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DISCORSO DI SUA SANTITÀ
PIO XII AGLI UOMINI DI AZIONE CATTOLICA*
Domenica, 20 settembre 1942
Spirito di fede e di amore
Sommamente gradita Ci è la vostra presenza, diletti figli, che vi gloriate di
mostrarvi Uomini di Azione Cattolica, come schiera che tiene alto il vessillo
della cristiana professione nella vita privata e pubblica. Lo spirito di fede e
di amore è il sacro e intimo impulso che, sotto l'alta guida dell'eminente e
zelantissimo Cardinale Patriarca di Venezia e degli altri illustri Presuli, vi
ha condotti intorno al Vicario di Cristo, per porgerCi l'omaggio della vostra
mente e del vostro cuore, per significarCi con legittima franchezza, quasi con
un inno di gioia filiale, il bene che l'opera vostra durante venti anni ha
compiuto e promosso nel servizio del Re divino, e per offrirCi i vostri doni,
come già i pastori e i Magi fecero a Gesù, così povero nella sua ricchezza. Ma,
oltre la fede e l'amore, vi ha mossi a venire la speranza che il Nostro cuore e
la povera Nostra parola avessero per voi paterni incoraggiamenti ed avvisi.
L'opera vostra! Ci sta dinanzi, in voi e nella vostra vita sociale; con
particolare compiacimento abbiamo letto la luminosa relazione, in cui lo zelo
vostro Ci è stato esposto e presentato dal vostro degnissimo e infaticabile
Presidente. I vostri doni! Noi li abbiamo osservati e ammirati in questa
straordinariamente grande e bella Mostra: dal profondo dell'animo ve ne
ringraziamo; non brillano in essi, di là dal dono, l'amore che li dà e la gioia
con cui son dati? All'opera vostra, sempre più vasta e rilevante, non dovranno
forse corrispondere i Nostri consigli e le esortazioni Nostre?
Efficacia della collaborazione degli uomini cattolici per il
rinascimento spirituale della umana società
Il Nostro pensiero e la Nostra aspettazione, che pur abbracciano tutta la
Chiesa e la società umana nell'amplesso della carità e nella speranza del bene
che è frutto della lotta contro l'errore e le passioni, — posano segnatamente
sopra di voi, che alla maturità di uomini fatti unite la cognizione e
l'esperienza della serietà della vita, delle vicende e dei bisogni spirituali,
morali e materiali che l'accompagnano e la seguono; perché nella mente e nelle
mani degli uomini maturi sta il sapere, l'assennato lavoro, il vigile e proficuo
governo della famiglia e del movimento sociale. Voi siete il nerbo della
società: nella vostra maturità è la radice della dignità vostra. Dio non creò il
primo uomo bambino, ma nella pienezza delle sue forze e perfezioni corporee e
spirituali, perché era destinato padre, maestro e guida di tutta la umana
famiglia che doveva venire da lui. Il genere umano sventuratamente decadde; e la
sua storia, la cui prima pagina fu macchiata dallo sparso sangue fraterno, non
ha cessato d'insanguinarsi nei secoli, anche dopo che l'uomo fu risollevato
verso l'altezza della sua primiera dignità dal Figlio di Dio, fatto carne. La
Chiesa di Cristo è la luce del mondo, è il sale della terra, è la colonna della
verità e della grazia, è la cattedra della pace e della giustizia. Nel doloroso
fermento dell'umanità, non si tratta di nulla di meno che di tutto restaurare e
riordinare in Cristo, di ristabilire nella sua integrità e nel suo vigore tutta
la compagine di questo corpo di cui Cristo è il capo e che, pur trionfando in
cielo, soffre e lotta sulla terra. Unico ovile di Cristo è la Chiesa fondata su
Pietro, Principe degli Apostoli; e Cristo, che diede la vita per le sue
pecorelle onde farle vivere in sé e di sé nel proprio corpo mistico, ha altre
pecorelle che ancora non sono di questo ovile, pecorelle randage, ignare del
Pastore, membri non inseriti in un corpo vivificante, ma separati, ma
disseccati, ma rimasti aridi di succo spirituale, le quali pur è mestieri che
vengano condotte al Pastore divino, sicché si faccia un solo ovile e un solo
Pastore. In una parola, quest'opera rinnovatrice altra non è se non il
ristabilimento del regno di Dio, inaugurato da Cristo, che dobbiamo cercare,
mentre il resto ci verrà dato per giunta (Matth. 6, 33).
