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PIO XII
UDIENZA GENERALE*
Mercoledì, 15 luglio
1942
I nemici dell'unione indissolubile
III. Le separazioni forzate
Sereno e lieto è lo spettacolo che voi, diletti sposi novelli,
offrite allo sguardo della folla che va e viene e circola per le vie e per le
piazze di Roma; spettacolo cui danno anima e vita, — più che la maestosa
grandezza delle memorie e dei monumenti dell'Urbe, — la fede e la religione
cristiana, che fanno sacri i suoi ipogei, i suoi anfiteatri e circhi, i suoi
colli e le mirabili sue basiliche. Chi vi vede uscire dalle chiese o avviarvi a
S. Pietro per compiere il vostro pio pellegrinaggio e venire a domandare la
Nostra Apostolica Benedizione, arresta un istante l'occhio su di voi; per voi
forma un sorriso di letizia e un augurio di felicità, e ammira nei vostri due
cuori, che, stretti l'uno all'altro, palpitano per una nuova vita, la fiducia e
la gioia dell'avvenire. Ma, in più d'uno di quei che vi contemplano e vi
avvolgono nella loro simpatia, quel sorriso sembra velarsi come di un'ombra
d'ansietà.
Eppure i vostri cuori non sognano ansie né dubbi. Uniti, come
siete, in virtù del sacramento del matrimonio, voi avanzate nel cammino della
vita iniziata, per rimanere indissolubilmente uniti fino alla morte, e vorreste
non conoscere giammai alcuna separazione. Tale è il proposito degli sposi
cristiani; tale la loro brama. A uno dei gruppi che vi hanno preceduti Noi,
parlando recentemente, davamo paterni consigli per conservare in ogni tempo
tenera c forte l'unione dell'amor loro, per metterla e custodirla al riparo
delle debolezze umane, donde così spesso si origina la separazione dei cuori.
Ma, anche quando i cuori stanno saldi, non di rado altre
separazioni li premono e gravano, meno perniciose e amare, se volete, però non
meno dolorose, che non sono cagionate né dall'una né dall'altra parte:
separazioni forzate; forme temporanee di vedovanza più o meno diuturna.
Considerate questo tempo di guerra e i vari campi di lotta, in terra, nei mari e
in cielo. Quante giovani coppie l'appello della patria ha separate! Quanti, per
essa, prima di lasciarsi, definitivamente uniti davanti a Dio, hanno anticipato
il giorno delle loro nozze, mentre l'uomo è passato, si può dire, dall'altare al
campo o al quartiere! Quanti, col cuore nobilmente risoluto, ma pur trafitto,
attendono da un giorno all'altro la chiamata dell'arduo dovere! Quanti vedono
protrarsi indefinitamente il loro lontano esilio o la loro prigionia! Sono
separazioni che penetrano profondamente entro gli animi degli sposi, dove
l'amore vero vince battaglie non meno gloriose di quelle del braccio fra lo
scontro delle armi.
Ma anche in tempo di pace non pochi sono costretti a separazioni
brusche, libere in un certo senso, ma dettate o richieste da ragioni superiori,
in che si mescolano l'ufficio, l'arte, il bisogno. La professione, in alcuni
casi vera vocazione e impulso dell'ingegno, trattiene lungi dalla casa, per mesi
o anni, il nocchiero, il marinaio, il colono, il viaggiatore, l'esploratore di
terre e di mari, il cercatore dei metalli e degli impervi rifugi umani. La
necessità, imperiosa compagna nei sentieri della vita, obbliga e trae sovente a
guadagnare il pane per la famiglia in una carica, in un impiego, in un servizio,
in un luogo, dove la lontananza non permette o non dà agio se non per rari e
brevi ritorni al focolare domestico. Che dire poi dell'emigrante, cui
l'immensità dell'oceano separa dai suoi?
