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RADIOMESSAGGIO DI SUA SANTITÀ PIO XII
Sabato, 19 ottobre 1940
Agli Eccellentissimi Vescovi ed ai cattolici delle città dell’America
Settentrionale, la vigilia della Giornata Missionaria Mondiale.
Alla vigilia del giorno dedicato a promuovere
l’incremento delle Missioni cattoliche nel mondo, il Nostro cuore, che nel suo
paterno affetto abbraccia tutto l’immenso ovile di Cristo, a voi particolarmente
si volge, generosi cittadini della grande Confederazione degli Stati Uniti di
America, dove la natura fu larga donatrice dei suoi beni e dove il cielo copre
un popolo così operoso e potente. La Nostra parola, da questo colle Vaticano,
sull’ala di un portento del genio umano, vola e varca l’Atlantico per far pago
il desiderio vostro di ascoltarla animatrice del vostro ardore missionario.
Dolce e vivo è ancora nella Nostra memoria il ricordo della Nostra venuta in
mezzo a voi e dei lunghi voli da Noi fatti attraverso coteste ubertose regioni,
meraviglie dei monti, dei piani, dei laghi e dei fiumi, per conoscere e ammirare
le vostre città, le vostre chiese e cattedrali, le vostre alte scuole, collegi
ed università, la sapiente vostra operosità, i prodigi della vostra ardente fede
e carità.
Oggi, seduti, sebbene indegni eredi, sul seggio di Pietro, mentre il
Nostro pensiero per questi cari e indelebili ricordi corre a voi, il Nostro
sguardo si amplia sulla faccia della terra, e la speranza del vostro concorso
alla diffusione del Vangelo si ravviva, si conforta, si espande e poggia tanto
alto, quanto si eleva attivo e liberale il vostro zelo per la conversione dei
popoli a Cristo. Vostra è la Società delle Missioni estere di Maryknoll,
gareggiante nell’Oriente dell’Asia con gl’Istituti e le Famiglie religiose
europee, cui molti pure dei vostri eroi ed eroine dànno il nome, nella
propagazione della fede. Vostra è la fama di liberalità generosa che esalta il
vostro nome nei campi della mèsse evangelica e fra gli araldi di Cristo, fama
che voi domani, lungi dall’oscurarla, vi preparate a far rifulgere sempre più.
All’aurora di domani, giornata di gara mondiale per le Missioni cattoliche,
guardano gli araldi di Cristo dai campi dei loro sudori, dei loro stenti, delle
loro lotte e vittorie contese; guardano dai loro ricetti, dai loro ospedali,
dalle loro scuole le vergini consacrate all’istruzione della gioventù e alle
miserie dell’umanità; guardano l’Oriente e l’Occidente, l’uno e l’altro polo
dalle sterminate lande ghiacciate; guardano le grandi regioni insanguinate e
desolate dai conflitti dei popoli; guarda la Chiesa, Sposa di Cristo, stendendo
le sue mani; guardano i Nostri occhi levati al cielo per voi e a voi; guarda
Cristo stesso, Redentore del mondo. Non è Egli forse il Dio Messaggero del
Padre, disceso dal cielo in forma di servo, annunziatore della buona novella,
divino ambasciatore che della sua ambasciata di vita porta la pena di morte, e
levato da terra sulla croce del Golgota allarga crocifisso le braccia, per
attrarre a sé l’universo genere umano? (1)
Mirate, Venerabili Fratelli e diletti
figli, mirate il mondo e la mèsse che in ogni parte vi biondeggia, mentre sopra
vi passa e tuona l’uragano di conflitti, di rovine, di miserie, di bisogni senza
numero. Vedete quanti messaggeri del Vangelo, quanti eroi ed eroine di Cristo,
quanti operai della sua vigna vivono, lavorano, combattono e soffrono fra
pericoli e disagi, fra stenti e penuria, che inceppano l’ardore del loro zelo e
intralciano il cammino nel sentiero delle loro sante e benefiche imprese. Essi
levano a voi le mani e gli occhi insieme coi fedeli che li circondano, coi
popoli che aspettano di udire la loro voce e ancora vagano e siedono nelle ombre
di morte e dell’ignoranza di Chi li ha redenti e ha promesso di dar loro la vita
eterna e felice. Pregate che anche a questi fratelli, essi pure chiamati a
rinascere in Cristo, il padrone della mèsse mandi i suoi operai. La preghiera è
l’arma che vince il cuore di Dio a pietà e misericordia; è l’obolo del vostro
labbro, dell’affetto vostro per gli araldi di Cristo, per le pecorelle randage
dall’ovile, per i miseri, che grava e tormenta la bufera dell’età nostra.
