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PIO XII
UDIENZA GENERALE*
Mercoledì, 4 novembre
1942
La fedeltà coniugale: II. Fedeltà illusoria
Ben a ragione, dopo celebrate le vostre nozze, voi venite, diletti sposi
novelli, a invocare su di voi, sul vostro amore e sulla vostra fedeltà la
Benedizione del Vicario di Cristo. La legge del Redentore divino, che è legge di
amore, è anche protettrice e conservatrice del vero amore e della vera fedeltà.
È una legge di amore che non si confina né
si restringe nelle prescrizioni minuziose ed esterne di un codice, ma che
penetra lo spirito, il cuore, fino ad escludere anche il peccato di solo
desiderio (cfr. Matth. 5, 27-28).
Vi sarebbe dunque, pur salvando le apparenze, una infedeltà segreta, nascosta
nelle più intime latebre del cuore? Senza dubbio; perché dal cuore, disse Nostro
Signore, vengono i cattivi pensieri e le altre iniquità (cfr. Matth. 15,
19); eppure questo peccato d'infedeltà segreta è, pur troppo, così frequente,
che il mondo non vi fa attenzione e la coscienza sopita vi si adatta, come
nell'incanto di una illusione.
Sempre però contro ogni ingannevole fascino si erge e grandeggia la vera
fedeltà, la quale, come dicemmo nell'ultimo Nostro discorso, ha per oggetto e
fondamento il dono mutuo non solo del corpo dei due sposi, ma altresì del loro
spirito e del loro cuore. Non è forse vero che la minima infrazione a questa
fedeltà squisita e cordiale facilmente conduce, presto o tardi, ai grandi
fallimenti della vita e della felicità coniugale?
1. Simboleggiata dall'anello nuziale, delicatissima virtù è la fedeltà! Prima
di essere formulata e promulgata da Nostro Signore, era stata dal Creatore
scolpita in fondo al cuore dei giusti, onde è rimasto celebre il detto di Giobbe
sul patto che aveva concluso coi suoi occhi di astenersi da qualsiasi sguardo
impuro (cfr. Job 31, 1).
Con tale austero riserbo, ch'è prerogativa di animo signore di sé,
raffrontate la condotta di tanti cristiani bagnati fin dalla nascita nelle acque
della rigenerazione ed elevati nella luce raggiante del Vangelo. Non dissimili
dai fanciulli, propensi sempre a scorgere una esagerazione nelle angosce della
sollecitudine materna, voi li vedete sorridere delle ansietà morali della loro
Madre, la Chiesa. Eppure essa non è la sola a darsene pensiero: tutte le persone
probe, anche lontane dal senso cristiano, gettano il grido di allarme. Nelle
pubbliche vie, sulle spiaggie, negli spettacoli, donne e fanciulle si presentano
e si espongono senza rossore a sguardi indiscreti e sensuali, ad accostamenti
disonesti, in promiscuità indecorose. In tali condizioni ed incontri, con quale
fermento insorgono le passioni! Tranne l'ultimo passo, la caduta nella infedeltà
formale - pur supponendo che, quasi per miracolo, non si giunga a tanto —, quale
differenza potrebbe farsi tra simili costumi e la condotta di quelle infelici
che calpestano apertamente ogni pudore?
Né si comprende, se non incolpandone il languire del senso morale, come
uomini di onore possano sopportare che ad altri le loro donne o le loro
fidanzate permettano sguardi e familiarità cosi audaci; né come una fidanzata o
una sposa, che sentano alto il decoro della loto dignità, riescano a tollerare
che il marito o il fidanzato con altre si prendano tali libertà e domestichezze.
Contro così gravi oltraggi alla santa fedeltà di un legittimo e casto amore, chi
non vede rivoltarsi e insorgere ogni benché minima scintilla di onesto
sentimento?
