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PIO XII
UDIENZA
GENERALE*
Mercoledì, 19 luglio
1939
I tesori dell'intima unione con Dio
L'augurio che si suol ripetere agli sposi novelli è sempre e ovunque il
medesimo: augurio di felicità. Esso vuol essere la espressione prima ed intera
dei sentimenti e dei desideri dei genitori, dei parenti, degli amici e di quanti
partecipano alla loro gioia.
E anche la preghiera colla quale la Chiesa termina
la Messa per gli sposi: «quos legitima societate connectis, longaeva pace
custodias» — Dio onnipotente, custodisci, te ne preghiamo, con una pace di lunga
durata coloro che hai unito con legittimo vincolo.
Ed è pure il voto paterno
che Noi siamo soliti di rivolgere agli sposi i quali convengono a Roma per
implorare la Benedizione Apostolica; benedizione che è il pegno di favori
celesti, di pace e di felicità per tutti quei carissimi figli.
Nell'indirizzarlo
oggi anche a voi, Ci piace di farvi rilevare l'alto significato di questo
augurio profondamente cristiano, preziosa eredità lasciataci dal divino Maestro
: Pax vobis.
La pace, fonte di vera felicità, non può venire che da Dio, non può
trovarsi che in Dio : « O Signore, tu ci hai fatti per Te e il nostro cuore è
inquieto finché non riposi in Te ». Per questo la quiete assoluta, la felicità
completa e perfetta non si avrà che in cielo nella visione della divina essenza.
Ma anche durante la vita terrena la condizione fondamentale della pace vera e
della sana letizia è la dipendenza amorosa e filiale dalla volontà di Dio :
tutto ciò che indebolisce, che rompe, che spezza questa conformità e unione di
volontà, è in opposizione colla pace: prima di tutto e sopra tutto il peccato.
Il peccato è rottura e disunione, disordine e turbamento, rimorso e timore, e
coloro che resistono alla volontà di Dio non hanno, non possono avere la pace: « Quis restitit Ei et pacem habuit? » (Iob, IX, 4), mentre la pace è la felice
eredità di quelli che osservano le legge di Dio : « Pax multa diligentibus legem
Tuam» (Ps., CXVIII, 165).
Sopra questa base solidamente stabilita gli sposi
cristiani, i genitori cristiani trovano il principio generatore di felicità e
il sostegno della pace nella famiglia. La famiglia cristiana infatti,
rifuggendo dall'egoismo e dalla ricerca delle proprie soddisfazioni, è tutta
impregnata di amore e di carità; e allora, si dileguino pure le fugaci
attrattive dei sensi, cadano pure appassiti l'uno dopo l'altro i fiori della
giovanile bellezza, svaniscano pure i fallaci fantasmi dell'immaginazione :
rimarrà sempre negli sposi tra loro, nei figli verso i genitori, saldo il
vincolo dei cuori, resterà immutato l'amore, il grande animatore di tutta la
vita domestica, e con esso la felicità e la pace.
Chi, invece, il sacro rito
delle nozze cristiane stima una semplice cerimonia esteriore da osservarsi per
seguire una consuetudine, chi vi apporta un'anima in disgrazia di Dio,
profanando così il Sacramento di Cristo, inaridisce la sorgente di grazie
soprannaturali, che nel disegno mirabile della Provvidenza sono destinate a
fecondare il giardino della famiglia e a farvi germogliare insieme ai fiori
delle virtù i frutti della vera pace e della gioia più pura.
Famiglie inaugurate
nella colpa; alla prima bufera daranno negli scogli, ovvero andranno, come nave abbandonata in balìa delle onde, alla deriva di dottrine che nella proclamata
libertà o licenza, preparano il più duro servaggio. I profanatori della famiglia
non avranno pace; solo la famiglia cristiana, ossequiente alla legge del
Creatore e del Redentore, aiutata dalla grazia, è garanzia di pace. Ecco, o
dilettissimi sposi novelli, la portata dell'augurio paterno che Ci erompe
fervido e sincero dal cuore : pace con Dio nella dipendenza della Sua Volontà,
pace con gli uomini nell'amore della verità, pace con se stessi nella vittoria
delle passioni : triplice pace che è la sola vera felicità di cui è possibile
godere durante il pellegrinaggio terreno. Auspicio di tanto bene sia la paterna
benedizione, che di tutto cuore vi impartiamo.
