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ALLOCUZIONE DI SUA SANTITÀ PIO XII
AGLI EC.MI SOCI
DELLA PONTIFICIA ACCADEMIA DELLE SCIENZE
«AU MOMENT»
24 aprile 1955
Agli eccellentissimi soci
della Pontificia Accademia delle Scienze.
Nel
darvi il benvenuto in questa casa, le cui porte sono sempre state largamente
aperte ai cultori delle arti e delle scienze, Noi vogliamo esprimere la Nostra
viva soddisfazione a voi tutti, Eccellentissimi Signori, Membri della Nostra
Accademia.
La vostra vita, dedicata allo studio dei fenomeni naturali, vi
permette di osservare ogni giorno, più da vicino e d’interpretare le meraviglie,
che l’Altissimo ha impresso nella realtà delle cose. Sì, veramente il mondo
creato è una manifestazione della sapienza e della bontà di Dio, perché tutte le
cose hanno ricevuto da Lui l’esistenza e riflettono la sua grandezza. Ognuna
d’esse è come una sua parola, portante il segno di ciò che potremmo chiamare
l’alfabeto fondamentale, quelle leggi naturali ed universali derivate da leggi e
da armonie ancora più alte, di cui il pensiero cerca di scoprire tutta
l’ampiezza ed il carattere dell’assoluto.
Le creature sono parole di verità, che
in se stesse, nel loro essere, non contengono contraddizioni né confusioni,
sempre coerenti fra loro, spesso difficili a comprendersi per la loro
profondità, ma sempre conformi, quando siano ben comprese, alle superiori
esigenze della ragione. La natura s’apre davanti a voi come un libro misterioso
ma stupendo, che vuol essere sfogliato pagina per pagina, e letto con ordine,
con il desiderio di sempre progredire, così che ogni passo in avanti continui i
precedenti, li rettifichi e salga senza posa verso la luce di una più profonda
comprensione.
La missione a voi affidata è così fra le più nobili, perché voi
dovete essere, in certo senso, gli scopritori delle intenzioni di Dio. Voi
dovete interpretare il libro della natura, esporne il contenuto, e trarne le
conseguenze per il bene comune.
Anzitutto, voi siete gli interpreti del libro
della natura. Vi è perciò necessario fissare lo sguardo su ciascuna sua linea,
bene attenti a non trascurarne qualsiasi particolare. Eliminate, quindi,
ogni preconcetto personale ed accettate docilmente tutti i dati della verità che
vi si offrono.
Sappiamo l’importanza eccezionale dell’epoca che attraversa la
scienza ai giorni nostri, importanza di cui non tutti si rendono conto. Infatti,
davanti ai problemi scientifici si trovano tre atteggiamenti diversi.
Vi sono
coloro — e sono la maggior parte — che si contentano di ammirare i risultati
straordinari ottenuti nella tecnica, e credono, a quanto sembra, che tali
risultati costituiscano lo scopo esclusivo, o almeno principale, delle scienze.
Altri, più colti, sono capaci di apprezzare il metodo e gli sforzi imposti dalla
ricerca scientifica. Questi possono, così, seguirne e comprenderne i geniali
progressi, le ansie, le gioie, i felici successi e le pause; essi osservano con
interesse l’incessante perfezionamento degli strumenti matematici, dei
procedimenti sperimentali, degli apparecchi; essi seguono con passione
l’elaborarsi delle ipotesi, lo stabilirsi delle conclusioni, l’applicarsi
dell’intelligenza nell’armonizzare le risultanze secondo dati schemi e nel
modificare le teorie passate, formulando le nuove, che si cercherà di
verificare. Questi molteplici aspetti sono ben compresi da tutti coloro che, per
diversi motivi, seguono il lavoro degli studiosi. Quanto, poi, ai problemi più
essenziali del sapere scientifico, o che abbracciano, per la loro ampiezza,
tutto il suo dominio, Ci sembra che siano relativamente pochi coloro che li
percepiscono, e Noi Ci rallegriamo al pensiero che voi siete tra questi. Non è
forse giunta, la scienza, ad esigere che l’occhio penetri facilmente nelle
realtà più profonde e s’innalzi ad una veduta completa ed armonica dell’insieme?
