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DISCORSO DI SUA SANTITÀ
PIO XII AL SACRO COLLEGIO E ALLA PRELATURA ROMANA ALLA VIGILIA DI NATALE*
Sabato, 24 dicembre 1944
Gratitudine paterna
In questa vigilia del Santo Natale e all'approssimarsi
del nuovo anno, il nobile impulso dei vostri cuori, più ancora che una usanza
tradizionale, vi ha condotti, Venerabili Fratelli e diletti figli, alla casa del
Padre comune dei fedeli. Voi che, durante l'anno che volge al tramonto, Ci avete
assistiti coi vostri saggi consigli e con la vostra assidua collaborazione,
avete voluto ora offrirCi il dono delle vostre fervorose preghiere e dei vostri
auguri, espressi con tanta deferente bontà, con tanta freschezza e con così
chiaro accento, dal vostro eminente interprete, il venerando Signor Cardinale
Decano del Sacro Collegio: avete voluto far sentire a chi porta sulle sue deboli
spalle, in tempi così difficili, il peso del Supremo Ministero Apostolico, che
nell'adempimento di un ufficio ognor più vasto e gravoso egli può sempre
contare sul concorso di tutte le vostre forze consacrate al servigio di una così
augusta causa.
A tanta vostra devozione e fedeltà, a tanto zelo operoso,
esercitato da voi negli uffici che vi sono assegnati nella milizia di Cristo,
come potrebbe altrimenti corrispondere il Nostro cuore paterno, se non con un
vivo sentimento di soddisfazione e di gratitudine verso di voi, e soprattutto di
umile riconoscenza al Padre dei lumi, che ha fatto discendere con profusione
nelle vostre anime lo Spirito del Figlio suo, Sommo ed Eterno Sacerdote?
Molteplici difficoltà cagionate dalla guerra
Quanto più la guerra si
prolunga, tanto più le gravi e molteplici difficoltà, che essa crea, impediscono
pur troppo di provvedere, secondo le migliori tradizioni del passato e l'attesa
dei popoli che formano l'universalità della Chiesa, a non poche vacanze, che si
sono dolorosamente prodotte nella Curia Romana e fuori di essa. Né meno
intensamente Ci affliggono gli ostacoli, che rendono più difficile o, per molte
parti, del tutto impossibile la venuta dei Vescovi nella Eterna città, per
venerare il sepolcro di Pietro e visitare il suo per quanto indegno Successore;
visita che è simbolo e sostegno potente della unione di tutti i membri della
Chiesa col suo Capo visibile. Noi attendiamo con ansia il giorno in cui, fattasi
libera da ogni Paese la via verso Roma, potremo qui salutare i Nostri Venerabili
Fratelli e conferire con loro intorno alle necessità, finora non mai in tal
grado conosciute, e ai formidabili problemi, a risolvere i quali, dopo la
guerra, in ogni parte del mondo, con speciale riguardo anche ai territori di
missione, la Chiesa dovrà portare la sua sollecita mano.
Visioni dell'anno che volge al suo termine
Non soltanto negli annali dell'Urbe, ma nel più intimo dell'anima di tutto il
popolo romano è incisa a caratteri indelebili, quasi con bulino di acciaio, la
storia dell'anno ormai vicino al suo termine.
Anno di cocenti angustie e di
gravi pericoli, fin dal cui inizio la tragica sorte toccata ad altre città,
ridotte ad un cumulo di macerie e di ceneri, si librava come imminente minaccia
sui sacri colli, donde sono fluiti sull'umanità, sulla cristianità, benefici
imperituri.
Anno di tangibile e generosa protezione, durante il quale l'angelo
sterminatore, che già brandiva la spada, è passato risparmiando gli orrori della
devastazione al suolo santificato dal sangue dei Principi degli Apostoli e di
tanti martiri.
Anno di ansie per i vostri cuori, inquieti non solo per i
pericoli esteriori della guerra, ma soprattutto per la sorte, la sicurezza e la
libertà di questa Sede Apostolica, nell'esercizio indisturbato di tutti quei
diritti e doveri che, al di sopra dei conflitti terreni, sono inerenti alla sua
missione universale in bene delle anime.
