e dove non ve ne sono di capaci, il
Sacerdote ponga ogni cura nel formarli adeguatamente.
Sollecitudine del Papa per il Clero povero
Questo argomento opportunamente Ci richiama a dire una parola sulle
condizioni economiche nelle quali in questo dopo guerra si son venuti a trovare
moltissimi Sacerdoti particolarmente di quelle regioni che maggiormente hanno
risentito le conseguenze della guerra e della situazione politica determinatasi
a causa del recente conflitto. Tale stato di cose Ci angustia profondamente e
Noi non tralasciamo nulla per alleviare, secondo le Nostre possibilità, i
disagi, la miseria e la estrema indigenza di molti.
Le straordinarie facoltà concesse ai Vescovi
Voi, specialmente, Venerabili Fratelli, ben conoscete come siamo intervenuti,
nei luoghi dove si sentiva maggiormente bisogno, anche attraverso la Sacra
Congregazione del Concilio, concedendo straordinarie facoltà ai Vescovi perché
fossero eliminate stridenti sperequazioni nelle condizioni economiche tra
Sacerdoti di una medesima Diocesi, e Ci consta che in molti luoghi i Sacerdoti
hanno aderito all'invito dei loro Pastori in modo degno di encomio; altrove non
è stato possibile mettere in pratica nella loro integrità le norme date, a
causa di gravi difficoltà incontrate.
Notificare i frutti degli sforzi compiuti
Vi esortiamo pertanto a proseguire, con animo di padri, nella via intrapresa,
ed a notificarCi i frutti dei vostri sforzi, perché non è ammissibile che
manchi il pane quotidiano all'operaio che ha lavorato e lavora nella vigna del
Signore.
Promuovere la previdenza sociale per i Sacerdoti
Noi vivamente lodiamo inoltre, Venerabili Fratelli, tutte quelle iniziative
che prenderete di comune accordo, affinché non solo non manchi ai Sacerdoti il
necessario per l'oggi, ma perché sia provveduto anche al futuro, con quel
sistema di previdenza, che già vige e tanto lodiamo nelle altre classi, e che
assicurano una conveniente assistenza nei casi di malattia, di invalidità e di
vecchiaia. In tal modo voi solleverete i Sacerdoti dalle preoccupazioni
derivanti dall'incertezza dell'avvenire.
Encomio del Clero che soccorre i confratelli di Sacerdozio
Al qual proposito, esprimiamo il Nostro paterno compiacimento a tutti quei
Sacerdoti che, anche a costo di sacrifici, sono venuti e vengono incontro alle
necessità dei Confratelli bisognosi, specialmente se malati o vecchi.
Così facendo, essi danno una prova luminosa di quella carità vicendevole
che Gesù Cristo ha dato come segno distintivo dei suoi discepoli: " In
questo tutti conosceranno che siete miei discepoli, se vi aiuterete a vicenda
" (Gv 13, 35).
E Ci auguriamo che questi vincoli di fraterna carità si facciano sempre più
stretti tra i Sacerdoti di tutte le Nazioni, affinché sia sempre più manifesto
che essi, ministri di Dio padre universale, a qualsiasi gente appartengano, sono
uniti tra sé dal vincolo della carità.
Educare i fedeli a soccorrere il Clero povero
Voi però comprenderete bene che un tale problema non può essere risolto
adeguatamente se i fedeli non sentano intimamente il dovere di aiutare il Clero,
ciascuno secondo le proprie possibilità, e non si adoperino tutti i mezzi
necessari per raggiungere tale scopo.
Perciò fate comprendere ai fedeli commessi alle vostre cure, l'obbligo che
essi hanno di venire in soccorso dei propri Sacerdoti che sono nel bisogno: vale
sempre la parola del Signore: " L'operaio merita la sua mercede " (Lc
10, 7). Come si potrà attendere un'attività fervida ed alacre dai Sacerdoti
quando essi mancano del necessario?
Del resto, i fedeli che trascurano tale dovere, spianano, anche
involontariamente, la via ai nemici della Chiesa, che in non pochi paesi cercano
appunto di affamare il Clero per poterlo separare dai legittimi Pastori.
Obbligo di farlo da parte dei Pubblici Poteri
Anche i Pubblici Poteri, secondo le diverse condizioni dei singoli Paesi,
hanno l'obbligo di provvedere ai bisogni del Clero, dalla cui azione la società
civile riceve incalcolabili benefici spirituali e morali.
Esortazione finale
Riassunto e programma di vita
Ponendo fine alla Nostra esortazione, non possiamo astenerCi dal riassumere e
ripetere quanto desideriamo che si imprima sempre più profondamente nell'animo
vostro, come programma della vostra vita e della vostra attività.
