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INFORMAZIONE GENERALE
SINODALE
Nello svolgimento dei lavori del Concilio Ecumenico Vaticano II
maturò il desiderio dei Padri del Concilio (manifestato nei Decreti
Christus Dominus [N. 5] e Ad gentes
[N. 29]) di mantenere vivo l’autentico spirito di collegialità, cioè
la convinzione che il Papa nell’adempimento dell’ufficio di Pastore
Universale della Chiesa, potesse esercitare in maniera più evidente
e più efficace la sua unione con i Vescovi, Membri del medesimo
ordine espiscopale del Vescovo di Roma.
A questo scopo il Papa Paolo VI, con la Lettera Apostolica “Motu
proprio” Apostolica sollicitudo del 15 settembre 1965 (AAS 57
[1965] 775-780), istituì il Sinodo dei Vescovi per tutta la Chiesa,
frutto dell’esperienza conciliare, determinandone la struttura e il
compito istituzionale: «La sollecitudine apostolica, con la quale,
scrutando attentamente i segni dei tempi, cerchiamo di adattare le
vie ed i metodi del sacro apostolato alle accresciute necessità dei
nostri giorni ed alle mutate condizioni della società, ci induce a
rafforzare con più stretti vincoli la Nostra unione con i Vescovi
"che lo Spirito Santo ha costituito per governare la Chiesa di Dio"
(At 20,28)» (Introduzione di Apostolica sollicitudo). «Il
Sinodo dei Vescovi, per il quale vescovi scelti nelle varie parti
del mondo apportano al Supremo Pastore della Chiesa un aiuto più
efficace, viene costituito in maniera tale che sia: a) una
istituzione ecclesiastica centrale; b) rappresentante tutto
l'episcopato cattolico; c) perpetua per sua natura; d) quanto alla
sua struttura, svolgente i suoi compiti in modo temporaneo ed
occasionale» (Capitolo I di Apostolica sollicitudo). «Al
Sinodo dei Vescovi spetta per sua natura il compito di dare
informazioni e consigli. Potrà anche godere di potestà deliberativa,
quando questa gli sia stata conferita dal Papa; al quale spetta però
in tal caso ratificare le decisioni del Sinodo. I fini generali del
Sinodo dei Vescovi sono: a) favorire una stretta unione e
collaborazione fra il Sommo Papa ed i vescovi di tutto il mondo; b)
procurare una informazione diretta ed esatta circa i problemi e le
situazioni che riguardano la vita interna della Chiesa e l'azione
che essa deve condurre nel mondo attuale; c) rendere più facile
l'accordo delle opinioni almeno circa i punti essenziali della
dottrina e circa il modo d'agire nella vita della Chiesa. I fini
speciali ed immediati sono: a) scambiarsi le opportune notizie; b)
esprimere il proprio parere circa gli affari, per i quali il Sinodo
volta per volta viene convocato» (Capitolo II di Apostolica
sollicitudo). «Il Sinodo dei Vescovi è sottomesso direttamente
ed immediatamente all'autorità del Papa» (Capitolo III di
Apostolica sollicitudo). «Il Sinodo dei Vescovi può essere
riunito in assemblea generale, in assemblea straordinaria e in
assemblea speciale» (Capitolo IV di Apostolica sollicitudo).
Alla Recita dell’Angelus Domini di domenica 22 settembre 1974 lo
stesso Paolo VI ha dato la definizione del Sinodo dei Vescovi: “È
un’istituzione ecclesiastica, che noi, interrogando i segni dei
tempi, ed ancor più cercando di interpretare in profondità i disegni
divini e la costituzione della Chiesa cattolica, abbiamo stabilito
dopo il Concilio Vaticano II, per favorire l’unione e la
collaborazione dei Vescovi di tutto il mondo con questa Sede
Apostolica, mediante uno studio comune delle condizioni della Chiesa
e la soluzione concorde delle questioni relative alla sua missione.
Non è un Concilio, non è un Parlamento, ma un Sinodo di particolare
natura”.
Il fondamento teologico del Sinodo dei Vescovi è stato offerto dal
Servo di Dio Papa Giovanni Paolo II, che nel Discorso al
Consiglio della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi del
30 aprile 1983 ha indicato il Sinodo dei Vescovi come
“un’espressione e uno strumento particolarmente fecondo della
collegialità dei Vescovi”. Si tratta di un’assemblea di Membri
dell’episcopato cattolico, il cui compito è quello di aiutare con il
consiglio il Papa nel governo della Chiesa universale, per quanto
concerne la salvaguardia e l’incremento della fede e dei costumi,
l’osservanza e la conferma della disciplina ecclesiastica e per
studiare i problemi riguardanti l’attività della Chiesa nel mondo.
Ciò avviene, come ha confermato Sua Santità Benedetto XVI nella
Meditatio horae tertiae ad ineundos labores XI Coetus Generalis
Ordinarii Synodi Episcoporum (AAS 97 [2005] 951), in un ambiente
di amore scambievole, di aiuto reciproco, intesa anche quale
condivisione, “correzione fraterna”, consolazione, che, in quanto
“funzioni della collegialità”, sono “un grande atto di vero affetto
collegiale”.
Durante l’agape fraterna a conclusione della VII Assemblea Generale
Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, il 30 ottobre 1987 nella Domus
Sanctae Marthae in Vaticano, Giovanni Paolo II disse: “L'esperienza
del Sinodo ha in sé qualche cosa del sacro; qualcosa del mistero
della Chiesa. Si vive la realtà della Chiesa, la sua realtà anche
‘etnica’, la sua realtà diffusa, parola di Dio diffusa, ricevuta nei
Paesi, nelle culture, nei continenti. Si vive tutto questo; si vive
ascoltando i diversi locutori, i loro interventi. Si vivono le
esperienze delle Chiese locali, esperienze molto diverse, qualche
volta, esperienze molto dolorose, qualche altra esperienze
difficili. E così, da tutti gli interventi dei padri, e, qualche
volta insieme con i padri, anche da quelli dei nostri fratelli e
sorelle laici, emerge un quadro, una visione: una visione della
Chiesa. Ma non è solamente una visione, nel senso descrittivo, di
come vive la Chiesa, la Chiesa realtà umana, realtà etnica, ma,
nello stesso tempo, della Chiesa come mistero. E qui incomincia un
punto, in cui l'esperienza del Sinodo, essendo profondamente
esperienza religiosa, è difficile da trasmettere agli altri, da
portare fuori; rimane, in un certo senso, dentro il Sinodo, rimane
in noi, in quelli che vi hanno partecipato; tutti, tutti insieme la
confermano, quella esperienza, e oggi parlano di quella esperienza
del Sinodo, di quella esperienza della Chiesa. Ne parlano con grande
gioia. È una nuova ricchezza che ci è stata data, a ciascuno di noi
e a tutti noi vivere così durante quattro settimane l'esperienza
della Chiesa che è popolo di Dio; si, popolo di Dio in cammino, ma,
essendo popolo di Dio, è nello stesso tempo il corpo di Cristo. È un
mistero”.
Il Sinodo dei Vescovi, rappresentando, in qualche modo, tutto
l’Episcopato cattolico, mostra in maniera peculiare lo spirito di
comunione che unisce i Vescovi con il Papa e i Vescovi tra di loro.
È luogo privilegiato in cui un’assemblea di Vescovi, soggetta
direttamente e immediatamente alla potestà del Papa, manifestando
l’affetto collegiale e la sollecitudine dell’Episcopato per il bene
di tutta la Chiesa, esprime, sotto l'azione dello Spirito, il suo
sicuro consiglio circa i vari problemi ecclesiali. Per istituzione
spetta al Sinodo dei Vescovi dare informazioni, discutere sulle
questioni proposte ed esprimere dei voti. In forma di
Propositiones essi sono consegnati al Sommo Papa, affinché con
l’aiuto del Consiglio ordinario della Segreteria Generale del Sinodo
dei Vescovi, elabori, possibilmente, un documento postsinodale
destinato a tutta la Chiesa. Tuttavia, il fatto che “il Sinodo abbia
normalmente una funzione solo consultiva non ne diminuisce
l'importanza. Nella Chiesa, infatti, il fine di qualsiasi organo
collegiale, consultivo o deliberativo che sia, è sempre la ricerca
della verità o del bene della Chiesa. Quando poi si tratta della
verifica della medesima fede, il consensus Ecclesiae non è
dato dal computo dei voti, ma è frutto dell'azione dello Spirito,
anima dell'unica Chiesa di Cristo”.
I
INTRODUZIONE AL SINODO DEI VESCOVI
Il Sinodo dei Vescovi è un’istituzione permanente voluta da Papa
Paolo VI il 15 settembre 1965 in risposta al desiderio dei Padri del
Concilio Vaticano II di mantenere vivo lo spirito positivo generato
dall’esperienza conciliare.
