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PIO XII

ESORTAZIONE APOSTOLICA

I RAPIDI PROGRESSI*

AGLI EM.MI O ECC.MI VESCOVI D'ITALIA
IN OCCASIONE DEL PRIMO GIORNO DI
TRASMISSIONI DELLA TELEVISIONE ITALIANA

 

Venerabili Fratelli,
salute e Apostolica Benedizione.

I rapidi progressi, a cui è ormai avviata in molti Paesi la Televisione, sempre più mantengono desta la Nostra attenzione su questo meraviglioso mezzo offerto dalla scienza e dalla tecnica all’umanità, prezioso e pericoloso ad un tempo, per i profondi riflessi che esso è destinato ad esercitare sulla vita pubblica e privata delle Nazioni.

Anche in Italia la Televisione sta per iniziare le sue regolari trasmissioni, e il programma già delineato di una vasta rete di stazioni su tutto il territorio nazionale fa fondatamente prevedere notevoli gli sviluppi che potrà avere questo nuovo e potente strumento di espressione e di diffusione delle immagini, delle idee, dei sentimenti, e dell’arte.

A nessuno può sfuggire l’importanza di questo avvenimento, ponendo esso davanti al pubblico una nuova serie di problemi delicati ed urgenti di ordine morale, di presenza vigile ed attiva, e di organizzazione anche in questo campo.

Grande conforto Ci arreca a questo riguardo il sapere che Voi, Venerabili Fratelli, condividete queste Nostre paterne sollecitudini, e ve ne ringraziamo cordialmente.

Compresi, pertanto, della gravità della materia, crediamo giunto il momento di rivolgere a Voi la parola su questo argomento, per esortarvi a perseverare nei lodevoli sforzi già da Voi intrapresi, e perché la vostra azione, convenientemente orientata dalle norme direttive che intendiamo impartirvi, giunga tempestiva ed efficace, e apporti salutari e durevoli frutti.

Riconosciamo pienamente, Venerabili Fratelli, il valore di questa luminosa conquista della scienza, essendo essa nuova manifestazione delle mirabili grandezze di Dio, il quale « ne ha dato agli uomini la scienza allo scopo di essere onorato nelle sue meraviglie » [1]. Anche la Televisione, quindi, impone a noi tutti il dovere della riconoscenza, che la Chiesa non si stanca mai di ricordare ai suoi figli ogni giorno nel Santo Sacrificio dell’Altare, quando li ammonisce che: « è cosa veramente degna e giusta, retta e salutare ringraziare sempre e da per tutto » Dio per i suoi doni.

Tali erano i sentimenti del Nostro animo, Venerabili Fratelli, quando nella Pasqua del 1949, per la prima volta Ci fu dato di usufruire di questo mezzo per comunicare coi Nostri figli, e far sì che non solo giungesse loro la Nostra voce, ma che i loro sguardi nello stesso tempo potessero incontrarsi con la Nostra persona; e fin d’allora così Ci esprimevamo: « Noi attendiamo dalla Televisione conseguenze della più alta importanza per la rivelazione sempre più luminosa della verità alle intelligenze leali ».

Del resto, non è difficile rendersi conto degli innumerevoli vantaggi della Televisione, qualora essa, come Ci ripromettiamo, sia messa a servizio dell’uomo per il suo perfezionamento.

Mentre, infatti, in questi ultimi tempi il cinematografo, lo sport, nonché le dure necessità del lavoro quotidiano tendono ad allontanare sempre più dalla casa i membri della famiglia, turbando in tal modo il naturale svolgimento della Vita domestica, come non rallegrarCi nel vedere la Televisione contribuire efficacemente a ricostruire questo equilibrio, offrendo all’intera famiglia possibilità di prendere insieme onesto svago, lontano dai pericoli di compagnie e luoghi malsani?

Né possiamo rimanere indifferenti di fronte al benefico influsso che la Televisione è in grado di esercitare sotto l’aspetto sociale, in relazione alla coltura, all’educazione popolare, all’insegnamento scolastico, e alla vita stessa dei popoli, i quali, mediante questo strumento, saranno certamente aiutati a meglio conoscersi e comprendersi, e ad elevarsi all’unione cordiale e ad una maggiore reciproca collaborazione.

