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INFORMAZIONE GENERALE
SINODALE
Nello svolgimento dei lavori del Concilio Ecumenico Vaticano II maturò
il desiderio dei Padri del Concilio (manifestato nei Decreti Christus
Dominus [N. 5] e Ad gentes [N. 29]) di mantenere vivo l’autentico
spirito di collegialità, cioè la convinzione che il Papa
nell’adempimento dell’ufficio di Pastore Universale della Chiesa,
potesse esercitare in maniera più evidente e più efficace la sua unione
con i Vescovi, Membri del medesimo ordine espiscopale del Vescovo di
Roma.
A questo scopo il Papa Paolo VI, con la Lettera Apostolica “Motu
proprio” Apostolica sollicitudo del 15 settembre 1965 (AAS 57 [1965]
775-780), istituì il Sinodo dei Vescovi per tutta la Chiesa, frutto
dell’esperienza conciliare, determinandone la struttura e il compito
istituzionale: «La sollecitudine apostolica, con la quale, scrutando
attentamente i segni dei tempi, cerchiamo di adattare le vie ed i metodi
del sacro apostolato alle accresciute necessità dei nostri giorni ed
alle mutate condizioni della società, ci induce a rafforzare con più
stretti vincoli la Nostra unione con i Vescovi "che lo Spirito Santo ha
costituito per governare la Chiesa di Dio" (At 20,28)» (Introduzione di
Apostolica sollicitudo). «Il Sinodo dei Vescovi, per il quale vescovi
scelti nelle varie parti del mondo apportano al Supremo Pastore della
Chiesa un aiuto più efficace, viene costituito in maniera tale che sia:
a) una istituzione ecclesiastica centrale; b) rappresentante tutto
l'episcopato cattolico; c) perpetua per sua natura; d) quanto alla sua
struttura, svolgente i suoi compiti in modo temporaneo ed occasionale»
(Capitolo I di Apostolica sollicitudo). «Al Sinodo dei Vescovi spetta
per sua natura il compito di dare informazioni e consigli. Potrà anche
godere di potestà deliberativa, quando questa gli sia stata conferita
dal Papa; al quale spetta però in tal caso ratificare le decisioni del
Sinodo. I fini generali del Sinodo dei Vescovi sono: a) favorire una
stretta unione e collaborazione fra il Sommo Papa ed i vescovi di tutto
il mondo; b) procurare una informazione diretta ed esatta circa i
problemi e le situazioni che riguardano la vita interna della Chiesa e
l'azione che essa deve condurre nel mondo attuale; c) rendere più facile
l'accordo delle opinioni almeno circa i punti essenziali della dottrina
e circa il modo d'agire nella vita della Chiesa. I fini speciali ed
immediati sono: a) scambiarsi le opportune notizie; b) esprimere il
proprio parere circa gli affari, per i quali il Sinodo volta per volta
viene convocato» (Capitolo II di Apostolica sollicitudo). «Il Sinodo dei
Vescovi è sottomesso direttamente ed immediatamente all'autorità del
Papa» (Capitolo III di Apostolica sollicitudo). «Il Sinodo dei Vescovi
può essere riunito in assemblea generale, in assemblea straordinaria e
in assemblea speciale» (Capitolo IV di Apostolica sollicitudo).
Alla Recita dell’Angelus Domini di domenica 22 settembre 1974 lo stesso
Paolo VI ha dato la definizione del Sinodo dei Vescovi: “È
un’istituzione ecclesiastica, che noi, interrogando i segni dei tempi,
ed ancor più cercando di interpretare in profondità i disegni divini e
la costituzione della Chiesa cattolica, abbiamo stabilito dopo il
Concilio Vaticano II, per favorire l’unione e la collaborazione dei
Vescovi di tutto il mondo con questa Sede Apostolica, mediante uno
studio comune delle condizioni della Chiesa e la soluzione concorde
delle questioni relative alla sua missione. Non è un Concilio, non è un
Parlamento, ma un Sinodo di particolare natura”.
Il fondamento teologico del Sinodo dei Vescovi è stato offerto dal Servo
di Dio Papa Giovanni Paolo II, che nel Discorso al Consiglio della
Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi del 30 aprile 1983 ha
indicato il Sinodo dei Vescovi come “un’espressione e uno strumento
particolarmente fecondo della collegialità dei Vescovi”. Si tratta di
un’assemblea di Membri dell’episcopato cattolico, il cui compito è
quello di aiutare con il consiglio il Papa nel governo della Chiesa
universale, per quanto concerne la salvaguardia e l’incremento della
fede e dei costumi, l’osservanza e la conferma della disciplina
ecclesiastica e per studiare i problemi riguardanti l’attività della
Chiesa nel mondo. Ciò avviene, come ha confermato Sua Santità Benedetto
XVI nella Meditatio horae tertiae ad ineundos labores XI Coetus
Generalis Ordinarii Synodi Episcoporum (AAS 97 [2005] 951), in un
ambiente di amore scambievole, di aiuto reciproco, intesa anche quale
condivisione, “correzione fraterna”, consolazione, che, in quanto
“funzioni della collegialità”, sono “un grande atto di vero affetto
collegiale”.
Durante l’agape fraterna a conclusione della VII Assemblea Generale
Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, il 30 ottobre 1987 nel Domus Sanctae
Marthae in Vaticano, Giovanni Paolo II disse: “L'esperienza del Sinodo
ha in sé qualche cosa del sacro; qualcosa del mistero della Chiesa. Si
vive la realtà della Chiesa, la sua realtà anche ‘etnica’, la sua realtà
diffusa, parola di Dio diffusa, ricevuta nei Paesi, nelle culture, nei
continenti. Si vive tutto questo; si vive ascoltando i diversi locutori,
i loro interventi. Si vivono le esperienze delle Chiese locali,
esperienze molto diverse, qualche volta, esperienze molto dolorose,
qualche altra esperienze difficili. E così, da tutti gli interventi dei
padri, e, qualche volta insieme con i padri, anche da quelli dei nostri
fratelli e sorelle laici, emerge un quadro, una visione: una visione
della Chiesa. Ma non è solamente una visione, nel senso descrittivo, di
come vive la Chiesa, la Chiesa realtà umana, realtà etnica, ma, nello
stesso tempo, della Chiesa come mistero. E qui incomincia un punto, in
cui l'esperienza del Sinodo, essendo profondamente esperienza religiosa,
è difficile da trasmettere agli altri, da portare fuori; rimane, in un
certo senso, dentro il Sinodo, rimane in noi, in quelli che vi hanno
partecipato; tutti, tutti insieme la confermano, quella esperienza, e
oggi parlano di quella esperienza del Sinodo, di quella esperienza della
Chiesa. Ne parlano con grande gioia. È una nuova ricchezza che ci è
stata data, a ciascuno di noi e a tutti noi vivere così durante quattro
settimane l'esperienza della Chiesa che è popolo di Dio; si, popolo di
Dio in cammino, ma, essendo popolo di Dio, è nello stesso tempo il corpo
di Cristo. È un mistero”.
Il Sinodo dei Vescovi, rappresentando, in qualche modo, tutto
l’Episcopato cattolico, mostra in maniera peculiare lo spirito di
comunione che unisce i Vescovi con il Papa e i Vescovi tra di loro. È
luogo privilegiato in cui un’assemblea di Vescovi, soggetta direttamente
e immediatamente alla potestà del Papa, manifestando l’affetto
collegiale e la sollecitudine dell’Episcopato per il bene di tutta la
Chiesa, esprime, sotto l'azione dello Spirito, il suo sicuro consiglio
circa i vari problemi ecclesiali. Per istituzione spetta al Sinodo dei
Vescovi dare informazioni, discutere sulle questioni proposte ed
esprimere dei voti. In forma di Propositiones essi sono consegnati al
Sommo Papa, affinché con l’aiuto del Consiglio ordinario della
Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi, elabori, possibilmente, un
documento postsinodale destinato a tutta la Chiesa. Tuttavia, il fatto
che “il Sinodo abbia normalmente una funzione solo consultiva non ne
diminuisce l'importanza. Nella Chiesa, infatti, il fine di qualsiasi
organo collegiale, consultivo o deliberativo che sia, è sempre la
ricerca della verità o del bene della Chiesa. Quando poi si tratta della
verifica della medesima fede, il consensus Ecclesiae non è dato dal
computo dei voti, ma è frutto dell'azione dello Spirito, anima
dell'unica Chiesa di Cristo”.
I
INTRODUZIONE AL SINODO DEI VESCOVI
Il Sinodo dei Vescovi è un’istituzione permanente voluta da Papa Paolo
VI il 15 settembre 1965 in risposta al desiderio dei Padri del Concilio
Vaticano II di mantenere vivo lo spirito positivo generato
dall’esperienza conciliare.
Letteralmente la parola “sinodo”, derivata da due parole greche, syn che
significa “insieme” e hodos che vuol dire “strada” o “via “, significa
“camminare insieme”. Un Sinodo è un’assemblea o un incontro religioso in
cui vescovi, riuniti intorno e con il Santo Padre, hanno l’opportunità
di interagire e di condividere informazioni ed esperienze, nella ricerca
comune di soluzioni pastorali che abbiano una validità e un’applicazione
universali. Il Sinodo, in generale, può essere definito come
un’assemblea di vescovi che rappresentano l’episcopato cattolico e che
hanno il compito di aiutare il Papa nel governo della Chiesa universale
dando il proprio consiglio. Papa Giovanni Paolo II ha definito il Sinodo
come “un’espressione e uno strumento particolarmente fecondi della
collegialità dei Vescovi” (Discorso al Consiglio della Segreteria
Generale del Sinodo dei Vescovi, 30 aprile 1983: L’Osservatore Romano, 1
maggio 1983).
Ancor prima del Concilio Vaticano II stava sorgendo l’idea di una
struttura che potesse fornire ai vescovi i mezzi per assistere, in un
modo da definire, il Papa nel suo governo della Chiesa universale.
Sua Eminenza il Cardinale Silvio Oddi, a quel tempo Arcivescovo e
Pronunzio Apostolico nella Repubblica Araba Unita (Egitto), il 5
novembre 1959, avanzò la proposta di istituire un organo governativo
centrale della Chiesa o, per usare le sue parole, “un organo
consultivo”. Affermò: “Da molte parti del mondo giungono lamentele
perché la Chiesa non ha un organo consultivo permanente, a parte le
congregazioni romane. Pertanto dovrebbe essere istituito una sorta di
‘Concilio in miniatura’ che includa persone provenienti dalla Chiesa di
tutto il mondo, che s’incontrino periodicamente, anche una volta
all’anno, per discutere le questioni più importanti e per suggerire
nuove possibili vie nell’operato della Chiesa. Un organo insomma che si
estenda a tutta la Chiesa, come le Conferenze Episcopali riuniscono
tutta o una parte della gerarchia di un paese o di più paesi. Altri
organi, come ad esempio il C.E.L.A.M. (la Conferenza Episcopale
dell’America Latina), svolgono la loro attività a beneficio di un intero
continente”.
Il Cardinale Bernardus Alfrink, Arcivescovo di Utrecht, scriveva il 22
dicembre 1959: “In termini chiari il Concilio proclama che il governo
della Chiesa universale è di diritto esercitato dal collegio dei vescovi
avente a suo capo il Sommo Pontefice. Ne consegue che, da una parte, la
cura della Chiesa universale è responsabilità di ogni vescovo preso
singolarmente, e che, d’altra parte, tutti i vescovi partecipano al
governo della Chiesa universale. Questo può essere fatto non solamente
attraverso la convocazione di un Concilio ecumenico, ma anche con la
creazione di nuove istituzioni. Forse dei consigli permanenti di vescovi
esperti, scelti in tutta la Chiesa, potrebbero essere incaricati di una
funzione legislativa in unione con il Sommo Pontefice e i cardinali
della Curia. Le Congregazioni romane conserverebbero solo il potere
consultivo ed esecutivo”.
Fu però Paolo VI, ancora Arcivescovo di Milano, a dare forza a queste
idee. Nel discorso commemorativo in occasione della morte di Giovanni
XXIII, faceva cenno ad una “consonante collaborazione del corpo
episcopale non già all’esercizio (che certo resterà personale e
unitario) ma alla responsabilità del governo della Chiesa intera”.
Eletto Papa, nel discorso alla Curia Romana (21 settembre 1963), in
quello d'apertura del secondo periodo del Concilio (29 settembre 1963) e
in quello per la sua chiusura (4 dicembre 1963) ritornava sul concetto
di collaborazione del corpo episcopale, i vescovi in unione con il
Successore di Pietro.
Alla fine del discorso inaugurale dell’ultimo periodo del Concilio
Vaticano II (14 settembre 1965) Paolo VI dava egli stesso il lieto
preannuncio del Sinodo dei Vescovi: “La seconda cosa è il preannuncio,
che noi stessi siamo lieti di darvi della istituzione, auspicata da
questo Concilio, d’un Sinodo dei Vescovi, che, composto da presuli,
nominati per la maggior parte dalle Conferenze Episcopali, con la nostra
approvazione, sarà convocato, secondo i bisogni della Chiesa, dal Romano
Pontefice, per sua consultazione e collaborazione, quando, per il bene
generale della Chiesa ciò sembrerà a lui opportuno. Riteniamo superfluo
aggiungere che questa collaborazione dell’episcopato deve tornare di
grandissimo giovamento alla Santa Sede e a tutta la Chiesa, e in
particolare modo potrà essere utile al quotidiano lavoro della Curia
Romana, a cui dobbiamo tanta riconoscenza per il suo validissimo aiuto,
e di cui, come i vescovi nelle loro diocesi, così anche noi abbiamo
permanentemente bisogno per le nostre sollecitudini apostoliche. Notizie
e norme saranno quanto prima portate a conoscenza di questa assemblea.
