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PIO XII
UDIENZA GENERALE*
Mercoledì, 19 agosto
1942
Gli Ausiliari del focolare:
III. Padroni e domestici. Responsabilità
La vostra presenza intorno a Noi, diletti sposi novelli, all'aurora della
vostra vita coniugale, Ci è una testimonianza assai gradita del vostro desiderio
di ricevere la Benedizione e di ascoltare le esortazioni del Vicario di Cristo,
per farne la luce e la guida nel cammino che avete intrapreso. Il Nostro cuore
si compiace di contemplare ed esaltare la famiglia cristiana, fondamento di
salute e grandezza morale della società, e di analizzarne e dichiararne i vari
beni, i sacri e nobili aspetti, non meno che i lati più esposti a insidie e
pericoli. Negli ultimi Nostri discorsi, parlando dei mutui rapporti tra padroni
e domestici e dei doveri che ne derivano, abbiamo mostrato la loro religiosa
bellezza al chiaro lume della fede e nella calda fiamma della carità. Questi
rapporti e doveri non possono essere sterili, ma sono radici feconde che
generano responsabilità reciproche nel campo familiare.
Considerate infatti come entro l'ambito domestico si svolge l'influsso di
quelli che vi entrano al servizio. Se si trattasse di un semplice contratto di
lavoro fra due persone, limitate sarebbero le responsabilità che ne sorgono;
certo, tornerebbe al padrone spiacevole l'essere mal servito o il soffrire
qualche danno nei propri beni; però, d'ordinario, non molto rilevanti sarebbero
il disgusto e la perdita, e nessun altro ne patirebbe nocumento. Qui al
contrario si ha un rapporto che generalmente non riguarda soltanto un padrone e
un servitore, ma tutta una casa, ed è in realtà più che una mera locazione
d'opera; è l'entrata di un estraneo nella convivenza familiare, a far parte in
qualche modo del focolare domestico, non per una o più ore del dì, ma di giorno
e di notte.
Siano pur vigilanti i padroni e prudenti quanto volete; prendano pure tutte
le più accorte precauzioni; per discreta che possa essere quella
domestica, quella cameriera ella vive di continuo con loro, nelle ore chiare e
nelle oscure; di giorno in giorno viene necessariamente a conoscere il
carattere, il temperamento, le disposizioni, le abitudini di ciascuno e di
ciascuna della famiglia, fino alle debolezze, alle passioni, alle stizze e a
quelle predilezioni ch talora rasentano le manie. Come potrebbe avvenire altrimenti? Non penetra ella con piè sicuro in ogni angolo della casa, nelle camere,
negli uffici, nel salone, per assettarvi e porvi tutto in ordine? Il suo occhio
scorge ogni ombra, passa ogni vetro, tutto vede o indovina sotto i veli Per
servire a tavola, ella è presente ai pasti : coglie a volo i frammenti della
conversazione, gli sbalzi e i salti degli argomenti, ode e nota quelle
riflessioni e quei ripicchi, quegli scherzi familiari e quei diverbi, quelle
dispute e quei dissensi, quegli scambi di ricordi e di aneddoti più o meno
intimi e quei mille nonnulla, spesso assai più rivelatori delle volontarie
confidenze. Voi la vedete alla porta aprire, e introdurre i visitatori e le
visitatrici, i parenti, gli amici e i conoscenti: ella finisce col conoscere
tutti che vanno vengono per casa, e con qual viso e con qual pensiero sia da
ricevere e trattare ciascuno: nulla, neppure la faccia: di un creditore importuno
e insistente, le sfugge.
Da tutto ciò ben si comprende di quale rilievo più
riuscire per la vita e per le sorti della famiglia l'accoglimento nel focolare
domestico di colui o di colei, che fino a ieri le erano estranei. Con tale
ammissione in casa il padre di famiglia non diviene forse, salvo la debita
proporzione, responsabile del servitore e della domestica, come dei suo figli?
E la sua prima responsabilità non proviene, per avventura, dalla scelta che ne
ha fatto?
Queste responsabilità, più di quel che sul principio può sembrare,
divengono vaste, e la loro gravità sovente non si manifesta che troppo tardi,
quando il tempo ne fa apparire le conseguenze, sia nella stessa dimora
domestica, sia nella cerchia dei parenti e conoscenti, sia ancora ne l'intiera
società.
