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PIO XII
UDIENZA GENERALE*
Mercoledì, 9 dicembre
1942
La fedeltà coniugale. IV. Prove della fedeltà
Parlando ultimamente degli scogli, ai quali talvolta viene ad urtare la
fedeltà dei giovani sposi, Noi li mettevamo in guardia contro le imprudenze in
cui potrebbero facilmente cadere. Ma gli scogli altro non sono che occasioni di
prove; e delle prove o dei cimenti della fedeltà intendiamo oggi, diletti sposi
novelli, di discorrere, mentre pensiamo insieme ai dolori, i quali sopra la
fedeltà stessa si riversano, e alle tentazioni, cui questi dolori accade che
diano origine. Tali prove, senza alcun fallo di colui o di colei che colpiscono,
possono provenire da mancanza o da imprudenza dell'altra parte; possono nascere
altresì senza che né l'una parte né l'altra ne abbiano la minima colpa. In ogni
caso, da queste prove, come da tutte quelle che la Provvidenza permette nei suoi
arcani disegni, è sempre possibile con la grazia e la virtù uscire più grandi e
più forti.
Non meravigliatevi se Noi trattiamo dinnanzi a voi anche di quelle prove, di
cui uno degli sposi è responsabile, Non è che dubitiamo di voi; anzi abbiamo
fiducia che la vostra vita cristiana, la vostra umile prudenza, unita alla
preghiera, vi otterranno da Dio la grazia di conservarvi e perseverare e
crescere nelle sante disposizioni in che oggi vi trovate. Ma Noi Ci rivolgiamo a
voi anche come a Nostri caritatevoli messaggeri, per farvi araldi di conforto e
di pace agli altri, poiché speriamo che voi porterete lontano l'eco della Nostra
parola. Possa essa riuscire di qualche consolazione e sostegno a coloro che
vivono nella prova! Possiate voi stessi, allorché nel corso della vita
incontrerete altri in simili cimenti, divenire angeli soccorrevoli e
confortatori, per curare e disacerbare i cuori feriti, per sollevare gli animi
scoraggiati dalla profondità della angoscia o dalla violenza della tentazione!
Quale opera di carità voi farete con l'aiutarli!
1. La prima di queste prove, e la più sensibile, è il tradimento. Ahimè! esso
non è raro. E vero che tra un semplice corteggiamento superficiale e transitorio
e l'abbandono del focolare domestico vi sono molti e diversi passi: ma anche il
più lieve ferisce profondamente un cuore leale che si era donato pienamente e
senza riserva. E poi è sempre un primo passo sopra una china sdrucciolevole;
d'altra parte, per lo sposo (o la sposa) offeso e deluso è il pendio della
tentazione, forse anche il pretesto del primo gradino nella discesa. E se manca
di forza per sopportare la prova e trionfarne, cade egli stesso più in basso e
tutta la trama della tragedia si concerta e si compie.
Ma se all'infedeltà condusse un primo istante di smarrimento; se ne seguì un
legame divenuto a poco a poco più stretto; se infine, lungi dai suoi, l'infedele
mena una vita spensierata o ha fondato una famiglia illegittima, la prova tocca
il colmo : colmo della sofferenza, colmo della tentazione in questa vedovanza
più triste della morte, che né lascia consolazione delle lagrime sopra una tomba
amata, né concede la possibilità di rifarsi un nuovo nido. La vita è infranta,
ma non spenta, e perdura in una prova che ha del terribile. Eppure quanto
grandeggia colui o colei che sa sopportarla degnamente, santamente! Grande,
eroica nella sua afflizione, ammirate quella donna, quella madre, che sola deve
allevare ed educare la famiglia! Ma un'angoscia forse più acuta e più amara è
quella del padre, che non può dare una seconda madre ai suoi figli ancor piccoli
e bisognosi di una carezza, per sostituire colei che li ha abbandonati. Oh come
sanguina il cuore al pensare che questi fanciulli, crescendo, finiranno col
comprendere la loro sventura, quando non bisogni ancor prima rivelare loro il
di-sordine morale di un padre o di una madre che vive lontano da essi!