Letteralmente la parola “sinodo”, derivata da due parole greche,
syn che significa “insieme” e hodos che vuol dire
“strada” o “via “, significa “camminare insieme”. Un Sinodo è
un’assemblea o un incontro religioso in cui vescovi, riuniti intorno
e con il Santo Padre, hanno l’opportunità di interagire e di
condividere informazioni ed esperienze, nella ricerca comune di
soluzioni pastorali che abbiano una validità e un’applicazione
universali. Il Sinodo, in generale, può essere definito come
un’assemblea di vescovi che rappresentano l’episcopato cattolico e
che hanno il compito di aiutare il Papa nel governo della Chiesa
universale dando il proprio consiglio. Papa Giovanni Paolo II ha
definito il Sinodo come “un’espressione e uno strumento
particolarmente fecondi della collegialità dei Vescovi” (Discorso
al Consiglio della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi,
30 aprile 1983: L’Osservatore Romano, 1 maggio 1983).
Ancor prima del Concilio Vaticano II stava sorgendo l’idea di una
struttura che potesse fornire ai vescovi i mezzi per assistere, in
un modo da definire, il Papa nel suo governo della Chiesa
universale.
Sua Eminenza il Cardinale Silvio Oddi, a quel tempo Arcivescovo e
Pronunzio Apostolico nella Repubblica Araba Unita (Egitto), il 5
novembre 1959, avanzò la proposta di istituire un organo governativo
centrale della Chiesa o, per usare le sue parole, “un organo
consultivo”. Affermò: “Da molte parti del mondo giungono lamentele
perché la Chiesa non ha un organo consultivo permanente, a parte le
congregazioni romane. Pertanto dovrebbe essere istituito una sorta
di ‘Concilio in miniatura’ che includa persone provenienti dalla
Chiesa di tutto il mondo, che s’incontrino periodicamente, anche una
volta all’anno, per discutere le questioni più importanti e per
suggerire nuove possibili vie nell’operato della Chiesa. Un organo
insomma che si estenda a tutta la Chiesa, come le Conferenze
Episcopali riuniscono tutta o una parte della gerarchia di un paese
o di più paesi. Altri organi, come ad esempio il C.E.L.A.M. (la
Conferenza Episcopale dell’America Latina), svolgono la loro
attività a beneficio di un intero continente”.
Il Cardinale Bernardus Alfrink, Arcivescovo di Utrecht, scriveva il
22 dicembre 1959: “In termini chiari il Concilio proclama che il
governo della Chiesa universale è di diritto esercitato dal collegio
dei vescovi avente a suo capo il Sommo Pontefice. Ne consegue che,
da una parte, la cura della Chiesa universale è responsabilità di
ogni vescovo preso singolarmente, e che, d’altra parte, tutti i
vescovi partecipano al governo della Chiesa universale. Questo può
essere fatto non solamente attraverso la convocazione di un Concilio
ecumenico, ma anche con la creazione di nuove istituzioni. Forse dei
consigli permanenti di vescovi esperti, scelti in tutta la Chiesa,
potrebbero essere incaricati di una funzione legislativa in unione
con il Sommo Pontefice e i cardinali della Curia. Le Congregazioni
romane conserverebbero solo il potere consultivo ed esecutivo”.
Fu però Paolo VI, ancora Arcivescovo di Milano, a dare forza a
queste idee. Nel discorso commemorativo in occasione della morte di
Giovanni XXIII, faceva cenno ad una “consonante collaborazione del
corpo episcopale non già all’esercizio (che certo resterà personale
e unitario) ma alla responsabilità del governo della Chiesa intera”.
Eletto Papa, nel discorso alla Curia Romana (21 settembre 1963), in
quello d'apertura del secondo periodo del Concilio (29 settembre
1963) e in quello per la sua chiusura (4 dicembre 1963) ritornava
sul concetto di collaborazione del corpo episcopale, i vescovi in
unione con il Successore di Pietro.
Alla fine del discorso inaugurale dell’ultimo periodo del Concilio
Vaticano II (14 settembre 1965) Paolo VI dava egli stesso il lieto
preannuncio del Sinodo dei Vescovi: “La seconda cosa è il
preannuncio, che noi stessi siamo lieti di darvi della istituzione,
auspicata da questo Concilio, d’un Sinodo dei Vescovi, che, composto
da presuli, nominati per la maggior parte dalle Conferenze
Episcopali, con la nostra approvazione, sarà convocato, secondo i
bisogni della Chiesa, dal Romano Pontefice, per sua consultazione e
collaborazione, quando, per il bene generale della Chiesa ciò
sembrerà a lui opportuno. Riteniamo superfluo aggiungere che questa
collaborazione dell’episcopato deve tornare di grandissimo
giovamento alla Santa Sede e a tutta la Chiesa, e in particolare
modo potrà essere utile al quotidiano lavoro della Curia Romana, a
cui dobbiamo tanta riconoscenza per il suo validissimo aiuto, e di
cui, come i vescovi nelle loro diocesi, così anche noi abbiamo
permanentemente bisogno per le nostre sollecitudini apostoliche.
Notizie e norme saranno quanto prima portate a conoscenza di questa
assemblea. Noi non abbiamo voluto privarci dell'onore e del piacere
di farvi questa succinta comunicazione per attestarvi ancora una
volta personalmente la nostra fiducia, la nostra stima e la nostra
fraternità. Mettiamo sotto la protezione di Maria Santissima questa
bella e promettente novità”.
L’indomani mattina, 15 settembre 1965, all’inizio della 128ª
Congregazione generale, S.E. Mons. Pericle Felici, allora Segretario
Generale del Concilio, annunziava la promulgazione del Motu Proprio
Apostolica sollicitudo, con il quale il Sinodo veniva
ufficialmente istituito.
La principale caratteristica del Sinodo dei Vescovi consiste nel
servizio alla comunione e alla collegialità dei Vescovi del mondo
con il Santo Padre. Non si tratta di un organismo particolare con
competenze limitate come ad es. le Congregazioni o i Consigli, bensì
di un’istituzione avente l’assoluta competenza di trattare qualsiasi
tema secondo la procedura stabilita dal Santo Padre nella lettera di
convocazione. Il Sinodo dei Vescovi, con la sua Segreteria Generale
permanente non fa parte della Curia romana e non dipende da essa;
risponde direttamente e unicamente al Santo Padre, insieme al quale
partecipa al governo universale della Chiesa.
Anche se l’istituzione del Sinodo dei Vescovi ha carattere
permanente, non è così per il suo funzionamento e la sua
collaborazione concreta. In altre parole, il Sinodo dei Vescovi si
riunisce e opera solo quando il Santo Padre ritiene necessario o
opportuno consultare l’episcopato, che in sede sinodale esprime il
proprio “saggio parere su argomenti di grande importanza e gravità”
(Paolo VI, Discorso ai Cardinali, 24 giugno 1967). Il compito
di ogni Assemblea sinodale ha quel carattere collegiale che
l’episcopato mette al servizio del Santo Padre. Quando il Santo
Padre accoglie le raccomandazioni o le decisioni di una determinata
Assemblea, l’episcopato esercita un’attività collegiale simile, ma
non uguale a quella che si esprime in un Concilio ecumenico. Questa
è la diretta conseguenza di diversi fattori: la presenza di tutto
l’episcopato, la convocazione da parte del Santo Padre e “l’unità
dell’episcopato il quale, per essere uno, richiede un Capo del
Collegio” (Giovanni Paolo II Pastores Gregis, 56), che sia il
primo nell’ordine episcopale.
II
NOTE SUL PROCESSO SINODALE
Per compiere la sua missione, il Sinodo dei Vescovi opera secondo
una metodologia basata sulla collegialità, concetto che caratterizza
ogni fase del processo sinodale, dall’avvio della preparazione fino
alle conclusioni raggiunte in ogni assemblea sinodale. In poche
parole, il metodo di lavoro alterna analisi e sintesi, le
consultazioni delle parti interessate e le decisioni prese dalle
autorità competenti secondo una dinamica di risposta che permette la
verifica continua dei risultati e l’esame di nuove proposte. Ogni
fase di questo processo si svolge in un clima di comunione
collegiale.
Già nella fase preparatoria il tema dell’assemblea sinodale è il
frutto della collegialità. Il primo passo ufficiale nel processo di
preparazione è la consultazione con le Chiese Cattoliche orientali
sui iuris le Conferenze episcopali, i Capi dei Dicasteri della
Curia Romana e l’Unione dei Superiori Generali per avere indicazioni
sui possibili argomenti per il Sinodo. Di regola, nelle assemblee
generali ordinarie, questa consultazione viene preceduta dal una
richiesta informale ai padri sinodali verso la fine dell’Assemblea
Generale sulle loro preferenze in questa materia. Tuttavia, in ogni
caso, i vescovi sono tenuti a considerare i seguenti criteri:
a. universalità dell’argomento, cioè riferimento e applicabilità a
tutta la Chiesa;
b. attualità e urgenza dell'argomento, in senso positivo, cioè
efficacia nella promozione di nuove energie e nell'impulso verso una
crescita della Chiesa;
c. pastoralità, realismo e solida base dottrinale;
d. esecutività, cioè possibilità di attuazione pratica.
