 |
DISCORSO DI SUA SANTITÀ
PIO XII AL SACRO COLLEGIO NEL GIORNO DEL SUO ONOMASTICO *
Mercoledì, 2 giugno 1943
Annua ricorrenza
Or è un anno, Venerabili Fratelli e diletti Figli, la
vigilia dell'Ascensione coincide col venticinquesimo anniversario della Nostra
consacrazione episcopale, eterno e sacrosanto sigillo dell'anima Nostra. In
quella occasione non Ci lasciammo sfuggire l'opportunità di rivolgere una parola
a tutti i Nostri figli, oppressi da gravi angustie, sitibondi di verità e
bisognosi di conforto, indicando a loro e all'umanità intera le vie che menano
alle « fonti della salvezza » (Is. 12, 1), donde zampillano perenni e abbondanti
all'ombra della roccia di Pietro le acque che dissetano, purificano e
vivificano.
La stessa vigilia è quest'anno congiunta con la festiva ricorrenza
del mite e santo Pontefice Eugenio I, Nostro Predecessore e Patrono, in onore
della cui venerata memoria l'amore generoso dei fedeli dell'Orbe cattolico ha
fornito i mezzi per erigere un tempio, degno della città Eterna, in uno dei
quartieri dell'Urbe, dove vive, si addensa e si accresce un nuovo popolo, a
vantaggio del quale potrà così più efficacemente esercitarsi il pastorale
ministero. E da questa medesima aurora echeggiano le voci, che s'innalzano
supplichevoli nel ritorno delle Rogazioni e sono una singolare manifestazione di
pietà e di amore. A così sacri ricordi Voi, nel farCi il gradito dono della
vostra presenza, avete voluto aggiungere — per il labbro del venerando Decano
del Sacro Collegio, a cui quasi un secolo non ha tolto né diminuito l'ardore
della operosità e dello zelo — fervidi e devoti auguri, che si uniscono in
armonia con le preghiere liturgiche di questi giorni, le quali nelle vetuste
Basiliche, e fin nelle più remote chiese, salgono al trono di Dio, come odoroso
incenso, a placarne la giustizia e a invocarne la clemenza, infondendo la dolce
speranza che sia esaudita l'implorazione del popolo cristiano.
Aspettazione di futuri eventi
In questi tempi di angoscia per il mondo
intero, Venerabili Fratelli e diletti Figli, come non accoglieremmo con viva
riconoscenza le vostre preghiere e i vostri voti, qual dono spirituale e quale
conforto, presaghi come siamo delle sempre più difficili prove, a cui potrà
trovarsi esposta anche la Chiesa? Ma sicuri della dedizione e della fedeltà
incrollabile del vostro spirito per tutto ciò che la Sposa di Cristo sente,
vuole ed opera, Noi Ci facciamo incontro animosi e con piena fiducia ai futuri
eventi, senza stancarCi o venir meno nel soccorrere e confortare i Nostri figli
dell'umanità tutta, additando loro lo stretto sentiero, che conduce alla terra
promessa di un avvenire benedetto da Dio e degno dell'uomo, nel quale — vorremmo
sperare non troppo tardi — la Chiesa possa ripetere col cuore colmo di letizia e
di gratitudine: In columna nubis ductor eorum fuisti per diem, et in columna
ignis per noctem (2 Esdr. 9, 12).
Sollecitudini della Chiesa nel prolungarsi del conflitto armato
Ma il
prolungarsi del conflitto armato, il crescere febbrile degli ordigni di guerra,
il progressivo inasprirsi dei metodi bellici fanno sì che la missione
soprannaturale e pacificatrice della Chiesa trovi contro di sé urti, difficoltà
e misconoscimenti, ignoti e insospettati in tale misura ai passati tempi, e che
diventano pericoli per lei e per l'opera sua.
Di fronte a tali ostacoli la
Chiesa, non mai dimentica della responsabilità che grava su di lei per la cura
delle anime, sente vivo il dovere di premunirsi e di sventare ogni tentativo di
chi intendesse offusca e la purezza della sua dottrina e del suo insegnamento imprimere l'universalità della sua missione, negare l'aperto disinteresse del suo
amore, che pur si estende con uguale sollecitudine a tutti i popoli, quasi che
essa si lasciasse attirare e travolgere nel turbine di ideali esclusivamente
terreni e nel vortice di contrasti puramente umani. Non tornerà quindi difficile,
Venerabili Fratelli e diletti Figli, alla perspicacia del vostro intelletto e
all'intensità del vostro amore e del vostro attaccamento il ponderare e misurare
meglio di altri di quanta gravezza siasi accresciuto in simili circostanze il
peso di Chi in nome di Cristo e per suo mandato ha la missione di farsi tutto a
tutti, nella « lotta di tutti contro tutti », per guadagnare tutti a Dio.
