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DISCORSO DI SUA SANTITÀ PIO XII 
AI
PARTECIPANTI ALL'ASSEMBLEA GENERALE
 DELL'UNIONE EUROPEA DI RADIODIFFUSIONE
 SVOLTASI A ROMA

Palazzo Pontificio di Castel Gandolfo - Venerdì, 21 ottobre 1955

 

A coloro che hanno partecipato
a Roma all’Assemblea generale
dell’Unione Europea di Radiodiffusione.

Nel darvi un cordiale benvenuto, Signori, Ci affrettiamo a confidarvi il sentimento di particolare ammirazione che Ci ha pervasi quando abbiamo considerato ciò che voi rappresentate. L’uomo sognava di poter vedere i propri fratelli e di parlare con loro a distanza, anche a centinaia di chilometri: questo sogno è ormai una realtà.

Per comunicare il proprio pensiero ogni creatura umana possiede il dono della parola che, vergata sulla carta, può giungere fino nelle più remote località e conservarsi nel tempo. Naturalmente questo mezzo di trasmissione del pensiero non ebbe mai il grado di integrità che si ottenne, da circa un secolo, allorché la parola poté essere ricevuta direttamente a distanza, grazie alla scoperta dei fenomeni della elettricità e del magnetismo. Dopo essere rimasta durante un certo tempo asservita ai conduttori metallici, essa ha poi potuto espandersi liberamente in tutti i punti della terra alla velocità di 300 mila chilometri al secondo, portata dalle onde elettromagnetiche. In tal modo erano vinti lo spazio e il tempo; ma la parola non aveva raggiunto la vera perfezione, perché il volto dell’interlocutore rimaneva invisibile. Ed ecco il miracolo! Affidata essa pure alle onde elettromagnetiche, l’effigie giunge, con la parola, a centinaia di chilometri di distanza, e la comunicazione del pensiero diventa così diretta ed immediata con tutta la sua efficacia.

Chi non vede quanto sia mirabile questa costante e progressiva sottomissione della natura allo spirito e alle mani dell’uomo: questi, creatura e quindi servitore di Dio, suo Signore assoluto, diventa esso medesimo signore delle creature, il cui cantico si fa vieppiù potente e comprensibile. Eppure, nel fulcro dei recenti successi che formano oggetto del vostro Congresso, si trova una creatura infima, la più piccola particella fino ad aggi conosciuta: l’elettrone.

Guardiamolo prima nell’apparecchio ricevente.

L’elettrone sorge da un filamento portato ad alta temperatura e, accelerato da un campo elettrico, acquista una velocità di alcune migliaia di chilometri al secondo. Nell’interno del tubo televisivo, la particella compie la sua traiettoria nel vuoto e va ad urtare lo schermo fluorescente, che essa eccita nel punto d’urto, rendendo così questo punto direttamente visibile. Il pennello elettronico, sotto l’azione di due campi elettrici ortogonali, descrive in una frazione di secondo centinaia di linee orizzontali, il cui numero varia secondo il sistema adoperato: per esempio, nel sistema italiano, si hanno 625 linee e 25 immagini complete al secondo, mentre il sistema americano utilizza 525 linee e dà 30 immagini. L’immagine stessa è costituita da una successione di punti di intensità variabile, che l’occhio percepisce in un’impressione di insieme a causa del fenomeno biologico della persistenza della sensazione retinale. Lo stesso fenomeno permette all’occhio di seguire nella sua continuità dinamica, la successione discontinua delle immagini che non rimangono sullo schermo che per un venticinquesimo di secondo. Noi siamo pure stupiti, vedendo come la vostra scienza e la vostra tecnica hanno risolto i problemi complessi e numerosi che presenta la propagazione delle emissioni: scelta della scala delle radiazioni, installazione delle stazioni di ritrasmissione, ricerca delle località più idonee, affinché la portata utile della trasmissione risulti la più vasta possibile, regolarità e continuità del servizio e così via.

