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DISCORSO DI SUA SANTITÀ PIO XII
AI FILOSOFI UMANISTI
CONVENUTI A ROMA
PER IL LORO
CONGRESSO INTERNAZIONALE
Domenica, 25 settembre 1949
Ai filosofi dediti agli studi umanistici
convenuti a Roma
per il Congresso Internazionale.
Di
tutto cuore vogliamo rispondere, Signori, con un caloroso benvenuto al vostro
delicato omaggio. Vi è, in questo saluto, più di un semplice segno di generale
benevolenza e di gratitudine per il vostro atto. Infatti le vostre adunanze
hanno suscitato nell’animo Nostro un vivo interessamento. Se è vero, come
giustamente è stato detto, che le idee — buone o cattive — guidano il mondo, ne
consegue l’importanza di scambi e di vedute tra i filosofi, allo scopo di
proiettare un raggio di luce su molti problemi del momento, di cui tante
persone, soprattutto le più incompetenti, parlano con sufficienza e decisione.
Sarebbe cosa trascurabile se ciò non portasse a sviare le menti e a far nascere
confusione in esse, particolarmente nella eletta gioventù intellettuale chiamata
domani a dirigere la generazione che si affaccia alla vita.
« Umanesimo e
scienza politica », questo il tema dei vostri lavori. L’umanesimo è, oggi,
all’ordine del giorno. Senza dubbio non è agevole sceverare e riconoscere una
idea esatta della sua natura. Tuttavia — benché l’umanesimo abbia preteso di
opporsi formalmente al Medio Evo che l’ha preceduto — non è meno assodato che
quanto esso contiene di vero, di buono, di grande e di eterno appartiene
all’universo spirituale del più grande genio del Medio Evo, San Tommaso d’Aquino.
Nei suoi tratti generali, il concetto dell’uomo e del mondo, quale appare nella
prospettiva cristiana e cattolica, rimane in essenza identico a se stesso: tanto
in Sant’Agostino che in San Tommaso o in Dante; e così, del pari, nella
filosofia cristiana contemporanea. L’oscurità di talune questioni filosofiche e
teologiche, rese chiare e risolte gradualmente lungo i secoli, nulla toglie alla
realtà di questo fatto.
Senza tener conto di opinioni effimere apparse nelle
diverse età, la Chiesa ha affermato il valore di ciò che è umano e conforme alla
natura. Essa non ammette che dinanzi a Dio l’uomo non sia che corruzione e
peccato. Invece, ai suoi occhi, il peccato originale non ha raggiunto
intimamente le sue attitudini e le sue forze, ed ha anzi lasciato essenzialmente
intatte la luce naturale della sua intelligenza e della sua libertà. L’uomo,
dotato di tale natura, è indubbiamente ferito e reso debole dal pesante retaggio
di una natura decaduta e privata dei suoi doni soprannaturali e preternaturali:
egli deve farsi forza, osservare la legge naturale — e ciò con l’aiuto
onnipotente della grazia di Cristo — per vivere come lo richiedono l’onore di
Dio e la propria dignità di uomo.
La legge naturale! ecco il fondamento su cui
poggia la dottrina sociale della Chiesa. Appunto il concetto cristiano del mondo
ha ispirato e sostenuto la Chiesa nel costruire questa dottrina su tale
fondamento. Se essa combatte per conquistare o difendere la sua propria libertà,
lo fa anche per la vera libertà, per i diritti primordiali dell’uomo. Per essa,
questi diritti essenziali sono così inviolabili che nessuna ragione di Stato,
nessun pretesto di bene comune potrebbero avere il sopravvento. Sono protetti da
una muraglia insormontabile. Al di qua, il bene comune può legiferare a suo
piacimento. Al di là, no; non può attentare a quei diritti, poiché essi
costituiscono ciò che vi è di più prezioso nel bene comune. Se si rispettasse
questo principio quante tragiche catastrofi e quanti minacciosi pericoli
sarebbero evitati! Esso, da solo, potrebbe rinnovare la fisionomia sociale e
politica della terra. Ma chi dunque avrà un simile rispetto incondizionato dei
diritti dell’uomo, se non colui che ha coscienza di agire sotto lo sguardo di un
Dio personale?
La natura umana sana, se si apre a tutta l’efficienza che le reca
la fede cristiana, può molto. Può salvare l’uomo dalla morsa della « tecnocrazia
» e del materialismo.
Abbiamo cercato, Signori, di presentare questi pensieri
alle vostre riflessioni. Noi auguriamo ch’essi possano orientare le vostre
indagini e il vostro insegnamento di filosofi in una direzione analoga. No; il
destino dell’uomo non è nel Geworfensein, nell’abbandono. L’uomo è creatura di
Dio: egli vive di continuo sotto la vigilanza della sua Provvidenza paterna.
Lavoriamo dunque a riaccendere nella nuova generazione la fiducia in Dio, in se
stessa, nell’avvenire, per rendere possibile l’avvento di un ordine più
tollerabile e più felice.
Possa Iddio, principio e fine di tutte le cose, alfa e omega, benedire i vostri
sforzi e concedere ad essi una benefica fecondità!
*Discorsi e Radiomessaggi di Sua Santità Pio XII, XI, Undecimo anno
di Pontificato, 2 marzo 1949 - 1° marzo 1950, pp. 217 - 218 Tipografia Poliglotta Vaticana
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