Noi non abbiamo voluto privarci dell'onore e del piacere di farvi questa
succinta comunicazione per attestarvi ancora una volta personalmente la
nostra fiducia, la nostra stima e la nostra fraternità. Mettiamo sotto
la protezione di Maria Santissima questa bella e promettente novità”.
L’indomani mattina, 15 settembre 1965, all’inizio della 128ª
Congregazione generale, S.E. Mons. Pericle Felici, allora Segretario
Generale del Concilio, annunziava la promulgazione del Motu Proprio
Apostolica sollicitudo, con il quale il Sinodo veniva ufficialmente
istituito.
La principale caratteristica del Sinodo dei Vescovi consiste nel
servizio alla comunione e alla collegialità dei Vescovi del mondo con il
Santo Padre. Non si tratta di un organismo particolare con competenze
limitate come ad es. le Congregazioni o i Consigli, bensì di
un’istituzione avente l’assoluta competenza di trattare qualsiasi tema
secondo la procedura stabilita dal Santo Padre nella lettera di
convocazione. Il Sinodo dei Vescovi, con la sua Segreteria Generale
permanente non fa parte della Curia romana e non dipende da essa;
risponde direttamente e unicamente al Santo Padre, insieme al quale
partecipa al governo universale della Chiesa.
Anche se l’istituzione del Sinodo dei Vescovi ha carattere permanente,
non è così per il suo funzionamento e la sua collaborazione concreta. In
altre parole, il Sinodo dei Vescovi si riunisce e opera solo quando il
Santo Padre ritiene necessario o opportuno consultare l’episcopato, che
in sede sinodale esprime il proprio “saggio parere su argomenti di
grande importanza e gravità” (Paolo VI, Discorso ai Cardinali, 24 giugno
1967). Il compito di ogni Assemblea sinodale ha quel carattere
collegiale che l’episcopato mette al servizio del Santo Padre. Quando il
Santo Padre accoglie le raccomandazioni o le decisioni di una
determinata Assemblea, l’episcopato esercita un’attività collegiale
simile, ma non uguale a quella che si esprime in un Concilio ecumenico.
Questa è la diretta conseguenza di diversi fattori: la presenza di tutto
l’episcopato, la convocazione da parte del Santo Padre e “l’unità
dell’episcopato il quale, per essere uno, richiede un Capo del Collegio”
(Giovanni Paolo II Pastores Gregis, 56), che sia il primo nell’ordine
episcopale.
II
NOTE SUL PROCESSO SINODALE
Per compiere la sua missione, il Sinodo dei Vescovi opera secondo una
metodologia basata sulla collegialità, concetto che caratterizza ogni
fase del processo sinodale, dall’avvio della preparazione fino alle
conclusioni raggiunte in ogni assemblea sinodale. In poche parole, il
metodo di lavoro alterna analisi e sintesi, le consultazioni delle parti
interessate e le decisioni prese dalle autorità competenti secondo una
dinamica di risposta che permette la verifica continua dei risultati e
l’esame di nuove proposte. Ogni fase di questo processo si svolge in un
clima di comunione collegiale.
Già nella fase preparatoria il tema dell’assemblea sinodale è il frutto
della collegialità. Il primo passo ufficiale nel processo di
preparazione è la consultazione con le Chiese Cattoliche orientali sui
iuris le Conferenze episcopali, i Capi dei Dicasteri della Curia Romana
e l’Unione dei Superiori Generali per avere indicazioni sui possibili
argomenti per il Sinodo. Di regola, nelle assemblee generali ordinarie,
questa consultazione viene preceduta dal una richiesta informale ai
padri sinodali verso la fine dell’Assemblea Generale sulle loro
preferenze in questa materia. Tuttavia, in ogni caso, i vescovi sono
tenuti a considerare i seguenti criteri:
a. universalità dell’argomento, cioè riferimento e applicabilità a tutta
la Chiesa;
b. attualità e urgenza dell'argomento, in senso positivo, cioè efficacia
nella promozione di nuove energie e nell'impulso verso una crescita
della Chiesa;
c. pastoralità, realismo e solida base dottrinale;
d. esecutività, cioè possibilità di attuazione pratica.
I suggerimenti su un tema - che devono includere i motivi della scelta -
vengono classificati, analizzati e studiati durante un incontro del
Consiglio della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi. Quindi il
Consiglio sottopone i risultati dell’incontro, con raccomandazioni
pertinenti, al Santo Padre che prende la decisione finale sul tema da
affrontare nell’assemblea sinodale.
Nell’incontro successivo il Consiglio prepara le linee principali per
presentare e sviluppare il tema sinodale in un documento chiamato
Lineamenta. La stesura di questo documento rappresenta il lavoro
congiunto dei membri del Consiglio, teologi che hanno una certa
competenza sulla materia che sarà trattata nell’assemblea sinodale, e lo
staff della Segreteria Generale che coordina i vari sforzi. Dopo aver
esaminato il testo e aver apportato le necessarie modifiche, il
Consiglio redige una versione finale che viene sottoposta al Santo Padre
per l’approvazione. Il documento viene quindi tradotto nelle principali
lingue del mondo ed inviato all’Episcopato al fine di generare, a
livello locale, lo studio, il dibattito e la preghiera riguardo al tema
sinodale.
I Lineamenta (parola latina che significa “linee”, “tratti”) hanno per
natura un’ampia destinazione e sono diretti a provocare su vasta scala
osservazioni e reazioni. Quantunque i primi ed autorevoli destinatari
dei Lineamenta siano ovviamente i vescovi e le Conferenze Episcopali,
essi tuttavia hanno piena libertà di allargare la loro base di
consultazione. Dopo aver riunito ed elencato suggerimenti, reazioni e
risposte ai vari aspetti dell’argomento dei Lineamenta, i vescovi
preparano una relazione che inviano poi alla Segreteria Generale entro
una data determinata.
Dopo aver ricevuto il suddetto materiale, il Consiglio della Segreteria
Generale, sempre con l’aiuto di esperti sull’argomento, redige un altro
documento detto Instrumentum laboris, che servirà da base e da punto di
riferimento durante la discussione sinodale. Questo “documento di
lavoro”, anche se pubblicato, è solo un testo provvisorio che sarà
oggetto di discussione durante il Sinodo. Il documento non è una bozza
delle conclusioni finali, ma solo un testo volto a incentrare la
discussione sul tema sinodale. Dopo essere stato sottoposto e approvato
dal Santo Padre, il documento viene tradotto nelle lingue principali e
inviato ai vescovi e a quei membri che parteciperanno all’assemblea
sinodale. A volte il Santo Padre ha permesso che il testo venisse
pubblicato e avesse quindi una maggiore diffusione. Ad esempio, a
partire dal 1983 questo è avvenuto per l’Instrumentum laboris di alcune
assemblee sinodali. Dal 1983 l’Instrumentum laboris di ogni assemblea
sinodale è stato reso pubblico per favorirne un’ampia diffusione. I
delegati episcopali e gli altri membri leggono il documento per
conoscerne i contenuti che poi verranno discussi durante l’assemblea
sinodale.
Grazie al lavoro preparatorio nelle Chiese locali, basato sui suddetti
documenti, ovvero i Lineamenta e l’Instrumentum laboris, i padri
sinodali possono illustrare all’assemblea sinodale le esperienze e le
aspirazioni di ogni comunità, così come i frutti delle discussioni delle
Conferenze Episcopali.
Le sessioni di lavoro sinodale sono caratterizzate da tre fasi:a.
Durante la prima fase ogni membro illustra la situazione nella sua
Chiesa particolare. Ciò promuove uno scambio di fede e di esperienze
culturali sul tema sinodale e contribuisce a fornire una visione
iniziale della situazione della Chiesa, che comunque deve essere
ulteriormente sviluppata e approfondita.
b. Alla luce di queste presentazioni, il Relatore del Sinodo formula una
serie di punti da discutere nella seconda fase, durante la quale tutti i
padri sinodali si dividono in piccoli gruppi detti circoli minori, in
base alla lingua parlata. Le relazioni di ognuno di questi gruppi
vengono lette nella sessione plenaria. A questo punto i padri sinodali
hanno la possibilità di porre domande per chiarire gli argomenti esposti
e di fare commenti.
c. Nella terza fase, il lavoro prosegue nei circoli minori con la
formulazione di suggerimenti e osservazioni in una forma più precisa e
definita, di modo che nei giorni conclusivi dell’assemblea si possano
mettere ai voti proposte concrete. Il lavoro iniziale dei padri sinodali
nei circoli minori consiste nel formulare varie proposte sulla base del
dibattito nell’aula sinodale e delle relazioni dei Circoli Minori. Nei
Circoli Minori i padri sinodali possono votare una proposta con un
“placet” (sì) o un “non placet” (no). Le proposte dei circoli minori
vengono poi raccolte dal Relatore Generale e dal Segretario Speciale e
riunite in un Elenco unificato delle proposizioni che viene presentato
dal Relatore Generale nella sessione plenaria. Quindi i Circoli Minori
si riuniscono di nuovo per discutere le proposte. A questo punto i padri
sinodali possono sottoporre all’attenzione del gruppo gli emendamenti
individuali, che saranno usati nel comporre collettivamente gli
emendamenti da votare alle proposte che si attendono da ogni gruppo. Il
Relatore Generale e il Segretario Speciale esaminano questi emendamenti
collettivi che possono incorporare o meno nell’Elenco finale delle
proposizioni, sulla base della loro decisione che, in caso di rifiuto,
deve essere spiegata in un documento chiamato Expensio modorum. L’Elenco
finale delle proposizioni viene quindi presentato nella sessione
plenaria, dopo di che l’opuscolo diviene la scheda dove ogni Padre
sinodale può votare a favore o contro le proposizioni.
Al termine di una assemblea sinodale, il Segretario Generale
supervisiona l’archiviazione del materiale e la redazione della
relazione sul lavoro sinodale per sottoporli al Santo Padre. Non esiste
una norma stabilita circa il documento finale risultante dall’assemblea
sinodale. Alla fine delle prime tre assemblee sinodali (Assemblee
Generali Ordinarie del 1967 e 1971, e Assemblea Generale Straordinaria
del 1969), le conclusioni furono sottoposte all’attenzione del Papa
unitamente a delle raccomandazioni in risposta ai problemi presentati.
Dopo la Terza Assemblea Generale Ordinaria del 1974, il Santo Padre
stesso, tenendo in considerazione le proposizioni sinodali e le
relazioni finali, scrisse l’Esortazione Apostolica “Evangelii
nuntiandi”. Lo stesso processo è stato seguito nelle altre Assemblee
Sinodali Generali Ordinarie (1977, 1980, 1983, 1987, 1990, 1994, 2001,
2005), alle quali sono associate le Esortazioni apostoliche seguenti,
rispettivamente Catechesi tradendæ, Familiaris consortio, Reconciliatio
et pænitentia, Christifideles laici, Pastores dabo vobis, Vita
Consecrata, Pastores gregis e Sacramentum caritatis. Al termine
dell’Assemblea Speciale per l’Africa (1994), il Santo Padre promulgò
l’Esortazione Apostolica post-sinodale Ecclesia in Africa che ha dato
risultati positivi nelle iniziative pastorali in questo continente. A
seguito della pubblicazione di un documento sull’impatto e l’attuazione
dell’Esortazione Apostolica post-sinodale a livello della Chiesa locale,
l’attenzione si è soffermata sulla organizzazione di una Seconda
Assemblea Speciale. Il 13 novembre 2004 Papa Giovanni Paolo II ha
annunciato la convocazione di una Seconda Assemblea speciale per
l’Africa, che successivamente è stata confermata dal Santo Padre
Benedetto XVI nel corso dell’udienza generale settimanale del 22 giugno
2005.
Nel maggio 1997, nel corso di una visita pontificia in Libano, fu
pubblicata l’Esortazione Apostolica Postsinodale per l’Assemblea
Speciale per il Libano (1995), Une espérance nouvelle pour le Liban,
come parte integrante della fase celebrativa dell’Assemblea Speciale. Il
23 gennaio 1999, nel santuario di Nostra Signora di Guadalupe in
Messico, fu promulgata dal Santo Padre l’Esortazione Apostolica
Postsinodale per l’Assemblea Speciale per l’America Ecclesia in America.
Il 6 novembre 1999 il Santo Padre firmò a Delhi, in India, l’Esortazione
Apostolica Postsinodale Ecclesia in Asia.
A partire dal Sinodo del 1987, vari Consigli della Segreteria Generale e
il Segretario Generale sono stati collegialmente coinvolti nel processo
che ha portato alla pubblicazione dell’Esortazione Apostolica
post-sinodale, il documento pontificio risultante dal Sinodo. È
interessante conoscere la storia e lo sviluppo di questi Consigli.