Tali separazioni sono un argomento doloroso; e perché credete
voi che ne parliamo a sposi novelli? Forse per offuscare la vostra serena gioia?
per turbare i vostri dolci sogni dell'avvenire? No, certamente. Ma l'essere voi
qui presenti potrebbe forse fare a Noi dimenticare gli assenti e le separazioni
che soffrono? Voi provate ora il gaudio di trovarvi insieme, l'uno al fianco
dell'altra: ma la vostra gioia, come la Nostra di vedervi qui uniti, non ha da
omettere e temere di evocare anche in voi il compassionevole ricordo di coloro
che di tanta letizia sono privi. Del resto, — che il cielo vi salvi e vi
custodisca! — tali prove e tali separazioni non potrebbero un giorno toccare
ancora a voi? Non vi sia pertanto molesto, se Noi crediamo utile il darvi oggi
alcuni ammonimenti ed esortazioni che, travalicando la cerchia di questo
uditorio, giungano anche a quelli, cui le circostanze e vicissitudini della vita
hanno o tengono così duramente separati nell'ambascia del loro cuore.
Prova, dolore, sì; ma anche pericolo: il pericolo che la
lontananza prolungata, a poco a poco assuefacendo l'animo alla separazione,
raffreddi e scemi l'amore, secondo quel triste proverbio: lontano dagli occhi,
lontano dal cuore; il pericolo che nell'assenza dello sposo legittimo s'insinui
nello spirito amareggiato la tentazione di cercare o di accettare certi compensi
illegittimi del cuore e dei sensi; il pericolo, in una parola, di cedere agli
assalti più o meno aperti o mascherati d'importuni, di passionali o
d'interessati.
Un tale pericolo ora è per voi lontano. In questo momento il
solo pensiero che ciò possa accadere, vi riempie di orrore. Il vostro cuore vi
pare così sicuro e lo sentite così risoluto, che lo stimate inaccessibile alla
tentazione, più forte delle lusinghe, più vigile e avveduto degl'inganni delle
passioni. Eppure la esperienza insegna che altri sono caduti, i quali si
sentivano altrettanto sicuri di sé, si credevano altrettanto incrollabili. Che
se l'animo perseverò fedele, se la loro volontà rimase salda, tuttavia un
giorno, un mattino, una sera, quale tempesta nel lago del cuore! quale agonia
per non sommergersi nei flutti dell'affanno, per la vittoria sulle passioni!
Sull'orlo dell'abisso hanno provato il terrore della vertigine. A che dunque
dissimulare il pericolo, mentre Noi ve lo additiamo non per altro che per
aiutarvi a difendervene, a schivarlo e a renderlo di fatto meno nocivo a voi e
alla vostra virtù?
Non vi meravigliate perciò se vi diciamo che questo pericolo può
sorgere dal fondo di voi stessi o, allorché venga dall'esterno, può trovare in
voi una porta senza bastevole difesa. Il cuore sensitivo e delicato, fonte per
voi delle caste gioie dell'amore coniugale benedetto e ratificato da Dio e dalla
Chiesa, cessa forse dal palpitare e dal sentire irrequieto l'impulso ad amare e
ad essere amato? Esso reclama l'unione di presenza e l'unione di affetto (cfr.
S. Th. 1ª 2ª
q. 28 a. 1). Quindi l'assenza diviene per lui amarezza e pianto di
separazione, tormento dell'anima, privazione della dolcezza di quel puro amore,
tristezza di abbandono e di smarrimento. Allora, se non è gelosamente custodito
e vigilante, un segreto istinto lo inviterà e inclinerà a sognare, a desiderare,
a ricercare, a gustare forse, — benché ancora senza una vera infedeltà e non
oltrepassando gli estremi limiti di una corretta convenienza —, certi
compensamenti, certi contraccambi, o, per lo meno, certe consolazioni, che lo
lasceranno più debole e titubante, se non del tutto disarmato, di fronte alla
tentazione. E la tentazione verrà.