I suggerimenti su un tema - che devono includere i motivi della
scelta - vengono classificati, analizzati e studiati durante un
incontro del Consiglio della Segreteria Generale del Sinodo dei
Vescovi. Quindi il Consiglio sottopone i risultati dell’incontro,
con raccomandazioni pertinenti, al Santo Padre che prende la
decisione finale sul tema da affrontare nell’assemblea sinodale.
Nell’incontro successivo il Consiglio prepara le linee principali
per presentare e sviluppare il tema sinodale in un documento
chiamato Lineamenta. La stesura di questo documento
rappresenta il lavoro congiunto dei membri del Consiglio, teologi
che hanno una certa competenza sulla materia che sarà trattata
nell’assemblea sinodale, e lo staff della Segreteria Generale che
coordina i vari sforzi. Dopo aver esaminato il testo e aver
apportato le necessarie modifiche, il Consiglio redige una versione
finale che viene sottoposta al Santo Padre per l’approvazione. Il
documento viene quindi tradotto nelle principali lingue del mondo ed
inviato all’Episcopato al fine di generare, a livello locale, lo
studio, il dibattito e la preghiera riguardo al tema sinodale.
I Lineamenta (parola latina che significa “linee”, “tratti”)
hanno per natura un’ampia destinazione e sono diretti a provocare su
vasta scala osservazioni e reazioni. Quantunque i primi ed
autorevoli destinatari dei Lineamenta siano ovviamente i
vescovi e le Conferenze Episcopali, essi tuttavia hanno piena
libertà di allargare la loro base di consultazione. Dopo aver
riunito ed elencato suggerimenti, reazioni e risposte ai vari
aspetti dell’argomento dei Lineamenta, i vescovi preparano
una relazione che inviano poi alla Segreteria Generale entro una
data determinata.
Dopo aver ricevuto il suddetto materiale, il Consiglio della
Segreteria Generale, sempre con l’aiuto di esperti sull’argomento,
redige un altro documento detto Instrumentum laboris, che
servirà da base e da punto di riferimento durante la discussione
sinodale. Questo “documento di lavoro”, anche se pubblicato, è solo
un testo provvisorio che sarà oggetto di discussione durante il
Sinodo. Il documento non è una bozza delle conclusioni finali, ma
solo un testo volto a incentrare la discussione sul tema sinodale.
Dopo essere stato sottoposto e approvato dal Santo Padre, il
documento viene tradotto nelle lingue principali e inviato ai
vescovi e a quei membri che parteciperanno all’assemblea sinodale. A
volte il Santo Padre ha permesso che il testo venisse pubblicato e
avesse quindi una maggiore diffusione. Ad esempio, a partire dal
1983 questo è avvenuto per l’Instrumentum laboris di alcune
assemblee sinodali. Dal 1983 l’Instrumentum laboris di ogni
assemblea sinodale è stato reso pubblico per favorirne un’ampia
diffusione. I delegati episcopali e gli altri membri leggono il
documento per conoscerne i contenuti che poi verranno discussi
durante l’assemblea sinodale.
Grazie al lavoro preparatorio nelle Chiese locali, basato sui
suddetti documenti, ovvero i Lineamenta e l’Instrumentum
laboris, i padri sinodali possono illustrare all’assemblea
sinodale le esperienze e le aspirazioni di ogni comunità, così come
i frutti delle discussioni delle Conferenze Episcopali.
Le sessioni di lavoro sinodale sono caratterizzate da tre fasi:
a. Durante la prima fase ogni membro illustra la situazione nella
sua Chiesa particolare. Ciò promuove uno scambio di fede e di
esperienze culturali sul tema sinodale e contribuisce a fornire una
visione iniziale della situazione della Chiesa, che comunque deve
essere ulteriormente sviluppata e approfondita.
b. Alla luce di queste presentazioni, il Relatore del Sinodo formula
una serie di punti da discutere nella seconda fase, durante la quale
tutti i padri sinodali si dividono in piccoli gruppi detti
circoli minori, in base alla lingua parlata. Le relazioni di
ognuno di questi gruppi vengono lette nella sessione plenaria. A
questo punto i padri sinodali hanno la possibilità di porre domande
per chiarire gli argomenti esposti e di fare commenti.
c. Nella terza fase, il lavoro prosegue nei circoli minori con la
formulazione di suggerimenti e osservazioni in una forma più precisa
e definita, di modo che nei giorni conclusivi dell’assemblea si
possano mettere ai voti proposte concrete. Il lavoro iniziale dei
padri sinodali nei circoli minori consiste nel formulare varie
proposte sulla base del dibattito nell’aula sinodale e delle
relazioni dei Circoli Minori. Nei Circoli Minori i padri sinodali
possono votare una proposta con un “placet” (sì) o un “non
placet” (no). Le proposte dei circoli minori vengono poi
raccolte dal Relatore Generale e dal Segretario Speciale e riunite
in un Elenco unificato delle proposizioni che viene
presentato dal Relatore Generale nella sessione plenaria. Quindi i
Circoli Minori si riuniscono di nuovo per discutere le proposte. A
questo punto i padri sinodali possono sottoporre all’attenzione del
gruppo gli emendamenti individuali, che saranno usati nel comporre
collettivamente gli emendamenti da votare alle proposte che si
attendono da ogni gruppo. Il Relatore Generale e il Segretario
Speciale esaminano questi emendamenti collettivi che possono
incorporare o meno nell’Elenco finale delle proposizioni,
sulla base della loro decisione che, in caso di rifiuto, deve essere
spiegata in un documento chiamato Expensio modorum. L’Elenco
finale delle proposizioni viene quindi presentato nella sessione
plenaria, dopo di che l’opuscolo diviene la scheda dove ogni Padre
sinodale può votare a favore o contro le proposizioni.
Al termine di una assemblea sinodale, il Segretario Generale
supervisiona l’archiviazione del materiale e la redazione della
relazione sul lavoro sinodale per sottoporli al Santo Padre. Non
esiste una norma stabilita circa il documento finale risultante
dall’assemblea sinodale. Alla fine delle prime tre assemblee
sinodali (Assemblee Generali Ordinarie del 1967 e 1971, e Assemblea
Generale Straordinaria del 1969), le conclusioni furono sottoposte
all’attenzione del Papa unitamente a delle raccomandazioni in
risposta ai problemi presentati. Dopo la Terza Assemblea Generale
Ordinaria del 1974, il Santo Padre stesso, tenendo in considerazione
le proposizioni sinodali e le relazioni finali, scrisse
l’Esortazione Apostolica Evangelii nuntiandi. Lo stesso
processo è stato seguito nelle altre Assemblee Sinodali Generali
Ordinarie (1977, 1980, 1983, 1987, 1990, 1994, 2001, 2005 e 2008),
alle quali sono associate le Esortazioni apostoliche seguenti,
rispettivamente Catechesi tradendæ, Familiaris consortio,
Reconciliatio et pænitentia, Christifideles laici,
Pastores dabo vobis, Vita Consecrata, Pastores gregis,
Sacramentum caritatis e Verbum Domini. Al termine
dell’Assemblea Speciale per l’Africa (1994), il Santo Padre promulgò
l’Esortazione Apostolica post-sinodale Ecclesia in Africa che
ha dato risultati positivi nelle iniziative pastorali in questo
continente. A seguito della pubblicazione di un documento
sull’impatto e l’attuazione dell’Esortazione Apostolica
post-sinodale a livello della Chiesa locale, l’attenzione si è
soffermata sulla organizzazione di una Seconda Assemblea Speciale.
Il 13 novembre 2004 Papa Giovanni Paolo II ha annunciato la
convocazione di una Seconda Assemblea speciale per l’Africa, che
successivamente è stata confermata dal Santo Padre Benedetto XVI nel
corso dell’udienza generale settimanale del 22 giugno 2005.
Nel maggio 1997, nel corso di una visita pontificia in Libano, fu
pubblicata l’Esortazione Apostolica Postsinodale per l’Assemblea
Speciale per il Libano, Une espérance nouvelle pour le Liban,
come parte integrante della fase celebrativa dell’Assemblea
Speciale. Il 23 gennaio 1999, nel santuario di Nostra Signora di
Guadalupe in Messico, fu promulgata dal Santo Padre l’Esortazione
Apostolica post-sinodale per l’Assemblea Speciale per l’America
Ecclesia in America. Il 6 novembre 1999 il Santo Padre firmò a
Delhi, in India, l’Esortazione Apostolica post-sinodale Ecclesia
in Asia. Nel corso della sua Visita Apostolica in Benin, che si
è svolta dal 18 al 20 novembre 2011, il Sommo Pontefice ha firmato e
presentato l’Esortazione Apostolica Post-sinodale Africae munus.
L'Esortazione Apostolica Post-sinodale Ecclesia in Medio Oriente
è stata firmata e presentata durante la Visita Apostolica del Santo
Padre in Libano, che si è svolta dal 14 al 16 settembre 2012.