Fra la seconda e la terza assemblea sinodale, fu istituito un Consiglio
consultivo per la Segreteria Generale, composto da 12 vescovi designati
e da 3 di nomina pontificia. Tale Consiglio si riunì per la prima volta
dal 12 al 15 maggio 1970; aveva il fine di facilitare la comunicazione
con le conferenze episcopali e formulare l’ordine del giorno per
l’assemblea successiva. Dopo questo incontro, ebbe inizio una
consultazione dei vescovi di tutto il mondo volta a suggerire temi per
le assemblee future (tale consultazione attualmente comincia nei giorni
conclusivi dell’assemblea generale ordinaria).
Da allora i consigli ordinari della Segreteria Generale, costituiti in
ogni sinodo in vista della preparazione di quello successivo, sono
diventati un elemento permanente del Segreteria Generale:
- II Consiglio Ordinario (6 novembre 1971 - 27 settembre 1974);
- III Consiglio Ordinario (26 ottobre 1974 - 30 settembre 1977);
- IV Consiglio Ordinario (29 ottobre 1977 - 26 settembre 1980);
- V Consiglio Ordinario (25 ottobre 1980 - 29 settembre 1983);
- VI Consiglio Ordinario (29 ottobre 1983 - 1 ottobre 1987);
- VII Consiglio Ordinario (30 ottobre 1987 - 30 settembre 1990);
- VIII Consiglio Ordinario (28 ottobre 1990 - 2 ottobre 1994);
- IX Consiglio Ordinario (29 ottobre 1994 - 25 aprile 2001);
- X Consiglio Ordinario (26 ottobre 2001 - 2 ottobre 2005);
- XI Consiglio Ordinario (15 ottobre 2005 - 5 ottobre 2008).
Con l’avvento delle assemblee continentali o regionali, il Santo Padre
decise di costituire durante le assemblee speciali Consigli
post-sinodali mediante elezione e nomina: Di conseguenza, oltre al
Consiglio post-sinodale ordinario, la Segreteria Generale dispone anche
dei seguenti Consigli post-sinodali dalla loro data d’istituzione. Con
la revisione dell’Ordo Synodi Episcoporum (2006), questi consigli
vengono ora chiamati “Consigli Speciali”:
- Consiglio post-sinodale per i Paesi Bassi (31 gennaio 1980);
- Consiglio post-sinodale per l’Africa (8 maggio 1994);
- Consiglio post-sinodale per il Libano (14 dicembre 1995);
- Consiglio post-sinodale per l’America (12 dicembre 1997);
- Consiglio post-sinodale per l’Asia (14 maggio 1998);
- Consiglio post-sinodale per l’Oceania (11 dicembre 1998);
- Consiglio post-sinodale per l’Europa II (22 ottobre 1999).
Allo stesso modo, nella preparazione dell’assemblea speciale, il Santo
Padre ha nominato un gruppo di vescovi, principalmente del continente e
della regione in questione, a formare Consigli pre-sinodali. Questi
Consigli durano dalla data della nomina fino al primo giorno
dell’assemblea sinodale. Pertanto la lista dei Consigli pre-sinodali
passati, in questa categoria, con le loro date di esistenza, è la
seguente:
- Consiglio pre-sinodale per l’Africa (6 gennaio 1989 - 10 aprile 1994);
- Consiglio pre-sinodale per il Libano (24 gennaio 1992 - 26 novembre
1995);- Consiglio pre-sinodale per l’America (12 giugno 1995 - 16
novembre 1997);
- Consiglio pre-sinodale per l’Asia (10 settembre 1995 - 19 aprile
1998);
- Consiglio pre-sinodale per l’Oceania (7 giugno 1996 - 22 novembre
1998);
- Consiglio pre-sinodale per l’Europa II (9 febbraio 1997 - 1 ottobre
1999).
Come si può osservare, la metodologia collegiale è operativa nella fase
iniziale (attraverso la scelta del tema), durante la preparazione
(mediante l’elaborazione del tema nei Lineamenta) e la celebrazione
dell’assemblea sinodale, fino alla pubblicazione del documento che è il
frutto e il coronamento del Sinodo stesso. È quindi possibile dire che
il Sinodo opera come organo collegiale attraverso il quale nella prima
fase vengono presi in considerazione le esperienze di fede e di vita
delle comunità cristiane; in seguito, nelle sessioni plenarie questi
elementi vengono riepilogati e illuminati dalla fede, e infine, in
spirito di comunione, vengono formulate delle proposizioni che il Santo
Padre, principio di unità della Chiesa, restituisce alle Chiese
particolari proprio come il sangue ossigenato scorre nuovamente nelle
arterie per vivificare il corpo umano.
Affinché questa collegialità possa esprimere pienamente il suo
potenziale, deve esistere uno spirito altruista di collaborazione fra
tutti coloro che sono chiamati a partecipare alla preparazione di
un’assemblea sinodale, in particolare le Chiese cattoliche orientali sui
iuris e le Conferenze episcopali che riuniscono i Pastori delle Chiese
locali nelle quali la fede del Popolo di Dio è vissuta e sentita in
tutta la sua forza e la sua ricchezza. La partecipazione collegiale
degli organismi episcopali si esprime concretamente soprattutto
attraverso le risposte ai Lineamenta. Più enti episcopali rispondono,
più saranno ricchi e vari gli elementi che, rispecchiando fedelmente la
vita delle Chiese locali, costituiscono autentici punti di riferimento
per la stesura dell’Instrumentum laboris e per la discussione nell’aula
sinodale.
III
PROSPETTO DELLE ASSEMBLEE SINODALI
1. I Assemblea Generale Ordinaria
In sessione: 29 settembre - 29 ottobre 1967
Padri sinodali: 197
Tema: “La preservazione ed il rafforzamento della fede cattolica, la sua
integrità, il suo vigore, il suo sviluppo, la sua coerenza dottrinale e
storica”
Papa Paolo VI ne fissò lui stesso gli scopi: “... la preservazione ed il
rafforzamento della fede cattolica, la sua integrità, il suo vigore, il
suo sviluppo, la sua coerenza dottrinale e storica”. Uno dei risultati
dell’assemblea è stata la raccomandazione da parte dei padri sinodali,
considerando la diffusione dell’ateismo, della crisi della fede e delle
opinioni teologiche erronee nel mondo, di istituire una commissione
internazionale di teologi per aiutare la Congregazione per la Dottrina
della Fede, come pure per allargare un dibattito sugli approcci della
ricerca teologica. La Commissione Teologica Internazionale fu
effettivamente istituita da Papa Paolo VI nel 1969.
Il Sinodo chiese anche una revisione del Codice di Diritto Canonico del
1917 con l’intenzione di dargli un carattere più pastorale e moderno
nella sua formulazione. Il lavoro fu iniziato da Papa Paolo VI e portato
a compimento sotto Papa Giovanni Paolo II con la promulgazione nel 1983
del nuovo Codice di Diritto Canonico.
Si discusse della necessità che le Conferenze Episcopali svolgessero un
ruolo più importante nel rinnovamento dei seminari e nella formazione
sacerdotale. Alcune delle procedure concernenti i matrimoni misti,
raccomandate dall'Assemblea, furono approvate dal Papa nel 1970. Vennero
inoltre esaminati diversi aspetti riguardanti la riforma liturgica,
molti dei quali furono poi realizzati quando il Nuovo Ordo della Messa
divenne effettivo nel 1969.
Si discusse della necessità che le Conferenze Episcopali svolgessero un
ruolo più importante nel rinnovamento dei seminari e nella formazione
sacerdotale. Alcune delle procedure concernenti i matrimoni misti,
raccomandate dall'Assemblea, furono approvate dal Papa nel 1970. Vennero
inoltre esaminati diversi aspetti riguardanti la riforma liturgica,
molti dei quali furono poi realizzati quando il Nuovo Ordo della Messa
fu approvato e divenne effettivo nel 1969.
2. I Assemblea Generale Straordinaria
In sessione: 11 ottobre-28 ottobre 1969
Padri sinodali: 146
Tema: “La cooperazione tra la Santa Sede e le Conferenze Episcopali”
Questa Assemblea Generale Straordinaria aveva all’ordine del giorno la
ricerca e lo studio di vie e mezzi per mettere in pratica la
collegialità dei vescovi con il Papa, un tema al quale venne data grande
attenzione nelle dichiarazioni sulla Chiesa formulate durante il
Concilio Vaticano II. Quest’assemblea ha aperto la via ad una più vasta
partecipazione dei vescovi con il Papa e dei vescovi tra loro alla cura
pastorale della Chiesa universale.
In questa assemblea l’enfasi fu posta principalmente su due punti
fondamentali: 1. la collegialità dei vescovi con il Papa; 2. le
Conferenze Episcopali nella loro relazione con il Papa e con i singoli
vescovi. Varie raccomandazioni vennero presentate al Santo Padre e tre
di esse vennero immediatamente prese in considerazione: 1. che il Sinodo
si riunisse ad intervalli regolari: prima ogni 2 anni, in seguito ogni 3
anni; 2. che la Segreteria Generale potesse procedere ad un lavoro
organizzato e funzionale nel tempo fra le sessioni sinodali; 3. che
fosse permesso ai padri sinodali di suggerire argomenti per le future
assemblee.
Un Consiglio della Segreteria venne istituito tra la seconda e la terza
assemblea sinodale, composto da 12 vescovi eletti e da 3 designati dal
Santo Padre. Il Consiglio si riunì per la prima volta dal 12 al 15
maggio del 1970 con l’intento di facilitare le relazioni con le
Conferenze Episcopali e di formulare l’ordine del giorno dell’assemblea
successiva. Dopo questa riunione cominciò la consultazione generale dei
vescovi di tutto il mondo per fissare il tema delle future assemblee.
Questa consultazione ora comincia negli ultimi giorni dell’assemblea
sinodale. Da allora il Consiglio della Segreteria Generale, eletto da
ogni Sinodo in vista della preparazione del Sinodo successivo, è
divenuto un aspetto permanente della Segreteria Generale.
3. II Assemblea Generale Ordinaria
In sessione: 30 settembre - 6 novembre 1971 (la più lunga fino ad oggi)
Padri sinodali: 210
Tema: “Il sacerdozio ministeriale e la giustizia nel mondo”
I padri sinodali, nel corso della discussione, elogiarono i sacerdoti in
tutto il mondo per la loro dedizione, nel ministero, alla Parola e al
sacramento, come pure la loro opera pastorale nell’apostolato. Nello
stesso tempo, si diede attenzione alle varie difficoltà che i sacerdoti
incontravano nel loro ministero.
I padri sinodali, inoltre, parlarono del tema della giustizia ribadendo
la necessità di riferire il Vangelo alle circostanze mondiali e locali.
Come risposta, essi abbozzarono un programma di 8 punti per un’azione
internazionale e raccomandarono che la Chiesa a livello locale
promuovesse l’educazione e la collaborazione ecumenica nel campo della
giustizia.
4. III Assemblea Generale Ordinaria
In sessione: 27 settembre - 26 ottobre 1974
Padri sinodali: 209
Tema: “L’evangelizzazione nel mondo moderno”
In questa assemblea i padri sinodali misero di nuovo in rilievo
l’essenziale carattere missionario della Chiesa e il dovere di ogni
membro della Chiesa di dare testimonianza a Cristo in tutto il mondo. In
questo contesto, l’argomento allora diffuso della “liberazione” fu
collegato all’opera di evangelizzazione nel cercare di liberare popoli e
persone dal peccato. Le raccomandazioni e le proposte che i padri
sinodali sottoposero al Santo Padre furono utilizzate nella formulazione
dell’Esortazione Apostolica “Evangelii nuntiandi” dell’8 dicembre 1975.
5. IV Assemblea Generale Ordinaria
In sessione: 30 settembre - 29 ottobre 1977
Padri sinodali: 204
Tema: “La catechesi nel nostro tempo”
I padri sinodali trattarono il tema della catechesi nel nostro tempo con
particolare riferimento ai bambini e ai giovani. Essi presentarono al
Papa una serie di 34 proposte o proposizioni e più di 900 suggerimenti
sul tema in questione. Nelle proposizioni furono trattate 6 aree
generali: l’importanza del rinnovamento catechetico, la natura della
vera catechesi, le persone coinvolte nella catechesi, la necessità
continua di una catechesi per tutti i cristiani; i mezzi o i canali
della catechesi e gli aspetti particolari relativi alla catechesi.
In quella occasione i padri sinodali, per la prima volta, pubblicarono
una dichiarazione sinodale intitolata Messaggio al Popolo di Dio. I
padri sinodali in tale Messaggio ribadirono che Cristo è il centro della
salvezza e quindi della catechesi. Allo stesso tempo misero in evidenza
che tutti i cristiani hanno la responsabilità di portare Cristo al
mondo.
Poco dopo la conclusione di questo Sinodo, Papa Giovanni Paolo II
pubblicò l’Esortazione Apostolica “Catechesi tradendae” del 17 ottobre
1979, che si avvalse di un gran numero di riflessioni e di proposte dei
padri sinodali.