Parlando ai novelli sposi, a coloro che sono da Dio chiamati quasi a
presiedere alle fonti stesse della vita e ne avviano il corso, il pensiero e il
Nostro cuore andavano naturalmente al vivace gruppo di bambini, venuti da ogni
parte d'Italia a recarCi i frutti del loro primo apostolato ed a raccogliere il
premio delle loro vittorie catechistiche e della fedeltà ai loro doveri. Sono i
bravi vincitori del Premio di Roma; ma dietro ad essi è tutto un esercito di
fanciulli, devoti come loro al Vicario di Gesù Cristo; felici di sentirsi
stretti per lui, coi loro compagni che li rappresentano, in una pacifica
crociata di preghiere e di fioretti spirituali; anelanti di offrirgli quei loro
doni, di prepararsi ad essere nel mondo araldi della sua parola e campioni di
vita cristiana.
A questi cari fanciulli, speranze Nostre, come sono della
famiglia e della società, Noi vogliamo aprire il Nostro cuore, ricolmo di
gratitudine e di affetto, ma sopra tutto pieno di quel desiderio che Gesù
espresse un giorno, quando, collocato un bambino in mezzo ai suoi discepoli,
sentenziò : « Se non diventerete come questo fanciullo, non entrerete nel Regno
dei Cieli » (Matth., XVIII, 3). Il bambino è dunque il modello di tutti i seguaci
di Cristo; e il desiderio che pungeva il suo cuore divino era che le virtù del
fanciullo rimangano nella vita di tutti, indistintamente.
Intendete bene, cari
piccoli, voi, come gli altri, diventerete adulti, progredendo a traverso le
varie età dell'uomo, negli anni, nella statura, nel sapere : diventerete colti,
ciascuno nel campo della sua vocazione, per dare alla società quello che oggi
dalla società ricevete : le vostre forze fisiche, le vostre forze intellettuali,
l'ingegno con le sue cognizioni e con la sua dottrina, la volontà con le sue
iniziative e coi suoi ardimenti. Ebbene, con tutto questo voi non sarete
veramente cristiani, se non in quanto farete così vostre le virtù
particolarmente proprie dei piccoli, da non lasciarle più nella vita. Voi
amerete l'ubbidienza e la disciplina sempre, anche se altri v'insegnerà che
l'uomo è padrone assoluto di se stesso. Vi terrete cara la vostra semplicità,
anche se vedrete intorno a voi trionfare l'astuzia e l'inganno. Sarete sinceri
con tutti, come adesso con la vostra mamma, anche se vedrete onorati i finti e i
bugiardi. Manterrete il vostro cuore come oggi, aperto alla compassione, pieno
di dolcezza e di amore per tutti, pronto a dimenticare le offese, anche se vi
capiterà di sentire che il male si ripaga col male. Sopra tutto custodirete
gelosamente la vostra innocenza, anche se intorno a voi vedrete, forse nelle sue
più penose manifestazioni, il peccato, e dentro e fuori di voi sentirete dirvi
che la felicità dell'uomo sta nel piacere. Ecco come dovete conservarvi sempre
simili ai piccoli per entrare nel Regno dei cieli. E così sarete al tempo stesso
nella vita terrena uomini schietti, puri, forti, utili a voi stessi, alla
famiglia, alla patria : fedeli al dovere, rotti al sacrificio, capaci di tutti
gli eroismi. Tali vi vuole Gesù Cristo. E tali voi volete essere, cari
fanciulli, come chiaramente lo dice qui la vostra presenza, e lo conferma il
vostro amore della dottrina cristiana, i vostri sforzi per segnalarvi nella
scienza della Religione, i vostri fioretti spirituali, l'obolo della vostra
carità.
Affinché tali rimaniate sempre, degni figli della Chiesa e della
società, e regni ognora nel vostro cuore vivace e piena la vostra candida gioia,
Noi chiediamo per voi la particolare assistenza dello Spirito di Amore, e con
paterno affetto, memori di quel Gesù che vi predilesse e v'impose le mani, nel
nome di Lui vi benediciamo con tutti i vostri compagni qui presenti in spirito,
con le vostre e con le loro famiglie, e con tutti coloro che si occupano della
vostra formazione cristiana — Delegate, Sacerdoti, membri del Consiglio
superiore — ai quali Ci è sommamente grato di esprimere qui la Nostra paterna
riconoscenza.