A partire dal Sinodo del 1987, vari Consigli della Segreteria
Generale e il Segretario Generale sono stati collegialmente
coinvolti nel processo che ha portato alla pubblicazione
dell’Esortazione Apostolica post-sinodale, il documento pontificio
risultante dal Sinodo. È interessante conoscere la storia e lo
sviluppo di questi Consigli.
Fra la seconda e la terza assemblea sinodale, fu istituito un
Consiglio consultivo per la Segreteria Generale, composto da 12
vescovi designati e da 3 di nomina pontificia. Tale Consiglio si
riunì per la prima volta dal 12 al 15 maggio 1970; aveva il fine di
facilitare la comunicazione con le conferenze episcopali e formulare
l’ordine del giorno per l’assemblea successiva. Dopo questo
incontro, ebbe inizio una consultazione dei vescovi di tutto il
mondo volta a suggerire temi per le assemblee future (tale
consultazione attualmente comincia nei giorni conclusivi
dell’assemblea generale ordinaria).
Da allora i consigli ordinari della Segreteria Generale, costituiti
in ogni sinodo in vista della preparazione di quello successivo,
sono diventati un elemento permanente del Segreteria Generale:
- II Consiglio Ordinario (6 novembre 1971 - 27 settembre 1974);
- III Consiglio Ordinario (26 ottobre 1974 - 30 settembre 1977);
- IV Consiglio Ordinario (29 ottobre 1977 - 26 settembre 1980);
- V Consiglio Ordinario (25 ottobre 1980 - 29 settembre 1983);
- VI Consiglio Ordinario (29 ottobre 1983 - 1 ottobre 1987);
- VII Consiglio Ordinario (30 ottobre 1987 - 30 settembre 1990);
- VIII Consiglio Ordinario (28 ottobre 1990 - 2 ottobre 1994);
- IX Consiglio Ordinario (29 ottobre 1994 - 25 aprile 2001);
- X Consiglio Ordinario (26 ottobre 2001 - 2 ottobre 2005);
- XI Consiglio Ordinario (15 ottobre 2005 - 5 ottobre 2008);- XII
Consiglio Ordinario (21 ottobre 2008 - 7 ottobre 2012).
Con l’avvento delle assemblee continentali o regionali, il Santo
Padre decise di costituire durante le assemblee speciali Consigli
post-sinodali mediante elezione e nomina: Di conseguenza, oltre al
Consiglio post-sinodale ordinario, la Segreteria Generale dispone
anche dei seguenti Consigli post-sinodali dalla loro data
d’istituzione. Con la revisione dell’Ordo Synodi Episcoporum
(2006), questi consigli vengono ora chiamati “Consigli Speciali”:
- Consiglio post-sinodale per i Paesi Bassi (31 gennaio 1980);
- Consiglio post-sinodale per l’Africa (8 maggio 1994);
- Consiglio post-sinodale per il Libano (14 dicembre 1995);
- Consiglio post-sinodale per l’America (12 dicembre 1997);
- Consiglio post-sinodale per l’Asia (14 maggio 1998);
- Consiglio post-sinodale per l’Oceania (11 dicembre 1998);
- Consiglio post-sinodale per l’Europa II (22 ottobre 1999);
- Consiglio post-sinodale per il Medio Oriente (22 ottobre 2010).
Allo stesso modo, nella preparazione dell’assemblea speciale, il
Santo Padre ha nominato un gruppo di vescovi, principalmente del
continente e della regione in questione, a formare Consigli
pre-sinodali. Questi Consigli durano dalla data della nomina fino al
primo giorno dell’assemblea sinodale. Pertanto la lista dei Consigli
pre-sinodali passati, in questa categoria, con le loro date di
esistenza, è la seguente:
- Consiglio pre-sinodale per l’Africa (6 gennaio 1989 - 10 aprile
1994);
- Consiglio pre-sinodale per il Libano (24 gennaio 1992 - 26
novembre 1995);
- Consiglio pre-sinodale per l’America (12 giugno 1995 - 16 novembre
1997);
- Consiglio pre-sinodale per l’Asia (10 settembre 1995 - 19 aprile
1998);
- Consiglio pre-sinodale per l’Oceania (7 giugno 1996 - 22 novembre
1998);
- Consiglio pre-sinodale per l’Europa II (9 febbraio 1997 - 1
ottobre 1999);
- Consiglio pre-sinodale per il Medio Oriente (19 settembre 2009 -
10 ottobre 2010).
Come si può osservare, la metodologia collegiale è operativa nella
fase iniziale (attraverso la scelta del tema), durante la
preparazione (mediante l’elaborazione del tema nei Lineamenta)
e la celebrazione dell’assemblea sinodale, fino alla pubblicazione
del documento che è il frutto e il coronamento del Sinodo stesso. È
quindi possibile dire che il Sinodo opera come organo collegiale
attraverso il quale nella prima fase vengono prese in considerazione
le esperienze di fede e di vita delle comunità cristiane; in
seguito, nelle sessioni plenarie questi elementi vengono riepilogati
e illuminati dalla fede, e infine, in spirito di comunione, vengono
formulate delle proposizioni che il Santo Padre, principio di unità
della Chiesa, restituisce alle Chiese particolari proprio come il
sangue ossigenato scorre nuovamente nelle arterie per vivificare il
corpo umano.
Affinché questa collegialità possa esprimere pienamente il suo
potenziale, deve esistere uno spirito altruista di collaborazione
fra tutti coloro che sono chiamati a partecipare alla preparazione
di un’assemblea sinodale, in particolare le Chiese cattoliche
orientali sui iuris e le Conferenze episcopali che riuniscono
i Pastori delle Chiese locali nelle quali la fede del Popolo di Dio
è vissuta e sentita in tutta la sua forza e la sua ricchezza. La
partecipazione collegiale degli organismi episcopali si esprime
concretamente soprattutto attraverso le risposte ai Lineamenta.
Più enti episcopali rispondono, più saranno ricchi e vari gli
elementi che, rispecchiando fedelmente la vita delle Chiese locali,
costituiscono autentici punti di riferimento per la stesura dell’Instrumentum
laboris e per la discussione nell’aula sinodale.
III
PROSPETTO DELLE ASSEMBLEE SINODALI
1. I Assemblea Generale Ordinaria
In sessione: 29 settembre - 29 ottobre 1967
Padri sinodali: 197
Tema: “La preservazione ed il rafforzamento della fede cattolica, la
sua integrità, il suo vigore, il suo sviluppo, la sua coerenza
dottrinale e storica”
Papa Paolo VI ne fissò lui stesso gli scopi: “... la preservazione
ed il rafforzamento della fede cattolica, la sua integrità, il suo
vigore, il suo sviluppo, la sua coerenza dottrinale e storica”. Uno
dei risultati dell’assemblea è stata la raccomandazione da parte dei
padri sinodali, considerando la diffusione dell’ateismo, della crisi
della fede e delle opinioni teologiche erronee nel mondo, di
istituire una commissione internazionale di teologi per aiutare la
Congregazione per la Dottrina della Fede, come pure per allargare un
dibattito sugli approcci della ricerca teologica. La Commissione
Teologica Internazionale fu effettivamente istituita da Papa Paolo
VI nel 1969.
Il Sinodo chiese anche una revisione del Codice di Diritto
Canonico del 1917 con l’intenzione di dargli un carattere più
pastorale e moderno nella sua formulazione. Il lavoro fu iniziato da
Papa Paolo VI e portato a compimento sotto Papa Giovanni Paolo II
con la promulgazione nel 1983 del nuovo Codice di Diritto
Canonico.
Si discusse della necessità che le Conferenze Episcopali svolgessero
un ruolo più importante nel rinnovamento dei seminari e nella
formazione sacerdotale. Alcune delle procedure concernenti i
matrimoni misti, raccomandate dall'Assemblea, furono approvate dal
Papa nel 1970. Vennero inoltre esaminati diversi aspetti riguardanti
la riforma liturgica, molti dei quali furono poi realizzati quando
il Nuovo Ordo della Messa divenne effettivo nel 1969.
Si discusse della necessità che le Conferenze Episcopali svolgessero
un ruolo più importante nel rinnovamento dei seminari e nella
formazione sacerdotale. Alcune delle procedure concernenti i
matrimoni misti, raccomandate dall'Assemblea, furono approvate dal
Papa nel 1970. Vennero inoltre esaminati diversi aspetti riguardanti
la riforma liturgica, molti dei quali furono poi realizzati quando
il Nuovo Ordo della Messa fu approvato e divenne effettivo nel 1969.
2. I Assemblea Generale Straordinaria
In sessione: 11 ottobre-28 ottobre 1969
Padri sinodali: 146
Tema: “La cooperazione tra la Santa Sede e le Conferenze Episcopali”
Questa Assemblea Generale Straordinaria aveva all’ordine del giorno
la ricerca e lo studio di vie e mezzi per mettere in pratica la
collegialità dei vescovi con il Papa, un tema al quale venne data
grande attenzione nelle dichiarazioni sulla Chiesa formulate durante
il Concilio Vaticano II. Quest’assemblea ha aperto la via ad una più
vasta partecipazione dei vescovi con il Papa e dei vescovi tra loro
alla cura pastorale della Chiesa universale.