6. Assemblea Speciale per i Paesi Bassi
In sessione: 14-31 gennaio 1980
Padri sinodali: 19
Tema: “La situazione pastorale nei Paesi Bassi”
Il “Sinodo particolare per i Paesi Bassi”, come venne chiamato, o
popolarmente conosciuto come “Sinodo Olandese”, è di fatto, secondo il
Codice di Diritto Canonico (can. 345), promulgato nel 1983, la prima
Assemblea Speciale del Sinodo dei Vescovi. Questa assemblea sinodale,
svoltasi in Roma, trattò della concezione del Concilio Vaticano II del
mistero della comunione della Chiesa e delle sue implicazioni pratiche,
sia nell’ambito locale che in quello universale, concentrandosi sulla
figura del vescovo come Maestro della Fede e Pastore delle anime, nella
sua diocesi e nella Conferenza Episcopale. Al termine, l’assemblea
adottò risoluzioni concernenti il sacerdozio ministeriale, la vita
religiosa, la partecipazione del laicato alla missione della Chiesa, i
sacramenti, l’Eucaristia e la confessione, la liturgia, la catechesi e
l’ecumenismo, tutto fondato sugli insegnamenti del Concilio Vaticano II.
Un Consiglio sinodale, appositamente costituito alla fine di questa
Assemblea sinodale, si riunisce periodicamente con la Segreteria
Generale per continuare a valutare la situazione pastorale e per
promuovere l’applicazione delle risoluzioni sinodali. Anche se,
tecnicamente, questo Sinodo sia ancora vigente, esso non si è più
riunito dal 10-11 novembre 1995.
7. V Assemblea Generale Ordinaria
In sessione: 26 settembre - 25 ottobre 1980
Padri sinodali: 216
Tema: “La famiglia cristiana”
Questo Sinodo riaffermò l’insegnamento della Chiesa sull’indissolubilità
del matrimonio e i contenuti dell'Enciclica Humanae vitae. I padri
sinodali durante questa Assemblea redassero un Messaggio alle famiglie
cristiane nel mondo moderno e proposero una Carta dei diritti della
famiglia, che Papa Giovanni Paolo II concretizzò il 22 ottobre 1983. Il
22 novembre 1981 il Papa pubblicò anche l’Esortazione Apostolica
“Familiaris Consortio”, frutto della discussione e delle proposte
dell’assemblea.
8. VI Assemblea Generale Ordinaria
In sessione: 29 settembre - 29 ottobre 1983
Padri sinodali: 221
Tema: “La penitenza e la riconciliazione nella missione della Chiesa”
L’Assemblea sinodale e il tema coincisero con l’Anno Santo
“straordinario” proclamato dal Santo Padre per commemorare il 1950°
anniversario della Redenzione del mondo mediante la morte di Cristo.
Durante l’assemblea i padri sinodali trattarono gli argomenti inerenti
al tema mettendo in luce la necessità di applicare i frutti della
Redenzione di Cristo alla vita di ogni persona e quindi alla società. In
un documento pubblicato dall’assemblea i padri sinodali invitarono il
mondo alla “riconciliazione” e proclamarono “la Chiesa come sacramento
di riconciliazione e segno della misericordia di Dio per il peccatore”.
Il lavoro svolto dai padri sinodali durante questo Sinodo servì da base
all’Esortazione Apostolica post-sinodale “Reconciliatio et paenitentia”
del 2 dicembre 1984, che per la prima volta venne chiamato documento
“post-sinodale”.
9. II Assemblea Generale Straordinaria
In sessione: 24 novembre - 8 dicembre 1985
Padri sinodali: 165
Tema: “XX anniversario della conclusione del Concilio Vaticano II”
Convocata come straordinaria da Papa Giovanni Paolo II (Cf. can. 345),
questa Assemblea sinodale commemorò il XX anniversario della conclusione
del Concilio Vaticano II e valutò il livello di rinnovamento della
Chiesa. In conformità allo statuto, questo Sinodo riunì tutti i
presidenti delle oltre cento Conferenze Episcopali del mondo intero ed
altre persone. Le discussioni s’incentrarono sui documenti del Concilio
Vaticano II e sulla loro applicazione nella Chiesa in tutto il mondo. In
questa assemblea i padri sinodali redassero una Relazione finale
(Relatio finalis), diffusa nella sessione di chiusura, insieme al
Nuntius o Messaggio al Popolo di Dio. In risposta alla proposta dei
padri sinodali in questa assemblea, il Santo Padre autorizzò la
compilazione e la pubblicazione del Catechismo della Chiesa Cattolica,
diffuso nel 1992. Nello stesso tempo, l’Assemblea “… chiedeva uno studio
più completo e più approfondito dello statuto teologico e
conseguentemente dello statuto giuridico delle Conferenze Episcopali e
soprattutto della questione della loro autorità dottrinale, alla luce
del n. 38 del decreto conciliare Christus Dominus e dei canoni 447 e 753
del Codice di Diritto Canonico (Relatio Finalis, II, C, 8,b)”. Questo è
stato fatto nella Lettera Apostolica Motu proprio di Giovanni Paolo II
sulla natura teologica e giuridica delle conferenze episcopali (21
maggio 1998), 7.
10. VII Assemblea Generale Ordinaria
In sessione: 1 - 30 ottobre 1987
Padri sinodali: 232
Tema: “La vocazione e la missione dei laici nella Chiesa e nel mondo”
Attraverso una riflessione sui due concetti della vocazione ("essere") e
della missione ("fare") nel contesto conciliare della comunione della
Chiesa, i padri sinodali cercarono di sottolineare il carattere proprio
dei fedeli laici nella vita della Chiesa, nella loro partecipazione o
comunione nella santità, e nell’azione evangelizzatrice della Chiesa nel
mondo, in virtù del loro carattere secolare. Visto l'argomento, questo
Sinodo registrò una significativa presenza di laici come Uditori; alcuni
laici furono invitati a parlare all’Assemblea Generale e a esprimere
pareri nei Circoli Minori e per la prima volta una donna e un uomo laici
ricoprirono l’ufficio di Segretari Speciali Aggiunti. Le informazioni
risultanti dal Sinodo, in particolare le 54 proposizioni dell’Assemblea
Generale, furono utilizzate per la formulazione dell’Esortazione
Apostolica post-sinodale “Christifideles laici” di Giovanni Paolo II del
30 dicembre 1988.
11. VIII Assemblea Generale Ordinaria
In sessione: 30 settembre - 28 ottobre 1990
Padri sinodali: 238
Tema: “La formazione dei Sacerdoti nelle circostanze attuali”
Tenendo conto del lavoro della Seconda Assemblea Generale Ordinaria del
Sinodo dei Vescovi (1971), che trattò dal punto di vista teologico il
sacerdozio e le sue implicazioni nel ministero sacerdotale, questo
Sinodo ebbe un carattere più pastorale, incentrandosi sulla formazione
sacerdotale e sulla “persona” del sacerdote stesso, sia diocesano che
religioso, prima e dopo l’ordinazione. Nelle sessioni degno di nota fu
il generale accordo fra i padri sinodali nella loro discussione e nel
loro trattamento del tema. Alla fine del Sinodo, i padri sinodali
presentarono al Santo Padre 41 proposizioni, che, insieme ad altre
informazioni risultanti dal processo sinodale, servirono per la
preparazione dell’Esortazione Apostolica post-sinodale “Pastores dabo
vobis” del 25 marzo 1992.
Il 25 ottobre 1990, nel corso della Ventottesima Congregazione, S.E.R.
Mons. Emilio Eid, Vescovo tit. di Sarepta dei Maroniti e Vice Presidente
della Commissione per la Revisione del Codice dei Canoni delle Chiese
Orientali presentò il Codice rivisto e ne distribuì una copia ai padri
sinodali e agli altri partecipanti.
12. I Assemblea Speciale per l'Europa
In sessione: 28 Novembre - 14 Dicembre 1991
Padri sinodali: 137
Tema: “Siamo testimoni di Cristo che ci ha liberato”
Il 22 aprile 1990 durante la sua visita apostolica in Cecoslovacchia,
nella città di Velehrad, presso la tomba di S. Metodio, compatrono
d’Europa con i Santi Cirillo e Benedetto, il Santo Padre manifestò il
suo desiderio di convocare un’Assemblea Speciale per l’Europa del Sinodo
dei Vescovi, per discernere il “kairos” della situazione creata dai
grandi cambiamenti verificatisi in Europa e per valutare il ruolo della
Chiesa negli sforzi di rinnovamento e di ricostruzione compiuti nel
continente. La natura speciale del Sinodo e il suo breve periodo di
preparazione hanno richiesto varie modifiche delle procedure sinodali,
p.es., invece dei documenti Lineamenta e Instrumentum laboris sono state
preparate una breve Guida per la riflessione (Itinerarium) e una Sintesi
(Summarium); furono introdotti criteri speciali per i delegati
episcopali anche per permettere una più ampia rappresentanza di vescovi
dell’Europa centrale e orientale, ecc. Uno dei più importanti eventi
nella preparazione fu un Simposio pre-sinodale promosso dal Pontificio
Consiglio per la Cultura. In esso si riunirono gli intellettuali
dell’Europa orientale e occidentale per una riflessione comune sul tema
del Sinodo. Allo stesso tempo, rappresentanti dalla Chiesa ortodossa e
delle altre principali comunità cristiane in Europa furono invitati
nello spirito ecumenico a partecipare per la prima volta ad un’assemblea
sinodale come “Delegati fraterni”. Il lavoro dell’assemblea speciale
culminò nella pubblicazione di una Dichiarazione (Declaratio), nella
quale i padri sinodali delinearono un programma per la nuova
evangelizzazione dell’Europa e lanciarono un appello a tutti i cittadini
europei a favore della solidarietà universale. In seguito, un gruppo di
membri dell’assemblea speciale fu incaricato di individuare il modo
migliore per mettere in atto le conclusioni della Dichiarazione mediante
un rafforzamento del Concilium Conferentiarum Episcopalium Europae
(CCEE) alla luce delle circostanze del momento.
13. I Assemblea Speciale per l’Africa
In sessione: 10 aprile - 8 maggio 1994
Padri sinodali: 242
Tema: “La Chiesa in Africa e la sua missione evangelizzatrice verso
l’anno 2000: ‘Sarete miei testimoni’ (At 1, 8)”
Il 6 gennaio 1989 il Santo Padre annunciò la sua intenzione di convocare
questa Assemblea Speciale e istituì una commissione ante-preparatoria,
formata principalmente da membri dell’episcopato africano. Nel giugno
seguente questo gruppo fu allargato per costituire il Consiglio della
Segreteria Generale e fu incaricato di contribuire alla preparazione
dell’assemblea sinodale. In occasione dell’incontro dei rappresentanti
dell’episcopato africano a Lomè, in Togo, nel luglio del 1990, furono
pubblicati i Lineamenta, che “delineavano” l’argomento del Sinodo, dando
inizio a un periodo di preghiera e di riflessione a livello locale. Le
risposte delle Chiese locali furono utilizzate per formulare
l’Instrumentum laboris, diffuso durante la Nona Visita Pastorale del
Santo Padre in Africa, a Kampala, Uganda, nel febbraio del 1993.
Utilizzando questo documento come punto di riferimento, i padri sinodali
trattarono nella sessione che durò un mese il tema generale
dell’evangelizzazione nelle seguenti prospettive: 1. Proclamazione del
messaggio; 2. Inculturazione; 3. Dialogo; 4. Giustizia e pace; 5. Mezzi
di comunicazione sociale. Oltre all’animato e approfondito dibattito del
tema durante le varie fasi dell’attività sinodale, un evento
significativo dell’assemblea speciale furono le cerimonie di apertura e
di chiusura, che incorporarono molti elementi della tradizione liturgica
africana.
Fra i documenti emanati dall’assemblea speciale vi furono un lungo
Messaggio al Popolo di Dio, distribuito al termine dell’assemblea
speciale, e l’Esortazione Apostolica post-sinodale “Ecclesia in Africa”
del 14 settembre 1995, firmata e presentata alla Chiesa durante la
Visita sinodale del Santo Padre in Africa, dal 14 al 20 settembre 1995,
per la fase celebrativa dell’assemblea speciale.
14. IX Assemblea Generale Ordinaria
In sessione: 2 - 29 ottobre 1994
Padri sinodali: 245
Tema: “La vita consacrata e la sua missione nella Chiesa e nel mondo”
Il 30 dicembre 1991 il Santo Padre annunciò la convocazione di una
assemblea sinodale sul tema della vita consacrata. Alcuni hanno
interpretato questo gesto come una conclusione logica della trattazione
degli stati di vita nella Chiesa, iniziata nelle due assemblee ordinarie
precedenti sul laicato e sul sacerdozio. Il periodo di preghiera e di
riflessione che precede l’assemblea sinodale fu particolarmente fecondo,
dando luogo a intensi scambi non soltanto negli istituti di vita
consacrata e nelle società di vita apostolica, ma anche in organismi
nazionali e internazionali, per non parlare delle diverse iniziative
individuali e di gruppo con la gerarchia della Chiesa e i vari dicasteri
della Curia Romana. I padri sinodali trattarono un gran numero di
argomenti inerenti al tema e ascoltarono attentamente i numerosi
interventi degli auditori. Degni di nota furono la partecipazione di un
elevato numero di padri sinodali appartenenti a congregazioni religiose,
la nomina di una religiosa e di un religioso come Segretari Speciali
Aggiunti e di un numero elevato di donne e uomini dediti alla vita
consacrata come Esperti e Uditori. Il 25 marzo 1996 è stata pubblicata
l’Esortazione Apostolica post-sinodale “Vita consecrata”.