Essi compiono in nome di Gesù Cristo una ben alta missione, irta
d'incomodi, di rinunzie, di sacrifizi, e perciò non di minor merito innanzi a
Dio che quella a cui consacrano la vita le avanguardie del Vangelo, i Missionari
propriamente detti. Con questi Noi li associamo volentieri nel ringraziamento e
nella preghiera; e siamo ben lieti che il Capitolo Generale dell'Istituto
missionario della Consolata Ci offra qui stesso la simpatica opportunità di
vedere in presenza l'uno dell'altro come gli Stati maggiori di due eserciti, i
quali, ma in così diverso campo e con armi tanto diverse, combattono con lo
stesso spirito, nello stesso augusto Nome, la stessa battaglia.
Salutati e incoraggiati gli uni, Ci è caro esprimere agli altri i sensi della
Nostra particolare gratitudine e del Nostro affetto. Nel lavoro pazientemente
compiuto per dare nuovo impulso alle loro Missioni secondo le moderne esigenze
del tempo e dei luoghi, i membri del Capitolo generale della Consolata Ci danno
la prova tangibile della non attenuata vitalità del loro Istituto, della sua
ferma volontà di adeguare ai bisogni la sua azione, e del controllo sempre
vigile che esso intende esercitare su tutte le forme della propria attività, per
assicurare a questa, con maggiore aderenza alle direttive superiori, il maggior
rendimento. Dando impulso alle sue Missioni, dove è pur così grande il bene che
esso ha fin qui realizzato e va realizzando con tanto onore, l'Istituto della
Consolata, oltre che rispondere egregiamente ai suoi santi fini, provvede nel
miglior modo al suo più sicuro incremento e alla conservazione di quello spirito
di apostolato che esso porta con sé fin dalla cuna e nel quale è la certa
garanzia della sua ben fondata esistenza, largamente redditizia nel mistico
campo del Padre di Famiglia.
Così, mentre vi ringraziamo, diletti Figli, dei
rinnovati propositi di lavoro nell'arduo terreno assegnatovi dalla divina
Provvidenza, e Ci congratuliamo col vostro Superiore Generale che, riconfermato
in carica, riconferma egli stesso la sua intelligente, amorosa, feconda
dedizione all'Istituto, a Dio rivolgiamo la lode e il ringraziamento per il gran
bene che da voi tutti si compie e si raccoglie nelle regioni dove le campagne
già biancheggiano per la messe (Io., IV, 35) e in quelle dove già miete la
falce. Confortati dall'unanime fervore che ha animato il vostro Capitolo
generale e dall'esperienza di un passato così produttivo, Noi abbiamo ragione di
aspettarCi moltissimo dalla vostra attività a servizio della Chiesa e delle
anime. Per essa Ci è grato formare oggi tutti i Nostri voti, chiedendo a Dio che
accresca il vostro numero, ma più ancora mantenga integro e puro il vostro
spirito; vi dia a tutti un'alta coscienza della vostra sublime vocazione, faccia
fiorire in mezzo a voi, a edificazione degli uomini e a gloria di Dio, nelle
anime le più belle virtù del Vangelo.
Con questi sentimenti salutiamo il nuovo
periodo di lavoro che si apre dinanzi pieno di speranze e di promesse; e nella
ferma fiducia che, sotto l'egida della Madre di Dio, da voi teneramente onorata
e fatta onorare, tutte le vostre opere continueranno a prosperare e la vostra
Famiglia religiosa a santificarsi nel bene, v'impartiamo a tutti, ma con
particolare affetto, ai vostri degni e valorosi Vescovi e Prefetti Apostolici
qui presenti, al Vostro Superiore Generale, ai vostri confratelli vicini e
lontani, a quanti sopra tutto consacrano generosamente nelle Missioni estere le
forze e la vita, la paterna propiziatrice Apostolica Benedizione.
Ma ad una
terza e speciale classe di missionari, condotti qui dalla amabile Provvidenza,
è dovuta altresì la Nostra Benedizione. Sono gli araldi del Vangelo in quello
dei suoi settori che tanto meritò le raccomandazioni del divino Maestro : il
settore della misericordia corporale (Matth., XXV, 31 e segg.). Colui che in
linea di carità fraterna garantì la ricompensa perfino al bicchiere d'acqua
fresca dato in suo nome (Matth., X, 42), con la esaltazione delle opere di
misericordia conchiuse la sua predicazione propriamente detta (Matth., XXVI,
1), e della assistenza agli infermi fece una delle note discriminatrici della
ammissione nel Regno eterno. « Fui infermo — dirà Egli un giorno agli eletti — e
veniste a visitarmi ». Leggendo le quali parole non si può non restar commossi —
teneramente commossi — al pensiero che nella persona dell'infermo è. Egli
stesso, Gesù, il quale riceve dai fratelli il beneficio dell'assistenza, ne
tiene nota, e la ricorda per regolare munificamente ogni conto l'ultimo giorno.
