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DISCORSO DI SUA SANTITÀ
PIO XII AI PARTECIPANTI AL CONVEGNO INTERNAZIONALE DELLE ALTE SCIENZE
MATEMATICHE*
Giovedì, 12 novembre 1942
Al vostro desiderio di venire a Noi, illustri Professori ed Accademici,
manifestatoCi dall'insigne ed Eccellentissimo Presidente del Convegno
internazionale da voi tenuto in questa Roma dai destini divini, gode di
rispondere cordialmente il compiacimento Nostro nell'accogliere un così eletto
numero di esimi cultori e maestri delle alte scienze matematiche. Noi ammiriamo
in voi la multiforme luce di quella scienza, che, ponendo il piede sopra la
realtà, fonte di ogni vero per la cognizione umana, si sublima nel calcolo,
nella linea, nella figura, in tutto ciò a cui si estende l'impero della
quantità; e scende dall'immensamente grande all'immensamente piccolo a ricercare
e librare quel numero, quel peso e quella misura, con cui l'intelletto divino
fissò l'ordine dell'universo e delle sue parti supreme e infime.
La scienza, a cui avete dedicato il vostro ingegno, è una prova manifesta
della verità e della realtà dei comuni valori, che sono pregio della cultura del
genere umano, al di là degli stretti confini delle particolari stirpi e nazioni.
Prima che venisse nell'Ellade e sulle sponde del Tevere, la matematica aveva già
messo forti radici nella regione percorsa dall'Eufrate e dal Tigri e nella terra
bagnata dal Nilo, e aveva conseguito, pur nella primitiva semplicità dei metodi,
sorprendenti risultati. Se però in tal guisa essa potè risplendere come una
preziosa eredità spirituale, di cui la cultura occidentale andava debitrice
all'Oriente, ciò non scema né oscura in alcun modo le innegabili e luminose
benemerenze dei pensatori europei, i quali alle matematiche assicurarono nel
regno delle scienze quell'alto posto, che ora con ragione loro compete. Ma il
riconoscimento dei comuni valori del sapere ha oggidì un importante intento, che
mira al futuro. Quanto più gl'interessi materiali delle nazioni vengono al
cozzo; quanto più la lotta aperta si tramuta in uno sforzo per la vita e per la
morte; tanto più si fa di capitale vantaggio il mantenere in ogni popolo non
scossa, ma viva ed efficace, in mezzo ai flutti dell'odio e delle discordie, la
coscienza di quei valori, affine di ristabilire un giorno i contatti spirituali
per una nuova intesa e collaborazione intellettuale e scientifica.
Scienza di pace e non di conflitti è la matematica, e una dolce visione è per
Noi il contemplare i grandi astronomi e matematici nella notturna quiete dei
loro osservatori e delle loro specole spiare tranquilli le lontanissime e
pacifiche costellazioni e regioni del firmamento e misurare e calcolare le
sterminate profondità dei cieli; sublime simbolo e immagine di quella pace, che
le nazioni si augurano torni a regnare nel mondo. A tale visione la Nostra
speranza e il Nostro conforto di pace più in alto si elevano; sicché anche nel
progresso, negli studi e nei propositi delle alte vostre scienze esatte,
risplendenti come sono state nel vostro convegno, riponiamo il pacifico augurio
che il numero dei popoli concordi si accresca, che i giusti bisogni delle
nazioni siano riconosciuti e appagati in una conveniente misura. Se fondamento
della giustizia è la verità, nelle vostre scienze esatte sembra rifulga più che
in altre quella verità la quale fa veraci le scienze, quella verità, onde le
veraci scienze non inimicano, ma affratellano gli uomini e le nazioni nella
pace.
Illustri Professori ed Accademici! L'atmosfera, che spira in questo Palazzo
Apostolico, è per ogni vero scienziato aura non di terra straniera, ma di patria
comune.
La stima della Chiesa per le scienze terrene ha raramente trovato una
espressione più universale, più delicata, più nobile, più parlante, in una
parola, più convincente che nella scena mirabile la quale va sotto il nome di «
Scuola d'Atene », dove in mezzo ai rappresentanti delle altre discipline
l'impareggiabile pennello dell'Urbinate effigiò e fissò per sempre in un posto
d'onore anche uno dei più classici pionieri della matematica : chino verso
terra, voi lo ammirate nell'atto di tracciare col compasso alcune figure
geometriche, mentre quattro giovani discepoli lo seguono attenti e stupiti.
La scienza sacra, che al servigio della fede si profonda nei misteri della
divinità e del consiglio divino di salvezza, e la scienza profana, che
instancabile lotta per una più vasta conoscenza delle cose create, non sono
nemiche, ma sorelle. La più alta nobiltà dell'una, determinata dal fine a lei
proprio, che s'innalza sopra la natura, non abbassa la grandezza, la importanza,
la necessità, le benemerenze dell'altra, che studia e conquista nell'universo
l'opera del Creatore.
Perciò Noi vi siamo vivamente grati della vostra presenza, e invochiamo sopra
i frutti del vostro Convegno, sopra i vostri propositi, i vostri studi, le
vostre Accademie e Università, le vostre famiglie, quei favori, che esaltano voi
e la scienza innanzi a Dio e agli uomini, e valgano ad aiutarvi e sostenervi nel
preparare concordi, per quanto è da voi, quella beneaugurata via, nella quale
possano un dì con passo felice incontrarsi e baciarsi in fronte la giustizia e
la pace.
*Discorsi e Radiomessaggi di Sua Santità Pio XII, IV,
Quarto
anno di Pontificato, 2 marzo 1942 - 1° marzo 1943, pp. 273-275 Tipografia Poliglotta Vaticana
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