Verrà sotto il velo degli svaghi, in apparenza di rimedio che
tende a distrarre dalla malinconia dell'assenza, ma in realtà distrarrà
dall'assente stesso. Galeotto sarà l'amore impuro: esso tramuterà in una insidia
l'affanno del più casto affetto. I viottoli del male sogliono iniziarsi al
margine delle vie fiorite del bene. Verrà la tentazione da coloro che vi
circondano : si vorrà, con lodevole intenzione e senza alcun sospetto,
consolarvi, confortarvi; la compassione sincera, da un lato, la cortese
riconoscenza dall'altro, porranno a cimento e a rischio la vostra tenerezza, e
insensibilmente la inclineranno e l'accresceranno; gl'interessi materiali o
morali della casa, dei figli, dello stesso assente aggiungeranno la loro voce a
render necessario il ricorrere a consigli, ad appoggi, ed aiuti. In questa
corrispondenza fra la premura più leale e disinteressata e la fiducia più franca
e onesta, l'affezione si potrà insinuare furtiva nel vostro tenero cuore.
Ma — viene da chiedersi — per questo timore si dovranno rompere
ed escludere le relazioni irreprensibili, la cui utilità o necessità può porle
entro la cerchia del dovere? No. Tuttavia chi conosce il terreno del pericolo,
conviene che sappia schivarlo o sormontarlo con l'usbergo di un amore fermo e
generoso. Un tale amore, senza dubbio, porta in fronte una certa austerità e
dignità di vita, di costume, di maniere, di abitudini nel tratto; in questo
comportamento apparirà anche agli estranei riconoscibile la presenza invisibile
dell'assente. S. Francesco di Sales, parlando dell'abbigliamento — e
l'osservazione vale per tutto il resto —, nota acutamente: «La donna maritata
può e deve adornarsi, quando è col marito, se questi lo desidera; ma se facesse
lo stesso anche quando non è con lui, gli altri si domanderebbero a quali occhi
voglia essa piacere con quella speciale accuratezza» (Introd. à la vie dévote,
III p. c. 25). Non vi dicevamo forse or ora che nello stato di separazione
forzata gli sposi vengono temporaneamente a trovarsi quasi in una specie di
vedovanza? Ascoltate dunque la lezione di S. Paolo, quando tratta delle vedove
cristiane. Egli le mette in guardia contro le molte relazioni e le molte visite,
contro l'oziosità, contro la loquacità, contro i pettegolezzi; vuole al
contrario che si dedichino alla cura della famiglia e della casa, alle buone
opere, alla preghiera, e che con la serietà della loro condotta non diano alcuna
occasione di maldicenza (I Tim. 5).
Se contro tali pericoli Noi ammoniamo gli sposi, voi ne vedete
il motivo nel danno che potrebbe scaturirne per la fedeltà coniugale e la sua
assidua custodia. Ma se l'amore coniugale è un sentimento, che la natura stessa
ispira nell'animo dell'uomo e della donna, dovete pur pensare a ponderare che
della natura vuol essere reggitrice la ragione; ora vive secondo ragione l'uomo
che domina le sue passioni, mentre alle passioni stesse, elevando e
perfezionando la natura, imperano la grazia e il sacramento. Non dimentichino
gli sposi che la virtù sta nel mezzo, egualmente lontana dagli estremi contrari;
e così sapranno evitare quella eccessiva « sentimentalità» che ricerca fuori del
rifugio domestico aliene e disordinate soddisfazioni e conforti, e cureranno
invece di mantenere e custodire vivo, saldo, immutato e tenero il loro mutuo
ricordo.
Ma in che e come conserveranno questo prezioso vincolo del
ricordo? Lo conserveranno e difenderanno in tutto il quadro del loro essere.
Nella casa stessa, tutto parlerà dell'assente; le pareti con le fotografie, coi
documenti delle varie vicende e del corso della sua vita, battesimo, prima
comunione, matrimonio, progressi scolastici, attestati del merito e del lavoro;
le stanze, con le pie immagini, i libri, gli oggetti familiari e cari. Per chi
dimora lontano, la riposta e piccola camera, la cabina o l'angolo più oscuro
appariranno come illuminati dai ritratti e dai ricordi delle persone, che si
sono lasciate augurando e sperando, e che attendono il ritorno dell'amato. In
questa segreta e intima luce, nella tacita ora della sera, i due cuori separati
converranno, riuniranno i loro palpiti nella preghiera, in quel soprannaturale
ritrovo, dove sull'uno e sull'altra vegliano l'occhio e la protezione di Dio.