Di tutti questi singolari messaggeri della Buona Novella abbiamo qui,
rappresentanti autorevoli, le Direttrici di tutte le Scuole-Convitto
professionali per infermiere, venute da ogni parte d'Italia per adunanze di
carattere tecnico-organizzativo. Sotto le divise sacre o laiche, queste valorose
Donne confermano qui l'alta coscienza caritatevole e religiosa a cui intendono
ispirarsi nell'esercizio dei loro pietosi doveri.
In perfetta armonia anche in
ciò con le particolari direttive della Autorità da cui dipendono, sotto la
presidenza di quella augusta e benefica Dama che è S. A. R. la Principessa di
Piemonte, esse vogliono fare della loro assistenza agli infermi opera di carità
cristiana. Animate cioè dalla Fede in Gesù Cristo e membri vivi del Suo mistico
corpo, esse vogliono unire all'azione il sentimento, alla prestazione materiale
la compassione fraterna; e sforzandosi di applicare alla loro nobilissima
professione i principi cristiani, vogliono essere in tutto degne della divina
missione a cui è elevata nel Vangelo l'assistenza ai minimi di Gesù Cristo. A
spiriti così compresi non è difficile ricordare la loro dignità e la loro
responsabilità. Voi — diciamo volentieri a codeste dilette figlie, presenti e
lontane — voi siete le pietose soccorritrici di Cristo nelle sue mistiche
membra. Infermo, Egli è affidato alle vostre mani materne, alla vostra femminile
delicatezza, alla vostra pietà intelligente, alla vostra felice intuizione dei
bisogni di ciascun male, al vostro cuore, che sa e indovina come soffre
nell'anima chi langue nel corpo. Poiché Gesù è in ciascun infermo, anche
malvagio, anche ignaro di Lui, voi sarete per Lui quello che furono la buona
Marta ospitale, la pietosa Veronica, le pie donne di Gerusalemme. Quello che non
vi è dato di fare per Gesù nei mistici incontri con Lui nella Santa Comunione,
vi è dato di farlo nelle corsie dei vostri ospedali, nelle raccolte camere delle
vostre cliniche. Le ore del vostro servizio sono le migliori ore vissute della
vostra fede e della vostra pietà; ed è proprio lì, nell'umile dedizione, negli
incomodi e nei sacrifizi che questo servizio porta con sé, è lì che voi,
Religiose, potete misurare il vostro zelo per la perfezione evangelica, e voi,
laiche, il livello della vostra vita religiosa, la sincerità della vostra vita
cristiana. «Agnosce, christiane, dignitatem tuam» diremo specialmente a voi, con
S. Leone Magno: sappiate riconoscere l'onore che vi è fatto, il singolare
sacerdozio a cui la vostra professione d'infermiere v'innalza.
E sappiate
riconoscere altresì la vostra responsabilità al cospetto del mondo.
Poiché nelle
opere di misericordia è l'essenza stessa del Vangelo (e la prova è nelle parole
stesse di Cristo giudice, che non ammetterà nel Regno eterno se non chi ebbe
della misericordia il culto pratico), voi, come tutti coloro che più
direttamente sono chiamati a sollevare gli afflitti nel corpo e nello spirito,
siete le pagine viventi di questo gran Libro divino, destinate cioè a mostrare
al mondo che il messaggio di Gesù Cristo non è lettera morta, ma sostanza di
vita, sempre attuabile e sempre attuata; ed è rivolta a convertire il mondo
dall'egoismo all'amore e a dare — non soltanto a promettere — quel sollievo e
quella pace di cui Gesù ha detto : « Venite da me voi tutti che siete
travagliati e oppressi da pesi ed io vi ristorerò . . . e troverete pace alle
anime vostre ».
Non esitiamo a dirlo : vera, vivente, quotidiana apologia del
Vangelo siete voi, o dilette infermiere cattoliche, agli occhi del mondo, che
questo Vangelo vorrebbe talvolta mettere fuori della realtà, tra i sogni
generosi e le generose utopie. E voi, spose di Cristo, che col vostro abito
invitate il mondo a guardare come si attua l'insegnamento di Gesù; dovete
sentire pungente questa grande responsabilità; con la vostra dolcezza
imperturbabile, con la vostra eroica pazienza, col vostro silenzioso lavoro,
volete piegare tutti a riconoscere, segretamente se non sempre palesemente, la
verità, la bontà, la bellezza della nostra professione cristiana.
Vi conceda a
tutte il Signore di sentire sempre così — altamente, cristianamente — la vostra
missione.
