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PIO XII

LETTERA APOSTOLICA

VERITATEM FACIENTES 

AI VENERABILI FRATELLI E AI DILETTI FIGLI
VESCOVI E AL CLERO E AL POPOLO DELLA ROMANIA
CHE HANNO PACE E COMUNIONE CON LA SEDE APOSTOLICA

 

Venerabili Fratelli e Diletti Figli,
salute e Apostolica Benedizione.

« Seguendo la verità nella carità »(1), mentre consideriamo le tristissime condizioni in cui versa tra voi la Chiesa Cattolica, non possiamo fare a meno di lodare il vostro mirabile esempio di cristiana fortezza; e di rammaricarCi per il gravissimo pericolo in cui si trovano i sacri diritti della religione cattolica, e specialmente la sua libertà.

Per tal motivo, la carità paterna che nutriamo verso tutti coloro che Ci sono fratelli e figli in Cristo, e particolarmente verso di voi, Ci spinge a porgervi quei conforti, che Ci sono possibili nelle presenti difficoltà: rivolgervi cioè la parola quasi foste presenti, per mezzo di questa lettera, e assicurarvi che Noi partecipiamo alle vostre pene e alle vostre sofferenze, e che per voi innalziamo a Dio, padre delle misericordie, le Nostre preghiere, a cui si uniscono le suppliche di tutto il mondo cattolico.

Ma la consapevolezza del Nostro mandato apostolico Ci impone altresì di elevare la Nostra voce per difendere la causa di Dio e della Chiesa; «nulla infatti possiamo contro la verità, ma per la verità »(2).

Ben sappiamo, infatti, quali e quante sofferenze voi avete dovuto sostenere finora: sappiamo che non vi è ormai più tra voi alcun Vescovo che possa liberamente governare la sua Diocesi, dirigere i suoi sacerdoti, impartire le opportune norme ai propri figli del laicato. Tutti invero sono stati strappati dalle loro sedi, e si trovano o in carcere, o relegati lontano dai loro greggi. Perciò non senza grave detrimento si verifica il detto: « Percuoterò i pastori e saranno disperse le pecore del gregge »(3). Conosciamo inoltre che la Chiesa di Rito Orientale, così fiorente fra voi per numero di fedeli e per virtù, è dalla legge considerata come scomparsa, e i suoi sacri edifici ed istituti sono stati destinati ad altri usi, come se ciò corrispondesse ai desideri e alle aspirazioni dei fedeli stessi; moltissime famiglie religiose, maschili e femminili, sono state disperse, e le scuole, dove i giovanetti, sotto la guida dei religiosi medesimi, aprivano le loro menti alla luce della sapienza umana e cristiana, e crescevano nella integrità dei costumi e nella pratica delle virtù, sono state proibite ed affidate ad altri, come dannose e pericolose per la nazione: non pochi sacerdoti, appunto per il loro attaccamento alla fede degli antenati e a questa Sede Apostolica, e perché in nessuna maniera acconsentivano a recedere dalla loro cristiana fermezza, a macchiare la coscienza, a tradire il dovere, o sono stati deportati fuori della patria in lontane regioni, o ai lavori forzati, o infine sono stati gettati in carcere, dove ancora conducono una vita miseranda, ma gloriosa davanti agli occhi di Dio e degli onesti.

A ciò si aggiunge che, in tanta congerie di libri, di giornali, di fogli volanti, nessuna facoltà è concessa ai cattolici di usare la stampa per far sentire la loro voce, onde rifulga la verità, e vengano messi in giusta luce e tutelati, per quanto è possibile, i sacri diritti della Chiesa.

È facile, quindi, in tal maniera, descrivere e presentare la Chiesa Cattolica come un nemico pericoloso alla cosa pubblica. Eppure è del tutto manifesto, che coloro i quali sono fedeli seguaci del cristianesimo e si sforzano di metterne in pratica gli insegnamenti, a nessuno sono inferiori nell’amor patrio, nel rispetto delle autorità civili, nell’obbedienza alle norme stabilite, purché queste non impongano cose contrarie alle leggi naturali, divine, od ecclesiastiche.

E se pertanto voi, o Venerabili Fratelli e diletti figli, siete afflitti da persecuzioni e da ogni genere di tribolazioni, perché volete conservare integra la fede cattolica nei vostri animi, ciò torna a vostro onore e non a disdoro, a vostra gloria e non a vostra infamia. A Noi, e a quanti possano conoscere la verità e far sentire liberamente la loro voce, voi sembrate rinnovare i fasti della Chiesa primitiva; e perciò Noi, che verso il vostro popolo nutriamo sentimenti paterni e che circondiamo di un amore particolarissimo quelli « che soffrono persecuzioni per la giustizia »(4), desideriamo baciare le catene di coloro i quali, incarcerati ingiustamente, piangono e si affliggono per gli assalti alla religione, per la rovina delle sacre istituzioni, per la salvezza eterna dei loro popoli messa in pericolo, più che per le proprie sofferenze e per la perduta libertà.

Elevate con fiducia al Cielo gli occhi e gli animi; ricordatevi, Venerabili Fratelli e diletti figli, che lassù vi aspetta un premio, la luce cioè della eterna beatitudine; sappiate che tutti i cattolici insieme a Noi, Padre Comune, in ogni parte della terra rivolgono ferventi suppliche a Dio, perché voglia benignamente affrettare la fine di tanti dolori, e di tante angustie, e voglia concedere alle anime, ai popoli, alle nazioni tutte, la pace; quella pace che assicuri i sacrosanti diritti della religione, che difenda la dignità e la libertà di coscienza di ciascuno, che congiunga fra loro amichevolmente tutti i popoli, senza alcuna distinzione.

