Particolarmente gradite sono a Noi la presenza vostra, diletti Figli, e la grave
e assennata voce del degno e benemerito vostro Decano, il cui augurio si
accompagna quest'oggi con l'inaugurazione del nuovo anno delle vaste
sollecitudini affidate all'inclito Collegio degli Uditori della Sacra Romana
Rota per lo splendore della giustizia nel mondo cattolico. In questa
inaugurazione la benedizione da voi invocata, se torna lieto a Noi il largirla
con pienezza di affetto paterno, si associa, nella mente e nel cuore Nostro,
alla visione dell'anno trascorso e al ricordo dell'immagine veneranda
dell'indimenticabile e incomparabile Nostro Antecessore, sotto la cui ombra
benigna di benedizione e di autorità si era iniziato. Da lui abbiamo ereditato,
- e ad un tempo rinfiammato in Noi -, l'amore che egli nutriva per voi;
quell'amore di alta stima, che a voi è dovuto per doppio titolo: come sacerdoti
del tribunale della giustizia e sacerdoti dell'altare della fede. Non è forse
- ed è stato già ben rilevato - itidem nobilissimum sacerdotium (Pio XI, Cost. ap. Ad incrementum decoris, 15 agosto 1934: AAS
26 (1934), p. 497) l'officio di servire alla giustizia e definirla, come pure pensavano i
grandi giureconsulti romani? A questo sacerdozio voi vi accostate insigniti
dell'alto sacerdozio dell'altare; e, all'altare, nei solenni riti pontifici, voi
servite e sedete sul gradino, ai piedi del trono papale, quasi scolte che
ripetano al Vicario di Cristo: La giustizia e il giudizio sono la base del tuo
soglio: Iustitia et judicium praeparatio sedis tuae (Sal 89, 15).
Nei nobili vostri titoli di Prelati Domestici e Familiari del Sommo Pontefice
perdura e vive il duplice vostro officio, che a voi i Nostri Predecessori nel
volgere dei secoli assegnavano di Cappellani Auditores causarum sacri palatii
apostolici, quando l'antica sapienza romana del diritto, illuminata e
sorretta dalla fiaccola della giustizia cristiana, uscì dal fervido lavorìo del
Medio Evo a rifulgere e a splendere nelle menti intorno al trono pontificio e
dalle alte cattedre elevate dai Papi fra le nazioni. Gloriosa storia accompagna
la vita della Sacra Romana Rota, Tribunale collegiale ordinario della Sede
Apostolica; storia consegnata in numerosi volumi allo studio dei prudenti del
clero e del laicato, scrutatori delle sue Decisioni, frutto del connubio fra la
Ragione giuridica dei Romani e la Fede della Chiesa. Questi ricordi dell'alta
vostra dignità e della vostra gloria passata ridesta oggi in Noi la presenza
vostra, come pure l'eloquente discorso, in cui il vostro Decano, dopo di aver
giustamente commemorato il trentennio della ricostituita Rota per opera del
grande Pontefice Pio X di santa memoria, Ci ha esposto i gravi risultati
dell'operoso vostro studio sopra le molte cause a voi affidate; di guisa che
all'antico voi aggiungete nuovo lustro di onore e di encomio.
Le vostre decisioni sono un inno alla giustizia; a quella giustizia, che tutti
invocano, tutti lodano, tutti esaltano, eppure vediamo tanto spesso e gravemente
conculcata nella vita privata, nella pubblica e nei rapporti fra le Nazioni; a
quella giustizia, che «il Maestro di color che sanno» paragona agli astri e dice
più ammirabile e fulgida del bel pianeta dell'aurora e del crepuscolo! (Aristotele, Etica Nicomachea,
t. V, cap. 3, n. 25). Che se la giustizia è la fermezza dei troni umani (Prv 16, 12), pur
sempre caduchi nella loro potenza e stabilità, non è meno necessario fondamento
nel regno di Dio che sta dentro dell'uomo, dove la carne insidia allo spirito,
le passioni e la malizia contrastano alla ragione e alla fede, e non si riporta
la vittoria che nella conscia e lenta sommissione a un giudizio e a un consiglio
di verace bene.
