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LETTERA ENCICLICA
LAETAMUR ADMODUM(*)
DEL SOMMO PONTEFICE
PIO XII
AI VENERABILI FRATELLI PATRIARCHI,
PRIMATI,
ARCIVESCOVI,
VESCOVI E AGLI ALTRI ORDINARI .LOCALI
CHE HANNO PACE
E COMUNIONE CON LA SEDE APOSTOLICA:
PREGHIERE PER LA PACE 
FRA I POPOLI

 

È per Noi motivo di grande letizia il sapere che non solo l'episcopato del mondo cattolico, ma anche gli altri ecclesiastici e i fedeli con spontaneo slancio hanno corrisposto al Nostro invito, rivolto loro con recente lettera enciclica [1], innalzando al Cielo pubbliche suppliche per renderlo propizio. Vogliamo, pertanto, con effusione e dall'intimo del cuore ringraziare Dio perché, mosso da tante preghiere, specialmente da quelle dei fanciulli e delle fanciulle innocenti, sembra finalmente spuntare per i popoli della Polonia e dell'Ungheria una nuova aurora di pace fondata sulla giustizia. Né con minore gioia abbiamo appreso che i diletti figli Nostri, i signori cardinali Stefano Wyszyński arcivescovo di Gniezno e Varsavia, e Giuseppe Mindszenty, arcivescovo di Esztergom, allontanati dalle loro rispettive sedi, sono stati rimessi nei loro posti di onore e di responsabilità, e trionfalmente accolti da una moltitudine di popolo festante, dopo essere stati riconosciuti innocenti e ingiustamente accusati. Nutriamo quindi speranza che ciò sia un buon auspicio per il riordinamento e la pacificazione di ambedue gli stati, in base a principi più sani e a una legislazione migliore, ma specialmente in base al rispetto dei diritti di Dio e della chiesa. Perciò Ci rivolgiamo di nuovo a tutti i cattolici di quelle nazioni perché, unendo concordemente le loro forze e stringendo le file intorno ai loro legittimi pastori, vogliano con ogni diligenza adoperarsi che questa santa causa abbia a progredire e a consolidarsi; ché se tale causa venisse messa in disparte o trascurata, non si potrebbe ottenere una vera pace.

Ma, mentre il Nostro animo è ancora in trepidazione, un'altra situazione paurosa Ci si presenta innanzi. Come voi sapete, venerabili fratelli, la fiaccola di una nuova azione bellica si è accesa minacciosa nel Medio Oriente, non lontano dalla Terra Santa, dove gli angeli, discesi dal Cielo e volando sopra la culla del divino Infante, annunziarono la pace agli uomini di buona volontà (cf. Lc 2, 14). Che altro potremmo fare Noi, che con paterno amore abbracciamo i popoli tutti, se non innalzare suppliche al Padre delle misericordie e Dio di ogni consolazione (cf. 2 Cor 1,3), ed esortare voi tutti a unire le vostre preghiere alle Nostre? Infatti, « le armi della nostra milizia non sono carnali, ma potenti in Dio» (2 Cor 10,4). La Nostra speranza poggia unicamente su Colui il quale con la sua luce celeste può illuminare la mente degli uomini e piegare la loro esasperata volontà a consigli più moderati, in maniera che tra le nazioni si possa stabilire il retto ordine, con maggiori vantaggi reciproci, salvi sempre i legittimi diritti di tutti coloro, che sono in causa. Tengano presente tutti, specialmente coloro nelle cui mani è posta la sorte dei popoli, che dalla guerra nessun bene durevole giammai potrà nascere, ma bensì un ingente numero di sventure e di calamità. Non con le armi, non con la strage, non con le rovine si risolvono le questioni tra gli uomini; ma con la ragione, il diritto, la prudenza, l'equità.

Quando uomini avveduti, spinti dal desiderio di una vera pace, si riuniscono per trattare di così gravi problemi, dovranno senza dubbio sentirsi portati a scegliere la via della giustizia e non ad avventurarsi sulla china scoscesa della violenza, qualora considerino i grandi pericoli di una guerra, la quale, divampando da piccola scintilla, può diventare un enorme incendio.

Su ciò vogliamo richiamare, in questo pericoloso frangente, l'attenzione dei governanti, né possiamo dubitare che essi saranno convinti che altro interesse non Ci spinge se non quello del bene comune di tutti e di quella comune prosperità che mai potrà sbocciare dallo spargimento del sangue dei fratelli.

E poiché, come abbiamo detto, poniamo la Nostra speranza particolarmente nella provvidenza e misericordia di Dio, vi esortiamo insistentemente, venerabili fratelli, a non desistere dall'incoraggiare e promuovere quella crociata di preghiere, per la quale, con l'intercessione di Maria vergine, il Signore benignamente voglia concedere che i pericoli delle guerre scompaiano, che gli interessi contrastanti delle nazioni trovino una felice soluzione, che dappertutto siano interamente salvaguardati, a profitto di tutti, i sacrosanti diritti della chiesa, sanciti dal suo divino Fondatore, e che «la grande famiglia umana, disgregata dal peccato, si sottometta al suo dolcissimo imperio» [2].

Intanto a Voi tutti, venerabili fratelli, e ai greggi alle vostre cure affidati, i quali certamente, come voi, saranno sensibili a queste Nostre rinnovate esortazioni, impartiamo di tutto cuore l'apostolica benedizione, apportatrice delle celesti grazie e testimonianza della nostra paterna benevolenza.

Roma, presso S. Pietro, 1° novembre, festa di tutti i Santi, l'anno 1956, XVIII del Nostro pontificato.

 

PIO PP. XII


(*) A.A.S. 48 (1956), pp. 745-748.

[1] Litt. enc Luctuosissimi eventus (28 oct. 1956): A.A.S. 48 (1956), pp. 741-744; EE 6/1290-1294. 

[2] Orat. in Festo Iesu Christi Regis.

 

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