E mentre a questo fine salgono a Dio dall'intimo del cuore i Nostri
voti, a voi tutte quante siete qui presenti, e alle vostre colleghe di ogni
regione, dalle dirigenti alle più umili, impartiamo con animo grato e fiducioso
l'Apostolica Benedizione.
Ad un numeroso gruppo di religiose del Sacro Cuore
Et maintenant Nous Nous adressons bien
volontiers à Vous, Religieuses probanistes.
Votre famille religieuse est groupée sous le
patronage et l'invocation du Sacré Coeur. Ce serait assez, pour vous assurer de
Notre part un accueil bienveillant. Mais vous êtes spécialement bien venues, à
la fin de cette période de recueillement, destinée à raffermir et à développer
en vous cet esprit de votre Institut, que vous appelez avec une heureuse audace:
«l'esprit du Sacré Coeur».
Aussi, en vous félicitant pour les grâces reçues
jusqu'à ce jour et les mérites acquis avec 'ces grâces, Nous vous adressons Nos
souhaits, pour une longue et féconde continuation de votre apostolat.
Plus que
jamais, le monde troublé a besoin de justice, de paix et de charité; mais la
plupart des hommes cherchent en vain cette triple félicité loin de sa vraie
source, qui est le Sacré Coeur de Jésus. Source de justice, puisque ce Coeur,
par sa vue même et par le rappel de ses souffrances, apaise perpétuellement la
colère vengeresse et justement irritée de son Père (Vindex reis irascitur Deus,
sed ut Te respicit...). Source de paix, puisque jusque dans l'agonie de
Gethsémani et dans son dernier battement au Calvaire, ce Coeur resta
inaltérablement soumis aux volontés de son Père, règle suprême de tout ordre
(Pater... flat, non sicut ego volo...) et s'abandonna paisiblement en ses mains
(Pater, in manus tuas...). Source de charité, puisque ce Coeur fut transpercé,
vidé de tout son sang, pour nous prouver son amour (Maiorem caritatem nemo habet...).
Il faut donc, pour refaire une âme chrétienne à notre société moderne, la
conduire ä la connaissance et ä l'amour de Jésus Christ. Or, pour cela, le
meilleur et le plus efficace moyen, c'est l'éducation chrétienne de la
jeunesse, dans une dévotion éclairée et un don généreux de soi-même
à ce Coeur
divin.
Vous allez repartir de Rome, vers les contrées diverses et parfois bien
lointaines, où vous appellent, par la voix de l'obéissance, les devoirs de votre
apostolat. Emportez-y avec Notre Bénédiction Apostolique, donnée d'un coeur
tout paternel, cette parole que votre sainte Fondatrice redisait si volontiers
aux premières Religieuses du Sacre Coeur: «Allez! apprenez
à vos filles à aimer Jésus-Christ et les
âmes, — et
à les aimer comme Il les a aimées, jusqu'au
sacrifice ».
Ad un gruppo di pellegrini croati
Hvaljen Jsus! Drahi nasi Hrvati!
Wir haben die grosse Freude, eine Gruppe kroatischer Pilger
unter der Leitung der hochverdienten Dominikanerpatres in Unserem Hause
begrüssen zu können. Ihr habt euch, geliebte Söhne und Töchter, in besonderer
Weise der Verehrung, dem Dienste und der Nachahmung der Königin des heiligen
Rosenkranzes geweiht. Formt euch zu glaubensstarken, heiligen, durch Maria eng
mit Christus verbundenen Katholiken. Der innerliche, vollkommen nach seinem
Glauben lebende Katholik ist der stärkste und schliesslich durch nichts zu
überwindende Einsatz, welcher der katholischen Kirche in den religiösen
Auseinandersetzungen unserer Tage zu Gebote steht.
Arbeitet, betet und opfert
unter der Führung und dem mächtigen Schutze der Gottesmutter für die Rechte, für
die innere Blüte und für die kulturelle Auswirkung des katholischen Glaubens in
dem kraftvollen Volke der Kroaten und in eurem ganzen Vaterland.
Als Unterpfand
dessen erteilen Wir euch, allen, die ihr jetzt miteinschliesst, allen euren
Lieben zu Hause, besonders den Kindern eurer Familien von ganzem Herzen den
Apostolischen Segen.
*Discorsi e Radiomessaggi di Sua Santità Pio XII, I, Primo
anno di Pontificato, 2 marzo 1939 - 1° marzo 1940, pp. 259-266;
269-270; 273 Tipografia Poliglotta Vaticana
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