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   RADIOMESSAGGIO DI SUA SANTITÀ PIO XII 
AI
PARTECIPANTI AL CONGRESSO INTERNAZIONALE
 DELLE COMUNICAZIONI NEL SESSANTESIMO ANNIVERSARIO
DELLA SCOPERTA DELLA TELEGRAFIA
DA PARTE DI GUGLIELMO MARCONI SVOLTOSI A GENOVA

Martedì, 11  ottobre 1955

 

A coloro che sono intervenuti a Genova
al terzo Congresso internazionale delle comunicazioni,
nel sessantesimo anniversario
della scoperta della Radiotelegrafia
effettuata da Guglielmo Marconi.

Con la più viva soddisfazione della mente e del cuore, Signori, abbiamo seguito cotesta vostra celebrazione, in Genova, nel 60° anniversario della scoperta della Radiotelegrafia, e siamo lieti di esprimere la Nostra alta ammirazione per il celebre scienziato, Guglielmo Marconi, che ne fu l’autore e ne restò durante circa un mezzo secolo ardente e indefesso promotore.

In questa, come in tante altre gradite circostanze, nelle quali Ci è dato di rivolgere, per mezzo della Radio, la Nostra parola ai diletti figli sparsi per ogni dove nel mondo, e di sentirne in tal modo l’affettuosa presenza, si rinnova ogni volta in Noi il profondo senso di ammirata gratitudine verso il geniale inventore, che compì il prodigio di annullare le distanze nelle comunicazioni tra uomo ed uomo, donando loro il facile mezzo di rapidamente intendersi, e pertanto di maggiormente amarsi. Il felice esperimento eseguito nel 1895 dal ventunenne scienziato nella sua villa di Pontecchio, senza dubbio sede della prima stazione-radio della storia, pone giustamente e per molti titoli il nome di Guglielmo Marconi accanto a quello dell’immortale scopritore Cristoforo Colombo: ambedue, infrante arditamente le mitiche colonne della segregazione e della limitatezza dei chiusi orizzonti, aprirono all’umanità nuove vie di civile progresso. Le loro scoperte, come poche altre nella storia, hanno indubbiamente, al di là di ogni pregio tecnico, un immenso valore umano; ma, considerate con profondo sguardo cristiano, esse si rivelano esecutrici del chiaro disegno della Provvidenza, la quale vuole che gli uomini cerchino e trovino una sempre più stretta unità di famiglia, di cui Dio è Padre amoroso, nella comunicazione reciproca di perfezioni e di beni.

È forse questo il punto d’incontro più sostanziale tra i due uomini, il navigatore del tramontante medioevo e lo scienziato dell’età contemporanea, che avvolti dal medesimo nimbo di gloria voi avete voluto onorare in cotesta solenne circostanza. Separati nel tempo da quattro secoli, e diversi tra loro per differente coltura e per gli scopi propostisi, essi hanno in comune il medesimo ardimento e la medesima adamantina costanza, con cui affrontarono e condussero a termine le loro imprese: la scoperta, cioè, di nuovi mondi: Colombo, oltre i mari; Marconi, nei misteri dell’etere. Ardimento e costanza! Ecco le due tipiche qualità dello spirito, che assicurano il felice risultato alle grandi imprese, sia sul terreno profano, che nel Regno di Dio. Vorremmo anzi dire semplicemente: ad ogni grande impresa veramente tale, poiché non vi è opposizione di profano e di sacro nelle opere genuinamente umane, che pertanto fanno capo a Dio stesso, come proclama l’Apostolo San Paolo con classica espressione: « Ogni cosa è vostra, voi siete di Cristo e Cristo è di Dio » (I Cor., 3, 23).

I mirabili progressi, che la scienza e la tecnica hanno in breve tempo conseguiti e continuano a operare senza segni di stanchezza, sia nelle profondità siderali, o nelle viscere della terra e nelle pieghe più segrete della natura e della vita, non sono in realtà se non la scoperta ed il possesso di forze e di leggi preesistenti, che il Creatore ha disseminate nell’universo e che fin dagli inizi della creazione operano attivamente. Dunque tutto è dono di Dio a vantaggio degli uomini, e tutto, il cielo e la terra, proclamano la gloria del Sommo Datore.

