 |
MESSAGGIO URBI ET
ORBI DI SUA SANTITÀ PIO XII*
Domenica, 18 aprile 1954
Non altrimenti che i discepoli di Gesù esultarono, allorchè nel vespro della
prima Pasqua videro il risorto Maestro tornare in mezzo a loro, vincitore della
morte; così voi, diletti figli e figlie, aprite i vostri cuori alla letizia di
questo solenne giorno, ed accogliete fiduciosi il saluto di pace, che Noi,
Vicario in terra del divino Redentore, in suo nome rinnoviamo alla Chiesa e alla
umana famiglia. « Gavisi sunt discipuli, viso Domino. Dixit ergo eis iterum: Pax
vobis » (Io. 20, 20-21). I discepoli furono pieni di gioia vedendo il
Signore. E Gesù disse loro di nuovo: Pace a voi!
Nel rendere umili grazie alla
divina clemenza per averCi elargito l'inestimabile dono di celebrare insieme con
voi questa sacra festività, non vorremmo mancare di manifestarvi la paterna
Nostra gratitudine per il filiale affetto e le devote preghiere, con cui avete
confortato l'animo Nostro nelle recenti afflizioni.
Oh quanto vorremmo che su
tutti gli uomini si effondesse il gaudio della Pasqua cristiana, sicché la
Chiesa potesse cantare in pienezza di estensione: «
In resurrectione tua, Christe, coeli et terra laetentur » (Brev. Rom. Doni. in Albis, ad Laudes). Nella tua risurrezione, o Cristo, gioiscano i cieli e la
terra! Ma se nei cieli tutto è pace e letizia, ben altra è la realtà sulla
terra. Qui, in luogo della serena gioia, il cui segreto fu rivelato già da
Cristo, aumenta di anno in anno l'ansia e quasi lo sgomento dei popoli nel
timore di un terzo conflitto mondiale ei di un tremendo domani, posto alla mercè
di nuove armi distruggitrici, di inaudita violenza.
Armi — come avemmo già occasione di esprimere e di paventare fin dal
febbraio del 1943 — atte a provocare « per l'intiero nostro pianeta una pericolosa catastrofe » (Acta Ap.
Sedis, 1943, pag. 75), a portare il totale sterminio di ogni vita animale e
vegetale e di tutte le opere umane su regioni sempre più vaste; armi capaci
ormai, con isotopi artificiali radioattivi di lunga vita media, d'inquinare in
modo duraturo l'atmosfera, il terreno, gli oceani stessi, anche assai lungi
dalle zone direttamente colpite e contaminate dalle esplosioni nucleari. Così
dinanzi agli occhi del mondo atterrito sta la previsione di distruzioni
gigantesche, di estesi territori resi inabitabili e non utilizzabili per l'uomo,
oltre alle conseguenze biologiche che possono prodursi, sia per mutazioni
indotte in germi e microrganismi, sia per l'incerto esito che un prolungato
stimolo radioattivo può avere sugli organismi maggiori, compreso l'uomo, e sulla
loro discendenza. Al qual proposito non vorremmo omettere di accennare al
pericolo che per le future generazioni potrebbe rappresentare l'intervento
mutageno, ottenibile o forse già ottenuto coi nuovi mezzi, per deviare dal
naturale sviluppo il patrimonio dei fattori ereditari dell'uomo; anche perchè
fra tali deviazioni probabilmente non mancano o non mancherebbero quelle
mutazioni patogene, che sono la causa delle malattie trasmissibili e delle
mostruosità.
Da parte Nostra, mentre non Ci stancheremo di adoperarCi, affinchè
mediante intese internazionali — salvo sempre il principio della legittima
difesa (cfr. tuttavia Acta Ap. Sedis, 1953, pag. 748-749) — possa essere
efficacemente proscritta e allontanata la guerra atomica, biologica e chimica
(ibid. pag. 749); chiediamo: Fino a quando gli uomini vorranno sottrarsi al
salutare fulgore della Risurrezione, attendendo invece sicurezza dai bagliori
micidiali dei nuovi ordigni di guerra? Fino a quando essi opporranno i loro
disegni di odio e di morte ai precetti dell'amore e alle promesse di vita
arrecate dal Salvatore divino? Quando si avvedranno i reggitori delle nazioni
che la pace non può consistere in un esasperante e dispendioso rapporto di
vicendevole terrore, ma nella massima cristiana della universale carità, ed in
particolare nella giustizia volontariamente attuata, anzi che estorta, e nella
fiducia piuttosto ispirata che pretesa? Quando avverrà che i sapienti del mondo
volgeranno le mirabili scoperte delle forze profonde della materia
esclusivamente a fini di pace, per dare all'attività umana energia a tenue
costo, la quale allevierebbe la scarsità e correggerebbe la disuguale
distribuzione geografica delle fonti di beni e di lavoro, come anche per offrire
nuove armi alla medicina, all'agricoltura, e ai popoli nuove sorgenti di
prosperità e di benessere?
Ma intanto, mentre l'angoscia sembra farsi piú
pungente, ecco che s'irradia nel mite chiarore della Pasqua, sbocciata
quest'anno sotto il sole verginale di Maria, il dolce sorriso della Madre di
Gesù e Madre nostra, gloriosa ella stessa al lato del suo Figlio. Così,
particolarmente su coloro che vivono nella oscurità e nel dolore, questa Madre
amantissima estende oggi il manto della sua ineffabile tenerezza.
O Maria,
rifulgente in questo giorno di una più viva luce, sii Tu il simbolo e la
generatrice della riconciliazione degli uomini fra di loro e col loro Signore e
Redentore Gesù. Aumenta la fede di quei che T'invocano. Fa brillare ai loro
occhi la speranza dei beni incorruttibili, quella redenzione dei corpi e delle
anime, oggetto dei loro ardenti desideri, di cui contemplano quasi le primizie
in Gesù et in Te stessa. Aiutali a portare il peso dell'umile e spesso dura
quotidiana fatica, e confortali con la fiducia della eterna e perfetta Pasqua
della grande famiglia umana nella casa del Padre, fra gli splendori del cielo.
Così sia!
*Discorsi e Radiomessaggi di Sua Santità Pio XII, XVI,
Sedicesimo anno di Pontificato, 2 marzo 1954 - 1° marzo 1955, pp.
5 - 8 Tipografia Poliglotta Vaticana
|