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MESSAGGIO URBI ET
ORBI DI SUA SANTITÀ PIO XII*
Domenica, 5 aprile 1953
Di tutto cuore eleviamo l'inno di ringraziamento al Sommo Iddio, « che
atterra e suscita » per avere a Noi dato di riabbracciarvi con lo sguardo e con
lo spirito, diletti figli di Roma e del mondo, da questa Loggia, nel giorno
solenne della Risurrezione e della letizia cristiana.
In voi e nella Chiesa
intiera, dove fremente di apostoliche espansioni, e dove incatenata a suo onore,
vediamo commossi la gloria del divino Risorto : « gloriam vidi Resurgentis »
(Seq. Pasch.)
Il mistero della Pasqua vi predica, oggi come sempre, il mistero
della vita che trionfa sulla morte, a condizione che la vita tragga da Dio norma
e destino. Vissuta contro Dio, o ignara di Dio, qualsiasi vita, anche insigne
per opere e potere, è lampo sterile, che nessuna postuma memoria vale a
riaccendere; è destinata nell'al di là a risurrezione di condanna (Io. 5, 29).
Ma ogni umile vita, se vissuta in Dio, è seme di eccelse cose; è sinfonia
perenne, che la morte non stronca, ma sublima; e sulla terra, dove tutto
tramonta, è messaggio di vita immortale.
Frattanto, in attesa della futura
gloria, a voi si addicono al presente opere di vita, e non di morte. Spandete
per ogni dove il flutto vitale che traeste da Cristo. Comunicatene la fresca
vena ai fratelli, avvolti dalle tenebre dell'errore; riversatene fiumi sul mondo
odierno, che tuttora langue su mortiferi sentieri di odio.
Sappiamo che voi
volete essere fermento di vita; ma temiamo che abbia a prostrarvi
nell'abbattimento il prolungarsi delle medesime lotte e il ripetersi degli
stessi cimenti.
Lasciate che il vostro Padre e Pastore vi metta in guardia da
tale minaccia. Vorremmo che la voce delle campane di Pasqua vi recasse, insieme
con la letizia, la pace, l'amore fraterno, anche questo grave monito : il
pericolo di oggi è la stanchezza dei buoni! Scuotete ogni torpore; riprendete
l'usata virtù.
Vi sia di esempio il risorto Redentore, che vinse per sempre la
morte (cfr. Rom. 6, 9). Così le vittorie, conquistate già con la vostra
cooperazione alla fede, alla Chiesa, alla umanità, siano rese, per quanto è in
voi, stabili e durature. Non riposate inerti sugli allori del passato; non
arrestatevi a contemplare il solco una volta tracciato, ma, rinsaldando ciò che
è stato felicemente acquisito, anelate a sempre nuovi incrementi.
Diletti figli!
perseverate vigilanti nella fede e uniti nella concordia.
Voi, amatissimi
sacerdoti e laici, che in vicine e lontane regioni soffrite per Cristo, senza
che ancora si profilino all'orizzonte segni di veritiero mutamento, confidate in
Colui che un giorno seppe aprire una strada al popolo che voleva liberare.
Voi
tutti infine, che vi adoperate sinceramente per salvare la pace alla trepida
umanità, non vi scoraggino le difficoltà dell'impresa; vi dia lena la bontà
della causa, e vi sorregga il Principe stesso della pace: Gesù.
Sia questo il
voto e l'augurio del Nostro cuore, mentre invochiamo su di voi, sulle vostre
famiglie, particolarmente sui poveri, i malati, i sofferenti, e su tutti i
diletti figli dell'Orbe, le celesti benedizioni.
*Discorsi e Radiomessaggi di Sua Santità Pio XII, XV, Quindicesimo
anno di Pontificato, 2 marzo 1953 - 1° marzo 1953, pp. 39 - 40
Tipografia Poliglotta Vaticana;
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