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MESSAGGIO URBI ET
ORBI DI SUA SANTITÀ PIO XII
PASQUA 1957*
Ancora una volta una moltitudine immensa « di ogni lingua e popolo e nazione
» (Apoc. 5, 9) riempie questa maestosa piazza, la quale, diletti figli e
figlie, par che tutti vi stringa e vi unisca. E con voi, presenti in ispirito,
sono i milioni di altri fedeli, che devotamente ascoltano la Nostra voce.
Brilla ai vostri occhi una luce nuova, risuona nei vostri cuori un inno di
gioia e di gloria : lo cantano mille e mille voci, lo accompagnano le armonie
degli organi, lo diffondono nell'aria, sui monti e nelle valli, gli squilli
delle campane. È Pasqua. È il giorno che ha fatto il Signore per la nostra
esultanza, per la nostra letizia : « Haec dies, quam fecit Dominus:
exsultemus et laetemr in ea» (in Off. Domin. Resurrect.).
Sa il Signore come vorremmo penetrare in ogni casa, passare attraverso tutte
le corsie degli ospedali, sostare benedicenti accanto ad ogni culla, chinarCi
con tenerezza su ogni sofferenza; vorremmo poter liberare tutti da ogni timore,
per donare a tutti la pace, per riempire tutti di gaudio. Purtroppo non è
possibile fare quanto brameremmo; e allora Ci restringeremo a rivolgervi la
Nostra parola, a confidarvi — come abbiamo fatto le altre volte — qualche
pensiero natoCi in cuore durante la Nostra meditazione.
Si sono appena spenti gli echi del « Praeconium paschale », e Noi
abbiamo ancora nell'animo un particolare motivo fra i tanti che si inseguono, si
intrecciano e si fondono in ardita armonia. Dopo l'invito all'esultanza, rivolto
all'angelica turba dei cieli, alla terra, alla madre Chiesa e ai popoli tutti,
l'attenzione del canto liturgico si ferma sulla notte che precedette la
risurrezione del Signore. Notte vera, notte di passione, di angoscia, di
tenebre; eppure notte beata: « vere beata nox »; perchè sola meritò di
conoscere il tempo e l'ora nella quale Cristo risorse da morte, ma soprattutto,
perchè di essa fu scritto: la notte s'illuminerà come il giorno: « et nox
sicut dies illuminabitur ». Una notte che preparava l'alba e lo splendore di
un giorno luminoso; un'angoscia, una tenebra, una ignominia, una passione, che
preparavano la gioia, la luce, la gloria, la risurrezione.
1.— Considerate, diletti figli, che cosa avviene in una notte di tempesta.
Sembra che la natura sia sconvolta e giunta alla sua ultima ora, senza speranza.
Il viandante smarrito non ha neppure la debole luce delle lontane stelle per
raccogliere fiducia e direzione; le piante, i fiori, tutto il palpitare della
vita è sommerso nell'ombra, ombra quasi di morte. Come sarà possibile ridestare
il canto e il profumo? Pare che ogni sforzo sia inutile: gli esseri non si
riconoscono nella oscurità, la via non si ritrova, le parole si perdono
nell'infuriare della procella.
Eppure tutti gli elementi vi sono; nelle zolle stesse della terra è un
fremito di attesa; i semi gemono nella sofferenza; gli uccelli dell'aria hanno
ferme le ali, desiderose di librarsi nel libero volo: ma nulla si può muovere.
Ecco però che verso l'oriente un tenue chiarore appare; il fragore del tuono
si calma, il vento dilata le nubi e appaiono ridenti le stelle: è l'aurora. Il
pellegrino si arresta; un sorriso compare sullo stanco volto, mentre l'occhio
ardente si illumina di speranza. Il cielo si imporpora, si succedono con rapido
ritmo i colori che via via si sbiancano; un ultimo fremito, un guizzo, un
bagliore: è il sole. Si scuote la terra, si desta la vita, si leva un canto.
2. — Anche la notte, che precedette la risurrezione di Gesù, fu notte di
desolazione e di pianto, fu notte di tenebra. I nemici di Lui erano soddisfatti
di aver chiuso finalmente, nella tomba, il « seduttore del popolo ». Percosso il
Pastore, il piccolo gregge era andato disperso. Desolati, sconcertati, gli amici
di Gesù sono costretti a nascondersi per il timore degli scribi e dei farisei.