Questa è la pace che Noi desideriamo e che andiamo da tanto tempo raccomandando con la parola, le esortazioni e le opere; non quella che riduce la Chiesa a schiavitù, ben sapendo che, oppressa la religione, vacillano le fondamenta stesse della società, né i cittadini potranno raggiungere una vera prosperità e felicità.

Già negli annali della vostra patria rifulgono splendidi esempi di fede, di costanza e di fortezza cristiana. In età remotissime, infatti, come viene tramandato, « si trovano a Durostoro. ad Axiopoli e a Tomi martiri che sparsero il loro sangue per il nome di Cristo. E quantunque null’altro della loro vita si conosca all’infuori del martirio da essi subito, questo tuttavia, essendo fuori di ogni dubbio, parla abbastanza eloquentemente »(5).

Voi siete in qualche maniera i figli di questi martiri, e perciò « fratelli miei cari, siate stabili e immobili, abbondando sempre nell’opera del Signore, poiché sapete come il vostro travaglio non è infruttuoso nel Signore »(6).

E come già la vostra terra fu imporporata dal sangue dei martiri, così fu irrorata dal sudore apostolico. Fra quelli che, senza risparmio di fatiche, portarono tra voi la fede cristiana e il culto della sapienza umana e divina, brilla di luce particolare San Niceta, Vescovo di Remesiana, il quale, tra la fine del quarto e l’inizio del quinto secolo, fu l’apostolo infaticabile di codesto popolo. Per opera sua i vostri antenati impararono « a far risuonare il nome di Cristo con cuore Romano e a vivere santamente nella tranquillità e nella pace »(7).

Egli non solo civilizzò i vostri antenati con gli insegnamenti del Vangelo e con la pratica delle virtù cristiane, ma lasciò ai posteri anche una testimonianza della sua singolare dottrina, poiché « compose con stile chiaro e nitido » scritti di non poca importanza(8).

Che se lungo il corso dei secoli, per motivo di circostanze dolorosissime, fu talvolta al vostro popolo reso quasi del tutto impossibile l’accesso a questa Sede Apostolica, tuttavia la fede cattolica in mezzo a voi non fu mai estinta; anzi, non appena fu possibile, nuovamente tornò a rifiorire, a guisa di fedele risposta al richiamo di tempi antichissimi.

Spetta oggi a voi, Venerabili Fratelli e diletti figli, ascoltare questa medesima voce, imitare questi stessi esempi. Non vi mancheranno senza dubbio difficoltà, ostacoli, pericoli; ma questi neppure mancarono ai vostri antenati, che riuscirono a superarli. Continuate, dunque, come fate, a sopportare con inflessibile fortezza d’animo le persecuzioni, le sofferenze, le miserie; continuate a soffrire l’esilio, il carcere e la perdita di ogni bene, piuttosto che tradire la vostra fede, e rompere o rallentare il vincolo che vi unisce a questa Sede Apostolica. E abbiate la certezza ferma che non vi mancherà mai l’aiuto divino, implorato con la preghiera.

Abbiamo fiducia che queste Nostre esortazioni e questa testimonianza della Nostra ardentissima carità, giungeranno a vostra conoscenza, e che da queste medesime voi tutti riceverete forza salutare e soprannaturale conforto, in modo che possiate continuare a dare luminosa prova di quella indomita fortezza che vi distingue.

Come è facile vedere, si tratta della causa di Dio, della Chiesa e delle anime; perciò mai bisogna perdersi d’animo, mai bisogna tenere in poco conto o trasgredire quelle cose che vengono imposte dalla coscienza cristiana e dai divini comandamenti, ma occorre rispettarle in ogni tempo con somma costanza e con zelo infaticabile, e praticarle con ogni energia. Vi assisteranno senza dubbio con la loro efficacissima tutela e col loro validissimo patrocinio quei Santi che formano la gloria della vostra patria; vi assisterà specialmente dal Cielo la Vergine Maria Madre di Dio, verso cui voi nutrite ardente pietà; ed essa dal suo Unigenito otterrà a voi, suoi figli posti in così grave pericolo, quei divini favori di cui avete bisogno; vi assisteranno infine le Nostre preghiere e quelle di tutto il mondo cattolico, e, quasi formando una sacra crociata, imploreranno dal Padre delle misericordie ciò che è nei desideri di Noi, di voi e di tutti i buoni: cioè la libertà piena di professare in pubblico e in privato la vostra religione e di tutelare le sue istituzioni, le sue norme e i suoi precetti.

Ciò vi ottenga l’Apostolica Benedizione, che, in auspicio delle celesti grazie e a testimonianza del Nostro paterno affetto, a voi, Venerabili Fratelli e diletti figli, di tutto cuore impartiamo nel Signore.

Dato a Roma, presso San Pietro, il 27 marzo 1952, anno decimoquarto del Nostro Pontificato.


1 Eph., 4, 15.

2 2 Cor., 13, 8.

3 Matth., 26, 31; cf. Zach., 13, 7.

4 Matth., 5, 10.

5 A.A.S., 1937, p. 421.

6 1 Cor., 15, 58.

7 S. Paulin. Nol., carmen XVII; Migne, P. L. 61, 488-489.

8 Cf. Gennadius, De viris illus., c. 22; Migne P. L. 58, 1073.

  

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