Compresi e consci dell'universalità di questi Nostri sentimenti paterni, essendoCi stato affidato il governo della Chiesa di Dio in un tempo, in cui
maturano gli amari frutti di false teorie antiche e recenti, riteniamo essere
Nostra alta e precipua cura di difendere e salvare l'eredità spirituale dei
Nostri santi e illuminati Predecessori e di denunziare, con verità ma con amore,
gli errori, che sono alla radice di tanti mali, affinché gli uomini se ne
guardino e ritornino nella via della salvezza. Il che facendo, come pure
rivolgendoCi nei Nostri Messaggi al mondo intero, non è, né fu mai, Nostra
intenzione di muovere un atto di accusa, bensì di richiamare gli uomini al
sentiero della verità e a salvamento : la Nostra era la voce della scolta
vigile, suscitata e posta da Dio a tutela dell'umana famiglia; era, alla vigilia
dell'immane conflitto, il grido erompente dal cuore paterno, angosciato e
straziato dalla previsione dell'imminente catastrofe, ma ispirato dall'amore
per tutti i popoli senza distinzione, dall'amore di Cristo che tutto vince e
tutto supera e che Noi stessi spinge ed infiamma (cfr. 2 Cor. 5, 14). Oggi,
quando tutti vedono e sperimentano a quali spaventose tragedie abbia condotto la
guerra, molti intelletti e molti animi, che considerarono e ritennero l'appello
alle armi come più promettente di vantaggi e più onorato che non il saggio
intento e la cooperazione (per mezzo di mutue e leali concessioni) ad una nobile
concordia, si aprono forse a nuovi pensieri e a ben diversi sentimenti.
Quando
tacevano ancora il fermento e la violenza delle passioni e nella vita dei popoli
vigeva un maggior senso di fraternità e di fiducia, la voce del Sommo Pastore
poteva liberamente arrivare a tutti i fedeli, sì direttamente, come anche per
cura e per le labbra dei loro Vescovi, non oscurata, non mutilata, né fraintesa;
e l'evidenza stessa dei fatti, non meno che la chiarezza medesima del
linguaggio, valevano ed erano bastevoli a svigorire e render vani tutti i
tentativi di alterare o travisare la parola del Vicario di Cristo. Se ciò
avvenisse anche oggi senza impedimento, tutti gli uomini onesti e di buona
volontà avrebbero modo e facilità di accertarsi che il Papa ha per tutti i
popoli indistintamente e senza eccezione soltanto « pensieri di pace e non di
afflizione » (Ier. 29, 11).
Sofferenze di popoli per ragione di nazionalità o di stirpe. Le Nazioni
minori
D'altra parte non vi meraviglierete, Venerabili Fratelli e diletti Figli, se
l'animo Nostro risponde con sollecitudine particolarmente premurosa e commossa
alle preghiere di coloro, che a Noi si rivolgono con occhio di implorazione
ansiosa, travagliati come sono, per ragione della loro nazionalità o della loro
stirpe, da maggiori sciagure e da più acuti e gravi dolori, e destinati talora,
anche senza propria colpa, a costrizioni sterminatrici. Non dimentichino i
reggitori dei popoli che colui, il quale (per usare il linguaggio della S.
Scrittura) « porta la spada », non può disporre della vita e della morte degli
uomini che secondo la legge di Dio, da cui viene ogni potestà (cfr. Rom. 13, 4)!
