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PIO XII

LETTERA APOSTOLICA

NOSTI PROFECTO

NEL QUARTO CENTENARIO DELLA BOLLA « REGIMINI MILITANTIS ECCLESIAE »(27 SETTEMBRE 1540) CHE HA DATO VITA ALLA COMPAGNIA DI GESÙ,
IL PONTEFICE RICORDA LE INNUMEREVOLI  BENEMERENZE
DEI SEGUACI DI SANT’IGNAZIO CHE, AL SERVIZIO DELLA CHIESA,
HANNO OPERATO CON ZELO E ATTIVITÀ INDEFESSA
IN TUTTI I SETTORI DELLA SOCIETÀ UMANA.

 

Al diletto Figlio Wlodimiro Ledóchowski,
Preposito Generale della Compagnia di Gesù.

Diletto Figlio Nostro,
salute e Apostolica Benedizione.

Certamente Tu sai quanto Ci è cara e in quanta stima teniamo la famiglia Ignaziana, che da venticinque anni Tu governi con cura e prudenza. Non Ti meraviglierai pertanto se, al compiersi dei quattro secoli da che il Nostro Predecessore d’immortale memoria Paolo III con la Lettera Apostolica «Regimini militantis Ecclesiae » approvava e con l’autorità apostolica costituiva la Compagnia di Gesù, desideriamo prendere parte alla vostra letizia ed alle vostre feste centenarie.

È vero che questo momento di travaglio e di trepidazione generale sembra gettare sulla lieta ricorrenza un’ombra di tristezza; ma ciò non impedisce ch’essa sia motivo di gaudio per tutta la Chiesa, di cui in questo lungo spazio di anni la vostra Compagnia si è resa benemerita per innumerevoli e splendide imprese. E di queste opere egregie Ci piace oggi rinnovare la memoria almeno sommariamente e brevemente, non soltanto a Nostro e vostro conforto, ma anche perché voi tutti, rammentando con senso di gratitudine le opere gloriose che nel corso di questi quattro secoli la Provvidenza divina ha compiuto per mezzo vostro e dei vostri Maggiori, ne rendiate grazie vivissime alla bontà divina, e allo stesso tempo fiduciosi ne prendiate un fausto auspicio di ulteriori progressi con forze sempre nuove a maggior gloria di Dio ed a salute delle anime.

Difficili senza dubbio furono i tempi in cui il vostro Legislatore e Padre si presentò al mondo. Da una parte un’ardente passione per il pensiero e la cultura degli antichi pagani infiammava ed esaltava talmente gli animi, che spesso la dottrina cristiana veniva o disdegnata come qualche cosa di inferiore, o sviata o corrotta, costringendola negli angusti confini della ragione umana; e pertanto molti, e alle volte anche quelli che avrebbero dovuto essere d’esempio agli altri, erano caduti nella rilassatezza dei costumi e persino in aperte sregolatezze e pervertimenti morali. Non fa dunque meraviglia se parve che la tempesta di rivolta che calava dal settentrione fosse per scuotere e divellere fino i cardini della Chiesa.

Nessuna meraviglia se, rotta l’ubbidienza dovuta all’autorità Ecclesiastica ed allo stesso Pontefice Romano, tante genti e tante nazioni, separatesi dall’unità della Chiesa, si sbandarono poi dolorosamente per le vie dell’errore.

E mentre questo profondo scompiglio intellettuale e sociale teneva in ansiosa sollecitudine tutti gli onesti, e le braccia dei Ministri di Dio parevano venire meno, ecco da un’altra parte aprirsi un campo di lavoro apostolico nuovo e difficile.

Nelle immense terre dell’Oriente e dell’Occidente allora scoperte, una moltitudine di popoli indigeni, bisognosi della verità insegnata da Gesù Cristo, attendeva il dono della grazia divina.

Ma in quei terribili momenti si verificò un fenomeno meraviglioso: Gesù Cristo stesso parve accorresse a salvare la sua castissima Sposa da tutti i pericoli, che dall’interno e dall’esterno la minacciavano, ridonandole una rigogliosa fecondità spirituale. Come se arridesse una nuova primavera al giardino della Chiesa, ecco bellissimi fiori di santità germogliare, sbocciare e spandere un soavissimo profumo. Uomini e donne, meraviglie di virtù cristiane, alzano formidabili barriere contro la piena dell’empietà che irrompe, si prodigano generosamente per dilatare la fede cattolica e, voltisi ai popoli che si disperdono, con la fiamma della predicazione e con la profonda dottrina degli scritti, e specialmente con l’esempio della santità, li ritraggono dalle vie traverse dell’errore per ricondurli felicemente sulla buona strada.