Si parla molto di costituire un ordine nuovo. Alla vigilia del primo avvento
di Cristo, quando il mondo romano pareva essere l'orbe universo, un nuovo ordine
già si attendeva, e il mite Virgilio ne cantava la grande speranza e il ritorno
della vergine dea della giustizia: Magnus ab integro saeclorum nascitur ordo;
iam redit et Virgo (Eclog. 4, 5-6). Ancor oggi l'universo mondo sente
il bisogno di un rinascimento dell'ordine, nel quale ciascuno debba lavorare a
suo modo, al suo posto e per la sua parte. Mirate gli uomini di Stato: qual è
mai e vuol essere la loro nobile missione? Non è forse quella di curare il bene
comune nell'ordine temporale, in armonia, ben si comprende, con le esigenze
dell'ordine eterno e soprannaturale? Mirate dall'altro lato la Chiesa. Essa ha
missione ancor più alta: di restaurare, di promuovere e dilatare, in seno alla
società umana, il regno di Dio, fuori del quale non è mai che possa raffermarsi,
anche naturalmente, quell'ordine vero e sincero, permanente e calmo, che è la
giusta definizione della pace. Senza dubbio non tutti sono né possono essere
uomini di Stato o uomini di Chiesa; ma anche i semplici cittadini, i semplici
fedeli, nella loro matura forza di senno e di mano risolutamente devoti alla
Chiesa e allo Stato, valgono, con un lavoro spesso umile e oscuro ma diligente
ed efficace, a dar sostegno e aiuto ad ambedue le società, l'ecclesiastica e la
civile, nel progresso e nel conseguimento del fine proprio di ognuna.
1) con l'influsso della vita personale
Per modesta che possa essere la condizione di alcuni fra voi, o diletti
Uomini cattolici, per ristretti che siano i vostri mezzi e campi di azione,
conta già assai lo stabilire o il ristabilire il regno di Dio innanzi tutto in
voi stessi. E perché? Perché, come diceva il Divino Maestro, dalla pienezza del
cuore parla il labbro (Matth. 12, 34). Un cattolico, nella sua fede
operosa convinto, fervente, generoso: è già gran cosa. Supponiamo, come vogliamo
credere, che ciascuno dei duecento mila Uomini di Azione cattolica in Italia sia
cristiano cattolico a fondo, di pensiero, di volere, di pratica, stimate voi che
sia poco allo sguardo e alla bilancia di Colui che per amore di dieci giusti
avrebbe risparmiato dalle fiamme Sodoma? (Gen. 18, 32). E se ciascuno di
questi Uomini facesse incessantemente salire verso il cielo la supplichevole
preghiera di un cuore veramente appassionato per la gloria di Dio, per la
salvezza del mondo; se l'Adveniat regnum tuum scaturisse come grido
potente dall'esercito di tutti questi cuori sinceri, credete voi che un tal
grido lascerebbe insensibile l'eterno Padre, il quale altro più non brama se non
di vedere il suo diletto Figlio, da lui mandato Redentore degli uomini, regnare
sul mondo per la salute del genere umano?