1. Poco più d’un secolo e mezzo fa, partendo da basi razionali, si formularono
le prime ipotesi sulla struttura discontinua della materia e sull’esistenza
delle più piccole particelle, considerate come le ultime componenti dei corpi.
Da allora fino ai giorni nostri si sono contate, pesate, analizzate le molecole;
poi l’atomo, creduto prima indivisibile, fu diviso nei suoi elementi, esaminato,
attaccato nelle sue strutture più intime; si determinò la carica elettrica
elementare, la massa del protone; il neutrone, i mesoni, il positrone e molte
altre particelle elementari furono identificate e le loro caratteristiche
precisate. Si è trovato il modo di guidare queste particelle, di accelerarle, di
lanciarle, come si conviene, contro i nuclei atomici, ma è specialmente
utilizzando i neutroni che si è riusciti a produrre la radioattività
artificiale, la fissione dei nuclei, la trasformazione d’un elemento in altri
elementi, la produzione di enormi quantità di energia.
Sono apparse teorie,
geniali rappresentazioni del mondo; si produssero nuovi strumenti matematici e
geometrie di originale concezione. Noi non possiamo citare che la relatività
ristretta e la relatività generalizzata, i quanti, la meccanica ondulatoria, la
meccanica dei quanti, le idee recenti sulla natura delle forze nucleari, le
teorie sulle origini dei raggi cosmici, le ipotesi sulla sorgente dell’energia
stellare.
Tutto ciò permette d’intravvedere in quali profondità si muove la
scienza e s’indovinano facilmente i problemi d’ordine intellettuale che ne
derivano. Bisogna poi riflettere che se l’audace
milizia dei conquistatori apre di continuo nuove brecce nella cittadella della
natura, il resto dell’esercito invade innumerevoli altri campi del sapere: ed
ecco che la nozione dell’estensione s’aggiunge a quella della profondità. Si
vorrebbe, come l’ardito scalatore giunto sulla vetta del monte, abbracciare d’un
solo sguardo tutto il vasto panorama.
Se Ci fosse possibile, Noi vorremmo
mostrarvi i punti più avanzati dei diversi settori scientifici per offrire ai
vostri occhi l’insieme della presente situazione.
Vedete l’astronomia, che, per
mezzo d’istrumenti entrati da poco in servizio, riesce a svelare nei cieli
misteri del tutto nuovi, e che, aiutata dalle scienze fisiche, s’è messa sulla
via che la condurrà, forse, a spiegare l’origine delle energie stellari; ecco la
geologia, che determina l’età assoluta delle rocce con i metodi della
radioattività e dei rapporti isotopici: anche l’età della terra comincia ad
essere stabilita; in mineralogia, le strutture cristalline rivelano i loro
segreti alle potenti analisi, eseguite con le radiazioni cortissime; la chimica,
inorganica ed organica, risolve i complessi problemi della struttura delle
macromolecole; essa riesce a costruire catene molecolari grandissime e
trasforma, mediante le applicazioni che ne derivano, interi settori
dell’industria; la radiotecnica è riuscita a produrre onde elettromagnetiche,
che toccano il limite delle radiazioni luminose di maggiore lunghezza d’onde; si
scava la terra per scoprirvi i tesori nascosti; si esplorano gli strati più alti
dell’atmosfera; la genetica trova, in certi particolari complessi cellulari,
nuovi aspetti della potenza vitale; la fisiologia e la biologia, muovendo dalle
posizioni conquistate dalla chimica, dalla fisicochimica e dalla fisica,
scoprono ogni giorno impensate meraviglie, ed ogni giorno interpretano,
spiegano, prevedono, attuano fatti nuovi; il mondo dei «virus » cede agli
assalti del microscopio elettronico e della tecnica della rifrazione
elettronica; lo spettrografo di massa, i contatori di Geiger, gli isotopi
radioattivi, tutti questi strumenti favoriscono la marcia delle scienze che
affrontano il più grande enimma di tutta la creazione sensibile: il problema
della vita.
