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PIO XII
UDIENZA GENERALE*
Mercoledì, 29 aprile
1942
Il nodo divino che nessuna mano umana può sciogliere.
II. I benefici effetti del matrimonio uno e indissolubile
Quando, diletti sposi novelli, vi raccogliete, da qualunque
regione veniate, in questa Casa del Padre comune, voi non siete mai stranieri al
Nostro cuore, a cui l'immensa bontà divina concede palpiti che ignorano
distinzione di volti e di costume, di alto lignaggio o di umili natali, di cielo
e di confini. Il Nostro cuore si allarga al vedervi, al numerarvi, e col suo
ardore risponde al vostro affetto filiale, e Ci pone sul labbro un vivo accento
di lode a Dio, che Ci fa esclamare : Quanto sono belle e fulgide di fede le
sparse tende delle famiglie cristiane! In voi risplende al Nostro sguardo la
dignità di sposi non solo insigniti del mistico crisma comune a tutti i fedeli
per essere gente santa e regale sacerdozio, secondo la parola dell'Apostolo
Pietro (1 Petr. 2, 9), ma anche innalzati, nell'atto santo delle vostre
nozze, col libero e mutuo vostro consenso a ministri del sacramento del
matrimonio; matrimonio che, rappresentando la unione perfettissima di Cristo con
la Chiesa, non può essere che indissolubile e perpetuo.
Ma che dice la natura
intorno a questa perpetuità? Mentre la grazia con l'azione sua non muta la
natura, bensì sempre e in ogni cosa la perfeziona, incontrerebbe forse in essa
una nemica che le si oppone? No: l'arte di Dio è mirabile e soave: non è mai che
non consuoni con la natura, della quale Egli è l'autore. Quella perpetuità e
indissolubilità, che la volontà di Cristo e la mistica significazione del
matrimonio cristiano richiedono, è voluta anche dalla natura. Di questa la
grazia adempie le brame, e le dà la forza di essere ciò di cui il suo miglior
sapere e volere le ispira il desiderio.
Interrogate il vostro cuore, diletti
sposi. Esso è inscrutabile agli altri, ma non a voi. Se richiamate al pensiero
il momento in cui al vostro affetto sentiste pienamente rispondere un altro
amore, non vi pare forse come se, da quell'istante fino al sì da pronunziarsi
insieme avanti all'altare, fosse stato per voi un avanzare d'ora in ora con
passi di ansiosa speranza e di trepida aspettazione? Adesso quella speranza non
ha più « fior del verde », ma è rosa fiorita; e l'aspettazione attende altre
gioie. Il vostro sogno è forse svanito? No: si è fatto realtà. Chi lo ha
tramutato in realtà di unione innanzi all'altare? L'amore, che non è scomparso,
ma è rimasto, si è reso più forte, più saldo, e nella sua fermezza vi ha fatto
esclamare: questo amore deve rimanere immutato, intatto, inviolato, per sempre!
Se l'affetto coniugale conosce albori e aurore, non ha da conoscere tramonti o
stagioni, né giornate nuvolose e tristi, perché l'amore vuol essere sempre
giovane, incrollabile al soffiare dei venti. Voi così attribuite al vostro amore
nuziale, senz'accorgervene, staremmo per dire, con santa gelosia, quel segno
caratteristico, che l'apostolo Paolo ascriveva alla carità, quando, esaltandola,
diceva : Caritas nunquam excidit (1 Cor. 13, 8) : l'amore non viene mai
meno. Il puro e vero amore coniugale è un limpido ruscello che per impeto di
natura sgorga dalla rupe infrangibile della fedeltà, scorre tranquillo tra i
fiori e i pruni della vita, fino a che si sperde nell'urna della tomba. La
indissolubilità del matrimonio è dunque l'appagamento di un impulso del cuore
puro e incorrotto, dell'anima naturaliter christiana, e si dilegua solo con la
morte. Nella vita futura non vi saranno nozze, ma gli uomini vivranno in cielo
come gli angeli di Dio : in resurrectione neque nubent, neque nubentur, sed
erunt sicut angeli Dei in caelo (Matth. 22, 30). Se però l'amore coniugale in
questo suo particolare carattere termina col cessare dello scopo a cui era
ordinato sulla terra; tuttavia, in quanto esso ha agito nelle anime dei coniugi
e le ha strette l'una all'altra in quel più grande vincolo di amore, che unisce
i cuori con Dio e fra di loro, tale amore rimane nell'altra vita, come rimangono
le anime stesse, nelle quali aveva avuto dimora quaggiù.
Ma l'indissolubilità del
matrimonio è voluta dalla natura anche per un'altra ragione, perché cioè di tale
dote essa ha bisogno per proteggere la dignità della persona umana. La convivenza
coniugale è un istituto divino radicato nella natura umana quale unione di due
esseri formati ad immagine e similitudine di Dio, che li chiama al proseguimento
dell'opera sua nella conservazione e propagazione del genere umano. Fin nelle sue
più intime espressioni tale convivenza appare come un che di estremamente delicato:
essa rende felici, nobilita, santifica le anime, quando si eleva sopra le cose
sensibili con l'ala della simultanea dedizione spirituale e disinteressata di
ognuno dei due coniugi verso l'altro, con la coscienza, in ambedue vivente e
radicata, di voler appartenere totalmente l'uno all'altro, di voler rimanere
l'uno all'altro fedeli in tutti gli eventi e i casi della vita, nei giorni buoni
e nei tristi, nella sanità e nella malattia, nei giovani anni e nella
vecchiezza, senza limitazioni o condizioni, finché a Dio piacerà di chiamarli
alla eternità. In questa coscienza, in questi propositi si esalta la dignità
umana, si esalta il matrimonio, si esalta la natura che vede rispettata se
stessa e le sue leggi; esulta la Chiesa, che scorge in tale comunanza di vita
coniugale risplendere l'aurora del primo ordinamento della famiglia stabilito
dal Creatore e il meriggio della sua divina restaurazione in Cristo. Quando ciò
non avvenga, la vita comune corre pericolo di sdrucciolare nel fango di
egoistica brama, la quale altro più non cerca se non la propria soddisfazione né
pensa alla dignità personale e all'onore del consorte.