In questa assemblea l’enfasi fu posta principalmente su due punti
fondamentali: 1. la collegialità dei vescovi con il Papa; 2. le
Conferenze Episcopali nella loro relazione con il Papa e con i
singoli vescovi. Varie raccomandazioni vennero presentate al Santo
Padre e tre di esse vennero immediatamente prese in considerazione:
1. che il Sinodo si riunisse ad intervalli regolari: prima ogni 2
anni, in seguito ogni 3 anni; 2. che la Segreteria Generale potesse
procedere ad un lavoro organizzato e funzionale nel tempo fra le
sessioni sinodali; 3. che fosse permesso ai padri sinodali di
suggerire argomenti per le future assemblee.
Un Consiglio della Segreteria venne istituito tra la seconda e la
terza assemblea sinodale, composto da 12 vescovi eletti e da 3
designati dal Santo Padre. Il Consiglio si riunì per la prima volta
dal 12 al 15 maggio del 1970 con l’intento di facilitare le
relazioni con le Conferenze Episcopali e di formulare l’ordine del
giorno dell’assemblea successiva. Dopo questa riunione cominciò la
consultazione generale dei vescovi di tutto il mondo per fissare il
tema delle future assemblee. Questa consultazione ora comincia negli
ultimi giorni dell’assemblea sinodale. Da allora il Consiglio della
Segreteria Generale, eletto da ogni Sinodo in vista della
preparazione del Sinodo successivo, è divenuto un aspetto permanente
della Segreteria Generale.
3. II Assemblea Generale Ordinaria
In sessione: 30 settembre - 6 novembre 1971 (la più lunga fino ad
oggi)
Padri sinodali: 210
Tema: “Il sacerdozio ministeriale e la giustizia nel mondo”
I padri sinodali, nel corso della discussione, elogiarono i
sacerdoti in tutto il mondo per la loro dedizione, nel ministero,
alla Parola e al sacramento, come pure la loro opera pastorale
nell’apostolato. Nello stesso tempo, si diede attenzione alle varie
difficoltà che i sacerdoti incontravano nel loro ministero.
I padri sinodali, inoltre, parlarono del tema della giustizia
ribadendo la necessità di riferire il Vangelo alle circostanze
mondiali e locali. Come risposta, essi abbozzarono un programma di 8
punti per un’azione internazionale e raccomandarono che la Chiesa a
livello locale promuovesse l’educazione e la collaborazione
ecumenica nel campo della giustizia.
4. III Assemblea Generale Ordinaria
In sessione: 27 settembre - 26 ottobre 1974
Padri sinodali: 209
Tema: “L’evangelizzazione nel mondo moderno”
In questa assemblea i padri sinodali misero di nuovo in rilievo
l’essenziale carattere missionario della Chiesa e il dovere di ogni
membro della Chiesa di dare testimonianza a Cristo in tutto il
mondo. In questo contesto, l’argomento allora diffuso della
“liberazione” fu collegato all’opera di evangelizzazione nel cercare
di liberare popoli e persone dal peccato. Le raccomandazioni e le
proposte che i padri sinodali sottoposero al Santo Padre furono
utilizzate nella formulazione dell’Esortazione Apostolica
“Evangelii nuntiandi” dell’8 dicembre 1975.
5. IV Assemblea Generale Ordinaria
In sessione: 30 settembre - 29 ottobre 1977
Padri sinodali: 204
Tema: “La catechesi nel nostro tempo”
I padri sinodali trattarono il tema della catechesi nel nostro tempo
con particolare riferimento ai bambini e ai giovani. Essi
presentarono al Papa una serie di 34 proposte o proposizioni
e più di 900 suggerimenti sul tema in questione. Nelle proposizioni
furono trattate 6 aree generali: l’importanza del rinnovamento
catechetico, la natura della vera catechesi, le persone coinvolte
nella catechesi, la necessità continua di una catechesi per tutti i
cristiani; i mezzi o i canali della catechesi e gli aspetti
particolari relativi alla catechesi.In quella occasione i padri
sinodali, per la prima volta, pubblicarono una dichiarazione
sinodale intitolata Messaggio al Popolo di Dio. I padri
sinodali in tale Messaggio ribadirono che Cristo è il centro
della salvezza e quindi della catechesi. Allo stesso tempo misero in
evidenza che tutti i cristiani hanno la responsabilità di portare
Cristo al mondo.
Poco dopo la conclusione di questo Sinodo, Papa Giovanni Paolo II
pubblicò l’Esortazione Apostolica “Catechesi tradendae” del
17 ottobre 1979, che si avvalse di un gran numero di riflessioni e
di proposte dei padri sinodali.
6. Assemblea Speciale per i Paesi Bassi
In sessione: 14-31 gennaio 1980
Padri sinodali: 19
Tema: “La situazione pastorale nei Paesi Bassi”
Il “Sinodo particolare per i Paesi Bassi”, come venne chiamato, o
popolarmente conosciuto come “Sinodo Olandese”, è di fatto, secondo
il Codice di Diritto Canonico (can. 345), promulgato nel
1983, la prima Assemblea Speciale del Sinodo dei Vescovi. Questa
assemblea sinodale, svoltasi in Roma, trattò della concezione del
Concilio Vaticano II del mistero della comunione della Chiesa e
delle sue implicazioni pratiche, sia nell’ambito locale che in
quello universale, concentrandosi sulla figura del vescovo come
Maestro della Fede e Pastore delle anime, nella sua diocesi e nella
Conferenza Episcopale. Al termine, l’assemblea adottò risoluzioni
concernenti il sacerdozio ministeriale, la vita religiosa, la
partecipazione del laicato alla missione della Chiesa, i sacramenti,
l’Eucaristia e la confessione, la liturgia, la catechesi e
l’ecumenismo, tutto fondato sugli insegnamenti del Concilio Vaticano
II. Un Consiglio sinodale, appositamente costituito alla fine di
questa Assemblea sinodale, si riunisce periodicamente con la
Segreteria Generale per continuare a valutare la situazione
pastorale e per promuovere l’applicazione delle risoluzioni
sinodali. Anche se, tecnicamente, questo Sinodo sia ancora vigente,
esso non si è più riunito dal 10-11 novembre 1995.
7. V Assemblea Generale Ordinaria
In sessione: 26 settembre - 25 ottobre 1980
Padri sinodali: 216
Tema: “La famiglia cristiana”
Questo Sinodo riaffermò l’insegnamento della Chiesa
sull’indissolubilità del matrimonio e i contenuti dell'Enciclica
Humanae vitae. I padri sinodali durante questa Assemblea
redassero un Messaggio alle famiglie cristiane nel mondo moderno
e proposero una Carta dei diritti della famiglia, che Papa
Giovanni Paolo II concretizzò il 22 ottobre 1983. Il 22 novembre
1981 il Papa pubblicò anche l’Esortazione Apostolica “Familiaris
Consortio”, frutto della discussione e delle proposte
dell’assemblea.
8. VI Assemblea Generale Ordinaria
In sessione: 29 settembre - 29 ottobre 1983
Padri sinodali: 221
Tema: “La penitenza e la riconciliazione nella missione della
Chiesa”
L’Assemblea sinodale e il tema coincisero con l’Anno Santo
“straordinario” proclamato dal Santo Padre per commemorare il 1950°
anniversario della Redenzione del mondo mediante la morte di Cristo.
Durante l’assemblea i padri sinodali trattarono gli argomenti
inerenti al tema mettendo in luce la necessità di applicare i frutti
della Redenzione di Cristo alla vita di ogni persona e quindi alla
società. In un documento pubblicato dall’assemblea i padri sinodali
invitarono il mondo alla “riconciliazione” e proclamarono “la Chiesa
come sacramento di riconciliazione e segno della misericordia di Dio
per il peccatore”. Il lavoro svolto dai padri sinodali durante
questo Sinodo servì da base all’Esortazione Apostolica
post-sinodale “Reconciliatio et paenitentia” del 2 dicembre
1984, che per la prima volta venne chiamato documento
“post-sinodale”.
9. II Assemblea Generale Straordinaria
In sessione: 24 novembre - 8 dicembre 1985
Padri sinodali: 165
Tema: “XX anniversario della conclusione del Concilio Vaticano II”
Convocata come straordinaria da Papa Giovanni Paolo II (Cf. can.