Già di molto peso per la cristiana restaurazione, in Italia e nel mondo,
sarebbe la mera somma delle virtù e delle preghiere di duecentomila Uomini
cattolici, ferventi e oranti. Ma essa è ben più che una mera somma. Anche
nell'ordine naturale, anche nell'ordine materiale e fisico, è impossibile che
una forza qualunque agisca senza che alla sua risonanza, per debole che si
pensi, segua l'effetto. E non vediamo e proviamo noi come un elemento minimo di
radio, semplicemente perché esso è là, di là, pur attraverso pareti corazzate,
esercita con potenza inaudita la sua azione salutare o distruttiva? Il nostro
pensiero, il nostro volere, il nostro intimo fremito traggono dal silenzio
dell'animo nostro la loro vita e la loro voce, avanti che le effondano fuori di
noi e intorno a noi. Anche prima che le scoperte moderne avessero permesso di
raccoglierlo e percepirlo, il colpo di archetto più delicato faceva già vibrare
lo spazio immenso delle intime emozioni dell'artista. Ciò si avvera tanto più
nell'ordine soprannaturale, quanto più esso supera e trascende l'ordine naturale
e più si espande e si profonda nel mondo dello spirito e della grazia. Che
importa che noi non lo percepiamo? Vediamo noi forse l'anima nostra, immortale
di quell'avvenire che è eterno e sta in mano di quel Giudice supremo, invisibile
e presente a ogni nostro pensiero e opera nostra e che ci premierà, se avremo
fatto del bene? Vediamo noi forse l'interiore vincolo spirituale che stringe le
anime di tutti noi in seno alla Chiesa di Dio vivente, in questo campo di quei
che credono, sperano e amano? Noi, da Cristo elevati all'ordine soprannaturale
sopra quel che è transitorio e lieve della tribolata vita di quaggiù, noi,
secondo la dottrina di S. Paolo, abbiamo occhi di doppia contemplazione: cogli
occhi della natura miriamo a quel che si vede, e con gli occhi della fede
guardiamo a quel che non si vede; giacché le cose che si vedono sono temporali,
quelle poi che non si vedono sono eterne (2 Cor. 4, 17-18). Nessun atto
dell'ordine soprannaturale, nessuno slancio di amore, nessuna invocazione
giaculatoria sorge, si muove, s'innalza al cielo, che, qual rugiada vivificante,
non ridiscenda e agisca su tutto il corpo mistico e di cui il mondo intiero non
si risenta. Quando con questo influsso misterioso, invisibile e potente, si
congiunga visibilmente l'aperto esempio della vita morale e pratica di un
cristiano fervente, non dubitate, quell'esempio, presto o tardi, trascinerà,
insegnerà la vittoria sulla indifferenza e sulla indolenza, sul rispetto umano e
sulle passioni; si spargerà il sale che dà al mondo il sapore delle cose divine;
si diffonderà la luce che, illuminando le opere sante, incita a glorificare il
Padre che sta nel cielo, a prendere e battere il sentiero che mena alla città,
la quale, situata sul monte, non può sfuggire a nessuno sguardo (cfr. Matth.
5 , I 3 -16).
2) con l'azione apostolica esteriore
Tale vuol essere l'efficacia della vostra vita personale. E forse qui tutto
quel che attendiamo da voi, Uomini di Azione cattolica? No: Noi vi domandiamo
che, dispiegandosi nell'attività dello zelo apostolico, cotesta vita, rifulgente
in voi e a vostro vantaggio, sia luce e calore anche per gli altri, sia un fiore
di virtù che non olezzi solo entro la vostra casa, ma effonda intorno a voi, in
ogni luogo, il buon odore di Cristo e alletti molti a correre nell'effluvio del
suo celeste profumo. La coscienza della debolezza delle vostre forze non sia la
timidezza del profeta Geremia, che alla chiamata di Dio rispondeva balbettando
confusamente : « Ah Signore Iddio, ecco che
io non so parlare, perché sono un fanciullo »
(Ier. 1, 6). Pensosi delle difficoltà da sormontare, delusi forse di
prove dianzi fallite, non imitate il profeta Elia fuggitivo e scoraggiato, che,
seduto all'ombra di un ginepro, si sdraia per dormire, tristemente rassegnato,
invocando la morte; ma il profeta Elia, che sul monte Carmelo sfida gli
adoratori di Baal, e con la sua preghiera, parola e opera riconduce il popolo al
culto del vero Dio (3 Reg. 19, 4; 18, 20 sgg.).