I. Nella casa, tali conseguenze si vedono in primo luogo presso i figli. Negli
adolescenti e nei giovani, nelle bambine e nelle ragazze amare delusioni
stupiscono talvolta, quasi improvvise e non sospettate rivelazioni, l'animo dei
genitori. Si perdoni pure qualche capriccio o sdegno al bollore della loro età;
ma non si riesce a trovar la ragione delle loro cattive tendenze, del loro
carattere difficile, indipendente, critico, scettico, chiuso. Si resta sorpresi
di meraviglia al veder sorgere, come in un tratto, nei figli certi malsani istinti
ed esercitare le loro rovine con tale un violenza da superare quel che suol
comportare la crisi morale del crescere. E i genitori che fanno? che pensano? Allarmati, desolati, si interrogano a vicenda, si esaminano, ripensano: è stato
fatto tutto per educar bene quei figliuoli ? Sì : nulla, sembra, è mancato, né i
buoni esempi, né i buoni consigli, né gli opportuni ammonimenti, né la fermezza
né la bontà; si è vigilato sulle amicizie, sulle letture, sulle uscite di casa,
sui divertimenti; nulla fino allora aveva ingenerato alcun sospetto. Ma, mentre
per scoprire le radici del male, si scruta ogni pagina e ogni lato della storia
del presente e del passato vicino, ecco che sopravvengono ricordi latenti ; ecco
che si risvegliano più chiari, s'intrecciano e si assodano; ricordi di cui la
prima impressione risale alla puerizia: parole, motti, maniere, libertà scorrette
o anche solo troppo familiari di una persona di servizio imprudente meno
delicata. Non dite che quei bambini, ancor piccoli, non potevano capire. Forse —
chi sa? — sul momento non avevano compreso; ma poi, cresciuti, rammentano e
intendono Non dimenticate, o genitori, o sposi novelli, che nel seno del
fanciullo la natura ha posto una gran forza osservativa e memorativa, e che
l'uomo ha fin dalla nascita la tendenza alla imitazione nella parola e
nell'opera. Quale responsabilità crea dunque nel padre e nella madre il fatto
che in casa vi sono servitori in contatto permanente e continuo coi figli!
Notate bene che Noi non parliamo di fanciulli, per negligenza, come accade
troppo spesso, abbandonati e lasciati alle cure di domestiche, più assidue nel
custodirli e assisterli che la propria madre, occupata o distratta o frivola; e
nemmeno Ci riferiamo di necessità a servitori — che Dio non permetta! — corrotti
e corruttori. Ad ogni modo, che è avvenuto? Si è piantato nella casa un albero
cattivo che simili a sé produce i frutti. Come si doveva scegliere il servitore
o la domestica? come vigilare? come ammonire? Ne diano i padroni di casa la
colpa alla loro scelta senza discernimento, alle monche e non bastevoli
informazioni, al capriccio e all'impressione fallace.
È una responsabilità
delicata che nei genitori cresce coi fanciulli crescenti e cresciuti. Per
innocenti che si suppongano, che si stimino e realmente siano, non altrimenti
che le persone forse ancor esse giovani che li attorniano, la loro innocenza non
rattiene la natura dallo svegliarsi nella fervida ora dell'adolescenza, mentre
l'inesperienza, che le viene compagna, vela e dissimula loro il pericolo fino al
giorno in cui il fremito misterioso del cuore e dei sensi li avverte della lotta
imminente e del trovarsi disarmati. Quale trepida responsabilità di fronte ai
figli e ai domestici, nel contatto inevitabile della vita quotidiana!
