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DISCORSO
DI SUA SANTITÀ
PIO XII AI CARABINIERI E AI METROPOLITANI
IN SERVIZIO A CASTEL GANDOLFO*
Giovedì, 26 ottobre
1939
Qui, in questo aprico e arioso colle, ormai prossimi al termine
della Nostra dimora estiva, gravata dal gran peso dei pensieri e degli affanni
per la turbata pace dei popoli, il Nostro animo trova consolazione nella vostra
presenza, diletti Figli, eletta schiera di Carabinieri Reali e di Guardie
metropolitane, intorno a Noi raccolti, gli uni guidati dal Colonnello comandante
la Legione coi suoi ufficiali, le altre dal Maggiore comandante la Compagnia col
suo ufficiale e dal Commissario di Pubblica Sicurezza. Il Nostro animo,
dicevamo, trova consolazione in voi, perché in voi è la pace degli animi
d'Italia, perché voi siete i testimoni, i custodi di quella pace, che vorremmo
veder risplendere e serenare gli spiriti su tutta la faccia della terra.
Non vi meravigliate, diletti Figli, se le due vostre distinte
schiere accogliamo unite innanzi a Noi. Non è già che intendiamo disconoscere la
preminenza dell'ufficio, del grado e del numero. Ma nel Nostro cuore tutti vi
pareggia col dolce nome di figli carissimi un solo ardente affetto di Padre
Comune, affetto che non vi disgiunge nell'animo Nostro e nella Nostra
gratitudine per la esterna custodia di questa Nostra residenza, da voi prestata
con così assidua, vigile e nobile cura. Se un muro vi separa dalla Guardia più
vicina alla Nostra persona, se un tal muro ha due lati, ha però, al pari
dell'amore Nostro, un fondamento solo, nel quale lasciate che Noi ravvisiamo,
non un simbolo di divisione, ma un vincolo di unione coll'Italia e col mondo
intiero. Non ha confini il Nostro amore; non conosce rancore od odio; ha palpiti
per tutti, ad imitazione dell'infinito amore del Maestro Divino; ma partecipa di
quel fuoco da Lui recato in terra, il quale più espansivo e caldo si effonde ai
vicini che lo circondano, ai fedeli che lo seguono.
Questa vicinanza e questa fedeltà Noi le abbiamo ritrovate in
voi : vicinanza di devota custodia, fedeltà di religioso sentire. L'arma vostra,
o diletti Carabinieri Reali, la prima dell'esercito, che per antica e
incontaminata devozione si gloria anche del vanto di custode dell'augusto
Sovrano d'Italia, ha del suo decoro circondata pure la Nostra persona in questo
soggiorno, con vigilanza di non minore devozione, della quale Ci è vivo
testimonio l'odierna vostra graditissima presenza. Ai vostri servizi e alla
scorta d'onore presso la Maestà del Re e Imperatore voi aggiungete così le
benemerenze verso il Vicario di Cristo, sacra sovranità delle anime credenti,
del cui numero sono pure le vostre. A chi non è noto il vostro sacrificio diurno
e notturno? la vostra prontezza e sagacia come protettori e custodi del bene
comune? il vostro occhio, studioso scrutatore degli altrui moti? A prova Noi
conosciamo il vostro intimo e austero sentimento del dovere, a cui vi hanno
formati la parola dei vostri alti istruttori e la fede cristiana che vi anima ed
è compagna dei vostri passi.
Di tale devota custodia e religiosa fedeltà voi pure siete stati
gran parte, o carissimi Metropolitani, tutori e difensori dell'ordine pubblico,
che per queste vie castellane avete dimostrato quella accorta e sempre presta
sorveglianza, di cui Roma vi loda e la saggezza dei vostri provvidi superiori è
maestra.
Voi tutti, diletti Figli, siete stati fidi custodi del Nostro
soggiorno sulla sponda di questo famoso lago romano, al rezzo di quest'aura
confortatrice che già ristorò Cesari e Papi, donde lo sguardo, esplorando Roma,
contempla l'aerea cupola di Michelangelo, corona sublime al sepolcro del
Principe degli Apostoli; voi tutti, qui intorno a Noi, sentite che un mondo
nuovo succedette all'antico, che agli dei di marmo senza voce e senza vita
sopravvenne quel Dio che ha fatto il cielo e la terra e le bellezze vivide che
ci ristorano esteriormente, affinché interiormente andiamo incontro a Lui che sa
custodirci exterius et interius (cfr. Secr. Fer. VI post Dom. Sec.
Quadrag.); a Lui che è il Salvatore, l'Illuminatore e il Confortatore delle
anime nostre nella gioia e nel dolore, nella speranza e nel timore, nella pace e
nella lotta, nel turbine e nella calma. Egli vive e impera fuori di noi e dentro
di noi. Studiatevi, diletti Figli, di custodirlo nel vostro cuore; di fare dell'amore
dell'amicizia di Lui, pur in mezzo alle ardue fatiche del vostro grave ufficio,
il vostro primo e più alto dovere di cristiani vigilanti per gli altri e per
voi. Della custodia degli altri e del bene pubblico fate la custodia di voi
stessi innanzi a Dio : tramutate la vostra vita esterna, il vostro coraggio e
onore esterno in onore, coraggio e vita interna di fede e di religiosa morale;
perché la religione e la fede non rendono vile né umiliano il soldato e la
guardia, ma ne esaltano la virtù e il valore, e nel pericolo ne fanno forti
eroi, non pavidi del presente né del futuro. Operate anche, come raccomandava
l'Apostolo Paolo al suo Timoteo (II Tim., II, 3), quali militi di Gesù
Cristo; giacché la vita di quaggiù è una milizia esterna e interna, e più
interna che esterna.
Questo ricordo vi lasciamo, diletti Figli, nel congedarCi da
voi; ricordo di un Padre, che da Cristo tiene tutto l'ufficio e tutto l'affetto
per voi; e nella viva gratitudine che vi serba per la vostra custodia e
devozione innalza il rendervene grazie e la brama del vostro bene più in alto
che la natura, per ridiscendere sopra di voi come invocazione di ogni più eletta
grazia del cielo che vi conforti e vi accompagni nel compimento del vostro
nobile dovere, nella varietà delle vicende che intrecciano e sono per
intrecciare il filo dei vostri giorni.
*Discorsi e Radiomessaggi di Sua Santità Pio XII, I, Primo
anno di Pontificato, 2 marzo 1939 - 1° marzo 1940, pp. 351-353 Tipografia Poliglotta Vaticana
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