Se noi guardiamo, di poi, la sorgente della trasmissione, ecco apparire di nuovo l’elettrone quale elemento principale di questo spettacolo meraviglioso. L’immagine dell’oggetto da trasmettere cade sulla superficie sensibile dell’orticone e, su ciascuno dei suoi punti, produce un effetto fotoelettrico, proporzionale all’intensità luminosa, mentre il fascio elettronico modulato con la stessa frequenza e le stesse caratteristiche dei fasci elettronici degli apparecchi riceventi, esplora la superficie stessa. Per effetto del carico spaziale, presente nei differenti punti con densità diversa a causa dell’effetto fotoelettrico, più sopra descritto, si ottiene una corrente elettronica ch’è una funzione, punto per punto, dell’intensità dell’immagine primitiva. Tale modulazione d’intensità della corrente, dopo essere stata opportunamente amplificata, viene affidata all’onda eletromagnetica che si diffonde nello spazio e che, a sua volta, viene ricevuta dalle antenne degli apparecchi riceventi. Ma voi realizzate già nuovi progressi: dall’immagine in bianco e nero, si passa alla televisione a colori, che si aggiunge ancora alla perfezione e all’efficacia delle comunicazioni a distanza tra gli esseri umani.

La portata e il valore di questi mezzi vi debbono condurre, Signori, a considerare anche le gravi responsabilità che pesano su chiunque in un modo o in un altro ne determini l’uso, responsabilità di cui abbiamo già più volte trattato in passato. Consentite tuttavia che Noi vi intratteniamo ancora qualche istante su questo importante argomento. La televisione entra già dappertutto e vi entrerà ancora di più: nei locali pubblici, come nell’intimità della casa di modo che sarà possibile a tutti di goderne con tranquillità e raccoglimento. Il bene e il male che possono risultare attualmente o in futuro dalle trasmissioni della televisione, sono dunque incalcolabili e imprevedibili. Evitate quindi, assolutamente che essa serva a diffondere l’errore e il male e fatene invece uno strumento d’informazione, di formazione, di trasformazione.

1. La televisione può innanzi tutto essere di utilità alle scuole e rendere più efficace l’insegnamento, diventando un elemento complementare della formazione degli alunni. Non si tratta naturalmente di sostituire la parola diretta del maestro, a cui spetta non soltanto il dovere d’insegnare, ma anche quello di raccogliere le impressioni dell’alunno, di comprendere le difficoltà, di seguire i progressi, di evitare o correggere gli errori.

Ma spesso egli non ha a sua disposizione i mezzi che contribuiscono a rendere la scuola più efficace ed anche più attraente. Il professore di storia, ad esempio, sarà grandemente aiutato dalla proiezione di documentari sulle località che furono teatro d’importanti avvenimenti; l’insegnamento della storia dell’arte trarrà profitto dal mettere sotto gli occhi degli alunni i capolavori della pittura, dell’architettura, delle bellezze di una pinacoteca e, in genere, le meraviglie di una città, con una vivacità espressiva che nessun libro potrebbe eguagliare. Così pure nel campo scientifico riesce molto difficile ad un professore di poter disporre di apparecchi complessi e costosi; ed è anche per lui un lavoro pesante quello di seguire adeguatamente tutti i progressi della ricerca scientifica. Ed ecco che la televisione, in aiuto di programmi ben ordinati, conformi all’orientamento scolastico generale, può offrire trasmissioni di natura scientifica nel campo della biologia, della fisica, della geografia: le sue dimostrazioni e le sue esperienze rendono più chiara l’idea che il professore espone e più comprensibile il funzionamento della macchina che egli deve spiegare.

2. Oltre questa influenza sull’insegnamento scolastico, si deve considerare anche che la televisione può divenire un mezzo efficace a favorire l’unità della famiglia attorno al focolare domestico. Non che essa sia capace, neanche in questo caso, di sostituire altri mezzi indispensabili, di carattere spirituale e morale, suscettibili di creare e di rafforzare i vincoli d’affetto e di fedeltà tra i membri della società domestica. Ma, nessuno lo ignora, il divertimento — così come viene inteso oggidì — ha conseguenze spesso nocive alla solidità del nucleo familiare; ben meritevole sarà certo colui che riuscirà a trattenere di più in casa grandi e piccoli, senza pretendere ch’essi rinuncino alla conveniente e necessaria distensione dopo giornate di lavoro e di studio.