A Noi piace, tuttavia, soffermarci in modo particolare sulla parte che la Televisione non mancherà certamente di avere nella diffusione del messaggio evangelico. Ci sono noti a questo riguardo i consolanti risultati conseguiti dalla operositá dei cattolici in quelle Nazioni, dove la Televisione già da tempo è stata introdotta. Ma chi potrà prevedere quali e quanti orizzonti nuovi si apriranno all’apostolato cristiano, quando le stazioni televisive, diffuse in ogni parte del globo, permetteranno a tutti di contemplare ancor meglio la vita pulsante della Chiesa? Noi amiamo pensare che allora si rinsalderanno ancor più i vincoli spirituali della grande famiglia cristiana, e potrà arrivare agli uomini, maggiormente illuminati dalla luce dell’Evangelo per opera di questo meraviglioso strumento, una maggior conoscenza, un miglior approfondimento, ed una più vasta dilatazione del regno di Dio nel mondo.

Tali considerazioni non devono tuttavia far dimenticare un altro aspetto di questo delicato ed importante argomento. Se, infatti, la Televisione ben regolata può costituire un mezzo efficace di saggia e cristiana educazione, è altrettanto vero che la medesima non è scevra di pericoli, per gli abusi e per le profanazioni a cui potrebbe essere condotta dalla debolezza e dalla malizia umana; pericoli tanto più gravi, quanto maggiore è la potenza suggestiva di questo strumento e quanto più vasto e indiscriminato è il pubblico a cui esso si dirige. A differenza del teatro e del cinematografo, che limitano i loro spettacoli a quanti vi accedono per spontanea scelta, la Televisione si rivolge soprattutto ai gruppi familiari, composti di persone di ogni età e sesso, di cultura e preparazione morale differente, e vi porta il giornale, il notiziario vario, lo spettacolo. Come la radio, essa può entrare in ogni casa e luogo, in qualsiasi ora, recandovi non solo i suoni e le parole, ma anche la concretezza e la mobilità delle immagini; il che le conferisce maggiore capacità emotiva, soprattutto a riguardo dei giovani. A ciò si aggiunge che i programmi delle trasmissioni televisive sono formati in gran parte da pellicole cinematografiche e rappresentazioni teatrali, le quali, come l’esperienza insegna, in numero ancora troppo limitato sono in grado di soddisfare pienamente alle esigenze della morale cristiana e naturale. È da rilevare infine che la Televisione trova il suo pubblico più avido e più attento fra i fanciulli e gli adolescenti, i quali per l’età stessa sono i più facili a subirne il fascino, e a trasformare, coscientemente o inconsciamente, in realtà viventi le immagini assorbite dalla visione animata dello schermo.

È agevole, quindi, rendersi conto come la Televisione interessi da vicino più che mai l’educazione dei giovani e la santità stessa del focolare domestico.

Orbene, quando si pensi all’inestimabile valore della famiglia, che è la cellula della società, e si rifletta che tra le pareti domestiche deve iniziarsi e svolgersi lo sviluppo non solo corporale ma anche spirituale del fanciullo, speranza preziosa della Chiesa e della Patria, non possiamo fare a meno di proclamare, a tutti coloro che condividono le responsabilità della Televisione, che gravissimi sono i doveri e le responsabilità che loro incombono davanti a Dio e alla società.

Alle autorità pubbliche soprattutto spetta prendere ogni cautela, perché in nessuna maniera sia recata offesa o turbamento a quell’aura di purezza e di riservatezza che deve circondare il focolare domestico, davanti al quale la stessa saggezza antica, compresa di sacro rispetto, sentenziava: « Niente di scorretto all’udito e alla vista tocchi la soglia di questa casa,… al bimbo si deve la massima riverenza » [2].

Davanti alla Nostra mente non cessa di essere presente il quadro doloroso della potenza malefica e sconvolgitrice degli spettacoli cinematografici. Ma come non inorridire al pensiero che, mediante la Televisione, possa introdursi fra le stesse pareti domestiche quell’atmosfera avvelenata di materialismo, di fatuità e di edonismo, che troppo sovente si respira in tante sale cinematografiche? Davvero non si potrebbe immaginare cosa più fatale alle forze spirituali della Nazione, se davanti a tante anime innocenti, in seno alla famiglia stessa, dovessero ripetersi quelle impressionanti rivelazioni del piacere, della passione e del male, che possono scuotere e far rovinare per sempre tutta una costruzione di purezza, di bontà e di sana educazione individuale e sociale.

