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PIO XII
UDIENZA GENERALE*
Mercoledì, 5 luglio
1939
Gli insegnamenti della liturgia
Sempre gradite, diletti sposi novelli, Ci riescono queste vostre belle e
numerose adunate intorno al Padre comune, tanto più se si riflette che
nell'intimo dell'animo vostro, insieme al desiderio di ricevere la benedizione
del Vicario di Cristo affiora anche il delicato pensiero di metterCi a parte
della vostra gioia e delle vostre feste nuziali.
Avvenimento senza dubbio circonfuso di santa letizia è il matrimonio
cristiano, quando sia contratto con le disposizioni richieste, come è giusto
pensare che tutti voi abbiate fatto.
Tali disposizioni, insieme agli effetti preziosissimi propri di questo
Sacramento, le troviamo eloquentemente espresse nelle cerimonie con le quali la
Chiesa lo ha come circondato, e queste Ci piace oggi richiamare per pochi
istanti alla vostra memoria e alla vostra considerazione, o sposi cristiani,
affinché sempre più alta vi apparisca la dignità e la santità del grande
Sacramento, di cui siete stati i ministri.
Tre sono i momenti in cui ha maggior risalto quel commovente ed espressivo
sacro rito : il primo, l'essenziale, è il mutuo consenso, che, manifestato dalla
parola degli sposi e ricevuto dal Sacerdote e dai testimoni, viene quasi
confermato e ratificato dalla benedizione e tradizione dell'anello, simbolo di
intera e indefettibile fedeltà.
Tutto questo si svolge con una solennità ad un tempo grandiosa e semplice :
gli sposi sono inginocchiati davanti all'altare del Signore; stanno alla
presenza degli uomini (i testimoni oltre i parenti e gli amici); alla presenza
della Chiesa rappresentata dal Sacerdote; alla presenza di Dio che, circondato
invisibilmente dagli Angeli e dai Santi, convalida e sanziona gli impegni
solennemente giurati.
Viene quindi la parte, per così dire, istruttiva sul matrimonio cristiano :
Paolo, il grande Dottore delle Genti, si fa avanti e nell'Epistola della Messa
per i novelli sposi con voce ferma richiama alla loro mente i doveri che hanno
vicendevolmente assunti, e ricorda la natura del Sacramento, simbolo della
mistica unione di Cristo con la Chiesa.
Poi l'Apostolo cede riverente il posto al Maestro, e Gesù stesso nel Vangelo
della Messa ha la grande e definitiva parola: « Quod Deus coniunxit, homo non
separet» (Matth., XIX, 6). Ciò che Dio ha congiunto, l'uomo non separi!
Ma perché il pensiero dei grandi doveri e delle gravi responsabilità assunte
non li opprima col suo peso, ecco la Chiesa che prega per i coniugi novelli,
implora grazie sulla nuova famiglia, ricorda i premi riservati anche in terra
agli sposi veramente cristiani.
E vi è un particolare importante, nella liturgia di questa santa Messa: dopo
il Pater noster, il Sacerdote, rivolgendosi verso gli sposi, invoca sopra di
loro le divine benedizioni in una preghiera che tocca le più intime fibre del
cuore e ridonda dei più commoventi auguri.
La messa riprende il suo corso e si domanda, con la liberazione dal male, la
pace, il bene più grande della vita terrena.
E Noi, raccogliendo questa preghiera, ne formuliamo l'augurio agli sposi
novelli: pace, che vuol dire reale e cristiana felicità. Che i giorni di vostra
vita si succedano tutti felici come quello delle nozze, allietati dal sorriso
dei cari esseri, pegni di mutuo amore e di celesti benedizioni, che il Signore
farà crescere come virgulti di olivo intorno alla vostra mensa.
Che se non tutti i giorni scorreranno lieti come i primi siano almeno
rasserenati da quella fiducia in Dio che è solo verace conforto ai mali di
quaggiù.
Quindi Sua Santità così parlava alle religiose dell'Istituto della Sacra
Famiglia di Bergamo e a molti pellegrini, convenuti in occasione della
proclamata eroicità delle virtù della Ven. Paola Elisabetta Cerioli :
Senonché, con la Benedizione che impartiamo ai novelli sposi, non si
conchiude la Nostra esortazione a loro riguardo. Essa ha quasi il suo
proseguimento nelle parole che vogliamo rivolgere al benemerito Istituto della
Sacra Famiglia di Bergamo, qui presente nella persona della Superiora Generale
colle sue Religiose, a cui fanno corona pii e devoti Pellegrini, sotto la guida
del venerando Nostro Fratello, il Cardinale Decano del S. Collegio, il quale ha
dato e dà, come Ponente, alla Causa di Beatificazione della loro Fondatrice,
l'ardore sempre nuovo del suo zelo, la perspicacia sempre viva della sua
intelligenza, i tesori sempre più ricchi della sua esperienza, e la inesauribile
dedizione di un cuore che sfida gli anni. Nel vedervi qui raccolte, o dilette
Figlie, si rinnova in Noi la gioia provata Domenica scorsa, in occasione della
lettura del Decreto sulla eroicità delle virtù della Venerabile Paola Elisabetta
Cerioli, di questa fulgida ed umile creatura che, passata tra noi seminando fra
le lacrime il bene, nei comuni stati di figlia, di sposa, di madre, di vedova,
portò con sommo onore il nome cristiano, e sopra i beni materiali e terreni dei
quali pure Iddio l'aveva donata, stimò gli spirituali e celesti, come gli unici
veri e consistenti, come titoli della sola vera grandezza. Delle virtù teologali
e cardinali, con le quali è dato all'uomo di elevare la presente vita ad un
valore soprannaturale ed eterno; di questi beni essa si rivestì come di un abito
che non conosce consunzione, come di una luce che non conosce tramonto; e fu un
dì esempio in ristretto campo, e lo è oggi in ben più vasta e ampia cerchia,
provando ancora una volta la perenne attualità del Vangelo, e il suo perfetto
adattamento a tutti gli stati e a tutte le condizioni della nostra vita.
