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DISCORSO
DI SUA SANTITÀ
PIO XII ALLA POPOLAZIONE DI CASTEL
GANDOLFO*
Domenica, 22 ottobre
1939
La devota accoglienza fattaCi il primo giorno che Noi venimmo in
mezzo a voi, diletti figli e figlie, Ci ha reso più soave il soggiorno in questo
ameno luogo, sicuri come eravamo di trovarCi circondati dalla vostra fervorosa
pietà; ed oggi voi avete voluto accrescere la filiale manifestazione della
vostra fede e della vostra fedeltà al Vicario di Cristo con l'adunarvi intorno a
Noi. La presenza vostra, diletti Figli, guidati dallo zelante vostro Arciprete e
dall'egregio Vice-Podestà (in rappresentanza del benemerito Podestà assente per
improvvisa indisposizione), Ci dice il vostro affetto, Ci palesa i sentimenti
della vostra venerazione. Le vostre caritatevoli offerte per i bisogni delle
Sante Missioni e i vostri doni squisiti, vanto della vostra terra e della vostra
solerzia, danno alle gradite vostre attestazioni dell'animo una dolce e lieta e
leggiadra testimonianza, che ne comprova apertamente anche allo sguardo l'intima
profondità spirituale e filiale. Come non potremmo e non dovremmo accoglierli
non solo con gradimento paterno, ma anche con gratitudine e ringraziamento e
letizia? Non sono essi i segni e i simboli dei frutti e dei fiori delle vostre
virtù domestiche, religiose e civili? E l'esempio della vostra affettuosa
devozione non è forse a Noi di conforto, e di incitamento a quanti qui vengono
da altre città e paesi?
A tutti voi, diletti Figli, si rivolge il Nostro animo e la
parola Nostra riconoscente. In mezzo a voi, così pii e devoti, così operosi e
placidi, in quest'aura così spirabile e refrigerante, in queste ridenti visioni
della natura vicina e lontana, il Nostro soggiorno Ci è stato di intimo sollievo
e di quella tranquillità esterna, di cui è larga la quiete campestre anche a uno
spirito immerso in gravi cure e fatiche pastorali.
Questo colle laziale è per Noi quasi un novello Colle Vaticano :
qui si tramutano con Noi i nostri pensieri e i nostri timori, i nostri affetti e
la nostra sollecitudine di tutte le Chiese. Anche qui il passato Ci parla di
Roma dai ruderi della grandezza e della gloria dei Cesari; anche qui il suolo e
l'opera della natura e dell'uomo copre un mondo che fu; ma la contemplazione del
presente non diventa oblio delle antiche memorie. Noi non dimentichiamo che qui
anche i Romani Pontefici cercarono riposo e pace e ristoro; che il nostro
venerato Antecessore si piacque di qui risollevare il suo spirito e rinfrancare
la sua salute in mezzo a voi e onorare e allietare colla sua presenza questi
colli famosi. In Noi, fatti col Nostro soggiorno quasi vostri concittadini, è
nato un affetto nuovo per voi, un affetto di padre verso una nuova famiglia più
vicina ritrovata in voi.
Qui è pace; tranquilla è la terra, tranquillo il cielo d'Italia,
tranquillo il lago che vicino contempliamo. Ma lontano da qui Noi vediamo i
flutti inquieti del mare riflettere i bagliori del sole; flutti, che sono
immagini della tribolazione e delle tempeste umane scatenatesi nell'Europa e nel
mondo. È un mondo senza pace; un mondo che ha bisogno di pace; non di quella
pace che non è pace: «pax, pax, et non erat pax» (Ier., VI, 14), ma di quella
che è, come dice il gran Padre S. Agostino (De civ. Dei, 1. XIX, cap. 13),
pax hominum, ordinata concordia, ordinata concordia fra gli uomini; di quella pace
dal Redentore nascente recata agli uomini di buona volontà, domatori e
dominatori di se medesimi nella convivenza dei popoli. Nella presente ora di
bufera e tempesta delle nazioni questa è l'aurora di pace, che la Chiesa di
Cristo nelle Litanie invoca da Dio: « ut regibus et principibus christianis
pacem et veram concordiam donare . . . ut cuncto populo christiano pacem et
unitatem largiri digneris ».
A così necessaria e viva preghiera della Chiesa e Nostra unite,
diletti Figli, sempre più ardenti le vostre suppliche: si uniscano e salgano al
cielo, affinchè il Signore, autore e amatore di pace, che impera alle onde del
mare e veglia sui consigli degli uomini, nella sua misericordia dissipi il
turbine di guerra, riconcilii i popoli e le nazioni, protegga la sua Chiesa,
fatta Sposa col suo sangue e, ricondotto il sereno, dilati le pacifiche sue
tende e i divini suoi tabernacoli sulla faccia della terra per l'alta salute del
genere umano. Questo è il sacro ricordo che, nell'accogliere il dolce omaggio
del vostro affetto, nel ringraziarvi con paterno compiacimento per la vostra
devozione e pietà, vicini ormai a congedarCi da voi e da questa terra di
salutare e vivificante ristoro, vi lasciamo, mentre a voi, alle vostre
famiglie, a tutte le persone, vicine o lontane, che avete nella mente e nel
cuore, a tutte le vostre sante aspirazioni e a tutti i vostri lavori, in modo
speciale a questa cara e buona gioventù che vediamo con gioia qui raccolta,
impartiamo di cuore l'Apostolica Benedizione.
*Discorsi e Radiomessaggi di Sua Santità Pio XII, I, Primo
anno di Pontificato, 2 marzo 1939 - 1° marzo 1940, pp. 345-347 Tipografia Poliglotta Vaticana
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