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DISCORSO DI SUA SANTITÀ
PIO XII AL COMITATO NAZIONALE ITALIANO PER IL XXV DELLA CONSACRAZIONE
EPISCOPALE DEL SANTO PADRE*
Domenica, 4 luglio 1943
Se dal Nostro labbro esce sempre commossa e grata la parola di compiacimento
per le molteplici adunate di fedeli che con filiale devozione vengono a Noi;
oggi e in quest'ora dall'intimo dell'animo Nostro erompe più viva e ampia
l'esultanza, perché sorge dal ricordo, incancellabile come il carattere
sacerdotale, della Nostra consacrazione episcopale, ricordo che assomma nella
Nostra mente tutta la Nostra vita e le vicende che l'accompagnarono. Il
benemerito Comitato Nazionale Italiano, di cui voi, Venerabili Fratelli e
diletti figli, avete fatto parte, ha voluto entrare in questa profondità del
Nostro cuore e vincere il silenzio in cui avremmo amato di occultare i
sentimenti del Nostro spirito nelle meditazioni della grandezza e della
misericordia di Dio verso di Noi. Come dunque non saluteremmo con particolare
gradimento e riconoscenza qui riuniti intorno a Noi, guidati dal venerando
Signor Cardinale Decano del Sacro Collegio, la Presidenza e i Membri del
Comitato, che in difficili tempi ha saputo dimostrarsi tanto alacre e operoso,
da ottenere in Italia un così largo concorso nell'avvivare l'ossequio verso la
Cattedra di Pietro, nel preparare l'erezione di un tempio al Nostro santo
Predecessore e Patrono Eugenio I e nel curare la pubblicazione di un volume che
congiungesse in armonia l'arte, la scienza e la religione? Di queste prove di
affetto per Noi e di esaltazione della Chiesa eloquentemente ha parlato il
devoto e nobilissimo indirizzo del Signor Cardinale Lavitrano, Presidente del
Comitato. Oh, perché non è egli presente? L'illuminata e coraggiosa sua
sollecitudine per il popolo a lui affidato l'ha trattenuto nella sua
arcidiocesi, infaticabile Pastore e confortatore del suo gregge, così duramente
colpito e afflitto. Egli, pur lontano di qui, pone un suggello alla chiusura
dell'anno ricordante la pienezza del Nostro sacerdozio, presente in mezzo a Noi
col suo spirito, mentre interpreta apertamente il pensiero, le aspirazioni, gli
aneliti del popolo cattolico italiano.
L'anno testé decorso Ci innalza verso Dio e Ci fa come in una visione
contemplare, in mezzo alle tempeste degli eventi umani, una fonte esuberante di
favori celesti e di beni soprannaturali, tanto più convenienti al bisogno e
ardentemente invocati, quanto più gli animi sono stati premuti da ogni sorta di
angustie e dolori.
A questa considerazione, Noi, da un lato, eleviamo un cantico di
ringraziamento alla infinita liberalità e provvida generosità del Signore, il
quale non permette che la tribolazione superi le nostre forze, ma vuole che
dalla tentazione ricaviamo profitto spirituale; dall'altro, rivolgiamo a voi,
membri del Comitato Nazionale, e ai vostri collaboratori un grazie affettuoso e
paterno, e vi diamo lode per la multiforme e devota perizia, la piena dedizione,
l'intesa fraterna con cui vi siete consacrati, secondo la Nostra intenzione, a
fare di quest'anno un annum placabilem (Is. 61, 2), un anno di
risveglio e di rinnovamento religioso, di purificazione e di elevazione
spirituale. Volto a placare la giustizia di Dio, un tale anno non doveva
esplicarsi in cose esterne, in manifestazioni pubbliche di letizia e in quanto
altri tempi tranquilli avrebbero concesso, ma voleva essere un anno di
perfezione tutta interna avvinta e sostenuta nella grazia di Dio, sicché il
progresso spirituale del popolo più apparisse nell'esercizio della pietà, della
virtù, della carità verso il prossimo, della unione con Dio e con la Chiesa.
Questa Nostra preghiera è stata esaudita.