15. Assemblea Speciale per il Libano
In sessione: 26 novembre - 14 dicembre 1995
Padri sinodali: 69
Tema: “Cristo è la nostra speranza: rinnovati dal suo Spirito, solidali
testimoniamo il suo amore”
Visti i particolari bisogni della Chiesa in Libano, dovuti al lungo
periodo di guerra, il Santo Padre, il 6 giugno 1991 annunciò la sua
intenzione di convocare un’Assemblea Speciale per il Libano del Sinodo
dei Vescovi. Dopo alcune riunioni preliminari con i Patriarchi delle
Chiese Orientali in Libano, nel gennaio del 1992 fu costituito un
Consiglio di dieci membri, rappresentanti delle sei Chiese cattoliche
sui iuris in Libano, per partecipare al necessario lavoro di
preparazione. Allo stesso tempo, fu nominato un vescovo libanese come
coordinatore “in loco”.
I Lineamenta dell’Assemblea Speciale furono pubblicati il 13 marzo 1993,
dando inizio alla fase di preghiera e di riflessione sul tema sinodale
da parte delle diocesi locali e dei vari organismi ecclesiali in Libano,
periodo che durò fino al 1° novembre 1994. Le risposte ai Lineamenta
furono inserite nell’Instrumentum laboris che servì da punto di
riferimento durante l’Assemblea sinodale. Il 12 dicembre fu distribuita
ai padri sinodali una versione annotata del Codice dei Canoni delle
Chiese Orientali, pubblicata sotto gli auspici del Pontificio Consiglio
per l’Interpretazione dei Testi Legislativi.
Il 10 maggio 1997 l’Esortazione Apostolica post-sinodale “Une Espérance
nouvelle pour le Liban” (“Una Nuova Speranza per il Libano”) fu
pubblicata in occasione della Visita del Santo Padre in Libano per la
fase celebrativa dell’Assemblea Speciale. Una traduzione araba del
documento, preparata dall’Assemblea dei Patriarchi e dei Vescovi in
Libano (A.P.E.C.L.), fu pubblicata nel 1998. Il Consiglio post-sinodale,
frutto di questa assemblea speciale, continua a tenere incontri per
valutare l’impatto e l’applicazione dell’Esortazione Apostolica in
Libano. A questo proposito è stato preparato un Bilancio, che poi è
stato inviato nel 2003 alla Gerarchia del Libano, ai capi di dicastero
della Curia Romana, ai Patriarchi, agli Arcivescovi maggiori e ai
Metropoliti delle Chiese orientali sui iuris, ai Presidenti delle
Conferenze episcopali del mondo e agli altri organismi interessati. Da
allora il Consiglio Speciale si riunisce periodicamente per valutare la
situazione in Libano.
16. Assemblea Speciale per l’America
In sessione: 16 novembre - 12 dicembre 1997
Padri sinodali: 233
Tema: “Incontro con Gesù Cristo vivo: il cammino per la conversione, la
comunione e la solidarietà in America”
Nella Lettera Apostolica Tertio millennio adveniente, il Santo Padre ha
espresso il suo desiderio di continuare il movimento sinodale a livello
continentale, iniziato dalle Assemblee Speciali per l’Europa (1991) e
per l’Africa (1994), e di convocare speciali assemblee sinodali,
includendo l’Assemblea Speciale per l’America, come parte del programma
che porterà alla celebrazione del Grande Giubileo dell’Anno 2000. Il 12
giugno 1995 è stato nominato un Consiglio pre-sinodale per collaborare
alla preparazione dell’assemblea speciale. Con la sua assistenza, i
Lineamenta furono pubblicati il 3 settembre 1996 e l’Instrumentum
laboris il 10 settembre 1997.
Durante l’assemblea, i padri sinodali esaminarono i diversi aspetti
della vita ecclesiale e della società nel continente americano e
ricercarono il modo e i mezzi migliori per permettere al popolo
d’America d’incontrarsi con Gesù Cristo. A tal fine, affrontarono il
rapporto fra Vangelo e cultura e gli importanti concetti di conversione,
comunione e solidarietà, per rispondere alle grandi sfide della società
contemporanea nel continente. Al termine dell’assemblea speciale i padri
sinodali pubblicarono il consueto Nuntius o Messaggio al Popolo di Dio.
Un Consiglio post-sinodale, eletto durante l’assemblea, si è riunito in
varie occasioni per valutare i risultati del Sinodo e assistere il Santo
Padre nella redazione dell’Esortazione Apostolica post-sinodale
“Ecclesia in America” del 22 gennaio 1999, promulgata dal Santo Padre il
23 gennaio 1999, durante la fase celebrativa dell’assemblea speciale a
Città del Messico. Il giorno successivo, molti partecipanti sinodali
provenienti da tutte le parti del continente hanno partecipato alla
Liturgia Eucaristica celebrata nel Santuario di Nostra Signora di
Guadalupe.
In seguito, il Consiglio post-sinodale ha tenuto vari incontri per
verificare l’applicazione del documento e per incoraggiare i vescovi
nelle loro iniziative nel Continente in risposta al documento
post-sinodale. Nel 2002 su questo argomento si preparò un Bilancio, che
venne spedito a ciascuno dei membri della gerarchia in America, ai capi
dei dicasteri della Curia Romana, ai Patriarchi, agli Arcivescovi
Maggiori e Metropoliti delle Chiese orientali sui iuris, ai Presidenti
delle Conferenze Episcopali del mondo e agli altri organismi
interessati. Il Consiglio speciale si riunisce periodicamente per
continuare a discutere le questioni prioritarie del continente
illustrate nel Bilancio.
17. Assemblea Speciale per l’Asia
In sessione: 19 aprile - 14 maggio 1998
Padri sinodali: 191
Tema: “Gesù Cristo il Salvatore e la sua missione di amore e servizio in
Asia: ‘Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza’
(Gv 10, 10)”
Nella Lettera Apostolica Tertio millennio adveniente, il Santo Padre
rese pubblica l’intenzione di celebrare Assemblee Speciali del Sinodo
dei Vescovi per i continenti, come parte della preparazione al Grande
Giubileo dell'Anno 2000. Il 10 settembre 1995, il Santo Padre ha
costituito un Consiglio pre-sinodale per l’Assemblea Speciale per
l’Asia, formato principalmente da cardinali, arcivescovi e vescovi
dell’Asia. Fra i loro compiti vi era quello di assistere la Segreteria
Generale nella stesura dei Lineamenta diffusi il 3 settembre 1996 e
dell’Instrumentum laboris pubblicato il 13 febbraio 1998.
Durante l’assemblea speciale i padri sinodali, tenendo conto del fatto
che la Chiesa è un piccolo ma vivace gregge nel continente asiatico,
dove sono presenti le grandi religioni del mondo, hanno concentrato la
loro attenzione sulla unicità della persona di Gesù il Salvatore e sul
suo dono della vita in abbondanza visto nel contesto del piano della
Chiesa di una nuova evangelizzazione. Un’attenzione particolare è stata
rivolta al modo in cui la Chiesa, in un piano pastorale concreto, può
continuare la missione del Signore di amore e di servizio in Asia. Alla
fine, i padri sinodali hanno pubblicato un Nuntius o Messaggio al Popolo
di Dio in cui vengono trattati vari punti del tema sinodale.
L’Assemblea elesse un Consiglio post-sinodale, riunitosi poi ad
intervalli regolari. Esso ha collaborato nell’analisi delle
raccomandazioni dell’Assemblea Speciale e nella redazione
dell’Esortazione Apostolica post-sinodale “Ecclesia in Asia”, firmata
dal Santo Padre il 6 novembre 1999 nella Cattedrale del Sacro Cuore,
durante la fase celebrativa dal 5 all’8 novembre 1999 a New Delhi, in
India. In seguito, il Consiglio post-sinodale si è riunito
periodicamente per valutare la distribuzione e l’applicazione del
documento nella Chiesa in Asia. Nel 2002 è stato preparato un Bilancio,
spedito poi a ciascun membro della gerarchia in Asia, ai capi dei
dicasteri della Curia Romana, ai Patriarchi, agli Arcivescovi Maggiori e
Metropoliti delle Chiese Orientali sui iuris, ai Presidenti delle
Conferenze Episcopali del mondo e agli altri organismi interessati.
Il Consiglio Speciale si riunisce periodicamente per continuare a
discutere le questioni indicate nel Bilancio come prioritarie per il
continente.
18. Assemblea Speciale per l’Oceania
In sessione: 22 novembre - 12 dicembre 1998
Padri sinodali: 117
Tema: “Gesù Cristo: seguire la sua Via, proclamare la sua Verità, vivere
la sua Vita: una chiamata per i popoli dell’Oceania”
L’Assemblea Speciale per l’Oceania è stata la terza assemblea sinodale
continentale o regionale della serie annunciata dal Santo Padre con la
lettera apostolica Tertio millennio adveniente, come parte della
preparazione al Grande Giubileo dell'Anno 2000. Il 7 giugno 1996, il
Santo Padre ha nominato il Consiglio pre-sinodale costituito
principalmente dai vescovi dell’Oceania. In una serie di incontri che si
sono tenuti a Roma e a Wellington (Nuova Zelanda) questo Consiglio ha
aiutato a redigere i Lineamenta, determinare i criteri per la
partecipazione e completare la stesura dell’Instrumentum laboris.
Caratteristica unica di questa assemblea sinodale è stato il fatto che
vi avrebbero partecipato tutti i vescovi della regione come membri
ex-officio. Per ridurre le difficoltà del viaggio e limitare l’assenza
dei vescovi dalle loro Chiese locali, sono stati presi provvedimenti per
compiere le abituali visite ad limina in concomitanza con l’assemblea
speciale. Nonostante le grandi differenze inerenti alle situazioni
pastorali della regione, durante i lavori sinodali sono emerse molte
preoccupazioni comuni, per esempio l’inculturazione del Vangelo, la
rinnovata attenzione per la catechesi e la formazione, il rafforzamento
della fede dei credenti, la cura pastorale dei giovani, dei migranti e
delle popolazioni indigene, ecc., il tutto incentrato sulla persona di
Cristo, la via, la verità e la vita.
L’11 dicembre 1998 i membri dell’assemblea speciale hanno eletto un
Consiglio post-sinodale, con tre membri di nomina pontificia. Il
Consiglio ha tenuto alcuni incontri per discutere i risultati
dell’assemblea speciale e per collaborare alla stesura da parte del
Santo Padre dell’Esortazione Apostolica post-sinodale “Ecclesia in
Oceania”, promulgata il 22 novembre 2001 con un’importante cerimonia
storica, in Vaticano, durante la quale il documento fu inviato
simultaneamente attraverso internet a tutte le diocesi della regione.
Ecclesia in Oceania è divenuta il primo documento pontificio dell’era
elettronica ad essere trasmesso con internet.
Nel 2003 il Consiglio post-sinodale si è riunito per iniziare il
processo di esame dell’impatto e dell’attuazione di Ecclesia in Oceania
nella regione, da cui è derivata una relazione inviata ai Vescovi
dell’Oceania e condivisa con la Chiesa universale nel 2006. Nella
riunione del febbraio 2008, i membri del Consiglio hanno deciso di
tenere il loro prossimo incontro in Australia, in concomitanza con
l’Assemblea Plenaria della Federazione delle Conferenze dei Vescovi
Cattolici dell’Oceania a maggio del 2010.
19. II Assemblea Speciale per l’Europa
In Sessione: 1 - 23 ottobre 1999
Padri sinodali: 117
Tema: “Gesù Cristo, vivente nella sua Chiesa, sorgente di speranza per
l’Europa”
La II Assemblea Speciale per l’Europa è l’ultima della serie di
assemblee sinodali continentali convocate dal Santo Padre nella sua
Lettera Apostolica Tertio millennio adveniente come parte della
preparazione al Grande Giubileo dell’anno 2000. Sebbene la I Assemblea
Speciale per l’Europa fosse stata celebrata nel 1991, meno di un
decennio prima, le nuove situazioni sociali e culturali, presenti nel
continente sulla scia dei cambiamenti politici verificatisi nell’Est,
hanno suscitato sfide pastorali tali da rendere particolarmente
opportuna la convocazione della II Assemblea Speciale per l’Europa.
Il 9 febbraio 1997 il Santo Padre nominò i membri del Consiglio
pre-sinodale per favorire la preparazione di questa assemblea speciale.
Esso, con l’aiuto della Segreteria Generale e di teologi provenienti da
diverse parti dell’Europa, pubblicò i Lineamenta (primavera del 1998) e
l’Instrumentum laboris (21 giugno 1999) dell’Assemblea Speciale.
Nel corso della II Assemblea Speciale i padri sinodali esaminarono le
diverse realtà della Chiesa in Europa e il momento storico particolare
del progetto di unificazione del continente. Il tema di Gesù Cristo,
vivente nella sua Chiesa, dominò il dibattito sinodale sulle radici
culturali del continente, diventando, nello stesso tempo, sorgente di
speranza per la costruzione di una nuova Europa fondata sulla fede.