Ora tutti sanno che nel numero di questi Santi, differenti fra loro come « stella da stella in fulgore » [1], occupa un posto glorioso Ignazio di Loyola, e che nell’affrontare sì grandi fatiche la Compagnia da Lui fondata se ne addossò una grande parte. A buon diritto « la storia attesta — usiamo le parole dell’immediato Nostro Predecessore di f.m. — qual benefico sollievo provasse subito il mondo cattolico confortato per Ignazio di sì opportuno aiuto; né riuscirebbe facile ricordare le imprese di ogni genere compiute per la gloria di Dio dalla Compagnia di Gesù sotto la guida e il magistero d’Ignazio. Furono allora visti i suoi compagni indefessi ribattere vittoriosamente la ribellione degli eretici; attendere dappertutto alla riforma dei costumi corrotti; ristorare nel clero la scaduta disciplina; guidare non pochi alle cime della perfezione cristiana; impegnarsi senza soste nell’informare a pietà e nell’erudire nelle lettere e nelle scienze la gioventù, nell’intento di preparare una posterità veramente cristiana; e lavorare intanto egregiamente nella conversione degli infedeli per dilatare con nuove conquiste il regno di Gesù Cristo » [2].

Pertanto, non solo è lecito affermare che, come ad altre necessità altri Santi, così ai nuovi errori di quel tempo, Dio stesso collocò a fronteggiarli Ignazio e la sua Compagnia; ma anche che per tutto il corso di questi quattro secoli i seguaci del vostro Legislatore e Padre combatterono con animo invitto contro il sorgere di ogni nuovo errore, porsero un efficace aiuto alla Chiesa all’emergere di ogni necessità, e produssero ogni sorta di saluberrimi frutti. E sono precisamente questi copiosi frutti di bene che qui, per congratularcene con voi, vogliamo con rapida e breve sintesi ricordare.

Prima di tutto vogliamo tributare le più alte lodi all’ascetica ignaziana. Nella direzione e formazione delle coscienze essa mira principalmente a che « tutto e in tutto sia Cristo » [3], e conseguentemente tutto unicamente dirige, come a fine supremo, alla sempre maggiore gloria di Dio. E questa ascetica viene spiegata sia ai membri della vostra Compagnia, sia a tutti coloro che si interessano della propria salvezza eterna, con l’uso opportunamente introdotto degli Esercizi Spirituali, secondo l’aureo libretto composto da Ignazio, che il Nostro Predecessore d’immortale memoria Benedetto XLV nella Lettera Apostolica « Quantum secessus » chiamò « veramente ammirabile ». Quanti uomini, infatti, i quali o preoccupati dagli affari e dai pensieri di questa vita mortale, già non badavano alle cose celesti, ovvero, sedotti miseramente dalle lusinghe del piacere e delle passioni, si erano gettati nei gorghi del vizio, allorché finalmente entrarono in un ritiro spirituale, e, datisi appena ad un poco di raccoglimento, staccarono i loro pensieri dalla terra per fissarli nelle realtà celesti, ebbero la consolazione di rimettere in ordine la loro coscienza, liberarsi col perdono tanto invocato dal peso delle loro colpe e ritrovare infine la serenità della grazia e della pace! Quando, sottrattiCi alle cure esteriori, Ci è dato di attendere alla sapienza celeste nel raccoglimento dello spirito, dove tace ogni strepito di sollecitudini terrene, e gustiamo la gioia d’immergerCi nelle sante meditazioni e nelle dolcezze eterne, allora sentiamo facilmente quanto siano vere quelle parole che nulla giova all’uomo « guadagnare anche il mondo intero se poi perde l’anima sua »[4]; allora pure si vede chiaramente che tutto ciò che ci distoglie dalla felicità eterna o anche solo non giova a guadagnarla, tutto « è vanità e afflizione di spirito » [5]. Ben poté perciò il Nostro immediato Predecessore Pio XI nell’Enciclica « Mens Nostra »[6] affermare che « negli Esercizi Spirituali v’è certamente un mezzo singolare, di salvezza eterna ». E perché questo metodo speciale, che in siffatta materia propone Ignazio di Loyola, era così eccellente, volle accondiscendere alle istanze dei Vescovi e con la Lettera Apostolica «Summorum Pontificum » [7] dichiarò e costituì il Santo, celeste Patrono di tutti gli Esercizi Spirituali.