In questa sintesi di tutto il sapere, la filosofia interviene a
precisare, con la vastità delle sue concezioni, i tratti distintivi dei fatti
vitali, il carattere necessario del principio sostanziale d’unificazione, la
fonte interna dell’agire, della crescita, della moltiplicazione, la vera unità
dell’essere vivente. Esso mostra pure ciò che dev’essere la materia in alcuni
dei suoi aspetti fondamentali, affinché possano poi avverarsi nell’essere
vivente le proprietà caratteristiche che lo compongono.
Tali sono, senza dubbio,
i campi che daranno maggior lavoro alla scienza di domani.
2. Ma il sentimento di euforia, che invade lo spirito di fronte a tali
risultati, è contrastato da un’impressione di turbamento e di angoscia in coloro
che seguono, come responsabili, il corso dei fatti. Angoscia e turbamento intesi
nel senso più nobile, come segno, cioè, di un’aspirazione verso
un’organizzazione sempre più perfetta del pensiero, verso una chiarezza sempre
più grande nelle prospettive. Infatti, i trionfi della scienza sono, essi stessi,
all’origine delle due esigenze, alle quali già facemmo, più sopra, allusione.
a)
Si tratta, anzitutto, di penetrare la struttura intima degli esseri materiali e
di considerare i problemi che interessano i fondamenti sostanziali del loro
essere e della loro azione. Allora si pone la domanda: « La scienza sperimentale
può da sé sola risolvere questi problemi? Sono essi di sua competenza e
rientrano essi nel campo d’applicazione dei suoi metodi di ricerca? ». Bisogna
rispondere di no. La scienza procede sulla base delle sensazioni, che sono
esterne per natura, e per mezzo di esse, attraverso il processo
dell’intelligenza, essa penetra sempre più profondamente nelle pieghe nascoste
delle cose; ma essa, ad un certo punto deve arrestarsi, quando, cioè, sorgono
questioni impossibili a risolversi per mezzo della osservazione sensibile.
Quando lo scienziato interpreta i dati sperimentali e vuole spiegare dei
fenomeni che hanno per sede la natura materiale in quanto tale, egli ha bisogno
d’una luce, che proceda in senso inverso, dall’assoluto al relativo, dal
necessario al contingente, e che sia capace di rivelargli quella verità, che la
scienza non può adeguatamente attingere coi propri metodi, perché essa sfugge
totalmente ai sensi: quella luce è la filosofia, ossia la scienza delle leggi
generali, che valgono per tutti gli esseri e quindi anche per il campo delle
scienze naturali, al di là delle leggi conosciute empiricamente.
b) La seconda
esigenza scaturisce dalla natura stessa dello spirito umano, che vuole avere una
visione coerente e unificata della verità. Se ci si contenta di giustapporre le
diverse discipline e le loro ramificazioni come in una specie di mosaico, si
ottiene un composto anatomico del sapere, da cui la vita sembra sfuggita. L’uomo
esige che un soffio di vivente unità animi le sue conoscenze: in tal modo la
scienza diviene feconda e la coltura genera una dottrina organica. Di qui nasce
una seconda domanda: « Può la scienza, con i soli suoi mezzi caratteristici,
operare questa sintesi universale del pensiero? E, in ogni caso, essendo il
sapere frazionato in moltissimi settori, quale, fra tante scienze, potrebbe
attuarla? ». Noi crediamo, anche qui, che la natura della scienza non le
permetta di compiere debitamente una sintesi così universale.
Tale sintesi
richiede un fondamento solido e profondissimo, da cui tragga la sua unità e che
possa servire di base alle verità più generali. Le diverse parti dell’edificio
così unificato debbono trovare in questo fondamento gli elementi costitutivi
della loro essenza. Ci vuole qui una forza superiore: unificante per la sua
universalità, chiara nella sua profondità, solida per il suo carattere
d’assoluto, efficace per la sua necessità. Una volta ancora questa forza è la
filosofia.
3. Purtroppo, da un certo tempo in qua la scienza e la filosofia si
sono separate. Sarebbe difficile fissare le cause e le responsabilità d’un fatto
così dannoso. È certo che l’origine di tale divorzio non è da cercarsi nella
natura stessa delle due vie conducenti alla verità,
bensì nelle contingenze storiche e nelle persone che non avevano sempre la buona
volontà e la competenza necessarie.