Il Consiglio post-sinodale, eletto durante l’assemblea, si è riunito
diverse volte per analizzare i risultati del sinodo e contribuire alla
redazione dell’Esortazione Apostolica post-sinodale “Ecclesia in Europa”
promulgata in Vaticano il 28 giugno 2003 durante i Primi Vespri della
Solennità dei Santi Pietro e Paolo.
Successivamente il Consiglio post-sinodale al fine di valutare l’impatto
e l’applicazione di Ecclesia in Europa nel continente, ha redatto un
questionario che è stato inviato alle Conferenze episcopali e alle
organizzazioni continentali europee. Le risposte a questo questionario
sono servite a valutare alcuni aspetti della missione della Chiesa in
Europa.
20. X Assemblea Generale Ordinaria
In Sessione: 30 settembre - 27 ottobre 2001
Padri sinodali 247
Tema: “Il Vescovo: Servitore del Vangelo di Gesù Cristo per la speranza
del mondo”
In preparazione della X Assemblea Generale Ordinaria, il IX Consiglio
Ordinario della Segreteria Generale si è riunito periodicamente per
assistere nel processo di consultazione per definire il tema e ha
collaborato nella redazione dei Lineamenta, inviati il 16 giugno 1998 ai
vescovi del mondo e a coloro che vengono di consueto contattati per
risposte ufficiali. Queste risposte sono state analizzate in seguito e
tenute in considerazione nel lavoro del Consiglio per la redazione
dell’Instrumentum laboris, che è stato reso noto il 1° giugno 2001.
Durante l’assemblea sinodale i padri sinodali hanno concentrato la loro
attenzione sulla persona e il compito dei vescovi nelle loro diocesi
all’inizio del terzo millennio.
Il 26 ottobre 2001 l’assemblea sinodale ha eletto i membri del X
Consiglio ordinario della Segreteria Generale, al quale il Santo Padre
ha aggiunto tre membri da lui nominati. Nelle riunioni successive il
Consiglio ha esaminato il materiale risultante dal processo sinodale e
particolarmente le Propositiones del sinodo, per assistere il Santo
Padre nella redazione dell’Esortazione Apostolica post-sinodale
“Pastores gregis”, promulgata il 16 ottobre 2003, in corrispondenza del
25° anniversario dell’elezione del Santo Padre.
21. XI Assemblea Generale Ordinaria
In Sessione dal 2 al 23 ottobre2005
Padri sinodali 258
Tema: “L’Eucaristia: fonte e culmine della vita e della missione della
Chiesa”
Il 29 novembre 2003, considerando il parere dei membri del X Consiglio
Ordinario della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi, basato sulla
consultazione delle Conferenze Episcopali del mondo e delle altre parti
interessate, il Santo Padre decise di convocare l’XI Assemblea Generale
Ordinaria per trattare il tema dell’Eucaristia. Il fatto che la scelta
del Santo Padre sopraggiunga poco tempo dopo la pubblicazione della sua
Enciclica sul medesimo tema merita attenzione. Infatti, questa assemblea
sinodale è stata convocata per presentare al Santo Padre le riflessioni
pastorali dei vescovi del mondo su un argomento fondamentale per la vita
e la missione della Chiesa.I Lineamenta, redatti dal X Consiglio
Ordinario della Segreteria Generale con l’aiuto di teologi, sono stati
inviati il 31 marzo 2004 alle Conferenze Episcopali, alle Chiese
Orientali sui iuris, ai capi di dicastero della Curia Romana, all’Unione
dei Superiori Generali e a tutti gli altri interessati. Nel corso di una
successiva riunione, il Consiglio ha analizzato le risposte ai quesiti
dei Lineamenta e, sempre con l’ausilio di esperti, ha redatto
l’Instrumentum Laboris, che è stato pubblicato il 7 luglio 2005.
Dopo la sua elezione, Papa Benedetto XVI ha riconfermato le date
dell’assemblea sinodale e, allo stesso tempo, ha approvato le seguenti
innovazioni nella procedura sinodale: la riduzione della durata
dell’assemblea Sinodale a tre settimane, un’ora di libera discussione,
nel corso della fase degli interventi, a conclusione della sessione
plenaria pomeridiana, il voto elettronico per i membri - oltre alla
consueta votazione scritta - sulle Propositiones o raccomandazioni
sinodali e la diffusione pubblica pro hoc vice di una traduzione
italiana delle Propositiones.
Si è tenuta una sessione speciale per commemorare il 40° anniversario
dell’istituzione del Sinodo dei Vescovi, nel corso della quale diversi
padri sinodali hanno parlato degli aspetti teologici, giuridici e
storici del sinodo. In seguito queste presentazioni, accompagnate da
materiale di riferimento sulle assemblee sinodali, sono state pubblicate
dall’Università Lateranense in un libro dal titolo Il Sinodo dei
Vescovi: 40 Anni di Storia (“The Synod of Bishops: 40 Years of
History”).
La documentazione ufficiale scaturita da questa assemblea sinodale
comprende un Messaggio al Popolo di Dio Message to the People of God
(Nuntius), redatto durante l’assemblea e approvato dai padri sinodali e
l’Esortazione Apostolica post-sinodale “Sacramentum Caritatis” del Santo
Padre del 22 febbraio 2007.
22. XII Assemblea Generale Ordinaria
In sessione dal 5 al 26 ottobre 2008
Padri sinodali 253
Tema: “La Parola di Dio nella Vita e nella Missione della Chiesa”
Il 6 ottobre 2006 Papa Benedetto XVI ha annunciato la sua decisione di
convocare la XII Assemblea Generale Ordinaria per discutere sul tema “La
Parola di Dio nella Vita e nella Missione della Chiesa”. Il Sinodo sulla
Parola di Dio voleva rappresentare una continuità del Sinodo
sull’Eucaristia del 2005 e sottolineare l’intrinseco legame tra
l’Eucaristia e la Parola di Dio per la Vita e la Missione della Chiesa.
Nella sua fase preparatoria i membri del Consiglio, con l’assistenza di
esperti, hanno redatto i consueti Lineamenta, pubblicati il 27 aprile
2007, con le linee guida preliminari sull’argomento e una serie di
quesiti per la discussione e la preghiera a livello locale. In incontri
successivi il Consiglio ha analizzato le risposte ai quesiti nei
Lineamenta, presentate alla Segreteria Generale, insieme con
osservazioni proposte da vari gruppi e persone, e ha redatto
l’Instrumentum laboris, reso pubblico il 12 giugno 2008.
Questa assemblea sinodale è stata la prima ad avere luogo dopo la
revisione dell’Ordo Synodi Episcoporum (il Regolamento del Sinodo dei
Vescovi), approvato dal Santo Padre il 29 Settembre 2006, in
accoglimento del consiglio della Segreteria Generale del Sinodo dei
Vescovi sull’opportunità di aggiornare gli statuti per adeguarli
all’attuale Codice di Diritto Canonico e al Codice dei Canoni delle
Chiese Orientali.
Un aspetto distintivo di questa assemblea sinodale è stato il suo
svolgimento nel corso dell’Anno Paolino iniziato il 29 giugno 2008. Per
commemorare tale evento, la liturgia di apertura del sinodo sarà
celebrata nella basilica papale di San Paolo fuori le Mura. Allo stesso
tempo, visto il tema del dibattito, per la prima volta un rabbino è
stato invitato a parlare ai padri sinodali e ai partecipanti. Questa
assemblea sinodale è stata anche la prima a vedere la presenza di Sua
Beatitudine Bartolomeo I, Patriarca Ecumenico di Costantinopoli, che ha
tenuto un discorso ai partecipanti al Sinodo durante la celebrazione dei
vespri che si è tenuta nella Capella Sistina.
Come in occasione dell'XI Assemblea Generale Ordinaria, le 55
Propositiones risultanti dal lavoro collegiale dei padri sinodali sono
state rese pubbliche pro hoc vice in una traduzione italiana. A
conclusione del Sinodo, i partecipanti hanno pubblicato anche un
Messaggio al Popolo di Dio (Nuntius). Al presente, la Chiesa attende con
ansia la pubblicazione dell'Esortazione apostolica post-sinodale del
Santo Padre, che presenterà la ricchezza della riflessione e della
discussione, non solo durante l'Assemblea, ma anche nel corso di tutto
il processo sinodale.
23. II Assemblea speciale per l’Africa
In sessione dal 4 al 25 ottobre 2009
Padri sinodali: 244
Tema: “La Chiesa in Africa a servizio della riconciliazione, della
giustizia e della pace. ‘Voi siete il sale della terra ... Voi siete la
luce del mondo’ (Mt 5,13.14)”
Il 13 novembre 2004, durante il Simposio dei Vescovi dell’Asia e
dell’Europa, tenutosi a Roma, Papa Giovanni Paolo II, “accogliendo il
desiderio di un Consiglio speciale per l’Africa” e rispondendo alle
“speranze dei pastori africani”, annunciò la convocazione di una II
Assemblea speciale per l’Africa. Nell’udienza generale settimanale del
22 giugno 2005, il Santo Padre, Papa Benedetto XVI, riconfermò tale
decisione.
Successivamente all’annuncio iniziale di una II Assemblea Speciale e in
collaborazione con il Consiglio speciale per l’Africa, Papa Benedetto
XVI ha formulato il secondo tema sinodale: “La Chiesa in Africa a
servizio della riconciliazione, della giustizia e della pace. ‘Voi siete
il sale della terra ... Voi siete la luce del mondo’ (Mt 5,13.14)”. Con
l’aiuto di esperti, il Consiglio ha poi redatto i Lineamenta che
presentavano il tema e contenevano una serie di questioni per la
discussione e la preghiera a livello locale e che sono stati resi
pubblici il 27 giugno 2006.
Le risposte alle questioni sono poi state inviate alla Segreteria
Generale, per poter essere utilizzate ai fini della redazione del
Instrumentum laboris, il documento contenente l’agenda
dell’Assemblea sinodale. Il 19 marzo 2009 Papa Benedetto XVI ha
consegnato personalmente tale documento ai presidenti delle Conferenze
episcopali dell’Africa in occasione della sua Visita Apostolica in
Camerun e in Angola.
Il Consiglio Speciale per l'Africa, data la natura continentale
dell'assemblea e al fine di assicurare il massimo impegno da parte dei
partecipanti, ha elaborato criteri speciali per la partecipazione che,
dopo aver ricevuto l'approvazione papale, sono stati applicati dalle
Conferenze episcopali in Africa per eleggere i partecipanti
all'Assemblea Speciale, che vanno ad aggiungersi a quanti partecipano in
virtù del loro ufficio o per nomina pontificia.
Nel corso della Seconda Assemblea Speciale, i padri sinodali hanno
dedicato la loro attenzione alle diverse realtà della Chiesa nel
continente Africano, e in particolare alla riconciliazione, alla
giustizia e alla pace, affinché la Chiesa possa rispondere alla sua
missione di essere “sale della terra e luce del mondo” negli ambiti
sociale, culturale e religioso . Attraverso il suo ministero di
riconciliazione, la Chiesa è chiamata a stabilire la pace e a promuovere
la giustizia, contribuendo in tal modo alla promozione e allo sviluppo
di tutti i popoli in Africa. La prima assemblea sinodale, avendo
esortato la Chiesa nel continente a un dinamismo rinnovato e alla
speranza, è stata in seguito definita Sinodo di Resurrezione e di
Speranza; la seconda assemblea, essendosi concentrate sulla missione
della Chiesa, viene sempre più spesso indicata come Sinodo di una Nuova
Pentecoste.
L’assemblea sinodale ha approvato un Messaggio Finale, che era
sia un appello sia una fonte di incoraggiamento per la missione della
Chiesa in Africa, nonché 57 Propositiones, ossia proposizioni, da
presentare al Santo Padre, nelle quali i padri sinodali hanno cercato di
affrontare dal punto di vista pastorale le diverse questioni trattate
durante l’assemblea. Il Consiglio Post-sinodale, eletto nel corso
dell’assemblea, ha tenuto diversi incontri per esaminare i risultati del
sinodo e per contribuire alla redazione dell’Esortazione Apostolica
Post-sinodale del Santo Padre.
[A cura della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi - Testo
originale in inglese - Traduzione non ufficiale di lavoro a cura della
Sala Stampa della Santa Sede]
IV.
DOCUMENTI
UFFICIALI
IV.1.
CODICE DI DIRITTO CANONICO (CC. 342-348)
Il Sinodo dei Vescovi è nato in virtù del Motu proprio di Paolo VI
"Apostolica sollicitudo" del 15 settembre 1965. È un documento emanato
per esclusiva iniziativa del Papa. Le disposizioni di questa lettera
apostolica sono state accolte nei canoni 342-348 del nuovo Codice di
Diritto Canonico.
Canone 342 - Il Sinodo dei Vescovi è un'Assemblea di Vescovi i quali,
scelti dalle diverse regioni dell'orbe, si riuniscono in tempi
determinati per favorire una stretta unione fra il Romano Pontefice e i
Vescovi stessi, e per prestare aiuto con il loro consiglio al Romano
Pontefice nella salvaguardia e nell'incremento della fede e dei costumi,
nell'osservanza e nel consolidamento della disciplina ecclesiastica e
inoltre per studiare i problemi riguardanti l'attività della Chiesa nel
mondo.