Per questi motivi, Noi crediamo opportuno osservare che la normale vigilanza che deve essere esercitata dall’autorità responsabile del pubblico spettacolo non è sufficiente per le trasmissioni televisive, al fine di eseguire un servizio ineccepibile dal punto di vista morale, ma è necessario un criterio diverso di valutazione, trattandosi di rappresentazioni che devono penetrare nel santuario della famiglia. Appare, quindi, soprattutto in questo campo, l’infondatezza dei pretesi diritti della indiscriminata libertà dell’arte, o del ricorso al pretesto della libertà d’informazione e di pensiero, essendo in gioco superiori valori da proteggere, i violatori dei quali non potrebbero sfuggire alle severe sanzioni minacciate dal Divin Salvatore: «Guai al mondo per gli scandali!… guai all’uomo per colpa del quale avviene lo scandalo! » [3].

Noi nutriamo profonda fiducia che l’alto senso di responsabilità di coloro che presiedono alla vita pubblica varrà ad impedire le tristi eventualità che sopra abbiamo deprecato. Amiamo, anzi, sperare che, per quanto riguarda i programmi degli spettacoli, opportune norme saranno emanate, dirette a fare servire la Televisione alla sana ricreazione dei cittadini, ed a contribuire altresì in ogni circostanza alla loro educazione ed elevazione morale. Ma perché tali auspicati provvedimenti abbiano, poi, piena applicazione, è necessaria da parte di tutti una attenta ed operosa vigilanza.

A voi primieramente, Venerabili Fratelli, Ci rivogliamo, e a tutto il Clero, facendo Nostre a questo riguardo le parole di S. Paolo a Timoteo: «Ti scongiuro dinnanzi a Dio e a Gesù Cristo, il quale giudicherà i vivi e i morti, per la venuta e per il regno di Lui: predica la parola, insisti a tempo, fuori tempo: riprendi, supplica, esorta, con ogni pazienza e dottrina » [4]. Ma non meno urgentemente Ci rivolgiamo ai laici stessi, che desideriamo vedere sempre più numerosi e compatti intorno ai loro Pastori anche in questa santa crociata. Coloro specialmente che la Chiesa chiama nell’Azione Cattolica a fianco della Gerarchia, comprendano la necessità di intraprendere opportune iniziative, per far sentire la loro presenza in questo campo, prima che sia troppo tardi. A nessuno è lecito contemplare inerte i rapidi sviluppi della Televisione, quando si sa il potentissimo influsso che essa indubbiamente è in grado di esercitare sulla vita nazionale, sia nel promuovere il bene, come nel diffondere il male. Né, al verificarsi di eventuali abusi e degenerazioni, ai cattolici basterà di starsene semplicemente a deplorarli, quando invece sarà necessario additarli con segnalazioni ben precise e documentate alle pubbliche autorità. Come non riconoscere, infatti, che una delle cause, forse meno avvertita ma non meno vera, del dilagare di tanta immoralità, non è data dalla mancanza di provvedimenti, ma dalla mancata o fiacca reazione degli onesti, i quali non hanno saputo denunciare tempestivamente le infrazioni contro la legge del buon costume?

Tuttavia, la vostra opera sarebbe ben lungi ancora dal soddisfare in pieno i Nostri desideri e le Nostre speranze, se si limitasse semplicemente ad una difesa dal male, e non si risolvesse invece in una vigorosa affermazione del bene. La meta che Noi vogliamo additarvi è, questa, che la Televisione non sia soltanto moralmente incensurabile, ma diventi altresì cristianamente educatrice.

A questo riguardo valgono le sagge riflessioni, che il nostro Predecessore Pio XI di f. m. referiva al cinematografo: « I progressi dell’arte, della scienza, della stessa perfezione tecnica e industria umana come sono veri doni di Dio, così alla gloria di Dio e alla salvezza delle anime siano ordinati, e servano praticamente all’estensione del regno di Dio in terra, affinché tutti, come ci fa pregare la S. Chiesa, profittiamo di essi in modo da non perdere i beni eterni: sic transeamus per bona temporalia, ut non ammittamus aeterna » [5].

Per raggiungere tale intento, facilmente si comprende quanto importi la preparazione dei programmi televisivi. Orbene, in un Paese di così antiche e profonde tradizioni cattoliche, quale è la Nazione italiana, Noi abbiamo tutto il diritto di sperare che la Televisione riservi un posto proporzionato all’importanza che il Cattolicesimo occupa nella vita nazionale.

