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DISCORSO DI SUA SANTITÀ
PIO XII ALLA GUARDIA NOBILE PONTIFICIA*
Sabato, 26 dicembre 1942
In queste feste natalizie del divin Bambino, Redentore degli uomini, apparso
con la piissima sua venuta in mezzo al mondo, esulta la Chiesa, esulta il popolo
cristiano che scambia auguri e voti tra genitori e figli, tra parenti e parenti,
tra amici e amici; esultate anche voi, diletti figli, mentre l'illustre vostro
Capitano Comandante, con parola calda della più religiosa venerazione e dei più
nobili sentimenti, Ci ha espresso in nome vostro voti riusciti al Nostro cuore
particolarmente graditi per quel titolo singolare, che vi stringe a Noi. Nessuno
potrebbe mostrarsi geloso, se vi portiamo speciale affezione. A chi invero è
affidata la custodia immediata della Nostra persona se non a voi? E non siete
voi la prima delle Nostre Guardie?
Guardia! Altero suono ha questo nome: ne freme l'animo, si accende il
pensiero. In questo nome vibrano e parlano amore ardente per il Sovrano,
attaccamento indefettibile alla sua persona ed alla sua causa; vibrano
generosità a tutta prova, costanza e coraggio invitto nei cimenti al suo
servigio e per la sua difesa: parlano virtù che, se da un lato plasmano il
campione, dall'altro suscitano nel Sovrano per la sua Guardia stima, affezione e
fiducia.
Voi, Guardia della Nostra persona, siete il Nostro usbergo, bello di quella
nobiltà ch'è privilegio di sangue, e che già prima della vostra ammissione nel
Corpo splendeva in voi quale pegno della vostra devozione, perché, secondo
l'antico proverbio, « bon sang ne peut mentir ». Vita è il sangue che trapassa
di grado in grado, di generazione in generazione, nelle illustri vostre prosapie
e tramanda seco il fuoco di quell'amore devoto alla Chiesa e al Romano
Pontefice, cui non scema né raffredda il mutar degli eventi, lieti o tristi.
Nelle ore più oscure della storia dei Papi, la fedeltà dei vostri antenati
rifulse più splendida e aperta, più generosa e ardente, che non nelle ore
luminose di magnificenza e di materiale prosperità. Ogni volta che il Papato si
trovò esposto agli assalti dell'ambizione o della cupidigia, ogni volta che fu
oppresso o spogliato, i vostri avi, baldi della loro fede e della loro lealtà,
serrarono le loro file, imperturbabili fra gli avvicendamenti delle tempeste:
nessuna considerazione umana, nessuna sollecitazione, nessuna lusinga, nessuna
minaccia, valse a smuoverli dal loro proposito, a strapparli dal loro posto e a
sviarli dal sentiero della loro fedeltà. Così eletta tradizione di virtù
familiare, come nel passato fu tramandata di padre in figlio, continuerà, non ne
dubitiamo, a trasmettersi di generazione in generazione, quale retaggio di
grandezza d'animo e di nobilissimo vanto del casato.
Ma ogni età con i suoi beni e i suoi travagli trae seco i suoi bisogni. L'ora
presente, quando le cose umane e divine sembrano quasi confondersi, travolte
dall'impeto del progresso materiale, come se Iddio fosse assente dalle
competizioni dei popoli e dai convegni dei governanti; quando le intelligenze e
le volontà vengono a scontrarsi su un terreno sdrucciolevole d'intenti e di
brame; l'ora presente, diciamo, esige un fedele attaccamento, radicato e
ordinato nel più intimo dell'animo : attaccamento scevro di riserve, schivo di
sottintesi, franco di volontà, di cuore, di spirito, forte e tenace
nell'adesione ai principi e alle massime di Gesù Cristo, agli ordini e alle
direzioni del suo Vicario : principi e massime, ordini e direzioni, che uomini
di corta veduta disdegnano, come cose invecchiate e ormai fuori di moda, mentre
tutto il pregio danno al transitorio, all'effimero, al variabile, al leggiero.
