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DISCORSO DI SUA SANTITÀ
PIO XII AD UNA RAPPRESENTANZA DI CENTRI DELL'APOSTOLATO DELLA PREGHIERA*
Domenica, 17 gennaio 1942
Nel contemplarvi qui riuniti intorno a Noi, cari Crociati dell'Eucaristia,
diletti Zelatori, Zelatrici, Direttori e membri dell'Apostolato della preghiera,
Ci sembra di far Nostra, quasi rivivendola, una scena grandiosa e commossa che
ci presenta la Sacra Scrittura. Noi vediamo, salito sulla vetta del monte Horeb,
mentre il popolo di Dio combatteva nel piano, Mosè orante con le braccia e le
mani alzate, preludente e inconscia immagine del gran Mediatore dalle braccia
distese sulla croce. Ai fianchi del pregante Condottiero, per timore che gli
venissero meno le forze in quell'implorante atto faticoso, ecco due dei suoi più
fidi sorreggergli le braccia con filiale sollecitudine, pieni di fede nella
efficacia della preghiera del loro Capo (Exod. 17).
Anche Noi da questo colle del Vaticano assistiamo ad una grande contesa,
incomparabilmente più vasta e più fiera di quella, pur immane, che mette in
conflitto, gli uni contro gli altri, i popoli della terra; contesa spirituale,
la quale altro non è che un episodio della lotta permanente e intima del male
contro il bene, di Satana contro Cristo.
Noi, le mani tese verso il cielo, sentiamo gravare sulle Nostre spalle il
peso di una indicibile responsabilità, premere il Nostro cuore un dolore
profondo, che trova in voi, fedelissimi, un conforto nel tenervi che fate a Noi
dappresso, unendo la vostra preghiera alla Nostra, i vostri sacrifici alle
Nostre pene, le vostre opere alle Nostre fatiche. Non siete voi forse che nel
corso di ciascun mese « tutte le vostre preghiere, le vostre opere, le vostre
sofferenze della giornata » dirigete alle grandi intenzioni generali della
Vittima divina, alla riparazione dei peccati e alle intenzioni particolari che
Noi stessi vi diamo per consegna?
1. Il mondo troppo spesso ha o si fa una idea ben meschina della forza della
preghiera e di coloro che pregano; non vi vede se non una occupazione
tranquillamente pia, o ansiosamente sollecita, o liricamente esaltata di anime
assenti dalla terra e dalla vita comune e sociale, anime che chiama mistiche,
senza comprendere la bellezza, la grandezza, il significato profondo di questa
parola.
Era dunque assente dalla terra e si disinteressava del mondo la grande
mistica Teresa di Avila, la cui opera era mossa e guidata dalla brama di
strappare le regioni cattoliche all'errore invadente e dilacerante il grembo
della Sposa di Cristo? (cfr. Sta. Teresa de Jesus, Camino de perfección
c. I). Del resto, uno dei corifei del libero pensiero nel secolo scorso diede
alla disdegnosa concezione di frivoli filosofanti una vigorosa smentita dicendo
: « Teresa fu il vero avversario della Riforma: ella fonda un Ordine per
combatterla con la preghiera, con le lagrime e con l'amore. Non si erano mai
intesi simili gemiti dopo il Golgota ».
La preghiera, le lagrime, l'amore, sono in realtà grandi cose: sono i doni
che ogni mattina voi presentate al Cuore di Gesù per mezzo del Cuore immacolato
di Maria nella vostra offerta quotidiana dell'Apostolato della preghiera; sono i
doni del cuor vostro al Cuore di Cristo, perché conforti voi e il mondo nei
travagli e affanni di quaggiù.
Voi li offrite in unione col sacrificio che Gesù stesso da secoli offre
continuamente sull'altare. Uniti come siete a Lui, anche la vostra preghiera
deve salire verso l'Eterno Padre, da questa terra di cui voi prendete in mano e
fate vostri tutti gli interessi.
Non si può infatti comprendere pienamente il carattere e il vigore della
Chiesa né misurare adeguatamente i benefici effetti della sua azione, se non si
tengono in conto e in particolare pregio le preghiere e i sacrifici in tal guisa
offerti dai fedeli. La investigazione storica suole proporsi l'ardua impresa di
esaminare e determinare, fino a qual segno e in quale grado la Chiesa, nei vari
periodi della sua esistenza, sia pervenuta a compiere la missione affidatale.