Gli uomini di scienza hanno creduto, un
certo momento, che la filosofia naturale fosse un peso inutile e perciò hanno
rifiutato i suoi orientamenti. D’altra parte i filosofi non hanno più seguito i
progressi della scienza, attardandosi su posizioni formali, che essi avrebbero
potuto abbandonare. Ma quando, come Noi abbiamo mostrato, si impose la necessità
ineluttabile d’un serio lavoro d’interpretazione, nonché della elaborazione di
una sintesi unificatrice, gli scienziati hanno subìto l’influsso di quelle
filosofie che le circostanze del momento mettevano a loro disposizione. Molti di
essi, forse, non si sono neppure del tutto accorti che le loro investigazioni
scientifiche risentivano di tendenze filosofiche particolari.
Così, per esempio,
il pensiero meccanicistico ha guidato per molto tempo l’interpretazione
scientifica dei fenomeni osservati. I seguaci di questa concezione filosofica
credevano che ogni fenomeno naturale potesse ricondursi a un insieme di forze
fisiche, chimiche e meccaniche, in cui il mutamento e l’azione dipendevano
unicamente da una disposizione diversa delle particelle nello spazio e dalle
forze o spostamenti, ai quali ciascuna d’esse era sottoposta. Ne seguiva che,
teoricamente, si poteva prevedere con sicurezza un effetto futuro qualsiasi,
quando si conoscessero, dall’inizio, tutti i fattori geometrici e meccanici.
Secondo questa dottrina, il mondo non sarebbe che un’enorme macchina, composta
da una serie innumerevole d’altre macchine unite fra loro.
I progressi ulteriori
della ricerca sperimentale hanno, però, mostrato l’inesattezza di quelle
ipotesi. La meccanica dedotta dai fatti del macrocosmo è incapace di spiegare e
d’interpretare tutti i fenomeni del microcosmo; altri elementi entrano in
giuoco, che sfuggono ad ogni spiegazione meccanicistica.
Si prenda, per esempio,
la storia delle teorie sulla struttura dell’atomo. Dapprima esse si basavano
essenzialmente su di una interpretazione meccanicistica, la quale rappresentava
l’atomo come un minuscolo sistema planetario, costituito da elettroni giranti
attorno al nucleo secondo leggi del tutto analoghe a quella dell’astronomia. La
teoria dei quanti impose, in seguito, la revisione completa di questi concetti e
suscitò interpretazioni certamente geniali, ma anche, indiscutibilmente, strane.
Si concepì, infatti, un tipo d’atomo che, senza eliminare l’aspetto
meccanicistico, metteva in evidenza quello dei quanti.
Si rappresentò, dunque,
differentemente il modo di comportarsi dei corpuscoli: degli elettroni che, pur
girando attorno al nucleo, non emettevano energia — mentre, secondo le leggi
dell’elettro-dinamica, essi avrebbero dovuto emetterne —; delle orbite che non
potevano variare in modo continuo, ma solamente per salti: delle emissioni di
energia, realizzate unicamente per il passaggio dell’elettrone da uno stato
quantico ad un altro, producente anche dei fotoni di una sequenza particolare,
fissata dalla differenza dei livelli di energia.
Queste ipotesi iniziali furono poi precisate quando nacque la meccanica
ondulatoria, che le inquadrò in una prospettiva matematica ed intellettuale più
generale e più coerente, nella quale disparvero i concetti meccanicistici
tradizionali.
Allora, spontaneamente, si pone il quesito: « Come avviene che il mondo
macroscopico, pur essendo costituito da elementi appartenenti tutti al mondo
microscopico, obbedisse, tuttavia, ad altre leggi? ». La scienza risponde
anzitutto con questa osservazione: quando il numero degli elementi in giuoco è
molto grande (miliardi di miliardi di particelle), le leggi statistiche
derivanti dal comportamento dei diversi elementi presi nel loro insieme, sono
quelle che si considerano come rigorose nel mondo direttamente osservabile.
