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PIO XII
UDIENZA GENERALE*
Aula della Benedizione - Mercoledì, 3 gennaio
1940
Presso la culla del Re Divino
Se vi è, in mezzo alle tristezze della terra, un gruppo di
esseri, che possono guardare con serenità l'avvenire, Ci sembra che siate ben
voi, recentemente uniti coi vincoli del matrimonio cristiano, e risoluti ad
adempire lealmente, coi soccorsi divini che il Sacramento vi conferisce, gli
obblighi che esso vi impone. Nei giorni testè trascorsi voi avete realizzato uno
dei vostri più dolci sogni. Vi resta un voto da formare per l'anno or ora
cominciato : quello che la vostra unione, già benedetta invisibilmente da Dio
colla grazia sacramentale, riceva la benedizione visibile della fecondità.
Or ecco che la Chiesa in questo tempo natalizio propone alla
vostra considerazione una donna e un uomo chinati teneramente verso un neonato
bambino. Meditando il mistero del Natale, contemplate dunque l'attitudine di
Maria e di Giuseppe; cercate soprattutto di penetrare nei loro cuori e di
entrare a parte dei loro sentimenti. Allora, nonostante la differenza infinita
tra la natività di Gesù, Verbo incarnato, figlio della Vergine purissima, e la
nascita umana del piccolo essere a cui darete la vita, voi potrete con fiducia
prendere per vostri modelli questi sposi ideali: Maria e Giuseppe.
Guardate la grotta di Betlemme. E' forse una dimora conveniente
anche per dei modesti artigiani? Perché questi animali, perché queste bisacce da
viaggio, perché questa assoluta povertà? E questo ciò che Maria e Giuseppe
avevano sognato per la nascita del Bambino Gesù, nella intima dolcezza della
loro casetta di Nazareth ? Forse, già da vari mesi Giuseppe, servendosi di
alcuni pezzi di legno del paese, aveva segato, piallato, ripulito e ornato una
culla, coronata da una volta di vimini intrecciati. E Maria — possiamo ben
pensarlo —, iniziata dalla sua fanciullezza nel tempio ai lavori femminili,
aveva, come ogni donna, cui anima la speranza di una prossima maternità,
tagliato, orlato, e guarnito di qualche grazioso ricamo, i pannilini per il
Desiderato delle Genti!
Ed ora invece essi non sono né nella loro casetta, né presso
amici, e nemmeno in un albergo comune; essi sono in una stalla! Per obbedire
all'editto di Augusto, avevano fatto in pieno inverno, pur sapendo che il
bambino tanto atteso era per venire al mondo, un penoso viaggio. Ed essi
sapevano pure che questo bambino, frutto verginale dell'opera dello Spirito
Santo, apparteneva a Dio prima che a loro. Gesù stesso, dodici anni più tardi,
doveva loro ricordarlo : gli interessi del Padre celeste, Signore sovrano degli
uomini e delle cose, dovevano andare avanti ai pensieri di amore, per quanto
puri ed ardenti, di Maria e di Giuseppe. Ecco perché quella notte, in una misera
ed umida grotta, essi inginocchiati adorano il divino neonato, giacente in una
dura mangiatoia, positum in praesepio, invece che nella culla graziosa,
avvolto in ruvidi panni, pannis involutum, anziché in fini fasce.
Voi pure, o cari giovani sposi, avete fatto, fate e farete dei
dolci sogni per l'avvenire dei vostri figli. Tristi quei genitori che non ne
facessero! Ma badate che i vostri sogni non siano esclusivamente terreni ed
umani! Davanti al Re dei cieli, che tremava sulla paglia, e il cui linguaggio,
come quello di ogni uomo che viene in questo mondo, era ancora il pianto: «et
primam vocem similem omnibus emisi plorans» (Sap., VII, 3), Maria e
Giuseppe videro, — in una luce interiore che rischiarava anche l'aspetto delle
realtà materiali, — che il Bambino più benedetto da Dio non è necessariamente
quello che nasce nelle ricchezze e nel benessere; compresero che i pensieri
degli uomini non sono sempre conformi a quelli di Dio; sentirono profondamente
che tutto quello che accade sulla terra, ieri, oggi, domani, non è un effetto
del caso, o di una buona o cattiva fortuna, ma il risultato di una lunga e
misteriosa concatenazione di avvenimenti, disposta o permessa dalla Provvidenza
del Padre celeste.