2. Ma basti quanto abbiamo detto su così sconvenienti e sconcertanti
bassezze. Nell'ordine dello spirito e del cuore il discernimento tra il bene e
il male è ancor più delicato. È vero che vi sono simpatie naturali in sé
irreprensibili, alle quali le presenti condizioni della vita porgono più facili
e frequenti occasioni. Quantunque possano talvolta presentare qualche pericolo,
non offendono per se stesse la fedeltà. Nondimeno Noi dobbiamo mettervi in
guardia contro talune intimità segretamente voluttuose, contro un amore che si
vuol chiamare platonico, ma che non è troppo spesso se non il preludio che
inizia o il velo discreto che copre un affetto meno lecito e puro. Fin che la
simpatia intellettuale si ferma nell'armonia tra le vedute sincere e spontanee
dello spirito, nel godimento e nell'ammirazione dell'altezza e della nobiltà di
un'anima, non vi è per sé ancora nulla di biasimevole. Tuttavia S. Giovanni
della Croce ammonisce le stesse persone spirituali contro le deviazioni che
possono seguirne (cfr. San Juan de la Cruz, Noche oscura, 1. I
cap. IV n. 7). Insensibilmente il retto ordine ne rimane sovente invertito, di
modo che, dal nascere di qualche onesta simpatia verso una persona per influsso
dell'armonia dei pensieri, delle inclinazioni e dei caratteri, si passa, con un
incosciente consentimento, ad armonizzare e concertare le proprie idee e le
proprie vedute con le idee e le vedute della persona ammirata. Sulle prime se ne
risente la prevalenza in questioni futili; poi in cose più serie, in materie di
genere pratico, in argomenti di arte e di gusto che già hanno più dell'intimo;
quindi nel campo propriamente intellettuale o filosofico, e infine nelle
dottrine religiose e morali, sino al punto di rinunciare al proprio personale
criterio, per non pensare né giudicare che sotto quella concepita influenza. Si
travolgono i principii, si scuotono le norme del vivere; mentre lo spirito umano
è naturalmente, spesso fino all'eccesso, orgoglioso nell'attaccamento al proprio
giudizio, come spiegare allora una così ligia sottomissione e piena sudditanza
davanti al pensiero altrui?
Ma al tempo stesso che in tal guisa il proprio spirito viene a mano a mano
modellandosi su quello di un estraneo o di una estranea, si aliena al contrario
ogni giorno più dall'animo dello sposo o della sposa legittimi. Esso giunge a
provare, riguardo a tutto ciò che questi pensano o dicono, un irresistibile
istinto di contraddizione, di irritazione, di disprezzo. Tale sentimento, forse
inconscio, ma non per ciò meno pericoloso, indica che l'intelligenza è stata
conquistata, accaparrata, che è stato dato in balla di altri lo spirito di cui
si era fatto dono irrevocabile il giorno delle nozze.
È questa fedeltà?
Sottile e mal compresa illusione! Potè ben accadere che, grazie all'influenza
di anime elevate, ardenti, mosse dallo zelo più puro, una simpatia intellettuale
divenisse l'aurora di una conversione: ma il più sovente fu solo una aurora:
raramente la luce del mattino salì al pieno giorno. Quanti anzi in tal modo
perdettero la fede ed il senso cristiano! Esempi illustri, ma ben rari, bastano
a rassicurare taluni, i quali s'immaginano di vedere in se stessi una Beatrice
ed un Dante. In molti casi invece avviene che nel loro duplice accecamento
camminano lungo un margine sdrucciolevole e cadono ambedue nella fossa (cfr.
Matth. 15, 14)
3. Pur supponendo che lo spirito non sia stato, come fu detto, la dupe du
coeur (La Rochefoucauld, Réflexions ou Sentences et Maximes morales,
n. CII), la vittima di un inganno del cuore, il cuore, cieco anch'esso,
accompagna lo spirito e non tarda, nel suo slancio, a trascinarlo alla sua
volta. Dopo lo spirito il cuore si dona, ma non si dona che divenendo fedifrago
verso la persona a cui da principio si era dato con legame indissolubile.
Il mondo ha un bel proclamare fedele la sposa che non ha consumato
materialmente il fallo, vantare la eccellenza della sua fedeltà, perché, con
sacrificio forse eroico, ma di un eroismo soltanto umano, ella continua a vivere
senza amore al lato dello sposo, a cui aveva legato la vita, mentre il suo
cuore, tutto il suo cuore, appartiene definitivamente, appassionatamente, a un
altro. Più austera e santa è la morale di Cristo! Si ha un bell'esaltare la
nobiltà di una pretesa unione dei cuori, castamente congiunti « come gli astri e
le palme »; avvolgere questa passione nel nimbo di una vaga religiosità, che non
è se non vaneggiamento nutrito di poesia e di romanzo, non di vangelo e di
vincolo cristiano; lusingarsi di mantenere questo amore in altezze serene; la
natura, dopo il peccato originale, non è fino a questo punto docile agli
aforismi ingenuamente vanitosi di spiriti illusi, e la fedeltà è già violata con
la illecita passione del cuore.
Giovani sposi! Guardatevi da tali illusioni. Rischiarati dalla luce divina,
sotto la protezione di Maria, Madre purissima, amatevi santamente l'un l'altro,
stringendo sempre più l'unione delle vostre vite, dei vostri spiriti, dei vostri
cuori; unione sulla quale Noi invochiamo con tutta la effusione dell'animo
Nostro paterno le più abbondanti grazie divine, impartendovi l'Apostolica
Benedizione.
*Discorsi e Radiomessaggi di Sua Santità Pio XII, IV,
Quarto
anno di Pontificato, 2 marzo 1942 - 1° marzo 1943, pp. 265-269 Tipografia Poliglotta Vaticana
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