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PREGHIERA DEI CARCERATI
DI SUA SANTITÀ
PIO XII*
O Divino Prigioniero del santuario, che per amor nostro e per la nostra
salvezza hai voluto non solo rinchiuderti negli stretti limiti della umana
natura e nasconderti poi sotto i veli delle specie sacramentali, ma anche vivere
continuamente nella cella dei tabernacoli, ascolta la nostra supplica, che
giunge sino a te da dentro queste spranghe e questi muri, e brama di esprimerti
tutto il nostro affetto, ma anche il nostro dolore e il vivo bisogno che
sentiamo di te nelle nostre tribolazioni, e soprattutto nella privazione della
libertà, che tanto ci affligge.
Forse ad alcuni di noi una voce dice nel fondo della coscienza che non siamo
colpevoli, e soltanto un funesto errore giudiziario ci ha condotti in questo
carcere; allora il nostro conforto sarà di ricordare che anche tu, la più
augusta di tutte le vittime, fosti condannato innocentissimo.
O forse ci tocca invece di abbassare gli occhi, di occultare il rossore del
volto e di batterci il petto; però anche allora non ci manca il rimedio di
gettarci nelle tue braccia, sicuri che tu sai comprendere tutti gli errori,
perdonare tutti i peccati e restituire generosamente la tua grazia a chi ritorna
a te pentito.
E infine vi sono talvolta nella vita terrena tante ricadute nella colpa, che
anche i migliori fra gli uomini finiscono col diffidare di noi, e noi stessi
quasi non sappiamo donde cominciare il cammino nuovo della rigenerazione; però,
nonostante tutto, nel più recondito dell'anima nostra sussurra una parola di
fiducia e di conforto, la parola tua, che ci promette, se vogliamo tornare al
bene, l'aiuto della tua luce e della tua grazia.
Fa, o Signore, che mai non dimentichiamo come il giorno della prova è la
occasione più propizia per purificare gli spiriti, praticare le più alte virtù e
acquistare i maggiori meriti; fa che nei nostri cuori dolenti non penetri il
disgusto che tutto dissecca, la sfiducia che non lascia campo al sentimento
della fraternità; il rancore che prepara il cammino ai cattivi consigli, e
teniamo sempre presente che, nel toglierci la libertà del corpo, nessuno ha
potuto privarci di quella dello spirito, che nelle lunghe ore della nostra
solitudine può elevarsi fino a te per meglio conoscerti e amarti ogni giorno
più.
Dà, o Redentore divino, aiuto e rassegnazione ai nostri cari, che piangono la
nostra assenza; dà la pace e la tranquillità a questo mondo, che ci ha respinti,
ma che noi amiamo e a cui promettiamo nell'avvenire la nostra collaborazione di
buoni cittadini; e ottienici che i nostri dolori siano a molte anime di salutare
esempio e le preservino così dal pericolo di seguire le nostre stesse vie. Ma
soprattutto accordaci la grazia di credere fermamente in te, di sperare
filialmente in te e di amar sempre te, che col Padre e lo Spirito Santo vivi e
regni per tutti i secoli dei secoli. Così sia!
Die 10 Aprilis 1958
Ssmus Dominus Noster Pius Div. Prov. Pp. XII partialem trium
annorum Indulgentiam benigne concedere dignatus est in favorem christifidelium,
qui, in carcere detenti, supra relatam orationem saltem corde contrito ac devote
recitaverint. Contrariis quibuslibet minime obstantibus.
N. Card. CANALI, Paenitentiarius Maior
I. Rossi, a secretis
L. + S.
*Discorsi e Radiomessaggi di Sua Santità Pio XII, XX, Ventesimo
anno di Pontificato, 2 marzo - 9 ottobre 1958, pp. 536-537
Tipografia Poliglotta Vaticana
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