Ma no; la verità è eterna; non muta, come fa l'errore, la sua faccia col tempo.
Essa è un candido fiore che nasce e si apre sui colli eterni; se la notte lo
adombra, al mattino voi lo vedete levare il capo ancor più fulgido, e di sé
intrecciare quella corona che glorifica gli eroi ed esalta i campioni del bene.
Questa fedeltà, questo attaccamento richiedono e importano coraggio e valore.
Se sui campi di battaglia, nelle imprese guerresche, nelle difese eroiche, dove
uno ha da tener fronte a cento, la prodezza è di necessità al guerriero; che
conviene mai dire, quando si deve tener fermo in tempo di pace contro le
disordinate tendenze di una moltitudine incomposta e senza freno? Come resistere
alla corrente che trascina il mondo? Come reagire contro tutto ciò che si oppone
allo spirito e al regno di Cristo e della sua Chiesa? Come affrontare, al
bisogno, senza rispetto umano, con animo franco e gioioso, i maligni sorrisi,
i pregiudizi, fors'anche i sarcasmi e il disprezzo? Come trionfare delle
attrattive e degli interessi, ove la povera natura umana decaduta si fa, anche
nei migliori, coi suoi incentivi, la cieca complice di un mondo cieco e volgare?
Allora occorre quel valore incomparabilmente più alto, che nasce dalla fede e
dalla virtù, e si accoppia col coraggio del cristiano, il quale non arrossisce
del Vangelo. Quando il mondo si allontana da Cristo, dai pensieri di Lui e della
Chiesa; quando questi pensieri critica o motteggia, o, se li ammira, li ammira
con quell'ammirazione gelida e sterile, onde si loda quel che non tocca né
commuove la mente e il cuore; in quei momenti, o per meglio dire, in quei
cimenti, sorge e rischiara l'ora della Guardia : Guardia del corpo per difendere
valorosamente il pensiero del Capo della Chiesa; Guardia d'onore per tenersi
alteramente vicina, in ogni ora più vicina a Lui.
Il Nostro cuore di Padre, la Nostra fiducia di Capo Ci farebbero riporre il
Nostro sostegno in voi, se mai — il che non vogliamo credere - sorgessero, nel
corso degli eventi, giorni di lotta e di abbandono, consci come siamo con quale
entusiasmo, al pari dei vostri avi, sareste presti e pronti a difendere il
diritto e l'onore di questa Sede Apostolica. Ma Noi, che vediamo e sappiamo la
Chiesa fra le tempeste dei secoli perdurare incrollabile, pensiamo sopra ogni
altra cosa alle battaglie dello spirito, non ignari che le vittorie dello
spirito cristiano sullo spirito mondano non sono morte, ma vita. E quand'anche
il mondo deludesse le belle speranze che con tanta chiarezza si affacciano
all'orizzonte, lasciandosi sommergere nei gorghi della fiumana di orgoglio, di
sensualità e di egoismo che minacciano di rompere le dighe del diritto e
dell'amore fraterno, Noi siamo certi che voi resterete ritti e immobili per la
tutela dell'ordine spirituale, religioso e morale.
È quindi per Noi un gaudio del cuore
l'invocare da Gesù Bambino, Principe della pace e Re della gloria, su di voi, e
in primo luogo sul vostro Capitano Comandante, a Noi e a voi carissimo, sulle
armi spirituali di cui la fede vi munisce, come anche sulle vostre famiglie e
sulle persone tutte e le cose che vi sono care, i più abbondanti favori del
cielo, dei quali è pegno l'Apostolica Benedizione che con animo paternamente
grato vi impartiamo.
*Discorsi e Radiomessaggi di Sua Santità Pio XII, IV,
Quarto
anno di Pontificato, 2 marzo 1942 - 1° marzo 1943, pp. 349-352 Tipografia Poliglotta Vaticana
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