Canone 343 - Spetta al Sinodo dei Vescovi discutere sulle questioni
proposte ed esprimere dei voti, non però dirimerle ed emanare decreti su
tali questioni, a meno che in casi determinati il Romano Pontefice, cui
spetta in questo caso ratificare le decisioni del Sinodo, non gli abbia
concesso potestà deliberativa.
Canone 344 - Il Sinodo dei Vescovi è direttamente sottoposto
all'autorità dell Romano Pontefice, al quale spetta propriamente:
1º convocare il sinodo ogni qualvolta lo ritenga opportuno e designare
il luogo in cui tenere le assemblee;
2º ratificare l'elezione dei membri che, a norma del diritto peculiare,
devono essere eletti, e altersì designare e nominare gli altri membri;
3º stabilire gli argomenti delle questioni da trattare in tempo
opportuno, a norma del diritto peculiare, prima della celebrazione del
Sinodo;
4º definire l'ordine dei lavori;
5º presiedere il Sinodo personalmente o attraverso altri;
6̊ concludere, trasferire, sospendere e sciogliere il Sinodo.
Canone 345 - Il Sinodo dei Vescovi può riunirsi in Assemblea generale,
ordinaria o straordinaria, in cui vengono trattati argomenti che
riguardano direttamente il bene della Chiesa universale, oppure può
riunirsi in Assemblea speciale, in cui vengono trattati affari che
riguardano direttamente una o più regioni determinate.
Canone 346 - § 1. Il Sinodo dei Vescovi che si riunisce in Assemblea
generale ordinaria è composto di membri, la maggioranza dei quali
Vescovi, che vengono eletti per le singole assemblee dalle Conferenze
dei Vescovi, secondo le modalità determinate dal diritto peculiare del
Sinodo; altri vengono deputati in forza del medesimo diritto, altri sono
nominati direttamente dal Romano Pontefice; ad essi si aggiungono alcuni
membri di Istituti religiosi clericali, eletti a norma del medesimo
diritto peculiare.
§ 2. Il Sinodo dei Vescovi, riunito in Assemblea generale straordinaria
per trattare affari che richiedono una soluzione sollecita, è composto
di membri, la maggioranza dei quali Vescovi, deputati dal diritto
peculiare del Sinodo in ragione dell'ufficio svolto; altri poi nominati
direttamente dal Romano Pontefice; ad essi si aggiungono alcuni membri
di Istituti religiosi clericali eletti a norma del medesimo diritto.
§ 3. Il Sinodo dei Vescovi che si riunisce in Assemblea speciale è
composto soprattuto di membri scelti da quelle Regioni per le quali il
Sinodo viene convocato, a norma del diritto peculiare da cui è retto il
Sinodo.
Canone 347 § 1. Quando l'Assemblea del Sinodo dei Vescovi viene conclusa
dal Romano Pontefice, cessa l'incarico affidato nel Sinodo stesso ai
Vescovi e agli altri membri.
§ 2. Se la Sede Apostolica diviene vacante dopo la convocazione del
Sinodo o durante la sua celebrazione, per il diritto stesso è sospesa
l'Assemblea del Sinodo, come pure l'incarico assegnato in esso ai
membri, finché il vuovo Pontefice non abbia deciso o il suo scioglimento
o la sua continuazione.
Canone 348 § 1. Il Sinodo dei Vescovi ha una Segreteria Generale
permanente presieduta dal Segreterio Generale, nominato dal Romano
Pontefice, al quale è di aiuto il Consiglio di Segreteria composto di
Vescovi, alcuni dei quali vengono eletti, a norma del diritto peculiare,
dallo stesso Sinodo dei Vescovi, altri nominati dal Romano Pontefice;
l'incarico di tutti costoro però cessa quando inizia la nuova Assemblea
generale.
§ 2. Vengono inoltre costituiti per ogni Assemblea del Sinodo dei
Vescovi uno o più Segretari speciali, nominati dal Romano Pontefice, i
quali rimangono nell'ufficio affidato solo fino al termine
dell'Assemblea del Sinodo.
IV.2.
CODICE DEI CANONI DELLE CHIESE ORIENTALI (C. 46)
Canone 46 § 1. Nell'esercitare la sua funzione, il Romano Pontefice è
assistito dai Vescovi che gli possono dare una collaborazione in varie
maniere tra le quali vi è il Sinodo dei Vescovi; gli sono inoltre di
aiuto i Padri Cardinali, la Curia Romana, i Legati pontifici, come pure
altre persone e anche varie istituzioni secondo le necessità dei tempi;
tutte queste persone e istituzioni adempiono l'incarico loro affidato in
nome e con l'autorità dello stesso, per il bene di tutte le Chiese
secondo le norme stabilite dal Romano Pontefice stesso.
§ 2. La partecipazione dei Patriarchi e di tutti gli altri Gerarchi, che
presiedono le Chiese sui iuris, nel Sinodo dei Vescovi è regolata da
norme speciali stabilite dallo stesso Romano Pontefice.
IV.3. LETTERA APOSTOLICA
APOSTOLICA SOLLICITUDO (TESTO INTEGRALE DEL DOCUMENTO INSTITUTIVO DEL
SINODO DEI VESCOVI) DI SUA SANTITÀ GIOVANNI PAOLO II, 15 SETTEMBRE 1965 (TESTO INTEGRALE DEL DOCUMENTO INSTITUTIVO DEL
SINODO DEI VESCOVI PER LA CHIESA UNIVERSALE)
Lettera apostolica Motu proprio di Papa Paolo VI con il quale si
istituisce il Sinodo dei Vescovi per la Chiesa universale (AAS 57
[1965], pp. 775-780).
La sollecitudine apostolica, con la quale, scrutando attentamente i
segni dei tempi, cerchiamo di adattare le vie ed i metodi del sacro
apostolato alle accresciute necessità dei nostri giorni ed alle mutate
condizioni della società, ci induce a rafforzare con più stretti vincoli
la Nostra unione con i Vescovi "che lo Spirito Santo ha costituito...per
governare la Chiesa di Dio" (At 20,28). A ciò siamo mossi non solo dal
rispetto, dalla stima e dalla riconoscenza, con cui a buon diritto
circondiamo tutti i Venerabili Fratelli nell'Episcopato, ma anche dal
gravissimo onere di Pastore universale a Noi imposto, per il quale
dobbiamo condurre il Popolo di Dio ai pascoli eterni. Infatti, in questa
nostra età, veramente turbinosa e piena di pericoli, ma tanto largamente
aperta ai soffi salutari della grazia divina, esperimentiamo ogni giorno
quanto giovi al Nostro dovere apostolico una tale unione con i sacri
Pastori, che perciò Noi intendiamo in ogni modo promuovere e favorire,
"affinché -come altrove abbiamo affermato - non Ci venga a mancare il
sollievo della loro presenza, l'aiuto della loro prudenza ed esperienza,
la sicurezza del loro consiglio, l'appoggio della loro autorità"
(Discorso ai Padri conciliari a chiusura del terzo periodo (AAS, 56
[1964], p. 1011).
Perciò, soprattutto durante la celebrazione del Concilio Ecumenico
Vaticano II, era naturale che nel Nostro animo restasse fermamente
questa Nostra persuasione circa il tempo e la necessità di ricorrere
sempre più all'aiuto dei Vescovi per il bene della Chiesa universale.
Anzi il Concilio Ecumenico è stato anche la causa che Ci ha fatto
concepire l'idea di istituire uno speciale consiglio permanente di sacri
Pastori, e ciò affinché anche dopo il Concilio continuasse a giungere al
popolo cristiano quella larga abbondanza di benefici, che durante il
Concilio felicemente si ebbe dalla viva unione Nostra con i Vescovi.
Ed ora, volgendo ormai il Concilio Ecumenico Vaticano II alla
conclusione, riteniamo sia giunto il momento opportuno per tradurre
finalmente in realtà il progetto da tempo concepito; e ciò facciamo
tanto più volentieri in quanto sappiamo che i Vescovi del mondo
cattolico appoggiano apertamente questo Nostro progetto, come risulta
dai pareri di molti sacri Pastori, che a tal proposito sono stati
espressi nel Concilio Ecumenico.
Così, dopo aver maturamente considerato ogni cosa, per la Nostra stima
ed il Nostro rispetto nei riguardi di tutti i Vescovi cattolici, e per
dare ai medesimi la possibilità di prendere parte in maniera più
evidente e più efficace alla Nostra sollecitudine per la Chiesa
universale, motu proprio e con la Nostra autorità erigiamo e costituiamo
in questa alma Città un consiglio permanente di Vescovi per la Chiesa
universale, soggetto direttamente ed immediatamente alla Nostra potestà
e che con nome proprio chiamiamo Sinodo dei Vescovi. Questo Sinodo, che,
come ogni instituzione umana, col passare del tempo potrà essere
maggiormente perfezionato, è retto dalle seguenti norme generali.
I
Il Sinodo dei Vescovi, per il quale vescovi scelti nelle varie parti del
mondo apportano al Supremo Pastore della Chiesa un aiuto più efficace,
viene costituito in maniera tale che sia: a) una instituzione
ecclesiastica centrale; b) rappresentante tutto l'episcopato cattolico;
c) perpetua per sua natura; d) quanto alla sua struttura, svolgente i
suoi compiti in modo temporaneo ed occasionale.
II
Al Sinodo dei Vescovi spetta per sua natura il compito di dare
informazioni e consigli. Potrà anche godere di potestà deliberativa,
quando questa gli sia stata conferita dal Romano Pontefice; al quale
spetta però in tal caso ratificare le decisioni del Sinodo.
1. I fini generali del Sinodo dei Vescovi sono:
a) favorire una stretta unione e collaborazione fra il Sommo Pontefice
ed i vescovi di tutto il mondo;
b) procurare una informazione diretta ed esatta circa i problemi e le
situazioni che riguardano la vita interna della Chiesa e l'azione che
essa deve condurre nel mondo attuale;
c) rendere più facile l'accordo delle opinioni almeno circa i punti
essenziali della dottrina e circa il modo d'agire nella vita della
Chiesa.
2. I fini speciali ed immediati sono:
a) scambiarsi le opportune notizie;
b) esprimere il proprio parere circa gli affari, per i quali il Sinodo
volta per volta viene convocato.
III
Il Sinodo dei Vescovi è sottomesso direttamente ed immediatamente
all'autorità del Romano Pontefice, al quale inoltre spetterà:
1. convocare il Sinodo, ogni volta che gli parrà opportuno, e fissare il
luogo delle riunioni;
2. ratificare l'elezione dei membri, di cui si tratta nei nn. V e VIII;
3. fissare l'oggetto delle questioni da trattare, almeno sei mesi prima
della riunione del Sinodo, se sarà possibile;
4. fare spedire la materia degli argomenti da trattarsi a coloro che
devono intervenire nella discussione di tali questioni;
5. stabilire l'ordine del giorno;
6. Presiedere il Sinodo di persona o per mezzo di altri.
IV
Il Sinodo dei Vescovi può essere riunito in assemblea generale, in
assemblea straordinaria e in assemblea speciale.
V
Il Sinodo dei Vescovi riunito in assemblea generale comprende innanzi
tutto e per sé:
1. a) i Patriarchi, gli Arcivescovi maggiori ed i Metropoliti fuori dei
Patriarcati delle Chiese cattoliche di rito orientale;
b) i Vescovi eletti dalle singole Conferenze Episcopali nazionali,
secondo il n. VIII;
c) i Vescovi eletti dalle Conferenze Episcopali di più nazioni,
costituite cioè per quelle nazioni che non hanno una Conferenza propria,
secondo il n. VIII;
d) a questi si aggiungono dieci religiosi rappresentanti gli istituti
religiosi clericali, eletti dall'Unione Romana dei Superiori Generali.
2. All'assemblea generale del Sinodo dei Vescovi partecipano anche i
Cardinali preposti alla direzione dei Dicasteri della Curia Romana.
VI
Il Sinodo dei Vescovi riunito in assemblea straordinaria comprende:
1. a) i Patriarchi, gli Arcivescovi maggiori ed i metropoliti fuori dei
Patriarcati delle Chiese cattoliche di rito orientale;
b) i presidenti delle Conferenze Episcopali nazionali;
c) i presidenti delle Conferenze Episcopali di più nazioni, costituite
cioè per quelle nazioni che non hanno una Conferenza propria;
d) tre religiosi rappresentanti gli istituti religiosi clericali, eletti
dall'Unione Romana dei superiori generali.
2. All'assemblea straordinaria del Sinodo dei Vescovi partecipano anche
i Cardinali preposti alla direzione dei Dicasteri della Curia Romana.
VII
Il Sinodo dei Vescovi riunito in assemblea speciale comprende i
Patriarchi, gli Arcivescovi maggiori e i Metropoliti fuori dei
Patriarcati delle Chiese cattoliche di rito orientale, come pure coloro
che rappresentano sia le Conferenze Episcopali di una o più nazioni sia
gli istituti religiosi, come è stato stabilito al n. V e al n. VIII;
purché tutti appartengano alle regioni per le quali il Sinodo dei
Vescovi è stato convocato.
VIII
I Vescovi, che rappresentano le singole Conferenze Episcopali nazionali,
vengono eletti secondo le seguenti norme:
a) uno per ogni singola Conferenza Episcopale nazionale che non superi i
25 membri;
b) due per ogni singola Conferenza Episcopale nazionale che non superi i
50 membri;
c) tre per ogni singola Conferenza Episcopale nazionale che non superi i
100 membri;
d) quattro per ogni singola Conferenza Episcopale nazionale che abbia
più di 100 membri.