345), questa Assemblea sinodale commemorò il XX anniversario della
conclusione del Concilio Vaticano II e valutò il livello di
rinnovamento della Chiesa. In conformità allo statuto, questo Sinodo
riunì tutti i presidenti delle oltre cento Conferenze Episcopali del
mondo intero ed altre persone. Le discussioni s’incentrarono sui
documenti del Concilio Vaticano II e sulla loro applicazione nella
Chiesa in tutto il mondo. In questa assemblea i padri sinodali
redassero una Relazione finale (Relatio finalis),
diffusa nella sessione di chiusura, insieme al Nuntius o
Messaggio al Popolo di Dio. In risposta alla proposta dei padri
sinodali in questa assemblea, il Santo Padre autorizzò la
compilazione e la pubblicazione del Catechismo della Chiesa
Cattolica, diffuso nel 1992. Nello stesso tempo, l’Assemblea “…
chiedeva uno studio più completo e più approfondito dello statuto
teologico e conseguentemente dello statuto giuridico delle
Conferenze Episcopali e soprattutto della questione della loro
autorità dottrinale, alla luce del n. 38 del decreto conciliare
Christus Dominus e dei canoni 447 e 753 del Codice di Diritto
Canonico (Relatio Finalis, II, C, 8,b)”. Questo è stato
fatto nella Lettera Apostolica Motu proprio di Giovanni Paolo
II sulla natura teologica e giuridica delle conferenze episcopali
(21 maggio 1998), 7.
10. VII Assemblea Generale Ordinaria
In sessione: 1 - 30 ottobre 1987
Padri sinodali: 232
Tema: “La vocazione e la missione dei laici nella Chiesa e nel
mondo”
Attraverso una riflessione sui due concetti della vocazione
("essere") e della missione ("fare") nel contesto conciliare della
comunione della Chiesa, i padri sinodali cercarono di sottolineare
il carattere proprio dei fedeli laici nella vita della Chiesa, nella
loro partecipazione o comunione nella santità, e nell’azione
evangelizzatrice della Chiesa nel mondo, in virtù del loro carattere
secolare. Visto l'argomento, questo Sinodo registrò una
significativa presenza di laici come Uditori; alcuni laici furono
invitati a parlare all’Assemblea Generale e a esprimere pareri nei
Circoli Minori e per la prima volta una donna e un uomo laici
ricoprirono l’ufficio di Segretari Speciali Aggiunti. Le
informazioni risultanti dal Sinodo, in particolare le 54
proposizioni dell’Assemblea Generale, furono utilizzate per la
formulazione dell’Esortazione Apostolica post-sinodale
“Christifideles laici” di Giovanni Paolo II del 30 dicembre
1988.
11. VIII Assemblea Generale Ordinaria
In sessione: 30 settembre - 28 ottobre 1990
Padri sinodali: 238
Tema: “La formazione dei Sacerdoti nelle circostanze attuali”
Tenendo conto del lavoro della Seconda Assemblea Generale Ordinaria
del Sinodo dei Vescovi (1971), che trattò dal punto di vista
teologico il sacerdozio e le sue implicazioni nel ministero
sacerdotale, questo Sinodo ebbe un carattere più pastorale,
incentrandosi sulla formazione sacerdotale e sulla “persona” del
sacerdote stesso, sia diocesano che religioso, prima e dopo
l’ordinazione. Nelle sessioni degno di nota fu il generale accordo
fra i padri sinodali nella loro discussione e nel loro trattamento
del tema. Alla fine del Sinodo, i padri sinodali presentarono al
Santo Padre 41 proposizioni, che, insieme ad altre informazioni
risultanti dal processo sinodale, servirono per la preparazione
dell’Esortazione Apostolica post-sinodale “Pastores dabo vobis”
del 25 marzo 1992.
Il 25 ottobre 1990, nel corso della Ventottesima Congregazione,
S.E.R. Mons. Emilio Eid, Vescovo tit. di Sarepta dei Maroniti e Vice
Presidente della Commissione per la Revisione del Codice dei
Canoni delle Chiese Orientali presentò il Codice rivisto e ne
distribuì una copia ai padri sinodali e agli altri partecipanti.
12. I Assemblea Speciale per l'Europa
In sessione: 28 Novembre - 14 Dicembre 1991
Padri sinodali: 137
Tema: “Siamo testimoni di Cristo che ci ha liberato”
Il 22 aprile 1990 durante la sua visita apostolica in
Cecoslovacchia, nella città di Velehrad, presso la tomba di S.
Metodio, compatrono d’Europa con i Santi Cirillo e Benedetto, il
Santo Padre manifestò il suo desiderio di convocare un’Assemblea
Speciale per l’Europa del Sinodo dei Vescovi, per discernere il “kairos”
della situazione creata dai grandi cambiamenti verificatisi in
Europa e per valutare il ruolo della Chiesa negli sforzi di
rinnovamento e di ricostruzione compiuti nel continente. La natura
speciale del Sinodo e il suo breve periodo di preparazione hanno
richiesto varie modifiche delle procedure sinodali, p.es., invece
dei documenti Lineamenta e Instrumentum laboris sono
state preparate una breve Guida per la riflessione (Itinerarium)
e una Sintesi (Summarium); furono introdotti criteri speciali
per i delegati episcopali anche per permettere una più ampia
rappresentanza di vescovi dell’Europa centrale e orientale, ecc. Uno
dei più importanti eventi nella preparazione fu un Simposio
pre-sinodale promosso dal Pontificio Consiglio per la Cultura. In
esso si riunirono gli intellettuali dell’Europa orientale e
occidentale per una riflessione comune sul tema del Sinodo. Allo
stesso tempo, rappresentanti dalla Chiesa ortodossa e delle altre
principali comunità cristiane in Europa furono invitati nello
spirito ecumenico a partecipare per la prima volta ad un’assemblea
sinodale come “Delegati fraterni”. Il lavoro dell’assemblea speciale
culminò nella pubblicazione di una Dichiarazione (Declaratio),
nella quale i padri sinodali delinearono un programma per la nuova
evangelizzazione dell’Europa e lanciarono un appello a tutti i
cittadini europei a favore della solidarietà universale. In seguito,
un gruppo di membri dell’assemblea speciale fu incaricato di
individuare il modo migliore per mettere in atto le conclusioni
della Dichiarazione mediante un rafforzamento del
Concilium Conferentiarum Episcopalium Europae (CCEE) alla luce
delle circostanze del momento.
13. I Assemblea Speciale per l’Africa
In sessione: 10 aprile - 8 maggio 1994
Padri sinodali: 242
Tema: “La Chiesa in Africa e la sua missione evangelizzatrice verso
l’anno 2000: ‘Sarete miei testimoni’ (At 1, 8)”
Il 6 gennaio 1989 il Santo Padre annunciò la sua intenzione di
convocare questa Assemblea Speciale e istituì una commissione
ante-preparatoria, formata principalmente da membri dell’episcopato
africano. Nel giugno seguente questo gruppo fu allargato per
costituire il Consiglio della Segreteria Generale e fu incaricato di
contribuire alla preparazione dell’assemblea sinodale. In occasione
dell’incontro dei rappresentanti dell’episcopato africano a Lomè, in
Togo, nel luglio del 1990, furono pubblicati i Lineamenta,
che “delineavano” l’argomento del Sinodo, dando inizio a un periodo
di preghiera e di riflessione a livello locale. Le risposte delle
Chiese locali furono utilizzate per formulare l’Instrumentum
laboris, diffuso durante la Nona Visita Pastorale del Santo
Padre in Africa, a Kampala, Uganda, nel febbraio del 1993.
Utilizzando questo documento come punto di riferimento, i padri
sinodali trattarono nella sessione che durò un mese il tema generale
dell’evangelizzazione nelle seguenti prospettive: 1. Proclamazione
del messaggio; 2. Inculturazione; 3. Dialogo; 4. Giustizia e pace;
5. Mezzi di comunicazione sociale. Oltre all’animato e approfondito
dibattito del tema durante le varie fasi dell’attività sinodale, un
evento significativo dell’assemblea speciale furono le cerimonie di
apertura e di chiusura, che incorporarono molti elementi della
tradizione liturgica africana.
Fra i documenti emanati dall’assemblea speciale vi furono un lungo
Messaggio al Popolo di Dio, distribuito al termine
dell’assemblea speciale, e l’Esortazione Apostolica post-sinodale
“Ecclesia in Africa” del 14 settembre 1995, firmata e presentata
alla Chiesa durante la Visita sinodale del Santo Padre in Africa,
dal 14 al 20 settembre 1995, per la fase celebrativa dell’assemblea
speciale.
14. IX Assemblea Generale Ordinaria
In sessione: 2 - 29 ottobre 1994
Padri sinodali: 245
Tema: “La vita consacrata e la sua missione nella Chiesa e nel
mondo”
Il 30 dicembre 1991 il Santo Padre annunciò la convocazione di una
assemblea sinodale sul tema della vita consacrata. Alcuni hanno
interpretato questo gesto come una conclusione logica della
trattazione degli stati di vita nella Chiesa, iniziata nelle due
assemblee ordinarie precedenti sul laicato e sul sacerdozio. Il
periodo di preghiera e di riflessione che precede l’assemblea
sinodale fu particolarmente fecondo, dando luogo a intensi scambi
non soltanto negli istituti di vita consacrata e nelle società di
vita apostolica, ma anche in organismi nazionali e internazionali,
per non parlare delle diverse iniziative individuali e di gruppo con
la gerarchia della Chiesa e i vari dicasteri della Curia Romana. I
padri sinodali trattarono un gran numero di argomenti inerenti al
tema e ascoltarono attentamente i numerosi interventi degli
auditori. Degni di nota furono la partecipazione di un elevato
numero di padri sinodali appartenenti a congregazioni religiose, la
nomina di una religiosa e di un religioso come Segretari Speciali
Aggiunti e di un numero elevato di donne e uomini dediti alla vita
consacrata come Esperti e Uditori. Il 25 marzo 1996 è stata
pubblicata l’Esortazione Apostolica post-sinodale “Vita
consecrata”.