Anche nell'azione apostolica esteriore ciascuno di voi può molto,
incomparabilmente più di quel ch'egli forse crede. A voi tutti Noi Ci
rivolgiamo, non soltanto ad alcuni privilegiati, a quegli eroi, che le
condizioni della vita o doni straordinari predestinano e preparano a particolare
e splendida missione. A voi tutti, senza eccezione, Noi diciamo che potete
molto. Per ciò non è necessario di uscire dalla cerchia delle vostre amicizie,
delle vostre relazioni di mestiere, di ufficio, di lavoro e di fatica, in che di
continuo e di solito passate la giornata; né è d'uopo che facciate grandi e
straordinarie cose al di fuori o in più del vostro dovere di stato; ma, entro i
limiti dell'adempimento di questo dovere, sia pur umile, voi tutti potete,
nell'ambito sociale in cui la Provvidenza vi ha posti, esercitare un vero e
fecondo apostolato. Questa, sì, è la vera Azione degli Uomini cattolici,
proclamata dal Nostro indimenticabile Predecessore Pio XI.
Ciascuno di voi, come ogni uomo nel mondo, vive al centro di tre cerchi
concentrici : la famiglia, la professione o il mestiere, e il mondo esteriore; e
in tale triplice cerchio la vostra azione non solo può e deve svolgersi, ma già
di fatto si svolge.
a) nella famiglia
Nella famiglia non siete voi i capi? Non deve la vostra parola, l'opera
vostra, il vostro impulso, la vostra guida protendersi al di là della
generazione, che sorride sulle vostre ginocchia, che cresce del vostro pane e
della vostra istruzione, che sotto il vostro vigile e paterno sguardo oggi si fa
adolescente per avviarsi domani alla maturità? Voi, uomini già fatti, serbate
dolci ricordi e venerazione verso il padre vostro, che ebbe ben compiuta la sua
missione di capo, e fu — o forse ancora è — nella sua età avanzata, e resterà,
anche dopo la sua dipartita, l'immagine di un patriarca, bello della bellezza e
della dignità di un tanto nome. Magnifico spettacolo, massime in alcune regioni,
offrono quelle famiglie a diritto chiamate patriarcali, in cui lo spirito
dell'avo scomparso ancora aleggia, perdura e si tramanda e trasmette di
generazione in generazione, come il migliore e più sacro patrimonio, più
gelosamente custodito che non l'oro e l'argento. Su tali patriarchi e su tali
famiglie poggia veramente la società con le sue forze e speranze; e da tali
case, che la religione benedice e feconda, il consorzio civile e la patria
traggono la loro fisonomia più serena, la loro coesione più salda, il loro
vigore più gagliardo. In esse voi ritrovate e incontrate l'autorità paterna
rispettata e potente, perché vi è religiosamente venerata; perché nel padre il
figlio vede il riflesso della paternità di Dio; perché in quei focolari
domestici la fede in Cristo tiene il primato della riverenza, dell'unione, della
sommissione e della concordia.
Quante virtù questo riflesso conviene che abbia per fondamento e sostegno!
Virtù umane, di lealtà, di pazienza, di fermezza, di obbedienza, di tenerezza;
virtù soprannaturali che esaltano e trasnaturano le stesse virtù umane, e le
rivestono dello spirito di fede in ogni cosa e affare. Il padre che vive, che
pensa, che parla e che opera da cristiano, anche quando ragiona e tratta di cose
e d'interessi di quaggiù, non si fa forse educatore e maestro del figlio che lo
ascolta? padre una seconda volta, non del suo corpo, ma del suo spirito, per
quella profonda efficacia che esercita sullo spirito di lui, trasfondendogli lo
spirito della sua fede, meglio che coi consigli e con le rimostranze? In tal
modo il padre farà del figlio un cristiano qual è egli stesso; e il figlio, alla
sua volta, farà tesoro e frutto del senno, delle parole, delle azioni e delle
tradizioni paterne.