Ora, lo spettacolo offerto dalla televisione può contribuire a tale scopo, riunendo tutta la famiglia attorno ad un apparecchio, acciocché tuttavia tale raduno insperato agisca in un senso costruttivo, è necessario che i direttori dei programmi si preoccupino sempre di più del loro livello artistico, nel rispetto, è evidente, dovuto ai giusti criteri della morale umana e cristiana. Non deve omettere di considerare le possibilità di questa diffusione che dovrebbe venire continuamente agevolata al fine di raggiungere un numero sempre maggiore di spettatori. Datevi, dunque, da fare per sopprimere gli ostacoli di natura economica e giuridica che impediscono l’estensione di un mezzo tanto benefico.

Studiate attentamente tutte le disposizioni amministrative, legali e tecniche atte ad accrescere la penetrazione: considerate però innanzi tutto gli scopi morali del vero bene degli uomini e delle famiglie.

3. V’è un’altra grande famiglia, la comunità dei popoli, la cui realtà si disegna ogni giorno più nettamente nel diritto, pur essendo essa ancora seriamente compromessa da opposizioni ideologiche e da interessi particolari. Essa è destinata all’uomo e quindi naturalmente spinta a considerare come sempre meno necessarie e meno utili certe barriere di separazione, contrarie ai principii superiori della solidarietà umana, e che lo stesso interesse e la comodità di ciascun popolo rendono oggi indesiderabili. Infatti, quando le attività economiche e politiche sono troppo circoscritte nell’interno delle comunità nazionali, esse non tardano a divenire insufficienti e alle volte del tutto impossibili.

Non si tratta qui — come Noi l’abbiamo proclamato altre volte — di accettare o di promuovere delle coesistenze impossibili a causa della intransigenza che s’impone nei confronti dell’errore e del male. Tuttavia è chiaro che ogni sforzo inteso a far regnare negli spiriti la luce della verità, nei cuori l’adesione al bene, e nelle opere l’azione coerente, contribuisce a rimuovere gli ostacoli che si oppongono ancora alla coesistenza pacifica desiderata nei diversi gruppi della comunità dei popoli.

In questa, come già nella più piccola comunità familiare, i problemi non sono facilmente enunciabili e non si possono sperare soluzioni pronte e semplici. Ma chi potrebbe negare che la televisione possa, qui, ancora una volta presentarsi agli uomini quale strumento efficace di conoscenza reciproca e di mutua comprensione? Agli occhi, spesso spiranti meraviglia, di tutti essa propone la vita reale dei popoli e gli aspetti delle diverse regioni, ne coglie dal vivo i momenti più interessanti, ne presenta le manifestazioni più spontanee.

Non è cosa ardua il prevedere fino a che punto tale approfondita conoscenza indurrà gli uomini a considerarsi sempre meno estranei e meno indifferenti gli uni agli altri. Essi impareranno a rallegrarsi con chi si rallegra, a piangere con chi piange. Sarà per essi più agevole il sentirsi membri di una sola grande famiglia: quella di Dio.

4. A questo proposito, permetteteCi di additare semplicemente una ultima considerazione. La televisione può diventare anche uno strumento provvidenziale di una più larga partecipazione alle manifestazioni della vita religiosa per tutti coloro che sarebbero impediti di assistervi: La trasmissione di cerimonie liturgiche, l’illustrazione delle verità della fede, la presentazione dei capolavori dell’arte sacra e molte altre imprese, porteranno la parola di Dio nelle case, negli ospedali, nelle prigioni, nelle località più lontane dei grandi centri abitati. Dio voglia che giunga presto il giorno in cui le masse ancora pagane riceveranno esse pure il Vangelo mercé questo stupendo strumento.


*Discorsi e Radiomessaggi di Sua Santità Pio XII, XVII,
 Diciassettesimo anno di Pontificato, 2 marzo 1955 - 1° marzo 1956, pp. 323 - 328
 Tipografia Poliglotta Vaticana
 

 

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