A tal fine, Noi ben sappiamo come si sia già lodevolmente provveduto, nelle Diocesi in cui si trovano stazioni teletrasmittenti, a designare uno o più laici o sacerdoti, con l’incarico di interessarsi della formazione dei programmi di carattere religioso. Noi auspichiamo però che essa, per il suo maggiore rendimento, possa svolgersi in maniera coordinata sul piano nazionale, e faccia capo a un Ufficio Centrale competente, che abbia la funzione di imprimere sui punti essenziali un carattere uniforme all’azione dei singoli, di mettere a profitto di tutti le fruttuose esperienze fatte in questo campo nelle varie parti del mondo, di raccogliere le segnalazioni e i consigli, specialmente dei Pastori delle anime, e nello stesso tempo rappresenti presso chi di dovere la voce e il pensiero stesso dell’Episcopato italiano. Con un’azione di questo genere dell’Episcopato, interprete dei desideri non solo della parte sana della Nazione, ma altresì della maggior parte degli utenti della Televisione, sarà certo più facile ai responsabili, per quanto riguarda la scelta dei programmi, resistere a criteri e a valutazioni non del tutto raccomandabili, da qualunque parte essi vengano suggeriti. Così pure potranno far capo all’Ufficio suddetto le iniziative di ordine culturale, organizzativo, o di altro genere, promosse nelle varie località. Nel dinamismo della vita moderna, che riceve così potente impulso dal genio dell’organizzazione, fa d’uopo procedere uniti e concordi; in questo campo, specialmente, l’unione dei cattolici costituisce la loro forza.

Nello stesso tempo è più che mai necessario e urgente formare nei fedeli una coscienza retta dei doveri cristiani circa l’uso della Televisione: una coscienza cioè che sappia avvertire gli eventuali pericoli, e si attenga ai giudizi dell’autorità ecclesiastica sulla moralità delle rappresentazioni teletrasmesse. Siano illuminati in primo luogo i genitori e gli educatori, affinché non abbiano a piangere, quando non saranno più in tempo, sulle rovine spirituali di innocenze perdute. Noi non potremmo perciò bastevolmente lodare, quali veri apostoli di bene, tutti coloro che, secondo le loro possibilità, vi aiuteranno in questa benefica opera.

Il lavoro che vi attende, Venerabili Fratelli, non lo dissimuliamo, è immenso e arduo. Vi sorregga, però, la consapevolezza di lottare per la salvaguardia della morale cristiana in mezzo al vostro gregge; e voglia fecondare i vostri sforzi la Vergine Immacolata, alla cui materna protezione in modo particolare affidiamo, in questo anno a Lei dedicato, il felice esito della vostra santa impresa. E come, quasi per fausto auspicio, i primi passi della Televisione qui in Roma hanno contribuito a rendere più solenne l’inaugurazione dell’Anno Mariano, così possano i suoi ulteriori sviluppi giovare ai successivi trionfi di Gesù e Maria, facendo maggiormente irradiare su tutti gli spiriti di buona volontà « la luce che illumina ogni uomo che viene in questo mondo » [6], e apportando in ogni casa, in ogni luogo, ovunque questo mezzo penetri, « tutto quello che è vero, tutto quello che è onesto, tutto quello che è giusto, tutto quello che è santo, tutto quello che rende amabile »; se ne avvantaggerà la causa della civiltà, della religione e della pace, « e il Signore della pace sarà con voi » [7].

Perché i Nostri voti e la Nostra preghiera trovino generosa risposta nelle anime di tutti, a voi, Venerabili Fratelli, ai fedeli affidati alle vostre cure, ed agli uomini coscienziosi e sagaci che dedicano le loro attività alla Televisione, impartiamo con affetto paterno l’Apostolica Benedizione.

 Dal Vaticano, 1 gennaio 1954.

PIUS PP.XII

 


*Discorsi e Radiomessaggi di Sua Santità Pio XII, XV,
  Quindicesimo anno di Pontificato, 2 marzo 1948 - 1° marzo 1949, pp. 679 - 686
  Tipografia Poliglotta Vaticana

[1] Eccli., 38, 6.

[2] Juvenalis, Satyr., XIV, 44, 47.

[3] Matth., 18, 7.

[4] II Tim., 4, 1-2.

[5] Encycl. Vigilanti cura.

 [6] Ioann., 1, 9.

[7] Philipp., 4, 8, 9.

 

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