Tengano dunque carissimi questi Esercizi i membri della famiglia Ignaziana, e ai tempi dovuti sappiano applicarvisi con intenso amore e diligenza somma, e li considerino quasi culla del loro Ordine. Poiché secondo una pia tradizione, allorché il loro Legislatore e Padre nella grotta di Manresa, lontano dal consorzio umano e dal tumulto del mondo, viveva solitario tra preghiere e meditazioni, la Compagnia di Gesù per la prima volta gli apparve al pensiero, divinamente illuminato, sotto l’aspetto di una sacra milizia.

I membri però della Compagnia non solo si esercitino con amorosa cura in questa palestra di vita spirituale per conseguire la perfezione loro propria, ma s’industrino anche quanto possono — come del resto già fanno — affinché le Case di Esercizi aperte dappertutto a quanti vogliono servirsene, siano col dovuto spirito di pietà e di fede frequentate da schiere quanto più si può numerose così del clero come di laici di qualsivoglia ceto.

Ma v’è anche un altro motivo per il quale, giacché ne abbiamo l’opportunità, vogliamo congratularCi con voi ed esortarvi con animo paterno. Sappiamo che la vostra Compagnia, fin dall’origine, si è data sempre tutta e con tutte le forze alla difesa dell’integrità della fede cattolica contro tutti i sofismi e tutti gli errori, alla rivendicazione dei sacrosanti diritti della Santa Chiesa e del Romano Pontefice, ed alla propagazione della religione cristiana in tutto il mondo per opera di apostolici seminatori della divina parola. In ciascuno di questi campi di azione chi, anche solo affrettatamente, svolga i vostri annali, troverà in abbondanza imprese degne di essere scritte a lettere d’oro non solo nei fasti dell’Ordine vostro, ma anche in quelli della Chiesa Cattolica.

E qui Ci vengono alla mente i nomi gloriosi di Santi, quali Pietro Canisio e Roberto Bellarmino, dal Nostro immediato Predecessore dichiarati entrambi Dottori della Chiesa, che con la sapienza della parola e degli scritti confutarono i negatori della dottrina cattolica e con poderosi volumi illustrarono la verità; i nomi di Pietro Claver, Giovanni Francesco Regis, Francesco de Geronimo, che con zelo infiammato e instancabile travaglio o condussero all’ovile di Cristo tantissimi uomini, istruendoli nella legge cristiana e santificandoli col Battesimo, o li richiamarono ad una vita più conforme alla fede cattolica; e infine nomi di quelli che, come Francesco Borgia e Giuseppe Pignatelli, nell’atto in cui tenevano le redini della vostra religiosa Famiglia, non intermisero mai con sapienti cure di suscitare, formare, dirigere ed infiammare del fuoco della carità divina siffatti zelanti operai evangelici e strenui soldati di Cristo. Alle genti lontane — che pure il grande cuore d’Ignazio fin da quando disegnava il primo abbozzo dell’Ordine abbracciava nel suo zelo apostolico — sugli inizi stessi della Compagnia, per mandato di Paolo III Nostro Predecessore, volse il pensiero per assoggettarle al giogo soavissimo di Cristo, quel glorioso figlio d’Ignazio, Francesco Saverio, che i Sommi Pontefici Nostri Predecessori proclamarono Apostolo delle Indie e Patrono di tutte le Missioni, e che, senza interruzione, tanti altri della vostra Compagnia, banditori della divina parola, hanno seguito e seguono tuttora, dandosi in ogni dove con intrepidezza al lavoro apostolico delle Missioni. Né a voi mancarono schiere ben numerose di Martiri che, dopo avere compiuto eroiche imprese nella diffusione e difesa della religione per la fede di Cristo, in quasi tutte le regioni del mondo, versarono generosamente anche il loro sangue.