Ma
se il metodo statistico soddisfa ai fini della scienza, esso mostra pure quanto
fossero false certe ipotesi filosofiche, che si arrestavano a dati esterni
sensibili, applicandoli poi, arbitrariamente, a tutto il cosmo.
Si trova la
conferma di ciò nelle teorie della fisica nucleare moderna. Infatti, le forze
che tengono uniti i nuclei sono diverse da quelle scoperte studiando il
macrocosmo. Per interpretarle, bisogna perfino cambiare il modo abituale di
concepire la particella corpuscolare, l’onda, il valore esatto dell’energia e la
localizzazione rigorosamente precisa di un corpuscolo, come pure il carattere
prevedibile di un avvenimento futuro.
Il fallimento della teoria meccanicistica
ha condotto dei pensatori ad ipotesi totalmente differenti; pervase piuttosto da
una specie di idealismo scientifico, nel quale la considerazione del soggetto
agente tiene il ruolo principale. Per esempio, la meccanica dei quanti ed il
loro principio fondamentale d’indeterminazione, con la critica del principio di
causalità ch’esso suppone, appaiono ipotesi scientifiche influenzate da
particolari correnti di pensiero filosofico.
Ma poiché neppure tali ipotesi
soddisfano il desiderio di piena chiarezza, molti illustri pensatori sono
ridotti allo scetticismo di fronte ai problemi della filosofia delle scienze.
Essi asseriscono che bisogna contentarsi dei semplici dati di fatto, tentando di
introdurli nelle rappresentazioni formali sintetiche e semplici, al fine di
prevedere i possibili sviluppi d’un sistema fisico, a partire da un dato
iniziale. Questo stato d’animo significa che si rinuncia all’introspezione
concettuale e che si perde la speranza di compiere delle geniali sintesi
universali. Noi, tuttavia, non crediamo giustificato un tale pessimismo: Noi
pensiamo, piuttosto, che le scienze naturali, in permanente contatto con una
filosofia del realismo critico, che fu sempre quello della « philosophia
perennis » nei suoi rappresentanti più eminenti, possono giungere ad una visione
d’insieme del mondo visibile che soddisfi, in qualche modo, la ricerca e il
desiderio ardente della verità.
Ma è necessario sottolineare un altro punto: se
la scienza ha il dovere di cercare la sua coerenza e di ispirarsi alla sana
filosofia, questa non deve mai pretendere di determinare le verità derivate
unicamente dall’esperienza e dal metodo scientifico. Sola, infatti,
l’esperienza, intesa nel senso più largo, può indicare quali siano,
nell’infinita varietà delle grandezze e delle leggi materiali possibili, quelle
che il Creatore ha voluto veramente attuare.
Autorevoli interpreti della natura,
siate anche i maestri che spiegano ai loro fratelli le meraviglie disseminate
nell’universo, che voi, meglio degli altri, vedete come raccolte in un sol
libro. Infatti, la maggior parte degli uomini non possono dedicarsi alla contemplazione della natura: essi non traggono dai fatti
sensibili che impressioni superficiali. Voi, invece, che interpretate la
creazione, divenite maestri desiderosi di divulgarne la bellezza, la potenza e
la perfezione, facendole gustare anche agli altri. Insegnate a guardare, a
comprendere, ad amare il mondo creato, affinché la ammirazione per così sublimi
splendori faccia piegare il ginocchio ed inviti le intelligenze all’adorazione.
Non deludete mai queste aspirazioni, queste speranze. Guai a coloro che si
servono della scienza falsamente presentata per deviare gli uomini dal retto
sentiero! Essi sono come pietre gettate per malvagità sul cammino del genere
umano: sono l’ostacolo contro il quale inciampano le intelligenze in cerca di
verità.
Voi avete in mano un potente strumento per fare il bene. Rendetevi conto
delle gioie indicibili che procurate agli altri, quando svelate loro i misteri
della natura, facendone loro comprendere le segrete armonie: i cuori e gli occhi
dei vostri ascoltatori pendono dalla vostra parola, pronti a cantare un inno di
lode e di ringraziamento.
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