— Il Nostro pensiero e il Nostro affetto corrono alle minori Nazioni, le quali,
per la loro posizione geografica e geopolitica, nell'odierna noncuranza delle
norme morali e giuridiche internazionali, sono esposte e aperte ad essere
travolte nelle contese delle grandi Potenze, e ad assistere nella loro terra,
fatta teatro di lotte devastatrici, a orrori indicibili anche fra i non
combattenti e all'eccidio del fiore della loro gioventù e delle loro persone
colte. Né vi aspetterete che esponiamo qui partitamente tutto quello che abbiamo
tentato e procurato di compiere per mitigare le loro sofferenze, migliorare le
loro condizioni morali e giuridiche, tutelare i loro imprescrittibili diritti
religiosi, sovvenire alle loro strettezze e necessità. Ogni parola, da Noi
rivolta a questo scopo alle competenti Autorità, e ogni Nostro pubblico accenno,
dovevano essere da Noi seriamente ponderati e misurati nell'interesse dei
sofferenti stessi, per non rendere, pur senza volerlo, più grave e
insopportabile la loro situazione. Purtroppo i miglioramenti, visibilmente
ottenuti, non corrispondono alla grandezza della sollecitudine materna della
Chiesa in favore di questi gruppi particolari, soggetti a più acerbe sventure; e
come Gesù davanti alla sua città dovette esclamare dolente: Quoties volui! . . . et
naluisti! (Luc. 13, 34), così anche il suo Vicario, pur chiedendo solo
compassione e ritorno sincero alle elementari norme del diritto e dell'umanità,
si è trovato, talora, davanti a porte, che nessuna chiave valeva ad aprire.
Grandezze, dolori e speranze del popolo polacco
Confidandovi queste amare esperienze, che han fatto sanguinare il Nostro
cuore, non dimentichiamo neppur uno dei popoli sofferenti, anzi tutti e ciascuno
ricordiamo con paterno compatimento éd affetto, anche se in questo momento
richiamiamo la vostra attenzione in modo speciale sulla tragica sorte del popolo
polacco, il quale, circondato da potenti Nazioni, soggiace alle vicissitudini e
agli andirivieni di un ciclonico dramma di guerra. I Nostri insegnamenti e le
Nostre dichiarazioni tante volte ripetute non lasciano dubbio di sorta sui
principi, con cui la coscienza cristiana deve giudicare simili atti, chiunque ne
appaia responsabile. Nessuno, che conosca la storia dell'Europa cristiana, può
ignorare o porre in oblio quanto i Santi e gli eroi della Polonia, i suoi
studiosi e pensatori abbiano concorso a costituire il patrimonio spirituale
dell'Europa e del mondo; e quanto anche il semplice e fedele popolo polacco, col
silenzioso eroismo delle sue sofferenze nei secoli, abbia contribuito allo
sviluppo e alla conservazione di un'Europa cristiana. E Noi imploriamo dalla
Celeste Regina, che a questo popolo tanto duramente provato, e agli altri, che
insieme con lui hanno dovuto bere l'amaro calice di questa guerra, sia
riservato un avvenire, che uguagli la legittimità delle loro aspirazioni e la
grandezza dei loro sacrifici, in un'Europa rinnovata su fondamenti cristiani, e
in un consesso di Stati, scevro degli errori e dei traviamenti del passato.
Rinnovata esortazione all'osservanza delle leggi morali e dei principi di
umanità nelle azioni belliche
Non meno penoso e deplorevole, Venerabili Fratelli
e diletti Figli, è che spesso in questa guerra il giudizio morale su alcune
azioni, contrastanti col diritto e con le leggi dell'umanità, si faccia
dipendere dall'appartenere chi ne è responsabile all'una o all'altra delle parti
in conflitto, senza riguardo alla conformità o difformità con le norme sancite
dall'Eterno Giudice. D'altra parte, l'inasprirsi della tecnica di guerra,
l'affermarsi progressivo dell'uso di mezzi di lotta, che non fanno
discriminazione tra i cosiddetti « obiettivi » militari e i non militari,
richiamano per sé stessi l'animo ai pericoli, che racchiude in sé la trista e
inesorabile gara tra azione e rappresaglia, a danno non meno dei singoli popoli,
che della comunità intera delle Nazioni.
Noi, che fin dall'inizio abbiamo fatto
quanto era in Nostro potere per indurre i belligeranti a rispettare le leggi
dell'umanità nella guerra aerea, Ci sentiamo in dovere, a vantaggio di tutti,
di esortare ancora una volta Alla loro osservanza. Nel momento anzi, in cui lo
spettro di più orridi strumenti di distruzione e di morte si affaccia a tentare
le menti degli uomini, non è superfluo l'ammonire il mondo civile che esso
cammina sull'orlo di un abisso di indicibili sciagure.