Noi non intendiamo qui di ponderare le difficoltà di ordine generale che una
simile valutazione incontra, come pure prescindiamo dalla considerazione che
sembra quasi impossibile di racchiudere in qualche modo entro i confini di
formule storiche il tranquillo, ma, anche nei tempi di procella e di
declinamento, sempre vigoroso torrente della quotidiana vita ed opera della
Chiesa. In un punto però tale ricerca storica necessariamente fallisce. Il fine
proprio di tutta l'azione della Chiesa è soprannaturale; perciò soltanto
nell'altro mondo apparirà con luminosa chiarezza quali ingenti benefici essa ha
apportati alla umana famiglia, quante anime, per virtù della preghiera e del
sacrificio di Cristo e dei fedeli a Lui uniti, essa condusse a Dio e alla loro
eterna felicità. Voi però, diletti figli e figlie, potete avere la lieta e
sicura coscienza di appartenere, come seguaci del passato, come avanguardie del
presente e dell'avvenire, all'esercito di coloro che, mediante quotidiani
sacrifici e preghiere hanno cooperato, cooperano e coopereranno con Cristo al
raggiungimento di quell'altissimo fine.
2. La vera preghiera del cristiano, da Gesù insegnata a tutti, ma che è, a
titolo speciale, la vostra, è preghiera essenzialmente di apostolato. Essa
assomma in sé la santificazione del nome di Dio, l'avvento e la diffusione del
suo regno, la filiale adesione alle disposizioni della sua amorosa Provvidenza e
alla sua volontà redentrice e beatificante; quindi, tutti gli interessi,
materiali e spirituali, degli uomini : il pane quotidiano, il perdono dei
peccati, l'unione fraterna che non conosce odi né rancori, il soccorso nelle
tentazioni per non soccombervi, la liberazione da ogni male. Un così gran cumulo
di favori da quale altra pienezza può venire se non dai tesori di Dio, di quel
Dio che si degna di accordarli alla nostra preghiera? Ecco perché, nell'immensa
sciagura e crisi del genere umano, Noi confidiamo nell'aiuto delle vostre
orazioni più ancora che nell'abilità dei più saggi Uomini di Stato e nel valore
dei più strenui combattenti. Davanti a Dio l'arma della preghiera e della fede è
più potente che non le armi di acciaio e di bronzo.
Di ciò la storia non rende forse in ognuna delle sue pagine aperta
testimonianza? Le grandi gesta della Sposa di Cristo sono state sempre avviate e
sostenute dalla preghiera e dal sacrificio dei fedeli. La restaurazione
ecclesiastica nel secolo undecimo fu preparata dal movimento dì Cluny, iniziato
già cento anni prima: movimento di vita interiore, di preghiera, di più puri e
severi costumi, che solcò il terreno all'opera dei grandi Uomini di Chiesa con a
capo Gregorio VII. Date un rapido sguardo al secolo decimo sesto, così grave per
la Cattolicità. Nei suoi primi decenni si odono da ogni parte alti lamenti di
decadimento morale. Verso la fine del secolo ecco la Chiesa rifiorire in una
forza giovanile, in una prosperità e santità, quali si conoscono soltanto nei
suoi tempi più fortunosi e felici. Chi ha fatto un così mirabile cambiamento? La
storia lo attribuisce al lavoro potente di riforma ecclesiastica, in modo
particolare ai decreti del Concilio di Trento. Ma a che cosa sarebbero valsi
tutti i programmi e i decreti di riforma senza la preparazione, la
collaborazione e le preghiere dei grandi Santi, di cui quel secolo fu ricco come
pochi altri nei fasti della Chiesa? Si è domandato con un senso di stupore in
qual modo la Francia cattolica sia potuta sopravvivere alla tempesta della
grande rivoluzione, che sembrava aver distrutto quasi ogni traccia di vita
ecclesiastica. L'indagine storica ha risposto che il merito principale si deve
ascrivere alla pietà e alla fede intrepida della donna cattolica. Ma questi sono
soltanto pochi esempi fra mille.
Se ora la Chiesa si trova dinanzi a doveri immani e a molteplici cure: azione
in favore della pace; opere di carità e di soccorso ai sofferenti; lavoro
missionario; riconducimento degli increduli alla fede, dei fratelli separati
alla unità della Chiesa, della civiltà odierna alla onestà del costume
cristiano: come potrebbe essa sperare di portar a termine così formidabile
impresa senza una falange dì oranti e di penitenti, le suppliche e i sacrifici
dei quali ogni giorno salgono a Dio? A questa falange voi vi siete incorporati
colla vostra promessa di fedeltà al Cuore del Salvatore divino. Domandate e
riceverete.
3. Immensa nella sua brevità, l'orazione domenicale compendia e abbraccia la
universalità dei bisogni del mondo : e tutti questi bisogni il Salvatore guarda
e raccomanda al suo Padre celeste nei minimi particolari, perché ognuno
singolarmente è a Lui presente e gli preme come se non ve ne fossero altri sulla
terra. Ecco il vostro modello. Che se la povera natura umana non vale a tanto,
né lo sguardo vostro arriva a vedere nell'insieme ogni minimo bisogno, ecco
l'Apostolato della Preghiera che propone al vostro zelo non soltanto gli stessi
interessi generali del Cuore di Gesù, che sono i veri interessi del mondo, ma
inoltre successivamente qualche interesse particolare e preciso dell'ora
presente.