Rispetto
ai figli, ciò è manifesto; ma non è men chiaro quanto ai domestici. Quella
giovane governante, che per il buon servizio conviene pure che tutto osservi
nella casa, vedrà i quadri, le incisioni appese alle pareti, le riviste e i
giornali illustrati abbandonati in disordine o aperti sui tavoli e sui mobili;
ascolterà i racconti e le avventure più o meno licenziose che narrano i figli
più grandi e i loro amici, l'uno o l'altro dei quali, di passaggio, alla lesta,
le indirizzerà un sorriso o uno scherzo alquanto libero, che con la novità
renderà per lei, forse inesperta, il pericolo più sottile e insidioso. Supponete
che, col procedere delle cose, un giorno il dovere imponga ai genitori, per il
bene dei figli, di allontanare quella domestica, non colpevole degli
inconvenienti o del pericolo, di cui non era divenuta che involontaria
occasione. Il capo di casa, che la vedrà partire umiliata nella sua incolpabilità, non sentirà forse in cuore il rimorso di essere stato, lui e
altri, meno prudente che essa stessa, meno vigilante, meno fermo e forte? non
dovrà imputare a sé medesimo la pena di lei e del suo più incerto avvenire?
Quando poi in una famiglia vi siano più domestici, specialmente se diversi per
sesso, per età, per educazione morale e religiosa, i rapporti di vita comune fra
loro vengono a rendere più estese e molteplici le responsabilità. Non parleremo
dei casi, in cui il cattivo spirito di un solo sconvolge tutto l'ordine della
casa, e perverte negli altri la mente e il cuore; ma quante volte uno scandalo
scoppia a un tratto, o non è soffocato e coperto che dalla malizia più colpevole
di un seduttore e dallo smarrimento di una povera creatura imprudente o troppo
debole!
2. Se fra padroni e servitori, o fra servitori tra loro, talvolta
intervengono ore e momenti di disinganno e di sfiducia, di malcontento e di
disordine, di riprovazione e di ripulsa; non di rado insorgono anche coi
parenti, con gli amici, turbamenti, malintesi, urti, discordie, che altra
origine non hanno se non i discorsi o i giudizi riferiti o divulgati — spesso
pur senza intenzione di nuocere — da persone di servizio. Esse hanno sentito o
creduto di sentire una osservazione scortese, un'arguzia o un frizzo, un motto
spiritoso, certe vivaci conversazioni, che, se rimanessero nell'intimo della
casa, non cagionerebbero gran che di male, ma, qualora ne varchino la soglia,
provocano in altri risentimento ed offesa, anche se non vi si uniscano
esagerazioni e commenti nel riferirle. Quanto più, se, come suole accadere, tali
parole, passando di bocca in bocca, si diffondono gonfiate e inasprite!
Aggiungete qualche ciarla o sussurro in fortuiti incontri nei negozi, o fra «
autisti» o servitori che alle medesime porte, forse anche alla porta della
chiesa, attendono i padroni. Lì, le lingue si sciolgono; i domestici parlano,
forse con non maggior malizia in cuore di quella ch'ebbero i padroni. Ma il
guaio è nato, il male è fatto, talvolta irreparabile. Non si può, si dirà,
contare e pesare ogni parola che viene sul labbro. Si sarebbe fatto, tuttavia,
qualora se ne fossero prevedute, misurate e ponderate le conseguenze.
A volte il
male è anche maggiore. A tavola, in un salone, in una riunione, una critica
anodina, una fuggevole lagnanza, una facezia lepida — non vorremmo dire una
falsa insinuazione — punge o scalfisce qualche persona rispettabile e che di
fatto si rispetta nel fondo dell'animo; è una freccia che cade sull'insegnante,
sul parroco, sulle autorità di ogni grado, sino alle più alte, sino alle più
sacre. I padroni, i quali hanno così parlato o, come suol dirsi, pensato ad alta
voce, non portano per questo minor riverenza e stima a colui che fu segno del
loro inconsiderato sorriso. Ma nei domestici quelle parole udite e quel sorriso
veduto hanno colpito o diminuito la venerazione verso degne persone. Non è vero
che anche un infondato motto si sparge e fa rumore? Quando poi se ne
deploreranno i dannosi effetti seguiti forse in coloro che si stimavano e
amavano, si vorrà darne la colpa al mondo sempre cattivo e maligno: se ne
parlerà con dolore e lamento, invece di ricercare donde sia partito il primo
colpo e indagare se la propria coscienza e la propria lingua siano innocenti e
nulla abbiano da rimproverarsi.