Con animo riconoscente e commosso verso
il misericordioso Signore noi vediamo quest'anno, così colmo di fatiche e di
affanni, di dolori e di consolazioni, di prove e di grazie interiori, immergersi
nell'oceano della eternità. E con una fiducia che i trascorsi pericoli hanno
resa ancor più salda, il Nostro sguardo si volge verso il « Magni consilii
Angelus » che Ci è stato dato nella grotta di Betlemme, e sotto la sua guida
benefica, senza pusillanime timidezza, affrontiamo il lavoro e il travaglio, che
Ci riserva l'avvenire in mezzo alla dolorante umanità.
Trasformazioni esteriori e spirituali dell'umanità
Questa umanità, Venerabili Fratelli e diletti figli — possiamo esserne tutti
persuasi — all'uscire dalla guerra non solo troverà condizioni di vita
profondamente mutate, ma soprattutto spiritualmente mostrerà un volto ben
diverso da quello di prima del conflitto.
Le carte geografiche figuranti i
confini degli Stati non saranno le sole a cambiare il loro aspetto.
Anche gli
uomini, specialmente gli uomini: nelle investigazioni degl'intelletti, nel
silenzioso segreto dei cuori, nelle aspirazioni e nei giudizi, negli
apprezzamenti e negli affetti, tante trasformazioni si sono già prodotte, le cui
ripercussioni esteriori non si faranno molto attendere.
Le anime di una gran
parte degli uomini sono turbate da un'agitazione irrequieta, che non ha forse
riscontro in alcuna delle più gravi crisi della storia. Agitazione, nella quale
il bene e il male sono stranamente confusi, per creare e per distruggere, per
ordinare e per sconvolgere. A tale agitazione si associa in molti un'avversione
quasi istintiva contro tutto il passato, una frenesia di novità, che spesso non
manca di fondamento nel suo oggetto, né di nobiltà nei suoi motivi, ma cui fanno
sovente difetto la chiarezza e la precisione del fine e il discernimento nella
scelta dei mezzi, mentre con imprudente e affrettato ottimismo si attende dalla
novità più di quanto questa può dare.
Chiunque sia esperto nell'interpretare i segni del tempo presente, nel
leggere in fondo al cuore degli uomini, nel seguire con occhio tranquillo e con
giudizio imparziale la sintomatica curva
di questa febbre, sa bene come con l'irrequietezza, che ha invaso la psiche
delle moltitudini per effetto della guerra e degli eventi che l'hanno
accompagnata, una brama di rinnovamento è penetrata nel mondo, che tende e
sospinge, in una o in altra forma, alla sua effettiva attuazione. Seguirà
quest'attuazione il corso di una graduale ed ordinata evoluzione, o invece
irromperà violentemente, facendo saltare in aria i ponti tra il passato e
l'avvenire? si riverserà impetuosa come un torrente al di sopra degli argini,
travolgendo le dighe della giustizia e della moralità? La povera umanità, dopo
il sanguinoso flagello della guerra mondiale, dovrà ancora soffrire il morso
velenoso della guerra civile?
Carità misericordiosa della, Chiesa
Al centro stesso dell'umanità che, attraverso un così tragico presente,
s'incammina verso un incerto avvenire, si erge vigile e protettrice la civitas
supra montem posita, la Chiesa di Cristo.
Le onde del mare furiosamente
sconvolte vengono ad infrangersi ai piedi delle sue mura; ma, all'interno, il
Sancta Sanctorum della sua fede e della sua speranza resta incrollabile.
Nel
turbine delle vicende terrene e nonostante le manchevolezze e debolezze che
possono superficialmente offuscarla, essa ha la sicurezza di rimanere
imperturbabilmente fedele alla sua missione sino alla fine dei tempi.
Forte di
così consolante certezza, che non si fonda sull'abilità umana, ma sugli aiuti
della onnipotenza divina, la Sposa di Cristo può e deve, in mezzo alla presente
agitazione, chinarsi con una tenerezza tanto più profonda ed intima, con una
dedizione tanto più generosa, sulla immensa moltitudine dei suoi figli
sventurati, angosciati, perplessi, e tanto spesso pur troppo sviati e sperduti.