In mille modi si sono manifestate una nobiltà di sentimenti e una generosità
di azioni, che hanno maturato frutti di bene in innumerevoli cuori, a cominciare
dalla Città Eterna fino all'angolo più remoto del mondo cattolico; con
inconsueta veemenza lo Spirito Santo ha fatto sentire l'ardenza e il fuoco
dell'amore e del fervore della grazia in ogni luogo a tal segno che le opere
promosse e suscitate vennero crescendo così numerose, che possiamo pure far
Nostre, in senso diverso, esaltando la bontà del Signore, le parole : In
nationes gratia Spiritus Sancti effusa est (Act.10, 45).
E in mezzo alle Nazioni l'Italia, tanto a Noi diletta per quella fede che non
venne mai meno attraverso i secoli dalla venuta di Pietro in Roma, ha trovato,
pur nelle strettezze dell'ora presente, l'impulso a maggiori ascensioni di
pensieri e di opere virtuose. Le innumerevoli manifestazioni di fede pronta ad
ogni cimento, di tenero amore sgorgante dalle sorgenti più profonde del cuore,
di fiducia che le durezze dei tempi lungi dal mortificare hanno rinvigorita e
irrobustita, voi le avete non solamente registrate e tramandate negli atti del
Comitato Centrale, ma anche impresse e scolpite indelebilmente nell'animo
Nostro; il quale esulta al pensiero che una così fervorosa rinnovazione
spirituale abbia rianimato tanti cuori, in ogni regione della penisola, dalle
Alpi al mare che la circonda, dalle dimore dei ricchi ai tuguri dei poveri, e in
magnifica armonia abbia fatto risorgere e dominare, sopra ogni diversità di
classe e di censo, il ritmo melodico di un amore, che si rivolgeva alla Cattedra
di Pietro con una impetuosità simile a quella delle onde spumeggianti, che si
affrettano e corrono a riposarsi sulle rive.
In quest'anno, più che in altri tempi, abbiamo sperimentato come l'Italia
cattolica mantiene vivi e potenti i vincoli santi. che la legano alla roccia di
Pietro e a Colui che ha da custodire e promuovere la sua santa eredità, vincoli
che non vengono dalla terra, ma dal cielo, da quella fede, da quella speranza e
da quella carità che la stringono a Cristo e alla Chiesa. Non avete voi visto
come, fra i migliori di questo popolo, membri dell'Episcopato, del Clero e del
laicato cattolico, eminenti Personaggi e cultori insigni di arti e di scienze, i
cui nomi spesso in ammirata rinomanza travalicano le frontiere nazionali, non
conoscono vanto più nobile che quello di congiungere, in unità compatta e
infrangibile, l'attaccamento al loro popolo con la provvidenziale missione
affidata a Roma nell'essere la Sede della Cattedra di Pietro, il centro vitale
della Chiesa universale?
Chi non rivede anche qui in Roma l'ammirabile scena di Cristo risorto,
apparso sulle sponde del lago di Genesareth, che compie la promessa fatta a
Pietro di edificare sopra di lui la sua Chiesa e davanti agli altri discepoli lo
crea Pastore degli agnelli e delle pecore (Io. 21, 15-17)? Per divino
consiglio l'Apostolo fece di Roma l'ultimo riposo delle sue fatiche e del suo
martirio, e vi portò la Croce da piantare in Campidoglio, al posto dell'aquila
romana, come nuova aquila di conquista imperitura, che le sue braccia distende a
guisa di due ali, e nel suo cartello ha un nome, che trionfa e trionferà di
tutta la storia del genere umano per entrare glorioso nell'eternità. Dopochè la
navicella di Pietro volse le vele verso la città allora signora e dominatrice
dell'orbe, il mondo assistette ad avvenimenti singolari di arcano mistero: alla
fulgida vittoria della Croce sullo scettro dei Cesari ; al silenzioso
germogliare della sementa cristiana, che trasformò le coscienze, strappandole
alle concezioni pagane e volgendole alle soprannaturali norme evangeliche; al
sorgere di una nuova Roma, la quale, inviando i suoi apostoli ad annunziare a
tutte le genti il verbo di salute, ricostruiva un impero indistruttibile e
custodiva gelosamente e diffondeva alle future generazioni tutto quello che di
nobile e grande era nella tradizione dell'Urbe antica.