Quale orribile tentazione di finirla con la vita oppur di rifarsi una vita
diversa e un diverso focolare! Tuttavia, se la tempesta è nel cuore, sta
immobile il faro del dovere sul lido della vita; dovere rigoroso, che coi
bagliori della sua chiarezza fruga la coscienza, e impone di essere dal canto
proprio fedele al giuramento reciproco che l'altra parte ha violato e
calpestato. — Alcune volte lo sposo colpevole non rompe la convivenza coniugale,
ma la sua infedeltà, specialmente se va congiunta con modi duri e aspri, rende
la vita comune sempre più difficile e quasi intollerabile. Senza dubbio, fermo
restando il vincolo matrimoniale, il diritto permette in determinati casi al
coniuge innocente la separazione. Ma, salvo quando il pericolo di scandalo o
l'interesse superiore dei figli o altra grave causa vi si opponga, la carità,
che a tutto s'accomoda (1 Cor. 13, 7), invita e inclina alla
sopportazione e al silenzio, che riconquista un cuore sviato. Quante volte la
riconciliazione sarebbe così stata possibile! Al traviamento passeggero sarebbe
potuta succedere l'emendazione, la riparazione, il riscatto del passato con una
vita esemplare, che tutto avrebbe avvolto nell'oblio. Se invece la carità
cristiana non vince, se la parte innocente s'inalbera, un'anima forse sul
pentirsi o già pentita si trova respinta in un abisso ancor più pro-fondo di
quello da cui avrebbe cercato di uscire. Si conoscono questi perdoni sublimi!
Accade talora — voi ben lo sapete — che l'uomo, fedele alla sua sposa sempre
amata, di ritorno, dopo lunga assenza, forse dalla prigionia di guerra, al caro
focolare, vede sorridere o sente vagire una di quelle culle, che sono state
giustamente e dolorosamente chiamate le « culle tragiche ». Egli se ne commuove
a pietà; dopo un momento di esitanza e di interna lotta, si appressa e si china
su quella culla: bacia la fronte del bambino, anch'esso innocente vittima: lo
prende come suo. Certo, il dovere non obbliga a tanto : può essere anche che in
alcuni casi la ragione sconsigli quell'atto : ma davanti a tali eroi della
carità e della fedeltà non si può passare senza ammirarli.
2. Un'altra prova, purtroppo ancor più frequente, cui è esposta la fedeltà,
deriva dal disconoscimento, da parte di uno degli sposi, della santità del
dovere coniugale. Per timore di veder moltiplicarsi i pesi della famiglia, per
timore della fatica, della sofferenza, di un rischio che talvolta si esagera,
per il timore incomparabilmente più futile di sacrificare qualche linea della
propria eleganza, qualche lembo della propria vita di piacere e di libertà,
talvolta anche per freddezza di cuore o meschinità di spirito, per cattivo umore
o per la illusione di una mal compresa virtù, l'uno degli sposi si rifiuta
all'altro o non si presta che lasciando scorgere il suo malcontento e le sue
apprensioni. Noi non parliamo qui evidentemente del colpevole accordo di due
sposi, per tener lontana dal loro focolare la benedizione dei figli.
Tale prova è ben dura per uno sposo o una sposa, curante di compiere il
proprio dovere; e quando si rinnova, quando si prolunga, quando diviene
permanente e come definitivamente decretata, con essa nasce facilmente la
tentazione di cercare altrove qualche illecito compenso. L'Apostolo S. Paolo lo
dice espressamente : « Non privatevi l'uno dell'altro, se non forse di mutuo
consenso per alcun tempo, affine di dedicarvi alla preghiera; ma poi di nuovo
riunitevi insieme, perché non vi tenti Satana per la vostra incontinenza » (1
Cor. 7, 5).
Tuttavia, se la prova grava lo spirito, occorre uscirne vittoriosamente.