Ciò nondimeno, la distanza resta. Chi ne vincerà l'amarezza e lo
spazio? Chi in qualche modo la torrà di mezzo fra i due cuori? Lo scambio di
lettere — ove è possibile — sarà il reciproco messaggero di ogni confidenza.
Quale conforto queste lettere portano al cuore! quale sostegno all'anima! Esse
fanno comune alle due parti ogni ora della giornata, col suo sereno e con le sue
nubi: non solo accomunano le grandi cose, i gravi avvenimenti, ma anche i
piccoli particolari della vita quotidiana, non tacendo se non i meschini
imbarazzi e le importune molestie, le quali rischierebbero di eccitare inutile
angustia, che la lontananza suole ingrandire. Le vere pene poi si comunicano
reciprocamente per sostenersi a vicenda, come le vere gioie per condividerle e
gustarle insieme; si scambiano i consigli e i pareri; soprattutto si vigila e si
lavora in comune all'educazione dei figli. In una parola, si fa presente all'uno
la giornata dell'altro nella visione in cui la vita si svolge, cosicché, al
riunirsi sotto il tetto domestico, parrà loro di non essersi mai separati. Non
fa forse questa corrispondenza ben più che il semplice enunciare cose o fatti?
Non riconoscete voi nella calligrafia della lettera i noti tratti della mano,
che mille volte strinse la vostra? Non sentite la mente e il cuore che esprimono
se stessi, e affidano alla penna i loro pensieri e i loro moti e palpiti? le
idee loro e i loro sentimenti? Si incontrano, si rivedono, si ricongiungono così
le anime per salire sempre, per varcare e sormontare le distanze, per elevarsi
talvolta assai in alto, dove è ogni consolazione e ogni tranquillità sopra le
tempeste della vita, per innalzarsi verso Dio, che largisce non minore
dell'affanno la gioia.
Ora, se Dio è, come dev'essere, il legame del vostro amore, a
sua volta lo suggellerà così saldamente, che nulla al mondo avrà la forza di
rallentarlo o scemarlo. Ascoltate ancora quel che dice S. Francesco di Sales : «
Il primo effetto di questo amore è l'unione indissolubile dei vostri cuori. Se
si incollano insieme due pezzi di abete, purché la colla sia fina, il
congiungimento sarà tanto forte, che si spaccheranno molto più agevolmente i
pezzi in altri posti che non in quello della loro unione. Ma Dio congiunge il
marito alla moglie nel suo proprio sangue; perciò questa unione è così forte,
che piuttosto l'anima deve separarsi dal corpo dell'uno e dell'altra, che non il
marito dalla moglie. Ora tale unione non s'intende principalmente del corpo, ma
del cuore, dell'affezione e dell'amore» (Introd. à la vie dévote, III p.
c. 38). Ricordatevi però che, se Dio ha elevato il vincolo nuziale a sacramento,
fonte di grazia e di forza, non dà la perseveranza in esso senza la vostra
propria e costante cooperazione : mediante la preghiera quotidiana; mediante il
dominio sulle vostre inclinazioni e i vostri affetti (specialmente se doveste
vivere per qualche tempo l'uno dall'altra lontani); mediante una stretta unione
con Cristo nella divina Eucaristia, pane dei forti, di quei forti i quali anche
a costo di sacrifici e di rinunzie sanno mantenere inviolata la castità e la
fedeltà coniugale.
Nessuna separazione di tempo o di luogo, diletti sposi novelli,
turbi il vincolo del vostro amore: Dio lo ha benedetto, Dio lo ha consacrato.
Siate fedeli a Lui: Egli ve lo custodirà immacolato e fecondo, come vi
auspichiamo Noi, impartendovi con tutta l'effusione del paterno Nostro cuore la
Benedizione Apostolica.
*Discorsi e Radiomessaggi di Sua Santità Pio XII, IV,
Quarto
anno di Pontificato, 2 marzo 1942 - 1° marzo 1943, pp. 141-147 Tipografia Poliglotta Vaticana
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