Date uno sguardo alla
società moderna nei Paesi ove vige il divorzio, e domandate : Ha il mondo la
chiara coscienza e visione di quante volte in essi la dignità della donna,
oltraggiata e offesa, conculcata e corrotta, viene a giacere quasi sepolta
nell'avvilimento e nell'abbandono? Quante lacrime segrete hanno bagnato certe
soglie, certe stanze; quanti gemiti, quante suppliche, quanti disperati voti e
accenti hanno risonato in certi incontri, per certe vie e viottoli, in certi
angoli e deserti passi? No: la dignità personale del marito, come della moglie,
ma soprattutto di questa, non ha migliore difesa e tutela che la indissolubilità
del matrimonio. Sono in funesto errore coloro i quali credono che si possa
mantenere, proteggere ed elevare la cultura della donna e il suo dignitoso
decoro femminile, senza porvi a fondamento il matrimonio uno e indissolubile. Se
la Chiesa, adempiendo la missione ricevuta dal divino suo Fondatore, con
gigantesco e impavido impiego di santa e indomabile energia, ha sempre affermato
e diffuso nel mondo il matrimonio inseparabile, date lode e gloria a lei d'aver
con ciò altamente contribuito a tutelare il diritto dello spirito di fronte
agli impulsi del senso nella vita matrimoniale, salvando con la dignità delle
nozze quella della donna non meno che della persona umana.
Quando non sia fermo
in seno alla volontà il proposito della custodia perenne e inviolabile del
vincolo coniugale, vengono anche a vacillare e mancare al padre, alla madre e ai
figli quella coscienza del tranquillo e sicuro avvenire, quel sentimento
sostenitore d'incondizionata reciproca fiducia, quel nodo di stretto e
immutabile collegamento interiore ed esteriore (qualsiasi cosa avvenga), in cui
si fonda e si nutre una grande ed essenziale radice della felicità domestica.
Perché, domanderete voi forse, Noi estendiamo ai figli tali conseguenze? Perché
essi ricevono dai genitori tre somme cose : l'essere, il nutrimento e
l'educazione (S. Th. Suppl. q. 41 a.1), e per il loro sano sviluppo hanno
bisogno di un'atmosfera di letizia: ora una serena giovinezza, un'armonica
formazione e istruzione non sono concepibili senza la indubitata fedeltà dei
genitori. Non alimentano forse i figli il vincolo dell'amore coniugale? La
rottura di questo vincolo diventa crudeltà verso di essi e misconoscenza del
loro sangue, umiliazione del loro nome e rossore del loro volto, divisione del
loro cuore e separazione di fratelli e di tetto domestico, amarezza della loro
felicità giovanile, e, ciò che è più grave per il loro spirito, scandalo morale.
Quante ferite alle anime di milioni di giovani! In molti casi, quali tristi e
lamentevoli rovine! Quanti implacabili rimorsi ingenerati nelle coscienze! Gli
uomini spiritualmente sani, i moralmente puri, i lieti e i contenti, gl'integri
di carattere e di costume, nei quali la Chiesa e la società civile ripongono le
loro speranze, vengono, per lo più, non da pareti domestiche turbate dalla
discordia e dal vacillante affetto, ma dalle famiglie, dove regnano profondo il
timor di Dio e inviolata la fedeltà coniugale. Chi oggi va in traccia delle
cagioni imputabili del disfacimento morale e del veleno che viene corrompendo
non piccola parte della famiglia umana, non tarderà a riconoscere una delle
fonti più malaugurate e colpevoli nella legislazione e nella pratica dei
divorzi. Le creazioni e le leggi di Dio hanno sempre una benefica e potente
azione; quando però l'umana inconsiderazione o malizia vi s'intromettono e vi
recano turbamento e disordine, allora al frutto benefico che scompare succede e
si fa incalcolabile il cumulo dei danni, quasi che la natura stessa indignata si
rivolti contro l'opera degli uomini. E creazione e legge di Dio chi mai può
negare o dubitare che sia la indissolubilità del matrimonio, validissimo
sostegno per la famiglia, per la grandezza della Nazione, per la difesa della
patria, la quale nei petti dei suoi baldi giovani troverà sempre l'usbergo e il
braccio delle sue fortune?
Voi, diletti sposi novelli, ringraziate il Signore
per la intemerata famiglia, nella quale, circondati dall'amore di genitori
timorati di Dio, avete avuto il dono di crescere alla piena maturità di
cristiani e cattolici. Stimate vostro onore e vanto, in un tempo pur troppo
improntato di sì largo sviamento dalle leggi di Dio, lo svolgere, l'attuare e il
professare in tutta la vostra vita coniugale la grande idea del matrimonio,
quale fu stabilito da Cristo. Elevate nella quotidiana preghiera comune i vostri
cuori a Dio, affinché Egli, che ve ne ha concesso benignamente l'inizio, si
degni con la potente efficacia della sua grazia darvene il felice compimento.
Con tale augurio e in pegno dei più eletti favori celesti, vi impartiamo di
cuore la Nostra paterna Apostolica Benedizione.
*Discorsi e Radiomessaggi di Sua Santità Pio XII, IV,
Quarto
anno di Pontificato, 2 marzo 1942 - 1° marzo 1943, pp. 53-57 Tipografia Poliglotta Vaticana
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