Le Conferenze Episcopali di più nazioni eleggono i loro raprresentanti
secondo le medesime norme.
IX
Nell'eleggere i rappresentanti delle Conferenze Episcopali di una o più
nazioni e degli istituti religiosi nel Sinodo dei Vescovi, si dovrà
tener conto non solo della scienza e della prudenza in genere dei
candidati, ma anche della loro conoscenza teorica e pratica della
materia che sarà trattata dal Sinodo.
X
Il Sommo Pontefice, se riterrà opportuno, può aumentare il numero dei
membri del Sinodo dei Vescovi, aggiungendo sia Vescovi, sia membri
religiosi che rappresentano gli istituti religiosi, sia infine degli
esperti ecclesiatici, fino al 15% del numero totale dei membri, di cui
ai nn. V e VII.
XI
Allorchè si conclude l'assemblea, per la quale il Sinodo dei Vescovi è
stato convocato, cessano per il fatto stesso sia il raggruppamento di
persone del Sinodo medesimo sia gli uffici e le cariche affidate ai
singoli membri come tali.
XII
Il Sinodo dei Vescovi ha un Segretario permanente o generale, aiutato da
un ragionevole numero di persone. Inoltre ogni assemblea del Sinodo dei
Vescovi ha il suo Segretario speciale, che resta in carica fino alla
conclusione dell'assemblea medesima. Sia il Segretario generale sia i
Segretari speciali sono nominati dal Sommo Pontefice.
Decretiamo e stabiliamo queste cose, nonostante qualsiasi altra
contraria.
Dato a Roma, presso S. Pietro, il 15 settembre 1965, anno terzo del
Nostro Pontificato
Paulus PP. VI
IV.4. ORDO SYNODI EPISCOPORUM
Ordo Synodi Episcoporum
[Francese,
Inglese,
Latino,
Italiano,
Spagnolo,
Tedesco]
V. DISCORSO
DI SUA SANTITÀ GIOVANNI PAOLO II
AL CONSIGLIO DELLA SEGRETERIA
DEL SINODO
(30 APRILE 1983)
(FONDAMENTO TEOLOGICO
DEL SINODO DEI VESCOVI)
Fratelli carissimi,
1. Nella vostra ultima riunione del Consiglio della Segreteria generale
del Sinodo dei Vescovi, nella quale avete gettato le linee
dell'Instrumentum laboris, avete voluto proporre una speciale sessione
per dedicarla in maniera particolare ai problemi interni di questa
giovane eppur già ben sperimentata istituzione ecclesiale. Vi siete
imposti una fatica supplementare ai lavori ordinari. Ed ora state per
portarla alla fine. Ringrazio di cuore tutti voi e con voi ringrazio gli
officiali della Segreteria e gli esperti che con i loro studi
approfonditi hanno fornito un'ampia base per la vostra riflessione sulla
funzione e sul funzionamento del Sinodo dei Vescovi.
Questa vostra riunione è stata come la sosta dell'operaio che dopo aver
compiuto una parte dell'opera si ferma un momento per riconsiderare le
motivazioni che lo hanno spinto e rinnovare il coraggio verso
l'ulteriore lavoro. Il Sinodo dei Vescovi è germogliato nel fertile
terreno del Concilio Vaticano II, ha potuto vedere il sole grazie alla
sensibile mente del mio Predecessore, Paolo VI, ed ha cominciato a
portare i suoi frutti sin dalla prima Assemblea ordinaria del 1967,
svoltasi in questo stesso ambiente dove ora ci troviamo. Da quel tempo,
radunatosi a scadenza fisse, ma sperimentando pure qualche volta un
altro tipo di assemblea, il Sinodo dei Vescovi ha contribuito in maniera
notevolissima all'attuazione degli insegnamenti e degli orientamenti
dottrinali e pastorali del Concilio Vaticano II nella vita della Chiesa
universale. La chiave sinodale di lettura del Concilio è diventata quasi
un luogo di interpretazione, di applicazione e di sviluppo del Vaticano
II. Il ricco elenco dei temi trattati nei diversi Sinodi rivela da solo
l'importanza delle sue assemblee per la Chiesa e per l'attuazione delle
riforme volute dal Concilio.
Di fronte a questa ricchezza di frutti già prodotti e di potenzialità
ancora non dispiegate dell'ancor giovane istituzione sinodale, è giusto
anzitutto rendere grazie a Dio perché ha voluto ispirare la sua
fondazione e guidare la sua opera. Ma era pure giusto, a distanza di
questi anni, fermarsi in una riflessione basata sull'esperienza
acquisita.
2. Il Sinodo dei Vescovi ha reso quindi grandi servizi al Concilio
Vaticano II e li può rendere ancora nell'applicazione e nello sviluppo
degli orientamenti conciliari. L'esperienza del periodo postconciliare
mostra chiaramente in quale notevole misura l'attività sinodale
scandisca il ritmo della vita pastorale nella Chiesa iuniversale.
Nelle assemblee sinodali vengono rappresentate dai rispettivi pastori
delegati le singole chiese locali di tutti i continenti. Già durante la
fase preparatoria esse vengono consultate e la loro esperienza della
vita di fede viene poi portata dai Vescovi all'assemblea. Nell'assemblea
avviene lo scambio delle notize e dei suggerimenti; ed alla luce del
Vangelo e della dottrina della Chiesa vengono delineati orientamenti
comuni che, una volta sigillati con l'approvazione del Successore di
Pietro, vengono riversati a beneficio delle stesse chiese locali perché
la Chiesa intera possa mantenere la comunione nella pluralità delle
culture e delle situazioni. In tale maniera, anche il Sinodo dei
Vescovi, è una magnifica conferma della realtà della Chiesa nella quale
il collegio episcopale "in quanto composto da molti, esprime la varietà
e l'universalità del Popolo di Dio, in quanto poi è raccolto sotto un
solo capo, significa l'unità del gregge di Cristo" (Lumen gentium, 22).
Certo, il Sinodo è lo strumento della collegialità ed un potente fattore
della comunione in misura diversa da un Concilio Ecumenico. Si tratta
però sempre di uno strumento efficace, agile, tempestivo, puntuale a
servizio di tutte le chiese locali e della loro reciproca comunione.
Questa finalità che accompagna sempre questo "speciale consiglio
permanente di sacri pastori", vi è stata presente fin dalla sua
istituzione; come ha detto Paolo VI nella Lettera Apostolica Apostolica
sollicitudo "affinché anche dopo il Concilio continuasse a giungere al
popolo cristiano quella larga abbondanza di benefici che durante il
Concilio felicemente si ebbe dalla viva unione nostra con i vescovi".
Perché il Sinodo possa portare sempre di più questi benefici, molto
dipende dalla applicazione concreta che viene data alle conclusioni
sinodali, sotto la guida dei Pastori e delle Conferenze episcopali,
nelle singole chiese locali. Questa fase post-sinodale richiede quindi
molta attenzione e particolare cura.
3. La forza dinamica del Sinodo dei Vescovi affonda le sue radici --
come avete ben rilevato -- nella giusta comprensione e nella vita della
collegialità dei vescovi. Il Sinodo è infatti un'espressione
particolarmente fruttuosa e lo strumento validissimo della collegialità
episcopale, cioè della particolare responsibilità dei Vescovi attorno al
Vescovo di Roma.
Il Sinodo è una forma per esprimere la collegialità dei Vescovi. Tutti i
vescovi della Chiesa con a capo il Vescovo di Roma, Successore di
Pietro, "perpetuo e visibile principio e fondamento dell'unità" (Lumen
gentium, 23) dell'episcopato, formano il collegio che succede a quello
apostolico con a capo Pietro. La solidarietà che li lega e la
sollecitudine per l'intera Chiesa si manifestano in sommo grado quando
tutti i vescovi sono radunati cum Petro et sub Petro nel Concilio
ecumenico. Tra il Concilio e il Sinodo esiste evidentamente una
differenza qualitativa ma, ciò nonostante, il Sinodo esprime la
collegialità in maniera altamente intensa seppur non uguale a quella
realizzata dal Concilio.
Tale collegialità si manifesta principalmente nel modo collegiale di
pronunciarsi da parte dei pastori delle chiese locali. Quando essi,
specialmente dopo una buona preparazione comunitaria nelle proprie
chiese e collegiale nelle proprie Conferenze episcopali, con la
responsabilità per le proprie chiese particolari ma assieme con la
sollecitudine per la Chiesa intera, testimoniano in comune la fede e la
vita di fede, il loro voto, se moralmente unanime, ha un peso
qualitativo ecclesiale che supera l'aspetto semplicemente formale del
voto consultivo.
La vitalità di un Sinodo dipende infatti dall'intensità della sua
preparazione a livello delle comunità ecclesiali e delle Conferenze
episcopali; quanto meglio funziona in concreto la collegialità tra i
vescovi che esprime la comunione nelle singole chiese, tanto più ricco
può essere il contributo che essi portano all'assemblea sinodale.
L'esercizio della collegialità dei pastori al Sinodo diventa un
reciproco scambio che serve anche alla comunione sia dei vescovi che dei
fedeli e, in definitiva, all'unità sempre più profonda ed organica della
Chiesa. Il Sinodo è quindi al servizio della comunione ecclesiale la
quale non è altro che la stessa unità della Chiesa nella dimensione
dinamica.
Nel mistero della Chiesa tutti gli elementi trovano il loro posto e la
loro funzione. E così la funzione del Vescovo di Roma lo inserisce
profondamente nel corpo dei vescovi quale centro e cardine della
comunione episcopale; il suo primato, che è a servizio del bene di tutta
la Chiesa, lo pone in rapporto di unione e collaborazione più intensa.
Il Sinodo stesso fa risaltare il nesso intimo tra la collegialità e il
primato: l'incarico del Successore di Pietro è anche servizio alla
collegialità dei Vescovi e per converso la collegialità effettiva ed
affettiva dei Vescovi è un importante aiuto al servizio primaziale
petrino.
4. Come ogni istituzione umana, anche il Sinodo dei Vescovi sta
crescendo e potrà ancora crescere e sviluppare le sue potenzialità, come
ha del resto previsto il mio Predecessore nella Lettera Apostolica
sollicitudo. Alcune forme sinodali, pur essendo già previste, non sono
state finora adeguatamente realizzate. Voi stessi avete fatto l'esame di
varie possibilità procedurali e metodologiche e di varie proposte
avanzate nel corso dell'esistenza di questo instituto. Da parte mia
potete essere sicuri della altissima considerazione per la funzione del
Sinodo dei Vescovi nella Chiesa e di piena fiducia che ripongo nella sua
attività al servizio della Chiesa universale.
Ed è in questo contesto che rinnovo l'apprezzamento e il ringraziamento
per i vostri lavori, invocando sopra la vostra fatica la Benedizione di
Dio e la protezione della Madre della Chiesa.
VI. ESTRATTO DEL DISCORSO
DEL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO II
AL COLLEGIO CARDINALIZIO
(CONCISTORO STRAORDINARIO)
(13 GIUGNO 1994)
6. Mi rivolgo ora di nuovo al Decano del Collegio Cardinalizio, il
Signor Cardinale Bernardin Gantin, per ringraziarlo dell'indirizzo
rivoltomi poc'anzi a nome di tutti i presenti. Egli è anche Prefetto
della Congregazione per i Vescovi e in tale veste svolge un generoso
lavoro per il bene della Chiesa: anche per questo gli esprimo sincera
gratitudine. La Congregazione per i Vescovi, conformemente alla
tradizione, si occupa delle questioni concernenti le singole diocesi,
della loro struttura territoriale, delle nomine dei Vescovi e degli
aspetti connessi alle loro rinunce.
A questo punto occorre rilevare il funzionamento di gruppi collegiali
degli Episcopati in tutti i continenti, come ad esempio il Consiglio
Episcopale Latino Americano (C.E.L.Am), il Consiglio delle Conferenze
Episcopali d'Europa (C.C.E.E.), il Simposio delle Conferenze Episcopali
dell'Africa e del Madagascar (S.C.E.A.M.) e la Federazione delle
Conferenze Episcopali dell'Asia (F.A.B.C.).
Negli ultimi anni si è ampiamente sviluppato nella Chiesa il movimento
sinodale. Giungono informazioni sullo svolgimento di molti Sinodi
diocesani, provinciali o nazionali. Un'attenzione speciale però meritano
i Sinodi continentali. Tale è stato, ad esempio, il Sinodo dei Vescovi
dell'Europa e successivamente il Sinodo dei Vescovi dell'Africa,
conclusosi l'8 maggio scorso. Tale sarà anche il Sinodo nel Libano, che
in un certo senso si propone come il Sinodo dei Vescovi del Medio
Oriente. Nella prospettiva dell'anno 2000 si prevede il Sinodo dei
Vescovi di ambedue le Americhe: quella del Nord e quella del Sud, come
pure, a Dio piacendo naturalmente, il Sinodo dei Vescovi dell'Asia e
dell'Estremo Oriente. Qui, il mio pensiero riconoscente va
all'Arcivescovo Jan Schotte, Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi,
per il suo generoso servizio nell'ambito della dimensione sinodale della
vita della Chiesa.
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