Dall’obolo della preghiera, innalzata davanti ai sacri tabernacoli, dove il
divino Pastore dei popoli redenti vive, seconda ed accompagna i suoi messi per i
sentieri e per i campi dei loro apostolici sudori, non sia disgiunto l’obolo
della mano, che arrechi, in quest’ora di tristezza e di miseria, il vostro
soccorso alla Sposa di Cristo nella propagazione della fede, affinché essa possa
promuovere il bene iniziato, restaurare il danneggiato o distrutto, raffermare
il dubbioso e contrastato, moltiplicare il poco, e tutto sostenere, accrescere e
avanzare verso il trionfo di quel regno di Dio sulla terra, che ogni giorno,
nella divina orazione insegnataci da Cristo, invochiamo dal Padre celeste che
venga in mezzo a noi. Questo è il regno di pace nell’anima nostra con Dio, di
pace tra i fratelli nella reciproca corrispondenza di affetti, di pace fra i
popoli e le nazioni nella riconciliazione e nella ordinata concordia. Quanto più
l’umanità nell’ora presente è lontana da questa pace; quanto più la coscienza
dei comuni valori naturali e soprannaturali minaccia di cedere il posto in molti
cuori a contrari sentimenti, tanto più edificante e animatrice sarà la vostra
efficace adesione al pensiero missionario cattolico. Giacché anche la pace nel
mondo è una missione della Chiesa;
nella tranquillità dell’ordine umano è la sua vita, la conquista e la salvezza
delle anime, la dilatazione del bene della fede, il trionfo sul male, per
giungere alla imperturbabile pace dell’eternità.
A questi alti e santi pensieri
si sollevi la vostra preghiera e il vostro obolo. La vostra moneta è un prestito
che fate al Signore, soccorrendo il povero missionario, e il Signore vi renderà
il contraccambio (2). Cristo, che parla ed opera nei campioni del Vangelo, vi farà
partecipi dei loro meriti; riterrà dato a sé quello che date a loro. Il Dio dei
nostri tabernacoli trovi in voi chi coi suoi beni, che sono pure dono del
Signore, cooperi a piantare e moltiplicare i tabernacoli delle delizie divine in
mezzo ai figli degli uomini, su ogni spiaggia del mare, su ogni pianura e monte
della terra, fin dove, anche solo con ala rombante, su lidi ghiacciati dal polo
o riarsi dal raggio del sole, un sacerdote può giungere ed elevare un altare. Da
quelle solitudini di Dio, da quei rifugi sperduti, sulle labbra delle nuove
pecorelle saliranno al cielo voci di ringraziamento, di preghiera e di
gratitudine per voi, e invocheranno su di voi e sulle vostre opere, sui
molteplici e fiorenti vostri istituti di educazione, di istruzione, di scienza,
di beneficenza e di soccorso la copiosa ricompensa delle grazie divine. Di tali
celesti favori sia pegno ed auspicio l’Apostolica Benedizione, che, memori della
franca e fervida vostra devozione al Vicario di Cristo, Noi impartiamo a tutti e
a ciascuno di voi con pienezza di vivo e pastorale affetto.
(1) Ioann., XII, 32.
(2) Prov., XIX, 17.
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