Diletti sposi novelli, procurate di ricavare profitto da questa
sublime lezione! Prostrati dinanzi alla culla del Bambino Gesù, come facevate
così candidamente nella vostra fanciullezza, pregatelo di infondere in voi i
grandi pensieri soprannaturali che riempivano in Betlemme il cuore del Suo Padre
putativo e della Sua Vergine Madre. Nei cari piccoli esseri che verranno, Noi lo
speriamo, ad allietare il vostro giovane focolare, prima di divenire la fierezza
della vostra età matura ed il sostegno della vostra vecchiaia, possiate voi
vedere non soltanto le delicate membra, il grazioso sorriso, gli occhi in cui si
rifletteranno i lineamenti del vostro volto e fino ai sentimenti del vostro
cuore, ma soprattutto e innanzi tutto l'anima, creata da Dio, prezioso deposito
a voi affidato dalla divina Bontà. Educando i vostri figli ad una vita
profondamente e coraggiosamente cristiana, voi darete a loro e a voi stessi la
miglior garanzia di una esistenza felice in questo mondo e di una riunione beata
nell'altro.
Con tale augurio e come pegno delle più elette grazie
celesti, Sua Santità annunciava la paterna Apostolica Benedizione che avrebbe
poco dopo impartita. Prima però voleva aggiungere alcune parole per il
foltissimo stuolo di Religiose presenti alla udienza :
Ed ora godiamo di salutare voi, dilette Figlie in Cristo,
Religiose insegnanti, che appunto alla educazione della fanciullezza e della
gioventù avete dedicato la vostra vita. Le alunne, delle quali vi prendete cura,
vi chiamano spesso col delizioso nome di Madre; eppure esse non sono in senso
proprio le vostre figlie. Per meglio amare quelle degli altri, per consacrarvi
alla loro istruzione e formazione, voi avete rinunziato alle legittime gioie del
focolare domestico. E le vere madri vengono volentieri ad affidare ciò che hanno
al mondo di più caro, le loro bambine, alle vostre sollecitudini. Per esse voi
curate la sanità fisica, ornate la mente e formate il cuore di quelle fanciulle
e adolescenti. Voi le circondate di premure veramente materne, prodigate loro le
attenzioni più costanti ed ansiose, quali forse non poche di esse difficilmente
potrebbero ricevere nel seno stesso delle loro famiglie. E di tutta la loro
riconoscente tenerezza nulla volete riversare in voi, nulla ritenere per voi.
Giacché voi lavorate innanzi tutto e soprattutto per Dio. Più
che la vita materiale e quella stessa della intelligenza, alle quali pure
consacrate così generosi e assidui sforzi, la vita delle anime vi occupa e vi
preoccupa. Nel delicato e fragile involucro di quei corpi giovanili voi sapete
che Dio ha messo, quasi scintilla divina in un vaso d'argilla, un'anima
purificata dalla grazia e destinata alla beatitudine soprannaturale. Figlie
privilegiate della Provvidenza divina, voi, per vocazione e per intimo slancio
del vostro cuore, volete imitare nella formazione progressiva delle giovani
anime, la eterna Sapienza, che «attingit a fine usque ad finem fortiter, et
disponit omnia suaviter» (Sap., VIII, I), compiendo tutto il vostro
dovere, da una estremità all'altra, con fortezza; ma apportandovi, nella
esecuzione, i temperamenti di una soave e benevola mansuetudine.
Per rendere questa imitazione più perfetta, per conformarla
sempre meglio alle norme della autorità gerarchica, per mettere in comune i
risultati delle vostre, esperienze personali allo scopo di una utile
coordinazione degli sforzi, voi vi trovate in questi giorni riunite in un
Convegno nazionale. Il programma delle lezioni che vi saranno impartite, dei
vostri studi e delle vostre discussioni, così ricco di promesse, porterà senza
dubbio nella sua attuazione dei frutti abbondanti e sostanziosi, se il Signore
si degnerà, come Noi con voi lo preghiamo, di fecondare i vostri lavori con una
larga effusione delle Sue grazie celesti.
*Discorsi e Radiomessaggi di Sua Santità Pio XII, I, Primo
anno di Pontificato, 2 marzo 1939 - 1° marzo 1940, pp. 465-468 Tipografia Poliglotta Vaticana
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