E fu lì, nelle virtù domestiche di figlia, di sposa, di madre, di vedova, che
Paola Elisabetta coltivò i germi preziosi, i quali dovevano fare di lei un
giorno un apostolo della Carità, l'emula di tutte le grandi anime che al culto
del Padre celeste e all'amore del Salvatore nostro Gesù Cristo diedero
sostanziale alimento di pietà fattiva verso i reietti del mondo.
Fu lì, in germe, la benefica Fondatrice dell'Istituto della Sacra Famiglia:
colei che, associandosi nell'esercizio del bene volonterose giovinette, diede
vita ad una nuova provvidenziale famiglia religiosa, destinata a perpetuare nel
mondo la fiamma da lei accesa e ad arricchire di una nuova gemma la fulgida
corona di carità, onde la Chiesa va distinta nel suo arduo cammino.
Come il suo santo contemporaneo, S. Giovanni Bosco, apostolo dei quartieri
operai, essa comprese quanto sarebbe stato utile, quanto era divenuto urgente,
il dare anche ai fanciulli della campagna, insieme alla educazione religiosa e
morale diretta a guadagnare il cielo, anche una formazione tecnica e
professionale che permettesse loro di guadagnarsi, senza lotte troppo aspre, in
giorni difficili, il pane quotidiano. Perciò ella, nata da famiglia nobile, si
chinò verso i fanciulli delle classi rurali e fra essi amò specialmente gli
orfani. Così ella divenne doppiamente madre, appunto perché, prima di questa
maternità spirituale, di cui quelle dilette Figlie sono i frutti preziosi, aveva
conosciuto le gioie, e ben presto, anche i lutti e le tristezze della maternità
umana.
Con questi sentimenti benediciamo di cuore tutti e ciascuno di voi, cari
pellegrini, che rappresentate specialmente le due diocesi di Cremona e di
Bergamo, di cui l'una si gloria di aver dato alla Venerabile la culla, l'altra
di conservarne la tomba; e benediciamo sia quelli e quelle che sono il campo di
lavoro del Signore : « Dei agricultura estis », secondo la bella espressione di
S. Paolo (I Cor., III, 9), come coloro che hanno missione di coltivarlo,
affinché per virtù della grazia la buona semenza della fede fruttifichi
abbondante raccolta di buone opere.
Con questo augurio rivolgiamo altresì il Nostro affettuoso pensiero alla
schiera dei devoti pellegrini che il Nostro diletto e zelantissimo Cardinale
Ascalesi Ci conduce oggi dalla sua privilegiata e incantevole città, messaggeri
di fervorosi propositi di devozione e di azione, quali la religiosissima Napoli
non ha mai smentito nei riguardi del Vicario di Gesù Cristo, e di cui sono
nobile testimonianza i numerosi arredi sacri offertiCi per le Missioni. Anche ad
essi e ai loro concittadini, di cui Ci portano il saluto e l'omaggio, Noi
additiamo in particolar modo quelle soprannaturali virtù — la Fede ardente della
Carità misericordiosa — che furono sempre gloria non contrastata della loro
cattolica e generosa città. Largamente alimentata da queste due grandi fonti, la
loro vita cristiana, sempre più illuminata ed elevata, darà a edificazione del
mondo frutti di bene in abbondanza, e a conforto di ciascuno di essi, la
profonda intima pace, di cui Gesù Cristo ha il segreto.
Con questi voti scende oggi su di essi, sulle loro famiglie, sui loro
concittadini, larga e piena di desideri la Nostra Benedizione.
Né meno cordiale — e con sentimento non meno pieno di gratitudine — viene
essa a voi, cari ascritti all'Apostolato della Preghiera di Anagni, guidati dal
Nostro Venerabile Fratello e a voi e a Noi carissimo Vescovo. Voi Ci ricordate
infatti quella che è per tutti, ma quanto più per Noi! la suprema forza e la più
salda speranza. Che farebbe e che sarebbe il cristiano senza la preghiera? E che
faremmo e che saremmo Noi stessi, nel governo della Chiesa, se la Chiesa non
fosse raccolta a pregare, sine intermissione, continuamente, come in un
giorno per il suo primo Capo, San Pietro, così anche ora per il suo, sebbene
indegno, Successore?