Guardate i vostri piccoli « biglietti mensili »! Quale ampiezza e quale
valore essi hanno per chi sa usarne come si conviene e si meritano! Essi fanno
passare a vicenda e ritornare al vostro sguardo gli affanni e le angosce
soprannaturali o naturali, fisiche o morali, personali o sociali; vi
raccomandano per turno tutti i paesi, tutte le stirpi, tutte le condizioni della
vita privata o pubblica; fanno sfilare sotto i vostri occhi e davanti al vostro
pensiero e al vostro cuore le opere che, nella loro varietà, si studiano di
rimediare a tutti i mali, di rispondere a tutte le necessità, di soddisfare
tutte le giuste e nobili aspirazioni. Tocca a voi ogni mese di fissare il vostro
spirito su queste intenzioni, affine di meglio comprenderne l'importanza e
l'urgenza, di conoscere con maggior perspicacia ed amore le miserie che invocano
il soccorso, le dedizioni che attendono a provvedervi. Quanto atte sono queste
intenzioni ad allargare gli orizzonti del vostro spirito, a elevare e nobilitare
le affezioni del vostro cuore!
Così voi non vi contenterete del vostro piccolo biglietto mensile. Santamente
curiosi vorrete, grazie al vostro bel « Messaggero », seguire le vicissitudini
della lotta spirituale, che si combatte nel mondo fra le due città, quella
dell'amore e quella dell'odio. All'odio o all'amore spetterà la vittoria e il
trionfo? Quale incertezza! Quale impressionante contemplazione! Quale studio
angoscioso! E quando per trenta giorni voi avrete pregato, lavorato, sofferto,
la nuova intenzione, che vi si proporrà per il mese seguente, non seppellirà
come scomparsa quella che vi sarà costata tanta pena e tanto amore. Allora,
anzi, modellandosi progressivamente su quella di Gesù, la vostra preghiera si
farà più e più universale, ma non meno precisa, non meno intensa; in quei
momenti vi sentirete irresistibilmente sospinti dall'amore al sacrificio attivo
che non si tranquilla nella preghiera, finché la pena e la sofferenza non
abbiano quasi toccato il limite delle forze; in quei momenti, secondo la
scultorea espressione di un ignoto scrittore dell'antichità cristiana, consumati
dall'ardore della carità, dalla veemenza del desiderio, voi non sarete più dei
preganti, ma preghiere viventi (cfr. S. Gregorii M. in I Reg. 13, 2 -
Migne PL t. 79 col. 338).
Noi non possiamo formare per voi, né per Noi stessi, voto più caro; la
speranza che si effettui di giorno in giorno più perfettamente, esalta il Nostro
animo in voi.
In cotesta Pia Associazione dell'Apostolato della preghiera ammiriamo infatti
un pacifico esercito di preganti con Noi, di milioni di fedeli, che dietro al
labaro di Cristo intuonano la divina orazione domenicale, la più potente
invocazione che dalla terra si elevi al trono di Dio per la sua gloria, per i
nostri bisogni e per quelli del mondo intiero. Con questa orazione sale al cielo
anche il vostro ricco tesoro spirituale, aggiunto alle vostre preghiere e ai
vostri sacrifici, cui nei mesti, gravosi e dolorosi tempi che volgono avete
offerti a conforto e sostegno Nostro; salgono a quel Dio che è Padre delle
misericordie, e da cui invochiamo su tutti voi, quale espressione del
riconoscente animo Nostro, quell'abbondanza di favori spirituali, che corona
grazia con grazia, e sublima nell'atmosfera dello spirito anche l'Obolo
presentatoCi così generosamente, per il quale vi siamo pure gratissimi. Onde con
tutto il Nostro affetto paterno al benemerito Direttore generale della vostra
santa e immensa Associazione, allo zelantissimo ed eloquente Direttore Nazionale
per l'Italia, ai Direttori diocesani e locali, a tutti i membri qui presenti e a
quelli che da lungi sono uniti e si uniscono a voi, sparsi per il mondo,
Crociati piccoli e grandi, Famiglie del Sacro Cuore, Zelatori e Zelatrici di
ogni Nazione e di ogni grado, impartiamo l'Apostolica Nostra Benedizione.
*Discorsi e Radiomessaggi di Sua Santità Pio XII, IV,
Quarto anno di Pontificato, 2 marzo 1942 - 1° marzo 1943, pp. 365-371
Tipografia Poliglotta Vaticana
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