3. Vedete dunque come la lingua non custodita divenga fonte di discordia e
di mali; e come non diversamente talora scoppino quei rivolgimenti, da cui l'intiera
società resta scossa e per lungo tempo. Non vi è da illudersi: anche la casa, il
salotto, la mensa sono una scuola, e i discorsi che vi si fanno divengono
lezioni per i figli, per i domestici e per quelli che ascoltano. Intelletti
assennati non hanno dubitato di affermare che le imprudenze di parole e di
giudizi porsero pure qualche non lieve cagione alle violenze che accompagnarono
il moto così complesso della rivoluzione francese, agevolando il penetrare nel
popolo di quei principi e di quelle dottrine, di cui con tanta leggerezza si
compiaceva il mondo elegante di allora. Dilagava per tal via a inondare la
strada il torbido torrente di immoralità e d'irreligione, al quale si era data
in balìa l'alta società, coi suoi disordini, con lo sfoggio senza ritegno del
suo smoderato lusso. Tale spettacolo era tuttodì sotto gli occhi dei servitori:
l'invidia e la gelosia mordevano il loro cuore. Essi ascoltavano nei saloni
mondani quelle conversazioni ardite, filosofiche, sociali, politiche, condite di
facezie e motteggi libertini a scherno e ludibrio della religione, con ampollose
declamazioni esaltanti una libertà senza freni. Il loro spirito si apriva con
entusiasmo alle teorie; il loro cuore si riempiva di odio per i raffinati
teorici, che se ne facevano i propugnatori. Gli effetti, in qualche modo
conseguenze anche di quei discorsi e di quelle lezioni, voi li conoscete; sono
vergati indelebilmente nelle pagine della storia.
Sarebbe errore il darsi a
credere che il mondo d'oggidì non sia più quello d'un secolo e mezzo fa. Se
l'esterna apparenza è cambiata, l'umanità però perdura sostanzialmente la
medesima. Gli appetiti della natura corrotta, la concupiscenza della carne e
degli occhi e la superbia della vita (cfr. 1 Io. 2, 16), non hanno cessato di
accendersi ed esasperarsi : i sani principi, che li frenavano, si sono in molte
menti e in molti cuori annebbiati e svigoriti. Le idee divampano per ogni lato;
i rumori, al pari del fulmine, si diffondono più rapidi e larghi che nel
passato. Il giudizio del popolo, se ha qualche rettitudine, è inesorabilmente
logico : mentre ascolta, vede e legge, sente in sé il fremito dell'animo e della
ragione, e oggi, forse più che una volta, pesa e raffronta con le sue vere
aspirazioni e coi suoi bisogni gli uomini e le cose.
Gravi di molto vi parranno
queste considerazioni; ma a comprenderne il fondo di verità su cui poggiano,
ripensate che a costituire le società intiere concorre tutto l'insieme delle
famiglie, e che il bene e il male di ogni famiglia somiglia a un'onda, pura o
sordida, di un rigagnolo che mette foce e si versa nella gran fiumana della vita
pubblica e sociale. A far parte di tal vita sociale non è forse il giorno del
vostro matrimonio, diletti sposi novelli, che vi conduce, formando di voi una
nuova famiglia, la quale nel moto di tutta la umana convivenza ha un proprio
sentiero e un proprio destino davanti a Dio, alla Chiesa e alla patria?
Perciò a
voi, che avete iniziato un recente focolare, diciamo con tutta la tenerezza
della Nostra sollecitudine: Ponete profondamente entro la vostra mente e il
vostro cuore il senso e l'importanza coscienziosa di quelle responsabilità;
prendetele su di voi con l'intima serietà che è impegno e vanto dello spirito
cristiano. Ma aggiungiamo : Prendetele anche senza timore, perché la grazia
celeste, che vi fa servitori di Dio, figli della Chiesa e viventi della carità
di Cristo, non mancherà di aiutarvi a portarle. Una tale potente grazia Noi
preghiamo il Signore di far discendere su di voi, mentre v'impartiamo di cuore
la Nostra paterna Apostolica Benedizione.
*Discorsi e Radiomessaggi di Sua Santità Pio XII, IV,
Quarto
anno di Pontificato, 2 marzo 1942 - 1° marzo 1943, pp. 177-184 Tipografia Poliglotta Vaticana
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