Fra le sentenze date dalla Rota Romana primeggiano per numero quelle
matrimoniali, che riguardano la dignità e l'inviolabilità del Sacramento, il
quale è grande in Cristo e nella Chiesa. L'amore e l'unione di Cristo con la
Chiesa è vincolo sublime di Sposo e di Sposa, è comunanza di santità, è
fecondità di beati, è inseparabilità di vita eterna. Cristo con la sua Chiesa
militante sta vincitore fino alla consumazione dei secoli; con lei purgante sta
pietoso confortatore per i meriti infiniti del suo sangue divino; con lei
trionfante sta coronatore delle sue vittorie nelle lotte del mondo. Queste
mistiche nozze di Cristo con la Chiesa, indissolubili attraverso le vie mondane
e oltremondane della salvezza, imprimono come per sigillo la loro eccelsa
immagine nel matrimonio cristiano e lo innalzano nella luce del sacramento, che
santifica gli affetti, la convivenza e le culle della famiglia cattolica, per
tutto il mondo, dovunque gli araldi della fede piantano una croce e iniziano un
lavacro di rigenerazione. Non possiamo tuttavia dissumulare che il notevole
numero delle cause matrimoniali, se, da un lato, dimostra che l'universale
famiglia di Cristo e della Chiesa si amplia, si moltiplica e si estende da Roma
ai confini estremi del globo, dove sono anime da liberare, da confortare, da
pacificare, da salvare e d'avviare a fiducia e a bene, d'altra parte, manifesta
pur troppo il decadimento dei sani costumi in non pochi Paesi, e la leggerezza,
anzi talvolta - lo diciamo con dolore - la malizia, con cui alcuni
contraggono o simulano di contrarre il santo matrimonio.
L'universalità che l'affluire di cause da tutte le nazioni della terra dà al
Tribunale della Rota Romana, come è gloria della sua sapienza e prudenza, è a un
tempo sigillo dell'unità della Chiesa fondata su Pietro, nel cui nome esso
amministra la giustizia con quella giurisprudenza autorevole, che tanta lode si
acquistò già nel mondo; e le sue sentenze, qualunque parte riguardino, lontana o
vicina, bassa od alta, non distinguono di fronte alla verità e alla giustizia
fra gli umili e i grandi. La povertà o la ricchezza non pesano sulle sue bilance
nè le fanno tracollare. Ricchi e poveri sono contemplati con un medesimo sguardo
in faccia alla giustizia e alle passioni o agli artificii che la insidiano; e,
se nella trattazione delle cause trionfa un privilegio, non è dei ricchi e dei
potenti, ma dei poveri e degli umili che ottengono il gratuito patrocinio o la
gratuita assistenza, generoso dovere a cui sono tenuti gli avvocati di questo
Tribunale. Superiore a ogni sospetto nel suo criterio e nel suo giudizio, la
Sacra Rota Romana, se è vindice di giustizia, conosce pure la variabilità dei
cuori e degli affetti umani, la frode di un pensiero differente da quel che
suona il labbro, e leva alto il grido della fede, della inviolabilità della
retta coscienza e della giusta libertà umana, della santità e dell'unità delle
nozze, per elevare le anime a Cristo.
Per tal modo in questo Tribunale ordinario il mondo riconosce i responsi dei
giureconsulti e le costituzioni dei Cesari uniti coi canoni dei Successori di
Pietro; e Roma, madre del diritto, dalle sponde del Tevere ai confini della
terra, continua a esserne maestra, insegnando e promuovendo un diritto
umano-divino, raggio di quel Verbo divino umanato, il lume del cui volto è
segnato sopra la nostra ragione e la cui luce illumina ogni uomo che viene in
questo mondo. Non ne è forse quasi una prova e un documento lo Studio annesso a
questo Tribunale e il numero crescente dei giovani laureati in diritto canonico
e dei sacerdoti, che da tante parti del globo vi accorrono sotto la direzione
del Promotore di giustizia?
Lieti pertanto, pur in tempi così procellosi, di inaugurare il nuovo anno
giuridico della Sacra Romana Rota, Ci compiacciamo vivamente nell'animo di
avervi per la prima volta intorno a Noi. La Nostra parola rivolta al vostro
antico e nobilissimo Collegio non è, come ben vedete, un monito, bensì lode
meritata e assodata dal passato, dalla recente e instancabile opera vostra,
dalla presente e futura vostra preparazione dello spirito a procedere e a
proseguire nel faticoso e glorioso cammino della giustizia, con quell'esperienza
assennata, al vostro Collegio propria, che, mentre esalta la giustizia, non
umilia, ma esalta insieme la misericordia e la carità.
*Discorsi e Radiomessaggi di Sua Santità Pio XII, I,
Primo
anno di Pontificato, 2 marzo 1939 - 1° marzo 1940, pp. 333-336
Tipografia Poliglotta Vaticana