Ora, se i nemici del divin Redentore e della Chiesa hanno perseguitato con ostilità particolare la vostra religiosa Compagnia, questo è da ascriversi non a disonore, ma piuttosto a vostro sommo elogio. Chi con fedeltà risoluta e con amore operoso si dà veramente a seguire Cristo Nostro Signore, deve quasi necessariamente incontrare l’esecrazione della malvagità umana. Lo stesso Salvatore Nostro lo predisse ai suoi Apostoli: «…nel nome mio voi verrete in odio a tutte le genti » [8]. « Se voi foste del mondo, il mondo amerebbe quel che è suo; ma poiché voi non siete del mondo, perché io vi ho scelto fuori del mondo, per questo il mondo vi odia » [9]. Di qualunque genere siano dunque le persecuzioni, le calunnie e contrarietà che avrete, non perdetevi d’animo; ma ricordando la grande parola « Beati quelli che soffrono persecuzione per la giustizia, perché a loro appartiene il Regno dei cieli »[10] perseverate con ardore sempre vivo nei vostri santi impegni, godendo intimamente come facevano gli Apostoli, « perché siete stati ritenuti degni di essere ingiuriati pel nome di Gesù »[11].

Ma non vogliamo passar sotto silenzio le benemerenze singolari di cui, per tutti e quattro i secoli passati, la vostra Compagnia si è arricchita nella retta e dotta educazione della gioventù. Voi conoscete certamente tutta l’importanza di questo ministero; e sapete che la sorte non solo dello Stato ma anche della Chiesa dipende strettamente dalle condizioni e dall’insegnamento della scuola: giacché i cittadini ed i fedeli, per lo più, altri non sono da come li ha formati l’educazione giovanile. Vi tributiamo quindi le meritate lodi per gli istituti quasi senza numero che avete aperti agli studi delle lettere e delle scienze, dove la gioventù, come molle cera, viene così da voi plasmata e coltivata sia nella dottrina come nella virtù, che, mentre rappresenta al vivo l’ideale della vita cristiana, offre le più belle speranze pel futuro. E con lodevole pensiero alla gioventù mostrate e proponete ad imitare gli esempi di quei giovani santissimi, i quali, come Luigi Gonzaga, come Giovanni Berchmans, come Stanislao Kostka, conservarono candido ed illibato, circondandolo a mo’ di siepe con le spine della penitenza, il giglio verginale della loro purezza.

Ma voi non attendete soltanto all’educazione dell’età giovanile. Come il vostro Fondatore e Padre, divinando le necessità dei tempi a venire, vi aveva raccomandato nelle Costituzioni, avete in molti luoghi fondati anche Istituti di studi superiori ed Università, ed in essi a speranza della Chiesa formate rettamente e santamente il Clero, — come in questa nostra Alma Città e quasi sotto i nostri occhi fate egregiamente nella Pontificia Università Gregoriana e negli Istituti a quella consociati — ed insieme andate preparando con ogni diligenza ai futuri incarichi, a cui saranno chiamati nella vita pubblica o privata, i cittadini di ogni grado. All’educazione che voi date alla gioventù, grande aiuto porgono quelle palestre di pietà e di apostolato cristiano che son note col nome di Congregazioni Mariane e che, come schiere ausiliari ordinate in pacifiche formazioni sotto il vessillo della Vergine Maria, la Chiesa di Cristo ha sempre pronte ai suoi ordini.

Continuate pertanto a promuovere con l’attività che vi è propria queste santissime iniziative e persuadetevi che non ne prenderete mai cura sì grande che non se ne debba avere maggiore. Poiché, fin che ci sono paesi dove i giovani devono frequentare scuole ed istituti nei quali l’errore, mascherato con apparenza di verità, irretisce le loro menti, e il contagio dell’empietà corrompe miseramente il loro cuore, è necessario impegnarsi con ogni sforzo perché in nessun luogo manchino case di sana educazione e di studio, dove agli scolari venga fornito l’insegnamento non solo di una solida dottrina, ma anche della cristiana virtù.