Per quanto concerne la scoperta marconiana, è stato più volte notato come essa grandemente risponda ai bisogni della presente umanità, sia che si tratti di lanciare un S.O.S. quasi grido di disperata angoscia invocante soccorso, o di chiedere da lontane regioni un raro farmaco che salverà un malato, o di concludere affari economici, specialmente se questi siano indirizzati al sollievo di popoli bisognosi o al comune benessere; ma in generale le comunicazioni rapide, quali la radiotelegrafia e la radiotelefonia, come tutti gli altri sistemi che vanno sotto il nome di telecomunicazioni, appagano un profondo e primordiale desiderio dell’anima umana. Per tanti secoli prigionieri dello spazio, gli uomini possono ora far intendere la loro voce ai propri simili ovunque si trovino, oltre gli oceani e i continenti, nella immensità dei mari e nelle altezze dei cieli. Essi si parlano e si vedono su tutta la terra; onde il mondo apparisce come la casa degli uomini, risonante delle loro voci. In tal guisa è inevitabile, ma al tempo stesso confortevole, che essi, maggiormente conoscendosi e più direttamente parlandosi, penetrino sempre meglio la grande legge della solidarietà, la quale vincola fraternamente gli spiriti, nonostante le differenze di stirpe, di coltura e di interessi. Parimente le comunicazioni rapide contribuiscono a chiarire il fondamentale problema di una coesistenza e convivenza armoniosa tra i popoli, ad appianare i contrasti, e diffondere la coscienza della responsabilità morale di coloro cui spetta il dovere, negli organismi internazionali, di rendere effettiva la collaborazione tra le nazioni.

Le telecomunicazioni hanno così acquistato un’importanza di prim’ordine. Sono senza dubbio valido strumento di progresso e di benessere, ma a condizione che siano poste a servizio della verità, anche nel campo politico, a servizio del diritto e della giustizia, della stima e del rispetto che gli uomini si debbono fra di loro, al di sopra delle frontiere degli Stati, a servizio di tutto ciò che aiuta a renderli meno stranieri e a fomentare la reciproca comprensione. Nulla contribuisce più efficacemente ad ottenere questo risultato che la verità, la grazia e l’amore arrecati alla terra dal Redentore divino. Questi sono infatti i primi e non sostituibili fattori della unità spirituale degli uomini. Promuovere il più largamente possibile la loro diffusione nelle umane coscienze sarà l’ufficio più nobile, che le telecomunicazioni possono attribuirsi.

Con vivo compiacimento, pertanto, abbiamo appreso che il vostro terzo Congresso Internazionale delle Comunicazioni ha voluto insignire di un Premio internazionale lo stabilimento di un cavo transoceanico di ben trentasei circuiti tra la Gran Bretagna e l’America del Nord; intrapresa che, a giudizio di alte Accademie scientifiche, è degna di grande rilievo.

Lascerà forse questo incessante progredire della tecnica, viva la inquietudine, che assilla non pochi contemporanei, per il crescente dominio della tecnologia e delle sue applicazioni? Accadrà forse che il suo straordinario avanzare ed espandersi assoggetti l’uomo sempre più al potere e al dominio dei processi materiali, fino a sottrargli il naturale e legittimo posto di dominatore ed arbitro della realtà? Questo pensiero merita senza dubbio di essere seriamente considerato; tuttavia Noi stimiamo che ogni influsso lesivo della dignità della persona può essere rimosso, purché la tecnica, come ogni altro bene temporale, resti sempre in primo luogo a servizio dell’anima, dei fini spirituali e dei valori religiosi.

Tutti e singoli i settori della tecnica sono destinati e adatti a prestare più o meno direttamente un così alto servizio; ma le comunicazioni, e in particolare la radiodiffusione, hanno come la prerogativa di poter essere diretti ed efficaci veicoli del messaggio stesso di Cristo. Il messaggio di Cristo per le vie dell’etere o lungo i cavi inabissati negli oceani! Quale privilegio e quale responsabilità per gli uomini del presente secolo! e quale differenza tra i giorni lontani, in cui l’insegnamento della verità, il precetto della fraternità, le promesse della beatitudine eterna, seguivano il lento passo degli Apostoli sugli aspri sentieri del vecchio mondo, ed oggi, in cui la chiamata di Dio può raggiungere nel medesimo istante milioni di uomini! Sulla fitta rete degli umani discorsi, che attraversano gli spazi in ogni senso, primeggi il linguaggio eterno e salvifico del Vangelo, il solo, che, avvalorato dalla grazia, può saldare l’unione delle anime sotto una superiore legge di amore e di giustizia e nell’aura luminosa di vitale speranza.

È questo l’augurio, che Noi desideriamo formulare nella odierna fausta circostanza della chiusura di cotesta solenne celebrazione, indirizzandoCi a voi, che, ricalcando ed emulando le vie aperte dai grandi genî, dedicate i vostri sforzi ad accrescere e perfezionare i reciproci contatti tra gli uomini di ogni stirpe. Infine, come la Nostra parola, scaturendo dal cuore in un impeto di affetto e di preghiera, a voi perviene sulle ali delle onde, che voi stessi apprestaste, così vi raggiunga dall’alto dei cieli, quale stimolo e mercede per l’opera vostra, l’abbondanza delle divine grazie.


*Discorsi e Radiomessaggi di Sua Santità Pio XII, XVII,
 Diciassettesimo anno di Pontificato, 2 marzo 1955 - 1° marzo 1956, pp. 301 - 304
 Tipografia Poliglotta Vaticana
 

 

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