Gesù è nella tomba. La salma giace sulla roccia fredda e tutto il suo corpo è
ancora piagato; le labbra sono mute. Che rimane più delle sue parole, che
sapevano animare, confortare, illuminare; le sue parole così piene di maestà e
di sapienza? Dove sono i suoi comandi ai venti e alle tempeste; dove è il suo
potere di sfuggire alle diaboliche insidie dei suoi nemici o di far fronte
coraggiosamente ai loro furori? Dove è la sua facoltà di sanare i malati, di
risuscitare í morti? Tutto (pareva) è finito; e sono stati sepolti con Lui,
nella tomba, non solo gli ambiziosi progetti di alcuni, ma anche le discrete
speranze di molti. Tutto è finito, vanno mormorando gli uomini; e nella loro
voce è l'espressione di una disperata tristezza. Tutto è finito, par che
rispondano le cose.
Eppure chi avesse potuto guardare oltre la pietra che chiudeva il sepolcro,
avrebbe avuto l'impressione che gli occhi di Gesù non fossero chiusi per la
morte, ma per il sonno; nè vi era traccia di corruzione nelle sue membra e il
suo volto aveva ancora ben visibili i segni della sua sovrumana bellezza, della
sua infinita bontà. Dopo la morte, il corpo di Gesù, come la sua anima, rimase
congiunto col Verbo, con la divinità, che vive ed opera in quelle membra. Poco
lontano, in una casetta modesta e silenziosa, arde una fiamma di fede non mai
spenta: Maria attende fiduciosa Gesù.
Ed ecco: la terra trema; l'angelo scende dal cielo, rovescia la pesante
pietra che chiude il sepolcro, e si asside, maestoso e sereno, su di essa. I
soldati fuggono e vanno a portare rudemente ai nemici di Gesù la prima prova
della loro bruciante sconfitta. È l'alba, ormai.
Maria Maddalena sta correndo quasi senza sapere dove, sospinta da un amore
che non ammette soste e non consente riflessione: eccola, all'improvviso, come
tramortita davanti a Gesù, che la saluta con infinita tenerezza. Le pie donne,
col cuore in tumulto per l'annunzio dato loro dall'angelo, incontrano anch'esse
Gesù e volano dagli apostoli ad annunziare la risurrezione, per farli partecipi
della loro gioia, della loro pace. Intanto Pietro ha avuto dal Signore con
ineffabile segno la certezza del suo perdono. E Gesù entra nel Cenacolo a porte
chiuse e trova gli apostoli; li conforta, li calma, lascia loro la sua pace. Poi
ritorna per ravvivare la fede di Tommaso. Otto giorni prima, sulla strada di
Emmaus, egli si era accompagnato a due desolati discepoli e si era mostrato loro
nell'atto di spezzare il pane.
La notte è finita: con essa è finita l'angoscia, è finito lo spavento; sono
scomparsi i dubbi; si sono illuminate le tenebre; è tornata la speranza, la
certezza. Splende di nuovo il sole. Si leva un canto festoso : Resurrexit,
alleluja.
3. – Così vorremmo, dilettissimi figli, che un'altra notte, la notte che è
scesa sul mondo e che opprime gli uomini, vedesse presto la sua alba e fosse
baciata dai raggi di un nuovo sole.
Noi abbiamo più volte fatto notare che gli uomini, di tutte le nazioni e di
tutti i continenti, sono costretti a vivere, disorientati e trepidanti, in un
mondo sconvolto e sconvolgitore. Tutto è divenuto relativo e provvisorio, perché
è sempre meno efficiente, e quindi meno efficace. L'errore, nelle sue quasi
innumerevoli forme, ha reso schiave le intelligenze di creature, peraltro molto
elette, e il malcostume, di ogni tipo, ha raggiunto gradi di precocità, di
impudenza, di universalità tali da preoccupare seriamente coloro che sono
pensosi delle sorti del mondo. L'umanità sembra un corpo infetto e piagato, nel
quale il sangue circola a stento, perché si ostinano a rimanere divisi, e quindi
non comunicanti, gli individui, le classi, i popoli. E quando non si ignorano,
si odiano : e cospirano e lottano, e si distruggono.
Ma anche questa notte del mondo ha chiari i segni di un'alba, che verrà, di
un nuovo giorno baciato da un nuovo e più splendente sole.