15. Assemblea Speciale per il Libano
In sessione: 26 novembre - 14 dicembre 1995
Padri sinodali: 69
Tema: “Cristo è la nostra speranza: rinnovati dal suo Spirito,
solidali testimoniamo il suo amore”
Visti i particolari bisogni della Chiesa in Libano, dovuti al lungo
periodo di guerra, il Santo Padre, il 6 giugno 1991 annunciò la sua
intenzione di convocare un’Assemblea Speciale per il Libano del
Sinodo dei Vescovi. Dopo alcune riunioni preliminari con i
Patriarchi delle Chiese Orientali in Libano, nel gennaio del 1992 fu
costituito un Consiglio di dieci membri, rappresentanti delle sei
Chiese cattoliche sui iuris in Libano, per partecipare al
necessario lavoro di preparazione. Allo stesso tempo, fu nominato un
vescovo libanese come coordinatore “in loco”.
I Lineamenta dell’Assemblea Speciale furono pubblicati il 13
marzo 1993, dando inizio alla fase di preghiera e di riflessione sul
tema sinodale da parte delle diocesi locali e dei vari organismi
ecclesiali in Libano, periodo che durò fino al 1° novembre 1994. Le
risposte ai Lineamenta furono inserite nell’Instrumentum
laboris che servì da punto di riferimento durante l’Assemblea
sinodale. Il 12 dicembre fu distribuita ai padri sinodali una
versione annotata del Codice dei Canoni delle Chiese Orientali,
pubblicata sotto gli auspici del Pontificio Consiglio per
l’Interpretazione dei Testi Legislativi.
Il 10 maggio 1997 l’Esortazione Apostolica post-sinodale “Une
Espérance nouvelle pour le Liban” (“Una Nuova Speranza per il Libano”)
fu pubblicata in occasione della Visita del Santo Padre in Libano
per la fase celebrativa dell’Assemblea Speciale. Una traduzione
araba del documento, preparata dall’Assemblea dei Patriarchi e dei
Vescovi in Libano (A.P.E.C.L.), fu pubblicata nel 1998. Il Consiglio
post-sinodale, frutto di questa assemblea speciale, continua a
tenere incontri per valutare l’impatto e l’applicazione
dell’Esortazione Apostolica in Libano. A questo proposito è stato
preparato un Bilancio, che poi è stato inviato nel 2003 alla
Gerarchia del Libano, ai capi di dicastero della Curia Romana, ai
Patriarchi, agli Arcivescovi maggiori e ai Metropoliti delle Chiese
orientali sui iuris, ai Presidenti delle Conferenze
episcopali del mondo e agli altri organismi interessati. Da allora
il Consiglio Speciale si riunisce periodicamente per valutare la
situazione in Libano.
16. Assemblea Speciale per l’America
In sessione: 16 novembre - 12 dicembre 1997
Padri sinodali: 233
Tema: “Incontro con Gesù Cristo vivo: il cammino per la conversione,
la comunione e la solidarietà in America”
Nella Lettera Apostolica Tertio millennio adveniente, il
Santo Padre ha espresso il suo desiderio di continuare il movimento
sinodale a livello continentale, iniziato dalle Assemblee Speciali
per l’Europa (1991) e per l’Africa (1994), e di convocare speciali
assemblee sinodali, includendo l’Assemblea Speciale per l’America,
come parte del programma che porterà alla celebrazione del Grande
Giubileo dell’Anno 2000. Il 12 giugno 1995 è stato nominato un
Consiglio pre-sinodale per collaborare alla preparazione
dell’assemblea speciale. Con la sua assistenza, i Lineamenta
furono pubblicati il 3 settembre 1996 e l’Instrumentum laboris
il 10 settembre 1997.
Durante l’assemblea, i padri sinodali esaminarono i diversi aspetti
della vita ecclesiale e della società nel continente americano e
ricercarono il modo e i mezzi migliori per permettere al popolo
d’America d’incontrarsi con Gesù Cristo. A tal fine, affrontarono il
rapporto fra Vangelo e cultura e gli importanti concetti di
conversione, comunione e solidarietà, per rispondere alle grandi
sfide della società contemporanea nel continente. Al termine
dell’assemblea speciale i padri sinodali pubblicarono il consueto
Nuntius o Messaggio al Popolo di Dio.
Un Consiglio post-sinodale, eletto durante l’assemblea, si è riunito
in varie occasioni per valutare i risultati del Sinodo e assistere
il Santo Padre nella redazione dell’Esortazione Apostolica
post-sinodale “Ecclesia in America” del 22 gennaio 1999,
promulgata dal Santo Padre il 23 gennaio 1999, durante la fase
celebrativa dell’assemblea speciale a Città del Messico. Il giorno
successivo, molti partecipanti sinodali provenienti da tutte le
parti del continente hanno partecipato alla Liturgia Eucaristica
celebrata nel Santuario di Nostra Signora di Guadalupe.
In seguito, il Consiglio post-sinodale ha tenuto vari incontri per
verificare l’applicazione del documento e per incoraggiare i vescovi
nelle loro iniziative nel Continente in risposta al documento
post-sinodale. Nel 2002 su questo argomento si preparò un
Bilancio, che venne spedito a ciascuno dei membri della
gerarchia in America, ai capi dei dicasteri della Curia Romana, ai
Patriarchi, agli Arcivescovi Maggiori e Metropoliti delle Chiese
orientali sui iuris, ai Presidenti delle Conferenze
Episcopali del mondo e agli altri organismi interessati. Il
Consiglio speciale si riunisce periodicamente per continuare a
discutere le questioni prioritarie del continente illustrate nel
Bilancio.
17. Assemblea Speciale per l’Asia
In sessione: 19 aprile - 14 maggio 1998
Padri sinodali: 191
Tema: “Gesù Cristo il Salvatore e la sua missione di amore e
servizio in Asia: ‘Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano
in abbondanza’ (Gv 10, 10)”
Nella Lettera Apostolica Tertio millennio adveniente, il
Santo Padre rese pubblica l’intenzione di celebrare Assemblee
Speciali del Sinodo dei Vescovi per i continenti, come parte della
preparazione al Grande Giubileo dell'Anno 2000. Il 10 settembre
1995, il Santo Padre ha costituito un Consiglio pre-sinodale per
l’Assemblea Speciale per l’Asia, formato principalmente da
cardinali, arcivescovi e vescovi dell’Asia. Fra i loro compiti vi
era quello di assistere la Segreteria Generale nella stesura dei
Lineamenta diffusi il 3 settembre 1996 e dell’Instrumentum
laboris pubblicato il 13 febbraio 1998.
Durante l’assemblea speciale i padri sinodali, tenendo conto del
fatto che la Chiesa è un piccolo ma vivace gregge nel continente
asiatico, dove sono presenti le grandi religioni del mondo, hanno
concentrato la loro attenzione sulla unicità della persona di Gesù
il Salvatore e sul suo dono della vita in abbondanza visto nel
contesto del piano della Chiesa di una nuova evangelizzazione.
Un’attenzione particolare è stata rivolta al modo in cui la Chiesa,
in un piano pastorale concreto, può continuare la missione del
Signore di amore e di servizio in Asia. Alla fine, i padri sinodali
hanno pubblicato un Nuntius o Messaggio al Popolo di Dio
in cui vengono trattati vari punti del tema sinodale.
L’Assemblea elesse un Consiglio post-sinodale, riunitosi poi ad
intervalli regolari. Esso ha collaborato nell’analisi delle
raccomandazioni dell’Assemblea Speciale e nella redazione dell’Esortazione
Apostolica post-sinodale “Ecclesia in Asia”, firmata dal Santo
Padre il 6 novembre 1999 nella Cattedrale del Sacro Cuore, durante
la fase celebrativa dal 5 all’8 novembre 1999 a New Delhi, in India.
In seguito, il Consiglio post-sinodale si è riunito periodicamente
per valutare la distribuzione e l’applicazione del documento nella
Chiesa in Asia. Nel 2002 è stato preparato un Bilancio,
spedito poi a ciascun membro della gerarchia in Asia, ai capi dei
dicasteri della Curia Romana, ai Patriarchi, agli Arcivescovi
Maggiori e Metropoliti delle Chiese Orientali sui iuris, ai
Presidenti delle Conferenze Episcopali del mondo e agli altri
organismi interessati.
Il Consiglio Speciale si riunisce periodicamente per continuare a
discutere le questioni indicate nel Bilancio come prioritarie
per il continente.
