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DISCORSO DI SUA SANTITÀ
PIO XII ALLA GUARDIA NOBILE PONTIFICIA*
Sala del Trono - Martedì, 26 dicembre 1939
Vi siamo vivamente grati, diletti Figli, per i devoti auguri
natalizi che siete venuti ad offrirCi e di cui è stato eloquente interprete il
vostro illustre Comandante, testè nominato a questo alto officio. L'assoluta
devozione al Papa, di cui colla vostra stessa presenza Ci date una nuova e così
nobile prova, è una tradizione gloriosa della vostra coorte. Nell'anno che sta
per chiudersi, contrassegnato da un gran lutto della Chiesa, sembra come se il
vostro compianto Comandante abbia voluto darne una testimonianza suprema,
allorché, coronando una vita di fedeltà a tutti i suoi doveri di cristiano e di
gentiluomo, lasciò questo mondo, poco tempo dopo la dipartita del Nostro
incomparabile Predecessore Pio XI, di s. m., quasi per scortare, secondo la
consegna, la Persona sacra del Papa fin nel suo ultimo viaggio, — quello che non
conosce ritorno.
Al nuovo Pontefice, che, nonostante la sua indegnità lo Spirito
Santo, nei suoi imperscrutabili consigli, ha preposto alla Chiesa, un nuovo
Capitano Comandante apporta oggi i suoi buoni e leali servigi, un Capitano
Comandante che alle sue virtù personali unisce l'eredità di due grandi famiglie
patrizie e papali, i Chigi e i della Rovere. Similmente la vostra Guardia ha
ricevuto, quasi prezioso legato, dalle mani del suo Fondatore Pio VII le
funzioni e i meriti di due grandi milizie pontificie, i Cavalleggeri e le Lance
Spezzate. Come non potremmo augurarvi di rimaner sempre fedeli a tali esempi del
passato e alle consegne date al vostro Corpo dai gloriosi Nostri Predecessori:
l'« immediata custodia della Persona del Pontefice », « il decoro e l'ornamento
» del Sovrano?
Questo augurio, del resto, Noi lo consideriamo come già compito.
La storia delle milizie pontificie, e la vostra in particolare, mostrano con
quale valore i vostri antenati hanno salvaguardato e difeso la Persona dei Papi,
e non pochi di voi potrebbero inoltre rievocare le prodezze dei loro avi su più
di uno storico campo di battaglia. Ma Noi abbiamo fiducia che voi non avrete mai
da intervenire a Nostra difesa colla forza, e amiamo di pensare, come il santo
Arcivescovo di Canterbury, di cui si celebra prossimamente la festa, che la
Chiesa di Dio non ha bisogno di essere custodita come un campo fortificato : «
Non est Dei Ecclesia custodienda more castrorum ». Noi formiamo quindi il voto
che queste armi, il cui acciaio brilla nelle vostre mani, simbolizzino piuttosto
collo splendore delle loro lame l'ardore e la fermezza della vostra fede.
L'altro vostro compito, che il nome stesso del vostro Corpo
ricorda, il Nostro Predecessore di felice memoria Gregorio XVI lo definiva,
dicendo, come già abbiamo accennato, che voi avete verso il Papa un incarico «
non solo di fida custodia, ma ancora di decoro e di ornamento ». Voi infatti
siete non soltanto delle Guardie, ma delle Guardie Nobili.
Nobili voi eravate già, anche prima di servire Iddio e il Suo
Vicario sotto lo stendardo bianco e oro. La Chiesa, ai cui occhi l'ordine della
società umana riposa fondamentalmente sulla famiglia, per umile che sia, non
disistima quel tesoro familiare, che è la nobiltà ereditaria. Si può dire anzi
che Gesù Cristo stesso non l'ha disprezzata: l'uomo, cui affidò l'incarico di
proteggere la Sua adorabile Umanità e la Sua Vergine Madre, era di stirpe
reale: « Joseph, de domo David » (Luc., I, 27). Ed è perciò che il Nostro
Antecessore Leone XII, nel Chirografo di riforma del Corpo del 17 Febbraio 1824,
attestava che la Guardia Nobile è « destinata a prestare servizio più prossimo
ed immediato alla Nostra stessa Persona e costituente un Corpo, tanto per il
fine della sua istituzione, che per la qualità degli individui che la
compongono, il primo e più rispettabile di ogni arma del Nostro Principato ».
Ma voi avete ben compreso che questa eredità avita, se
conferisce degli onori, apporta anche dei doveri. Al qual proposito Ci piace di
proporvi per modello l'amabile S. Teresa di Lisieux, la quale, nella piccola
sagrestia del Carmelo, poneva una cura piena di amore per conservare senza
macchia, per rendere anzi sempre più risplendenti i vasi sacri, che dovevano
custodire il Corpo sacratissimo di Gesù. Così anche voi, custodi del corpo e
Guardie di onore del Vicario di Cristo, conserverete, accrescerete sempre in voi
quella purità di cuore e quella elevazione di anima, che sono il più bello dei
vostri titoli, affine di trasmettere ancor più ricco ai vostri discendenti
questo glorioso patrimonio.
Con tale augurio e in attestato della particolare benevolenza
che nutriamo per il vostro Corpo e per ciascuno dei suoi membri, impartiamo a
voi e alle vostre care famiglie, come pure a tutte le altre persone che avete
nella mente e nel cuore, pegno di più abbondanti favori celesti, la Nostra
paterna Apostolica Benedizione.
*Discorsi e Radiomessaggi di Sua Santità Pio XII, I, Primo
anno di Pontificato, 2 marzo 1939 - 1° marzo 1940, pp. 449-451 Tipografia Poliglotta Vaticana
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