Portare tutte le anime a Gesù
Siamo sacerdoti di Cristo, dobbiamo perciò adoperarci con tutte le forze
affinché la Redenzione da lui operata abbia la più efficace applicazione in
tutte le anime. Considerate le immense necessità del nostro tempo, dobbiamo
fare ogni sforzo per ricondurre a Cristo i fratelli deviati dall'errore od
accecati dalle passioni; per illuminare i popoli con la luce della dottrina
cristiana, per guidarli secondo i precetti del Vangelo e formarli ad una più
perfetta coscienza cristiana, per incitarli infine alle lotte per il trionfo
della verità e della giustizia.
Trasfondendo la vita attinta da Gesù
Avremo raggiunto la meta prefissa soltanto quando saremo pervenuti alla
nostra santificazione, così che potremo trasfondere agli altri la vita che
avremo attinto da Cristo.
Mostrandosi modelli di bontà
Ad ogni Sacerdote ripetiamo pertanto la parola dell'Apostolo: " Non
trascurare la grazia che è in te, che ti è stata data... con l'imposizione
delle mani del presbiterio " (1 Tm 4, 14); " mostra te stesso in tutto
come modello di bene operare, nella dottrina, nell'integrità, nella gravità;
il parlare (sia) sano, comprensibile, affinché l'avversario resti confuso, non
avendo nulla da dire contro di noi " (Tt 2, 7.8).
Stimare la vocazione e viverla santamente
Diletti figli, fate sommo conto della grazia della vostra vocazione, e
vivetela in modo ch'essa produca frutti copiosi in edificazione della Chiesa e
per la conversione dei suoi nemici.
Rinnovarsi nello spirito in questo Anno Santo
E perché questa Nostra esortazione consegua lo scopo sperato, vi rivolgiamo
con particolare affetto queste parole che, ricorrendo l'Anno Santo, sono quanto
mai opportune: " Rinnovatevi nello spirito della vostra mente, e
rivestitevi dell'uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e nella vera
santità " (Ef 4, 23.24); " siate imitatori di Dio, come figli bennati,
e camminate nell'amore, come Cristo ha amato noi ed ha dato per noi se stesso a
Dio oblazione ed ostia " (Ef 5, 1.2); " siate pieni di Spirito Santo,
parlando tra voi con inni e salmi e cantici spirituali, cantando e salmeggiando
nei vostri cuori al Signore " (Ef 5, 18,19); " vegliando con tutta
perseveranza e pregando per tutti i Santi " (Ef 6, 18).
Esortazione ad un corso straordinario di esercizi spirituali . . .
Meditando questi incitamenti dell'Apostolo delle Genti, Ci sembra opportuno
suggerirvi che, nel corso di questo stesso Anno Santo, facciate un corso
straordinaio di esercizi spirituali, in modo che pieni di nuovo fervore di
pietà, possiate condurre anche le altre anime all'acquisto dell'indulgenza
divina.
. . . e alla fiducia in Maria madre dei Sacerdoti...
Ed infine, quando sperimentate più gravi le difficoltà nel cammino della
santità e nell'esercizio del vostro ministero, volgete fiduciosi gli occhi e
l'animo a Colei, che è Madre dell'Eterno Sacerdote ed è perciò madre di tutti
i Sacerdoti Cattolici. Voi ben conoscete la bontà di questa Madre, anzi in
molte regioni siete stati voi gli umili strumenti della misericordia del Cuore
Immacolato di Maria nel risvegliare la fede e la carità del popolo cristiano.
Se Maria ama tutti di tenerissimo amore, in modo tutto particolare Essa
predilige i Sacerdoti, che sono viva immagine del suo Gesù. Confortatevi al
pensiero di questo amore della Madre Divina per ognuno di voi, e sentirete più
facili le fatiche della vostra santificazione e del mistero sacerdotale.
. . . alla Quale il Santo Padre affida il Clero di tutto il mondo
All'Alma Madre di Dio, mediatrice delle grazie celesti, Noi affidiamo i
Sacerdoti di tutto il mondo, affinché, per sua intercessione, Dio faccia
scendere una larga effusione del suo Spirito, che spinga tutti i Ministri
dell'Altare alla santità e, attraverso il loro ministero, rinnovi
spiritualmente la faccia della terra.
Benedizione speciale per il Clero perseguitato
Fidenti nel valido patrocinio della Immacolata Vergine Maria per la
realizzazione di questi voti, imploriamo l'abbondanza delle divine grazie su
tutti, ma specialmente sui Vescovi e sui Sacerdoti i quali, per la doverosa
difesa dei diritti e della libertà della Chiesa, soffrono persecuzioni, carceri
ed esilio. Noi esprimiamo ad essi il Nostro vivissimo affetto, e li esortiamo
con paterno animo perché continuino a dare esempio di fortezza e di virtù
sacerdotale.
Benedizione per tutti i Sacerdoti
Sia auspicio di queste celesti grazie e testimonianza della Nostra paterna
benevolenza, la Benedizione Apostolica che impartiamo di gran cuore a Voi tutti
e singoli, Venerabili Fratelli, ed a tutti i vostri Sacerdoti.
Dato in Roma, presso San Pietro, il 23 settembre dell'Anno
Santo 1950, decimosecondo del Nostro Pontificato.
PIUS PP. XII