Intanto nel mondo, provvidenzialmente, stanno moltiplicandosi i mezzi per lo
sviluppo più pieno e più libero della vita. Mentre le scoperte della scienza
allargano l'orizzonte delle possibilità umane, la tecnica e l'organizzazione
rendono effettive tali conquiste, mettendole a servizio immediato dell'uomo.
L'energia nucleare ha già dato praticamente inizio ad un'epoca nuova : le case
sono già illuminate con energia proveniente dalla utilizzazione della fissione
nucleare, e non sembra troppo lontano il giorno, in cui le città saranno
illuminate e le macchine saranno mosse da processi di sintesi simili a quelli
che accendono da miliardi di anni il sole e le altre stelle. La elettronica e la
meccanica stanno cambiando il mondo della produzione e del lavoro con
l'automazione: l'uomo diventa, così, sempre più il signore delle opere sue e
vede il suo lavoro elevarsi come qualificazione e intelligenza. I mezzi di
trasporto uniscono un punto e l'altro del pianeta in un'unica rete, che può
essere chiusa con una velocità superiore al moto apparente del sole. I missili
solcano le profondità dei cieli e i satelliti artificiali stanno per stupire lo
spazio con la loro presenza. L'agricoltura moltiplica con la chimica nucleare le
possibilità di alimentare una umanità assai più grande di quella di oggi, mentre
la biologia guadagna giorno per giorno terreno nella battaglia contro le più
terribili malattie.
Eppure tutto questo è ancora notte. Notte, sia pure, piena di fremiti e di
speranze, ma notte. Notte che potrebbe divenire perfino e improvvisamente
tempestosa, se apparissero qua e là i bagliori dei lampi e si udisse lo scoppio
dei tuoni. Non è forse vero che la scienza, la tecnica e l'organizzazione sono
divenute spesso fonti di terrore per gli uomini?
Essi quindi non sono più sicuri come una volta. Vedono con sufficiente
chiarezza che nessun progresso da sè solo può far rinascere il mondo. Molti
intravedono già — e lo confessano — che a questa notte del mondo si è giunti,
perchè è stato arrestato Gesù, perchè si è voluto renderlo estraneo alla vita
familiare, culturale e sociale; perché si è sollevato il popolo contro di Lui,
perché è stato crocifisso e fatto muto ed inerte.
E vi è una moltitudine di anime ardite e pronte, conscie che tale morte e
sepoltura di Gesù fu possibile solo perché tra gli amici di Lui si trovò chi lo
rinnegasse e lo tradisse; vi furono tanti che fuggirono spaventati davanti alle
minacce dei nemici. Quelle anime sanno che un'azione tempestiva, concorde ed
organica cambierà la faccia della terra, rinnovandola e migliorandola.
È necessario rimuovere la pietra tombale, con cui si sono voluti chiudere nel
sepolcro la verità e il bene; occorre far risorgere Gesù; di una risurrezione
vera, che non ammetta più alcun dominio della morte: « Surrexit Dominus vere
» (Luc. 24, 34), « mors illi ultra non dominabitur » (Rom.
6, 9).
Negli individui Gesù deve distruggere la notte della colpa mortale con l'alba
della grazia riacquistata.
Nelle famiglie, alla notte dell'indifferenza e della freddezza deve succedere
il sole dell'amore.
Nei luoghi di lavoro, nelle città, nelle nazioni, nelle terre
dell'incomprensione e dell'odio, la notte deve illuminarsi come il giorno, «
nox sicut dies illuminabitur »: e cesserà la lotta, si farà la pace. Vieni,
o Signore Gesù.
L'umanità non ha la forza di rimuovere la pietra che essa stessa ha
fabbricata, cercando di impedire il tuo ritorno. Manda il tuo angelo, o Signore,
e fa che la nostra notte si illumini come il giorno.
Quanti cuori, o Signore, ti attendono! Quante anime si consumano per
affrettare il giorno in cui tu solo vivrai e regnerai nei cuori! Vieni, o
Signore Gesù.
O Maria, che lo hai visto risorto; Maria, cui il primo apparire di Gesù ha
tolto l'angoscia inenarrabile prodotta dalla notte della passione; Maria, a Te
offriamo la primizia di questo giorno. A Te, Sposa del divino Spirito, il nostro
cuore e la nostra speranza. Così sia!
*Discorsi e Radiomessaggi di Sua Santità Pio XII, XIX, Diciannovesimo
anno di Pontificato, 2 marzo 1957 - 1° marzo 1958, pp. 91-96
Tipografia Poliglotta Vaticana
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