Se sull'orizzonte della famiglia primeggia e splende, con la religione che
presuppone tanto corredo di virtù, il Sole del mondo che è Cristo, anche il capo
della famiglia, che sì vivamente si irradia da questo sole, profonde, in quanto
può, la luce della sua sapienza religiosa, il calore della sua carità
affettuosa, il moto del suo esempio che trae e sospinge. Ond'è che, se voi
penetrate nel recinto familiare, restate bellamente commossi al praticarvisi
della vita religiosa, quando, la mattina, secondo che permettono i bisogni e le
occupazioni della famiglia, vedete padre, madre, figli prepararsi per uscire e
recarsi insieme alla Santa Messa, e, in molti giorni sacri, in chiesa
inginocchiarsi insieme alla tavola santa; o quando, la sera, dopo essersi
dispersi, in una giornata laboriosa, tutti li ritrovate, genitori, figli e
domestici, adunati per la preghiera comune in casa come in un vero santuario,
dove il padre, per un ufficio che anche alla civiltà pagana dava un carattere di
augusta dignità, presiede nel culto a Dio con quell'intimo sentimento di verace
fede, onde, attraverso i tratti del padre terreno, nella civiltà cristiana
rifulge la maestà del Padre che è nei cieli. Così virtuose famiglie il Nostro
Predecessore Pio XI d'immortale memoria paragonava a un giardino, ove debbono
spontaneamente germogliare e schiudersi i fiori del santuario (cfr. Enc.
« Ad catholici sacerdotii », 20 dic. 1935). Non sono esse infatti le più
belle aiuole fiorenti di gigli e di rose, sulle quali suol discendere la suprema
benedizione celeste delle vocazioni sacerdotali e religiose?
b) nella vita professionale
Ma intorno al centro della vostra vita familiare gira e con sé si porta il
più del vostro tempo la cerchia della vostra vita professionale, varia e
diversificata secondo le inclinazioni, l'ingegno, le forze e i bisogni di
ciascuno. Qui si allarga l'arringo, dove pure ha da farsi sentire il vostro
influsso spirituale, anche se per natura sua la professione vostra sembri non
aver nulla. che riguardi l'attività apostolica. Vi sono arti e uffici, ai quali
l'esercizio dell'apostolato par quasi che sia per naturale istinto inerente.
Mirate l'insegnante, l'educatore, lo scrittore, il medico, l'infermiere: non
sono essi forse come gli ausiliari nati del sacerdote? Guardate altresì quelli
che nella loro carriera d'impieghi ottengono ufficio di capi: chi metterebbe in
dubbio che essi possano praticare lo zelo delle anime? A ragione egualmente si è
parlato dell'azione sociale, vale a dire apostolica, del giurista,
dell'ufficiale, dell'ingegnere. Ma anche nei mestieri manuali dell'operaio,
dell'artigiano, del lavoratore dei campi, l'ardore apostolico, per poco che
accenda il cuore, sa facilmente trovare di che crescere in fiamma e infiammare
gli altri.
In questo campo professionale la pratica eccellente delle virtù morali
conferisce al cattolico, e per conseguenza alla Religione che egli professa, una
preminente estimazione, e con la stima un'influenza considerevole, che sovrasta
senza offendere, che attira senza sforzare, che opera anche senza essere
sentita. Tale è l'efficacia delle virtù morali di probità e di lealtà,
particolarmente quando vi si aggiunga l'abilità professionale, alla quale si
mira e si tende e con viva lena si perviene. Queste doti, a chi le possiede,
assicurano gran credito e riputazione avvincente e attuosa, entro la sua
cerchia, sui colleghi e compagni di lavoro, sui subordinati, sugli apprendisti e
principianti, fino sui clienti e su tutte le persone, alle quali la professione,
l'arte o l'ufficio l'accosta. Non è raro che l'impressione prodotta sui
superiori e sui maestri si elevi a un grado più alto che la semplice stima
umana. Naturalmente tale preminenza morale conviene sia retta dalla prudenza, e
che di essa si sappia discretamente e con moderazione usare e profittare : più
sarà di buona lega, e più agirà con avvedimento e con potere e frutto.