Grazie a tale aiuto, di cui sensibilmente sperimentiamo la quotidiana
efficacia, Noi lavoriamo fidenti nelle divine promesse. E grazie altresì a
questi aiuti tutti i Nostri migliori figli dispersi sulla faccia della terra,
ciascuno col peso della sua croce e con la luce della sua Fede, si salvano ogni
giorno dal mondo e dal peccato.
Pensate dunque se l'Apostolato della Preghiera Ci è caro; e quanto giusta e
profonda sia la gratitudine Nostra verso l'esercito compatto che, mentre prega
per tutta la Chiesa, fa incessante violenza al Cielo, per trionfare della giusta
collera del Signore, come fece con Lui Mosè per tutto il popolo infedele.
Di questa Nostra grande fiducia nell'Apostolato della preghiera vivamente
desideriamo far consapevoli e, più ancora, far partecipi tutti i fedeli. Nessun
dono può essere più gradito della Preghiera. E su voi, cari Ascritti, che con la
vostra presenza venite a rinnovarCi in questo campo promesse e propositi,
invochiamo di cuore ampia e perenne la divina mercede.
Un particolare invito a farsi latori di tale messaggio e ad intensificare la
devozione e la preghiera in mezzo al popolo cristiano, Ci è dato di rivolgere in
questa stessa Udienza ai numerosi Religiosi Francescani Parroci in Italia, qui
presenti. Eredi — essi — diretti dello spirito di pace del Serafico Poverello,
la loro attività spirituale in mezzo alle popolazioni ad essi affidate vuol
essere particolarmente pregna di questo spirito; e la preghiera, di cui sono
ministri accreditati ai fini del loro pastorale ministero, dovrà da essi con
tanto maggior fervore esser messa a servizio della grande causa della pace, di
cui nulla in questo momento è più urgente e nulla s'impone di più alla carità di
tutti ì figli della Chiesa. Sotto i segni della Pace portino essi nelle loro
parrocchie quella benedizione che qui impartiamo di cuore ai singoli pastori e
alle loro pecorelle, e interpreti del Nostro e del vostro vivo sentimento si
adoprino a far sì che una tale preghiera sia di tutte le classi, fiduciosa e
perseverante.
Con questo stesso motivo della preghiera Ci rivolgiamo a voi per benedirvi di
cuore, diletti pellegrini della Jugoslavia, che sotto la guida dei Presuli di
Spalato e di Ragusa venite a consolarCi con la professione di quella fede e di
quella pietà cristiana che sono così radicate nelle tenaci tradizioni delle
vostre genti. Sul saldo fondamento di questa fede e di questa pietà la vostra
preghiera per Noi, per voi stessi, per la vostra patria, per il mondo sconvolto,
può sollevarsi fiduciosa al Trono di Dio, sicura di conquistarne il favore e con
la piena garanzia di quei frutti di vita cristiana, ai quali questa vostra fede
e pietà devono anelare per la salute spirituale di ciascuno e per la felice
diffusione e il maggiore incremento del nome cristiano.
Con voi Ci recano l'omaggio della loro devozione e del loro attaccamento
filiale, guidati dal Nostro Venerabile Fratello Giovanni Battista Filippucci, un
nucleo di pellegrini che il glorioso nome di Atene addita in particolare modo ai
Nostri ricordi e al Nostro paterno affetto. A voi ed al vostro sentimento
religioso parla ancora dal libro degli « Atti » l'Apostolo delle Genti, San
Paolo, che vi annunziò, o cari ateniesi, la vera Fede su quell'Areopago, di cui
avete voluto portarci in ricordo, prezioso simbolo di sospirata unione, un marmo
staccato da quella roccia.
Costanti nella fede e nella preghiera, la vostra attività non può mancare,
sotto l'alta condotta dei vostri degni Pastori, di raccogliere frutti di salute
e di progredita vita cristiana sia in voi stessi che in coloro che vi
circondano. A questo esercizio di apostolato vi esorta e vi urge il vostro
stesso primo predicatore, San Paolo. E come lui, se saprete fecondare nel
sacrificio il messaggio di Gesù Cristo, potrete gloriarvi un giorno di non aver
ricevuto invano, per voi stessi e per gli altri, la Grazia del Signore. Con
questi voti, che ardentemente formiamo in cuore per i Greci qui presenti é per i
loro fratelli nella Fede, invochiamo su di essi la divina assistenza e
impartiamo a loro, come a tutti i presenti, l'Apostolica Benedizione.
Infine l'Augusto Pontefice si rivolgeva ai fedeli di lingua tedesca
partecipanti alla udienza, salutandoli nel loro idioma e formulando paterni voti
per la loro fermezza nella fede e per abbondanti frutti di vita cristiana nelle
loro persone e in quanti essi portavano nel pensiero e nel cuore.
*Discorsi e Radiomessaggi di Sua Santità Pio XII, I, Primo
anno di Pontificato, 2 marzo 1939 - 1° marzo 1940, pp. 233-239 Tipografia Poliglotta Vaticana
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