Invocazione alla pace
Come mai, Venerabili Fratelli e diletti Figli, da tali
metodi di guerra potrebbe poi sorgere una pace di giustizia, d'intesa, di
umanità e di fratellanza? Eppure non crediamo di andare errati, pensando che
l'anelito e la volontà di una tal pace unisce in uno spirituale legame, oltrepassante ogni barriera di confini, di lingua e di stirpe, gran numero di
anime, pronte al sacrificio e alla concordia; disingannate circa i frutti della
violenza, molte di esse si sono incamminate, nell'intimo del loro pensiero,
verso l'idea di una pace, che tenga in onore la dignità umana e le leggi morali.
O pace, o pace! Quando echeggerà da regione a regione, dall'uno all'altro mare,
il tuo nome e brillerà il tuo volto sulla faccia della terra? Quando l'aurora
del tuo sorriso rallegrerà i popoli e le Nazioni? E quando sulla posa delle armi
e nel silenzio dei cannoni ti incontrerai con la giustizia, e di sincero e
concorde affetto la bacerai in fronte? Non dubitate, Venerabili Fratelli e
diletti Figli: pur verrà l'ora di Dio, di Lui che disse al mare : Verrai fin
qui, e non passerai oltre; qui infrangerai gli orgogliosi tuoi flutti (Iob. 38,
11). Oggi perdura l'ora della sommissione agli impenetrabili e sapienti disegni
di Dio: è l'ora d'invocare con perseveranza la moltitudine e la grandezza delle
sue misericordie. Noi pertanto Ci auguriamo che quella porzione sana, che è buon
fermento di concordia in ogni popolo, e specialmente coloro che sono uniti dal
nome di Cristo e ripongono nella preghiera le migliori speranze, non esiteranno
al momento propizio a mettere in atto tutte le forze del loro zelo e del loro
volere per trarre a vita dalle rovine dell'odio e promuovere l'avvenire di un
mondo nuovo, in cui tutte le Nazioni, risanate dalle ferite aperte dalla
violenza, si riconoscano sorelle e avanzino con armonia nella via del bene
Non è
certamente tale lo spirito che al presente domina il mondo e aleggia
sull'umanità perseverante nella lotta; né ancora si vede sorgere l'albore di
questo giorno; contro ogni brama e desiderio di vita, viviamo e soffriamo
tuttora in mezzo alla morte. Perciò, intimamente persuasi come siamo della
debolezza e insufficienza di ogni mezzo terreno e degli umani accorgimenti,
insieme con Voi, Venerabili Fratelli e diletti Figli, con tutto l'Episcopato,
coi sacerdoti e i fedeli dell'Orbe cattolico, Ci rivolgiamo con tanto maggior
fiducia al Sacratissimo Cuore di Gesù, « fornace ardente di carità », « re e
centro di tutti i cuori », a cui la Chiesa consacra il mese, che abbiamo testè
iniziato. « L'incendio del sommo amore » (S. Bonaventurae De praeparatione ad
Missam c. I par. 3 n. 10 - ed. Quaracchi tom. 8 p. 102), che avvampa in quel
Cuore divino, indichi il cammino della vera pace a un mondo in guerra, come « columna ignis per noctem! » E Colui, « cui omne cor patet, et omnis voluntas
loquitur, et quem nullum latet secretum », illumini e infiammi le menti e i
cuori di coloro, nelle cui mani sono poste le sorti delle genti, affinché
riconoscano che essi nulla di più grande possono offrire ai popoli, nulla di più
nobile e di più necessario, nulla di più glorioso e di più benefico, che il ramo
d'ulivo di quella pace, la quale, insieme con la massima e sicura tranquillità,
premunisca tutti contro il ritorno del sanguinoso diluvio della guerra e
garantisca, quasi iride di un imperturbabile avvenire, l'accordo di giustizia ed
equità per l'azione generosa di quanti amano di collaborare con nobile e
consapevole lealtà a stabilire l'universale fratellanza del genere umano. Con
questo auspicio e con questa preghiera, impartiamo a Voi, Venerabili Fratelli e
diletti Figli, a tutti quelli che sono uniti spiritualmente con Noi, e
soprattutto alla schiera innumerevole dei sofferenti, degli angustiati ed
oppressi, che incedono rassegnati per le vie del dolore, dalla pienezza del
Nostro cuore paterno, come pegno di copiose grazie divine, l'Apostolica
Benedizione.
*Discorsi e Radiomessaggi di Sua Santità Pio XII, V,
Quinto anno di Pontificato, 2 marzo 1943 - 1° marzo 1944, pp. 73-80
Tipografia Poliglotta Vaticana
|