Ricordatevi che multiforme è l'apostolato cristiano : vi è un apostolato di
silenzio e un apostolato di parola; un apostolato di affetto e di stima e un
apostolato di opera e di soccorso; un apostolato di azione e un apostolato di
esempio.
Funeste conseguenze del rispetto umano
Oh l'esempio, e innanzi tutto l'esempio della dignità cristiana! Qui il
dovere s'impone imperioso. Addolora l'animo il vedere come d'ordinario non tanto
l'accoglimento di elementi cattivi rende spesso malsano e pernicioso il campo
del lavoro professionale, quanto piuttosto il rispetto umano. Rispetto umano,
fuori di dubbio, dei giovani, deiquali alcuni si danno l'aria di spregiudicati e
ridono su tutto ciò che tocca la religione e i buoni costumi; altri seguono
l'andazzo scorretto senza aver il coraggio di reagire, e sembra che altra
rivincita non conoscano su coloro, che li hanno corrotti, se non quella di farsi
ad essi compagni nel corrompere alla lor volta i nuovi venuti. In tal guisa voi
li vedete insediare nei laboratori, nelle fabbriche, negli uffici, quasi
tradizioni inestirpabili, certe tristi abitudini di linguaggio, di familiarità,
di libertà, che fanno fremere. Se tutto ciò è vero e lamentevole nella gioventù
che entra nella vita del lavoro, più deplorabile ancora per i suoi effetti
diviene il rispetto umano negli uomini maturi, che potrebbero così agevolmente
opporsi a tanto male, correggere con garbo un abuso, arrestare una sconveniente
sventatezza, sviare una conversazione che dalla leggerezza s'incammina a
sboccare nella scurrilità. Ma non osano: perché mai? Perché il rispetto umano è
come la paura, come il timore del buio nei fanciulli. Ecco allora lo spettacolo
tristemente paradossale: tutta un'accolta di uomini, di donne, di giovani, di
ragazze, trasformare quasi in luogo di perdizione il santuario del lavoro,
mentre ognuno di essi, disgustato, in fondo al cuore, di ciò che vede,
disgustato di ciò che ascolta, disgustato della superficialità di quelli di cui
rileva la debolezza, disgustato sopra ogni cosa di se stesso, della propria
miserevole e pusillanime codardia, potrebbe con una parola lanciata a tempo, con
uno sguardo severo, con un sorriso di riprovazione, persino con una facezia,
purificare l'atmosfera viziata, sicuro dì attirarsi, col plauso dei padri e
delle madri, la rispettosa confidenza, anzi la filiale riconoscenza, di quei
giovani e di quelle adolescenti!
Non meravigliatevi pertanto se tutto ciò che abbiamo detto sulla dignità
morale cristiana, Noi l'applichiamo parimente alla dignità professionale:
dovunque voi andate, dovunque vi fermate, con chiunque trattate, voi portate con
voi la dignità di cristiano, la quale, congiunta con la dignità professionale,
si rivela e si riveste di una forza assai influente ed efficace per risvegliare
in altri la coscienza del dovere di stato, per far scomparire umilianti
tradizioni di sperperi, di « sabotaggio», di guadagni disonesti, tutti ostacoli
d'incalcolabile imbarazzo nell'opera della restaurazione sociale e cristiana.
c) nel mondo esteriore
Finalmente, intorno al centro della vostra persona e della vostra famiglia,
intorno alla palestra della vostra professione, si volge e si muove la grande
orbita del mondo esteriore, che tutto circonda e avviluppa: mondo immenso,
mescolato, per le cui strade s'incontrano tutte le età, tutte le condizioni,
tutti i caratteri, e in un medesimo tempo tutti i valori e tutte le bassezze,
tutte le virtù e tutti i vizi. E un incontro e una miscela di due mondi, del
mondo di Satana e del mondo di Cristo, ch'è il regno di Dio sulla terra, nel
quale, se è pur qualche scandalo, lo torranno via un giorno gli angeli (Matth.