Voi comprendete perciò di quanta consolazione, — per la quale umilmente
rendiamo commosse grazie al Signore, che dirige e illumina i cuori, — sia per
Noi il vedere come l'intimo pensiero, l'amore e la fedeltà per la missione della
Chiesa sono profondamente impressi nell'anima dei cattolici d'Italia e hanno
raggiunto un tale grado di persuasione e di ardore, da poter stare al paragone
con ogni altra età della storia. Coloro che sono avvezzi a guardare, oltre
l'apparenza, nel fondo delle cose, appena è che non vedano in questo risveglio
di devozione più sentita e più intensa verso la Sposa di Cristo un tratto
singolarmente benevolo della Provvidenza divina, mentre più e più si vengono
rivelando nel mondo la caducità di potenze e di istituti puramente terreni e
l'inefficacia di mezzi e di accorgimenti umani per la stessa convivenza civile.
Una prova palese di tali sentimenti Ci compiacciamo di ravvisare nell'albo —
testè rimessoCi — contenente i devoti indirizzi di Magistrati e di Podestà, non
meno che nel largo contributo portato alla raccolta di offerte per
l'edificazione della chiesa di S. Eugenio, contributo, di cui ricchi e poveri,
in nobile gara di generosità e di amore, hanno voluto farsi partecipi. La pietra
di fondazione di questa chiesa, da Noi benedetta sul sepolcro del primo Papa, è
tratta dalle mistiche oscurità delle Grotte Vaticane, da quell'antica basilica
Costantiniana, nelle cui venerande navate incedeva la maestosa e pia figura di
Eugenio I. Essa, con l'iscrizione incisavi, predica alle generazioni odierne e
alle future la infrangibile continuità spirituale tra il passato e il presente;
salda sull'incrollabile fondamento degli Apostoli, esorta a rimanere fedeli, a
vigilare, a lottare; promette nuove vittorie e nuove corone, quale guiderdone di
prove e sofferenze coraggiosamente sostenute.
Ma un attestato altamente pregevole dell'interiore attaccamento a questa
Prima Sede è il volume, magnifico anche per la veste tipografica, a Noi ora
presentato, in cui la scienza, l'arte e il lavoro si fondono con la religione
come in un inno solenne di fede, dove trionfano il fulgore della verità
cristiana e la maestà della umana sapienza. Ai suoi Autori Noi rendiamo la
meritata lode insieme con la espressione della Nostra stima e del Nostro
gradimento. Pur solo uno sguardo fugace, che abbiamo potuto qui stesso dare al
contenuto del volume, che si apre col capitolo « Tu es Petrus » e si chiude con
quello sulla missione universale della Chiesa, è valso a farCi apprezzare il
gran valore del dono, qual prezioso monumento costruito dalla mente e dal cuore
di una eletta schiera di illustri collaboratori, monumento a cui la perizia
della professione, l'altezza del pensiero e lo splendore dell'arte aggiungono
singolare autorità e bellezza. Né la libera scelta dei temi né la franca
esposizione di propri convincimenti fu mai che scemassero la vivezza della fede
e la fiamma dell'amore alla Santa Chiesa Apostolica Romana, fede e amore che
dalla molteplice sostanza trattata nel volume si irraggeranno su quanti vorranno
posarvi un occhio onesto e scevro da travedimenti e nei loro ricordi
raffronteranno i discordi tempi non molto lontani coi nuovi orientamenti
odierni.
Saremo lieti e crescerà il Nostro compiacimento nella piena lettura del libro
e nel sertirvi echeggiare l'antica e perseverante tradizione dell'anima italica,
tradizione rassodatasi e radicatasi immutabile tra varie vicende nei secoli
densi di storia e di eventi, difesa e sostenuta contro tutte le insidie, i
pervertimenti e gli assalti, che tramavano alla comune saldezza e unità della
fede. Da queste pagine si avviverà in Noi la fiducia che l'odierna
riaffermazione di adesione e di vincolo al fondamento e alla colonna della
verità, che si erge in Roma a faro del mondo, sarà il valido sostegno e il
baluardo contro gli inganni e le lotte che si ordissero e si accendessero a
danno del suo divino patrimonio.
