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DISCORSO DI SUA SANTITÀ
PIO XII ALLE POPOLAZIONI DELLA PROVINCIA DI ROMA*
Giovedì, 25 gennaio 1945
Con particolare soddisfazione accogliamo l'omaggio che Ella, Signor
Presidente, e voi, membri della ricostituita Deputazione Provinciale di Roma,
avete voluto porgerCi, ed in pari tempo vi esprimiamo la Nostra gratitudine per
il pregevole cimelio del Nostro Predecessore Gregorio XVI, da voi con nobile
sentimento rimessoCi.
La vostra venuta Ci procura una opportuna occasione di manifestare a voi e
alle popolazioni di tutta la Provincia, così duramente provata, quanto
profondamente Ci sentiamo uniti a coloro che la più atroce di tutte le guerre ha
gettato nel dolore e nella povertà, nell'angustia e nel pianto.
Il Nostro pensiero Ci riconduce così a quella vigilia dello scatenamento
dell'immane conflitto, quando da un punto ridente del Lazio, che allora, nel
lussureggiante splendore estivo, offriva l'immagine di una pace serena,
lanciammo al mondo, ai Governanti ed ai popoli, il Nostro caldo e commosso
ammonimento.
Un presentimento angoscioso di imminente sciagura Ci strappò dalle labbra il
grido : « Niente è perduto con la pace : tutto può essere perduto con la guerra!
»
Chi sarebbe stato allora in grado di prevedere quale terribile conferma i
fatti avrebbero dato a quel Nostro avvertimento sul suolo stesso della Nostra
provincia natale?
Allora la Campagna romana, i Colli Albani, — i cui fertili campi Orazio
contemplava l'inverno coprirsi di neve: bruma nives Albanis illinet agris
(Epist. I, 7, io), ma che nell'autunno vedeva produrre abbondanti frutti e quel
generoso vino da Plinio preferito allo stesso Falerno: austera vel Falerno
utiliora (Natur. hist. XXIII, 19, 35), le fiorenti cittadine e i
villaggi laziali, i luoghi che contornano la riva del mare, apparivano come
soggiorno di indefesso e fecondo lavoro, di sano benessere, ove i bisognosi
sapevano di poter trovare soccorso non meno dalla beneficenza pubblica che dai
loro concittadini più agiati.
Oggi pesa quasi dappertutto afflizione e miseria. Innumerevoli edifici
giacciono in frantumi. La vostra visita ha avuto anche lo scopo di segnalarCi «
le urgenti necessità che hanno le opere ospitaliere ed assistenziali della
Provincia per il loro efficace funzionamento ». E questo non è che un aspetto
della comune indigenza. Quante fabbriche ed officine sono andate distrutte o si
trovano per altre cause condannate all'inazione! Il progressivo deprezzamento
della valuta crea sempre nuove classi di poveri vergognosi. La mancanza o la
insufficienza dei più elementari presupposti per il ristabilimento di una vita
economica normale intorpidisce la lena comune, diffonde un senso ,di indolente
stanchezza e mette così in pericolo anche le necessarie condizioni di spirito
per una pronta e ardimentosa opera di ricostruzione.
Occorre veramente coraggio e fortezza d'animo, per adempire in tempi così
oscuri l'ufficio che vi è stato commesso!
Ma la vostra presenza qui è per Noi una prova manifesta della generosità e
del fervore, con cui voi considerate le vostre funzioni, e della lodevole
disposizione e prontezza a valervi, nella soluzione di tanti ardui problemi,
della cooperazione di coloro che nell'adempimento dei doveri civili veggono al
tempo stesso l'osservanza di quel precetto dell'amore, che è il segno
caratteristico dei discepoli di Cristo (cfr. Io. 13, 35) e la misura,
secondo la quale il Giudice supremo pronunzierà la sua sentenza circa il merito
o il demerito della nostra vita terrena.
Dio sia ringraziato! Anche in questi torbidi tempi si trovano in tutte le
classi e in tutti i popoli anime grandi e nobili cuori che, pur in mezzo alla
lotta per la propria vita, non dimenticano quelli che il flagello della guerra
ha più aspramente colpiti.
A loro Noi siamo debitori se Ci è stato possibile di alleviare molte amare
sofferenze, molte tormentose miserie, e abbiamo ferma fiducia che la loro
magnanima larghezza sarà anche nell'avvenire pronta al Nostro lato. Per quanto è
da Noi, avremo cura di far partecipare ai soccorsi, che sono a Nostra
disposizione, anche i poveri e i bisognosi della Provincia di Roma con
imparziale benevolenza e paterno amore.
Noi desideriamo e confidiamo che, in un tempo in cui la face della discordia
e dell'odio ha cagionato tante sventure e tanti mali, la vostra egregia
Deputazione saprà essere un magnifico esempio di solidarietà a servigio del vero
bene di tutta la popolazione, per la salvezza di quanti son caduti nella estrema
miseria, per incitamento agli animi generosi, per onore e merito vostro. Noi
vorremmo perciò in qualche modo esprimere questo Nostro voto col presagio del
mite Virgilio, elevato però a diverso e ben più alto significato sociale :
Sit Latium, sint Albani per saecula reges, — sit Romana potens Itala
virtute propago (Aen. XII, 826-827).
Con questa speranza invochiamo sui vostri gravi lavori gli aiuti e le grazie
dell'Onnipotente, mentre impartiamo di cuore a tutta la diletta popolazione
della Provincia di Roma e a voi stessi, che ne siete i solerti rappresentanti,
la Nostra Apostolica Benedizione.
*Discorsi e Radiomessaggi di Sua Santità Pio XII, VI,
Quinto anno di Pontificato, 2 marzo 1944 - 1° marzo 1945, pp. 291-293
Tipografia Poliglotta Vaticana
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