13, 41. - Cfr. Gregorii M. Homil. in Evang. XII n. 1). Nessuno può
credersi così ritirato, così recluso, così assiduo e legato alla casa e al
lavoro da non avere alcun contatto col mondo: «altrimenti, come scrisse
l'Apostolo Paolo ai Corinti, voi dovreste addirittura uscire da questo mondo» (1
Cor. 5, 10). Un tale contatto e commercio è, si può dire, di ogni istante.
Invano vi sforzereste di confinarvi entro la vostra camera senza mai varcarne la
soglia: il mondo stesso arriverebbe sino a voi. Perfino nei chiostri più austeri
e segregati nelle selve e sui monti perviene l'eco lontana delle voci del mondo:
voci di scomposte risa e di flebili lamenti, canti di voluttà e di odio, clamori
di trionfo e di disperazione, che gridano alle anime vergini di cure e di
tormenti mondani il bisogno di pietà, di amore, di preghiera, di redenzione.
Giacché Cristo domandò al Padre, alla vigilia della sua passione, non di
togliere dal mondo quelli che aveva chiamato suoi amici, ma di guardarli dal
male (cfr. Io. 15, 15; 17, 15), mentre li mandava in mezzo al mondo, come
Egli stesso era stato inviato per sollevare, guarire, santificare le anime. Voi
non siete sacerdoti; ma siete amici di Cristo, apostoli della sua amicizia e
della sua carità divina. Il vostro apostolato, il vostro ufficio è in tal
maniera nettamente tracciato: col concorso della grazia, che voi otterrete
mediante la preghiera e la vigilanza, guarderete voi medesimi dal male; col
vostro zelo e con la vostra carità, pur dono dello Spirito di Dio, collaborerete
a strappare dalla dominazione di Satana il mondo per restaurarlo entro il regno
salutifero di Cristo.
L'azione a difesa della pubblica moralità
Non altrimenti che ogni cristiano, anche le persone dotate semplicemente di
onestà e di buon senso naturale si stupiscono e atterriscono alla vista della
crescente marea d'immoralità, che, pur in questi tempi straordinariamente gravi,
minaccia di sommergere la società. Nessuno esita a riconoscerne in particolare
la causa nelle pubblicazioni licenziose e negli spettacoli disonesti, che si
presentano agli occhi e alle orecchie degli adolescenti e degli uomini maturi,
dei giovani e dei vecchi, delle madri e delle fanciulle. Che dire poi dell'arte,
della moda, del costume pubblico e privato, maschile e femminile? Si stenterebbe
a credere a quale grado di corrompimento morale non dubitano di scendere alcuni
autori, editori, artisti, imprenditori e divulgatori di simili opere letterarie
e drammatiche, artistiche e sceniche, convertendo l'uso della penna e dell'arte,
del progresso industriale e delle mirabili invenzioni moderne in mezzi, armi e
lusinghe d'immoralità. Scritti e opere, indegni dell'onore delle lettere e delle
arti, trovano nondimeno lettori e spettatori a migliaia. E voi vedete
adolescenti gettarsi a tal pasto della mente e dell'occhio con tutta la foga del
bollore delle passioni che si svegliano, vedete genitori portare e condurre seco
a sì tristi scene fanciulli e fanciulle, nei cui teneri cuori e nelle cui
pupille s'imprimeranno così, in cambio d'innocenti e pie visioni, fatali
immagini e brame, che spesso non si cancelleranno mai più.