Non è forse vero che la Chiesa e l'universo intero sono nelle mani di Dio che
tutto governa? Soltanto elevandosi sopra i turbamenti della sfera terrestre e le
contese umane e fissando lo sguardo in Dio, è possibile di assicurare l'armonia
e la tranquillità dei popoli e delle Nazioni, di stabilire e consolidare la
grandezza e la prosperità dei consorzi politici, intimamente intrecciate e
indissolubilmente legate alla civiltà che da Cristo, Redentore del genere umano
e rinnovatore del vivere civile, prende il nome, civiltà di cui hanno vissuto
l'Europa e tanta parte del mondo e che ha il suo centro in Roma. Protetto da
questo vallo spirituale, innalzato dal concerto della secolare saggezza romana e
cristiana, sicuro e impavido in questo fortilizio presidiato e difeso da
generosi spiriti e da saldi petti, il popolo italiano rivivrà l'ardente zelo dei
primi secoli della Chiesa e saprà preservarsi da ogni contaminazione ed errore.
Quando la tempesta e la bufera, che oggi pervadono gli oceani e i continenti,
si placheranno e si tranquilleranno sotto la mano di Dio, che volge a bene anche
il male, allora, come tutti i popoli, anche il popolo italiano sentirà il
bisogno di uni luce superiore che gli rischiari la somma dei grandi doveri a cui
si troverà di fronte, doveri che richiederanno limpidezza di pensiero, purezza
di concezione morale e giuridica, amore e intesa fraterna, perdono e oblio delle
offese. La Chiesa, custode della giustizia e della pace non solo fra i popoli,
ma anche fra le classi di un popolo stesso, dovunque le tornerà possibile,
eserciterà la sua missione soprannaturale, banditrice qual è di verità, tutrice
delle norme del diritto, protettrice della santa disciplina e dell'onestà
morale, educatrice sapiente e materna della gioventù, promotrice di concordia
nella convivenza sociale, coraggiosa promulgatrice di una concezione di vita
conscia e responsabile dei propri doveri. Voi vedrete allora crescere
generazioni, gioventù e uomini non timidi dei cimenti, al cui eroico valore non
dubiterà la patria di fare appello nei tempi sereni e tranquilli, come nei
giorni oscuri e burrascosi del Paese.
Da questo voi intenderete quanto i ricordi che avete ravvivati nell'animo
Nostro sono per Noi un conforto che Ci solleva verso la bontà di Dio. Noi
dall'intimo del cuore ve ne siamo grati e abbracciamo in voi il popolo italiano
d'ogni regione. Quel che avete detto, quel che avete fatto, resterà non solo nei
Nostri più dolci pensieri, ma anche in voi, che riporterete alle varie classi
sociali l'assicurazione del Nostro gradimento e continuerete in quell'operosa
attività di fede, di carità, di soccorso, che anche in Italia ha tanta ampiezza
di sofferenze e di consolazioni.
Quest'anno trascorso è stato realmente un annus piacabilis, un anno di
benevolenza e di grazia divina. Oh plachi esso veramente la giustizia di Dio: Le
opere di bene da voi compiute, il fervore religioso ridestato, la santa gara di
vita spirituale pur nel dolore e nelle lacrime ascendano al trono
dell'Altissimo; schiudano i tesori dei suoi favori e delle sue benedizioni;
richiamino ai sentimenti e alla pratica della fede coloro che ne sono ancora
lontani; dove è desolazione e rovina, facciano risorgere il sollievo e la
serenità dello spirito; dove il pianto non cessa, sovvenga la rassegnazione che
tranquilla; dove è speranza, sorrida il gaudio del compimento; dove la carità si
moltiplica in mille forme, l'abbondanza del premio divino ne intrecci le corone.
Nell'augurio che a voi, spirituale avanguardia di un popolo consapevole della
sua tradizione religiosa, sia presto concesso di vivere ed operare in
un'atmosfera di pace, conforme alle norme dell'umanità, della giustizia e della
fratellanza, Noi vi impartiamo, Venerabili Fratelli e diletti figli, come anche
a tutto il popolo italiano, e soprattutto a coloro i quali, per le crescenti
prove della guerra e le sue sofferenze, hanno un titolo particolare alla Nostra
sollecitudine e alla Nostra tenera ed operante compassione, in profondo amore
paterno l'Apostolica Benedizione.
*Discorsi e Radiomessaggi di Sua Santità Pio XII, V,
Quinto anno di Pontificato, 2 marzo 1943 - 1° marzo 1944, pp. 103-110
Tipografia Poliglotta Vaticana
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