Infelice colui che vi soccombe! Non doveva egli lottare e pregare? « Pregate,
per non entrare nella tentazione » (Matth. 26, 41). Ciò nonostante, la sua
volontà è rimasta vinta. Ma, insieme con la lotta e la preghiera, ha egli fatto
tutto ciò che doveva, tutto ciò che poteva? Gli restava ancora qualche cosa da
fare di grande e di bello. Quel marito, quella moglie, che si ama e a cui si è
legata la propria vita, è un'anima ben cara, e quest'anima è in pericolo; anzi è
più che in pericolo, perché vive abitualmente in stato di peccato mortale, da
cui non può risorgere che mediante il pentimento e con la volontà di compiere
nell'avvenire il suo dovere. E non si avrebbe a cuore di far tutto,
assolutamente tutto e ad ogni costo, per salvarla? Non è questo uno dei primi
doveri della fedeltà e il più urgente degli apostolati? Apostolato difficile, ma
che un potente e puro amore renderebbe fruttuoso. Senza dubbio occorre costanza,
una dolce e paziente energia, occorre la persuasione, occorre la preghiera,
molta preghiera, supplichevole e fiduciosa; ma occorre anche l'amore, l'amore di
tutti gl'istanti, amore delicato, tenero, pronto a tutti i sacrifici, a tutte le
concessioni che non siano contro la coscienza, amore premuroso a soddisfare, a
prevenire anche qualche desiderio, fosse pure un qualche innocuo capriccio, per
riconquistare il cuore traviato e ricondurlo nel sentiero del dovere. Con tutto
ciò, diranno forse alcuni, un tale sforzo non sempre riuscirà. Non dovesse
riuscire che una sola volta, varrebbe ben la pena di tentarlo risolutamente.
Finché non si è compiuto questo sforzo, a fondo, in tutti i modi, con
perseveranza, non si può dire che si è fatto tutto e, finché non si è fatto
tutto, non si ha il diritto di disperare del successo. E un'anima, un'anima così
preziosa! E anche se non si pervenisse a trionfare della ostinazione o della
pusillanimità del colpevole, la lotta renderebbe l'animo proprio più forte per
mantenersi, nonostante la prova, in una irreprensibile fedeltà.
3. Noi abbiamo recentemente annoverato le separazioni forzate dei coniugi fra
i nemici della unione indissolubile; dobbiamo ora computarle altresì fra le
prove della fedeltà. Nessuno dei due sposi è in colpa: ma anche qui è un cimento
duro e pericoloso. Noi non vi torneremo oggi sopra, se non per additare
brevemente una forma particolare di queste separazioni; separazione parziale e
di cui nessuna persona estranea si accorge, ma che non è per ciò men grave e
penosa. Noi intendiamo parlare delle malattie, delle infermità, che impongono,
talvolta per un lungo periodo di tempo, una continenza perfetta, mentre si
continua a stare insieme, ad amarsi come il primo giorno e a voler vivere
cristianamente. Allora per conservare alla fedeltà la sua indefettibile
perfezione, la sua squisita delicatezza, è necessario che l'amore sia forte, che
la fede sia viva. Allora è da vigilare, lottare, pregare, fortificare l'anima,
il cuore, i sensi, col divino nutrimento della santa Comunione. Allora conviene
elevare lo spirito verso l'ideale del vero e nobile amore, che supera
incomparabilmente il povero amore puramente umano, sempre più o meno egoista.
Qual prova, qual ora è questa? E la prova e l'ora, in che l'amore coniugale si
confonde, sublimandosi, con l'amore del prossimo verso il caduto ferito sulla
via di Gerico, per soccorrerlo, per curarlo, per consolarlo, per amarlo come se
stesso. E qual prossimo più prossimo che il marito alla moglie, la moglie al
marito? Allora l'uno verso l'altra diventa il pio samaritano o la pia
samaritana, e la scambievole affettuosa assistenza e cura e preghiera un nuovo
suggello della fedeltà giurata innanzi a Dio e nel suo amore. A chi così
s'innalza e lotta e prega e vive di Dio, la grazia non può esser mai negata. Noi
preghiamo il Signore che vi risparmi simili prove; ma se la sua amorosa
Provvidenza disponesse altrimenti, lo supplichiamo di non soffrire che siate
tentati o provati al di sopra delle vostre forze, sibbene di procurarvi con la
tentazione anche la via dello scampo e del trionfo, affinché possiate sostenerla
(cfr. 1 Cor. 10, 13). Con questo voto vi impartiamo di cuore la Nostra
paterna Apostolica Benedizione.
*Discorsi e Radiomessaggi di Sua Santità Pio XII, IV,
Quarto
anno di Pontificato, 2 marzo 1942 - 1° marzo 1943, pp. 305-310 Tipografia Poliglotta Vaticana
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