E non stancatevi nemmeno di promuovere sempre anche le altre opere di carità, di religione e di pietà. I vostri Maggiori vi hanno lasciato esempi luminosi in tutte le imprese e in tutte le discipline. Camminate fedelmente sulle loro orme con amore e fermezza, e dalla loro virtù e dalla santità della loro vita sappiate trarre eccitamenti e stimoli ad intraprendere e svolgere imprese sempre maggiori.

I tempi nuovi in cui viviamo esigono certamente, anche nei riguardi dello spirito, iniziative, opere e difese di genere nuovo, con cui venire opportunamente in soccorso ai rinnovati e ogni dì crescenti bisogni di questa nostra età. Arditi e pronti all’opera come siete, non trascurate queste nuove forme, ma adoperatevi con ogni sforzo ad ottenere che tutte le invenzioni del progresso moderno portino un sempre più degno e più adatto contributo a rafforzare il regno di Gesù Cristo dentro i suoi confini e a dilatarlo fuori di essi. Ma abbiate cura che l’Istituto vostro, a Noi ed a voi carissimo, resti sempre quello: lo stesso sempre il regime che lo consolida; lo stesso lo spirito che lo nutre; la stessa infine quella venerazione incondizionata e quella volontà di ubbidienza assoluta che vi tiene così tenacemente e così risolutamente stretti a questa Sede Apostolica. Ma tutto questo non ha bisogno della Nostra esortazione, poiché il Predecessore Nostro di immortale memoria Pio XI già con la Lettera Apostolica « Paterna Caritas »[12] volle che la Compagnia di Gesù si conservasse immutata ed intatta, confermandola nuovamente di sua autorità; e d’altra parte è distintivo caratteristico del vostro Ordine, ed è tradizione, lasciatavi come in eredità dai vostri antichi, conservare con ogni impegno incolumi ed immutate le leggi e lo spirito vostro, pur lanciandovi a conquiste sempre più belle.

Ora, o diletto Figlio, affinché tutto quello che in questa Nostra Lettera Ti abbiamo scritto più a lode che ad esortazione vostra, venga attuato ogni giorno meglio, imploriamo con ogni affetto da Dio per voi l’aiuto celeste. Vi assistano dal cielo, specialmente in questa faustissima ricorrenza, sia il vostro Fondatore e Padre, lieto della sua figliuolanza, come tutta l’innumerevole schiera di santi religiosi che con la sapienza e con la virtù tanto illustrarono la Famiglia Ignaziana; e dal Sacratissimo Cuore di Gesù, di cui con lodevole zelo attendete — specialmente con l’Apostolato della Preghiera —, a diffondere in ogni ordine di persone la devozione e il culto, vi impetrino abbondanza di grazia e frutti copiosissimi di santità e di apostolato.

E per accrescere questi frutti di santità con un dono che attingiamo dal tesoro della Chiesa, per il giorno 27 del prossimo mese di settembre — nel quale cade la vostra ricorrenza centenaria — ovvero per un altro giorno nel quale i Superiori della vostra religiosa Famiglia preferiranno celebrare quella solennità, di tutto cuore concediamo che tutti e singoli i membri del vostro Ordine e tutti i fedeli cristiani i quali, confessati e comunicati, visiteranno una chiesa della Compagnia di Gesù o affidata alle sue cure e vi pregheranno secondo la Nostra intenzione, possano acquistare l’Indulgenza plenaria.

Intanto, auspice dei favori celesti e pegno della Nostra benevolenza paterna, a Te, o diletto Figlio, a tutti i religiosi della Compagnia di Gesù ed ai loro alunni impartiamo con effusione di cuore la Benedizione Apostolica.

Dato a Roma, presso S. Pietro, il 6 luglio 1940, nell’Ottava dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, anno secondo del Nostro Pontificato.


[1] Cfr. I Cor., XV, 41.

[2] Epist. Apost. Meditantibus Nobis, A.A.S., 1922, p. 630.

[3] Col., III, 11.

[4] Matth., XVI, 26.

[5] Eccle., II, 17.

[6] A.A.S., 1929, p. 691.

[7] A.A.S., 1929, p. 420.

[8] Matth., 1922, XIV, 9.

[9] Ioann., XV, 19.

[10] Matth., V, 10.

[11] Cfr. Act., V, 41.

[12] A.A.S., 1933, pp. 245-246.

 

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