Ai nostri giorni, quando le vittime dell'errore, innocenti o colpevoli, sono
divenute una legione; quando il numero di quelli, che per la sofferenza, la
miseria, l'oppressione, l'ingiustizia, l'abbandono spirituale, il cattivo
esempio, hanno smarrito la diritta via, si è spaventosamente accresciuto; un
luminoso messaggio risplende agli occhi della Chiesa, dei suoi ministri, di
tutti i suoi figli chiamati all'apostolato della parola e dell'azione. Animata
dalla generosità dell'amore salvifico di Dio, essa respinge l'orgogliosa
ristrettezza, la vanitosa giustizia del fariseismo nel suo superbo e sdegnoso
isolamento, memore della parola del Redentore : Non veni vocare iustos, sed
peccatores (Luc. 5, 32).
La difesa della Verità
Un limite nondimeno, una barriera morale si rizza di
fronte a questa carità misericordiosa, una barriera che la stessa carità non ha
diritto di oltrepassare: la Verità.
In un tempo in cui, più pungente e più
doloroso che mai, sì avvera il lamento: Desiit fidelitas inter filios hominum (Ps.
II, 2);
in un tempo in cui gli errori, largamente diffusi con una violenza ora
manifesta ora mal dissimulata, si sforzano di conquistare la direzione della
pubblica opinione e i posti di comando;
in un tempo in cui le parole: libertà,
indipendenza, democrazia, non sono per alcune aspirazioni e tendenze di spirito
che un mezzo per sopire la vigilanza di coloro, la cui fedeltà non si
presterebbe mai scientemente ad abbandonare o a mettere in pericolo il retaggio
loro trasmesso da tutto il passato cristiano;
in un tempo in cui, più abilmente
che mai, il nemico di Cristo e della sua Chiesa cerca, secondo l'espressione dell'Apostolo delle Genti, di travestirsi in Angelo di luce (2
Cor. II, 14);
in
un tempo come questo, la Chiesa e il Pastore Supremo, responsabile della
eredità del Signore, hanno più che mai il dovere di proclamare la Verità, di
difenderla contro le insidie degli errori dominanti, senza rispetto umano e
senza debolezza, di aprire gli occhi agli uomini di buona volontà, e
segnatamente ai fedeli, sui pericoli di alcune moderne correnti, di acuire la
perspicacia dei loro giudizi per discernere tempestivamente gli errori che
rivestono un'apparenza di verità, affinché i popoli non abbiano a sperimentare
troppo tardi e a proprie spese l'amaro ammonimento del Profeta: Arastis
impietatem, iniquitatem messuistis, comedistis frugem mendacii (Osee
10, 13).
Messaggio natalizio
Solleciti di adempiere questo grave dovere, Noi, come negli
anni passati così nella presente solennità natalizia, indirizzeremo oggi stesso
un Messaggio ai fedeli di tutta la terra, molti dei quali, separati
materialmente a causa del conflitto mondiale da questa Sede di Pietro, hanno
doppiamente bisogno di sentirsi uniti, come membri egualmente veri e parimente
amati, alla grande famiglia della Chiesa; lieti se la Nostra parola giungerà
apportatrice di amore e di bene, anche a coloro che non sono a Noi congiunti col
vincolo santo della fede.
Intanto tutto ciò che il Nostro cuore racchiude di
affetto e di benevolenza e di gratitudine per voi, Noi lo deponiamo, Venerabili
Fratelli e diletti figli, ai piedi della culla di Colui che si è abbassato
nell'umiltà della carne per rendere quelli che credono in lui partecipi delle
sue inesauribili ricchezze e della sua inscrutabile dignità, supplicandolo di
farvi gustare abbondantemente, a tutti ed a ciascuno nella sfera dei propri
doveri, gli intimi gaudi e le consolazioni di questa figliolanza divina. Con
tale augurio Noi impartiamo di cuore a voi, ed a tutti coloro che intendete di
includere nelle vostre preghiere e nei vostri voti natalizi, come pegno delle
più elette grazie del Principe della Pace, la Nostra Apostolica Benedizione.
*Discorsi e Radiomessaggi di Sua Santità Pio XII, VI,
Quinto anno di Pontificato, 2 marzo 1944 - 1° marzo 1945, pp. 227-232
Tipografia Poliglotta Vaticana
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