Che si deve dunque pensare? che la natura umana sia universalmente e
profondamente depravata e che la sua avidità di scandalo sia senza rimedio? No
certamente: nel cuore umano Dio ha posto per fondamento la bontà, cui però
Satana e la non raffrenata concupiscenza insidiano. Salvo una piccola minoranza,
il popolo non cercherebbe spontaneamente, ancor meno domanderebbe divertimenti
malsani, se non gli venissero offerti, presentati, e talvolta quasi imposti di
sorpresa. Perciò, se « contro miglior voler, voler mal pugna» (Purg. XX,
1), è di somma importanza entrare in campo per la difesa della morale pubblica e
sociale. Non è un combattimento di armi materiali e di sangue sparso, ma un
conflitto di pensieri e di sentimenti, fra il bene e il male. Conviene che tutti
coloro, i quali sono da tanto, volgano ogni loro sforzo e mettano tutto il loro
talento a creare, a promuovere una letteratura, un teatro, un cinematografo, che
siano educativi e sani di concetto e di costume, e al tempo stesso interessanti
e attraenti, vere opere d'arte. I benemeriti intelletti, che a questa impresa si
dedicano, Noi non li potremmo bastevolmente lodare e animare, quali apostoli del
bene. È però evidente che un tale carico di apostolato non è per tutte le
spalle.
Per gli altri non vi è dunque nulla che loro convenga? Possono essi cullarsi
nella speranza che l'attrattiva delle buone e belle opere varrà universalmente a
far nascere e a diffondere invincibile il disgusto e il ripudio di tutte le
turpitudini? Su questo punto nessuno è tanto ingenuo da farsi illusione. —
Direte voi allora che davanti ai malvagi sfruttatori della stampa, della scena,
dello schermo, dell'umorismo, le persone dabbene si trovano disarmate? Ciò
sarebbe ingiusto e tale apparirebbe a chiunque conosca e consideri la lodevole
legislazione che onora il Paese. Ai cittadini rispettabili, ai padri di
famiglia, agli educatori, è aperta la via di assicurare l'applicazione e
l'efficace sanzione di quelle provvide leggi, coll'avanzare alle Autorità civili
nei debiti modi denunzie basate sul fatto, esatte in riferimenti, in persone e
cose e parole, affinché ciò che di riprovevole venisse presentato al pubblico,
sia impedito e represso.
Il lavoro, non lo dissimuliamo, è immenso e vario; come immenso, offre un
largo campo per tutte le buone volontà; come vario, si presta a tutte le
attitudini. Ma la sua ampiezza, se ha forse di che impaurire e scoraggiare i
pusillanimi, vale invece a infiammare sempre più l'ardore delle anime generose,
come siete voi; voi che in buona battaglia già avete combattuto e vinto, e siete
consci del molto che ancora vi resta a fare, moltiplicando e organizzando per
ogni regione e città la vostra coorte secondo un ben avvisato fine, una ben
divisata azione, un ben distribuito lavoro.
Esortazione finale
Quale vasto anfiteatro per l'azione di Uomini cattolici, che coi ricordi
della loro giovinezza, nella religiosità del loro presente, amano e ricercano il
decoro morale della crescente gioventù in mezzo al popolo! Dal centro della
vostra famiglia, dal circuito della vostra professione, voi entrate nell'immensa
palestra del mondo esteriore, per la tutela della moralità cristiana contro il
costume paganeggiante; con quello spirito superiore, con cui i martiri negli
anfiteatri dell' Urbe, le vergini e le matrone romane lottavano e morivano, non
solo testimoni della fede di Cristo, ma ancora campioni e vindici della modestia
e della purezza. Avanzatevi, perseverate nel vostro sacro e sociale ardimento,
che è pur decoro e difesa della patria grandezza, implorando virtù e conforto
dall'alto, di lassù, donde, con l'ascendere della fervida preghiera, discendono
le armi spirituali e la forza, che in ogni cimento per il bene sostengono la
debolezza dell'eroe cristiano.
Noi pertanto, diletti figli, invocando dal Signore sull'opera vostra la
fecondatrice grazia divina, v' impartiamo con tutta l'effusione del cuore la
Nostra paterna Apostolica Benedizione.
*Discorsi e Radiomessaggi di Sua Santità Pio XII, IV,
Quarto
anno di Pontificato, 2 marzo 1942 - 1° marzo 1943, pp. 203-216 Tipografia Poliglotta Vaticana
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