18. Assemblea Speciale per l’Oceania
In sessione: 22 novembre - 12 dicembre 1998
Padri sinodali: 117
Tema: “Gesù Cristo: seguire la sua Via, proclamare la sua Verità,
vivere la sua Vita: una chiamata per i popoli dell’Oceania”
L’Assemblea Speciale per l’Oceania è stata la terza assemblea
sinodale continentale o regionale della serie annunciata dal Santo
Padre con la lettera apostolica Tertio millennio adveniente,
come parte della preparazione al Grande Giubileo dell'Anno 2000. Il
7 giugno 1996, il Santo Padre ha nominato il Consiglio pre-sinodale
costituito principalmente dai vescovi dell’Oceania. In una serie di
incontri che si sono tenuti a Roma e a Wellington (Nuova Zelanda)
questo Consiglio ha aiutato a redigere i Lineamenta,
determinare i criteri per la partecipazione e completare la stesura
dell’Instrumentum laboris.
Caratteristica unica di questa assemblea sinodale è stato il fatto
che vi avrebbero partecipato tutti i vescovi della regione come
membri ex-officio. Per ridurre le difficoltà del viaggio e
limitare l’assenza dei vescovi dalle loro Chiese locali, sono stati
presi provvedimenti per compiere le abituali visite ad limina
in concomitanza con l’assemblea speciale. Nonostante le grandi
differenze inerenti alle situazioni pastorali della regione, durante
i lavori sinodali sono emerse molte preoccupazioni comuni, per
esempio l’inculturazione del Vangelo, la rinnovata attenzione per la
catechesi e la formazione, il rafforzamento della fede dei credenti,
la cura pastorale dei giovani, dei migranti e delle popolazioni
indigene, ecc., il tutto incentrato sulla persona di Cristo, la via,
la verità e la vita.
L’11 dicembre 1998 i membri dell’assemblea speciale hanno eletto un
Consiglio post-sinodale, con tre membri di nomina pontificia. Il
Consiglio ha tenuto alcuni incontri per discutere i risultati
dell’assemblea speciale e per collaborare alla stesura da parte del
Santo Padre dell’Esortazione Apostolica post-sinodale “Ecclesia
in Oceania”, promulgata il 22 novembre 2001 con un’importante
cerimonia storica, in Vaticano, durante la quale il documento fu
inviato simultaneamente attraverso internet a tutte le
diocesi della regione. Ecclesia in Oceania è divenuta il
primo documento pontificio dell’era elettronica ad essere trasmesso
con internet.
Nel 2003 il Consiglio post-sinodale si è riunito per iniziare il
processo di esame dell’impatto e dell’attuazione di Ecclesia in
Oceania nella regione, da cui è derivata una relazione inviata
ai Vescovi dell’Oceania e condivisa con la Chiesa universale nel
2006. Nella riunione del febbraio 2008, i membri del Consiglio hanno
deciso di tenere il loro prossimo incontro in Australia, in
concomitanza con l’Assemblea Plenaria della Federazione delle
Conferenze dei Vescovi Cattolici dell’Oceania a maggio del 2010.
19. II Assemblea Speciale per l’Europa
In Sessione: 1 - 23 ottobre 1999
Padri sinodali: 117Tema: “Gesù Cristo, vivente nella sua Chiesa,
sorgente di speranza per l’Europa”
La II Assemblea Speciale per l’Europa è l’ultima della serie di
assemblee sinodali continentali convocate dal Santo Padre nella sua
Lettera Apostolica Tertio millennio adveniente come parte
della preparazione al Grande Giubileo dell’anno 2000. Sebbene la I
Assemblea Speciale per l’Europa fosse stata celebrata nel 1991, meno
di un decennio prima, le nuove situazioni sociali e culturali,
presenti nel continente sulla scia dei cambiamenti politici
verificatisi nell’Est, hanno suscitato sfide pastorali tali da
rendere particolarmente opportuna la convocazione della II Assemblea
Speciale per l’Europa.
Il 9 febbraio 1997 il Santo Padre nominò i membri del Consiglio
pre-sinodale per favorire la preparazione di questa assemblea
speciale. Esso, con l’aiuto della Segreteria Generale e di teologi
provenienti da diverse parti dell’Europa, pubblicò i Lineamenta
(primavera del 1998) e l’Instrumentum laboris (21 giugno
1999) dell’Assemblea Speciale.
Nel corso della II Assemblea Speciale i padri sinodali esaminarono
le diverse realtà della Chiesa in Europa e il momento storico
particolare del progetto di unificazione del continente. Il tema di
Gesù Cristo, vivente nella sua Chiesa, dominò il dibattito sinodale
sulle radici culturali del continente, diventando, nello stesso
tempo, sorgente di speranza per la costruzione di una nuova Europa
fondata sulla fede.
Il Consiglio post-sinodale, eletto durante l’assemblea, si è riunito
diverse volte per analizzare i risultati del sinodo e contribuire
alla redazione dell’Esortazione Apostolica post-sinodale
“Ecclesia in Europa” promulgata in Vaticano il 28 giugno 2003
durante i Primi Vespri della Solennità dei Santi Pietro e Paolo.
Successivamente il Consiglio post-sinodale al fine di valutare
l’impatto e l’applicazione di Ecclesia in Europa nel
continente, ha redatto un questionario che è stato inviato alle
Conferenze episcopali e alle organizzazioni continentali europee. Le
risposte a questo questionario sono servite a valutare alcuni
aspetti della missione della Chiesa in Europa.
20. X Assemblea Generale Ordinaria
In Sessione: 30 settembre - 27 ottobre 2001
Padri sinodali 247
Tema: “Il Vescovo: Servitore del Vangelo di Gesù Cristo per la
speranza del mondo”
In preparazione della X Assemblea Generale Ordinaria, il IX
Consiglio Ordinario della Segreteria Generale si è riunito
periodicamente per assistere nel processo di consultazione per
definire il tema e ha collaborato nella redazione dei Lineamenta,
inviati il 16 giugno 1998 ai vescovi del mondo e a coloro che
vengono di consueto contattati per risposte ufficiali. Queste
risposte sono state analizzate in seguito e tenute in considerazione
nel lavoro del Consiglio per la redazione dell’Instrumentum
laboris, che è stato reso noto il 1° giugno 2001.
Durante l’assemblea sinodale i padri sinodali hanno concentrato la
loro attenzione sulla persona e il compito dei vescovi nelle loro
diocesi all’inizio del terzo millennio.
Il 26 ottobre 2001 l’assemblea sinodale ha eletto i membri del X
Consiglio ordinario della Segreteria Generale, al quale il Santo
Padre ha aggiunto tre membri da lui nominati. Nelle riunioni
successive il Consiglio ha esaminato il materiale risultante dal
processo sinodale e particolarmente le Propositiones del
sinodo, per assistere il Santo Padre nella redazione dell’Esortazione
Apostolica post-sinodale “Pastores gregis”, promulgata il 16
ottobre 2003, in corrispondenza del 25° anniversario dell’elezione
del Santo Padre.
21. XI Assemblea Generale Ordinaria
In Sessione dal 2 al 23 ottobre2005
Padri sinodali 258
Tema: “L’Eucaristia: fonte e culmine della vita e della missione
della Chiesa”
Il 29 novembre 2003, considerando il parere dei membri del X
Consiglio Ordinario della Segreteria Generale del Sinodo dei
Vescovi, basato sulla consultazione delle Conferenze Episcopali del
mondo e delle altre parti interessate, il Santo Padre decise di
convocare l’XI Assemblea Generale Ordinaria per trattare il tema
dell’Eucaristia. Il fatto che la scelta del Santo Padre sopraggiunga
poco tempo dopo la pubblicazione della sua Enciclica sul medesimo
tema merita attenzione. Infatti, questa assemblea sinodale è stata
convocata per presentare al Santo Padre le riflessioni pastorali dei
vescovi del mondo su un argomento fondamentale per la vita e la
missione della Chiesa.
I Lineamenta, redatti dal X Consiglio Ordinario della
Segreteria Generale con l’aiuto di teologi, sono stati inviati il 31
marzo 2004 alle Conferenze Episcopali, alle Chiese Orientali sui
iuris, ai capi di dicastero della Curia Romana, all’Unione dei
Superiori Generali e a tutti gli altri interessati. Nel corso di una
successiva riunione, il Consiglio ha analizzato le risposte ai
quesiti dei Lineamenta e, sempre con l’ausilio di esperti, ha
redatto l’Instrumentum Laboris, che è stato pubblicato il 7
luglio 2005.
Dopo la sua elezione, Papa Benedetto XVI ha riconfermato le date
dell’assemblea sinodale e, allo stesso tempo, ha approvato le
seguenti innovazioni nella procedura sinodale: la riduzione della
durata dell’assemblea Sinodale a tre settimane, un’ora di libera
discussione, nel corso della fase degli interventi, a conclusione
della sessione plenaria pomeridiana, il voto elettronico per i
membri - oltre alla consueta votazione scritta - sulle
Propositiones o raccomandazioni sinodali e la diffusione
pubblica pro hoc vice di una traduzione italiana delle
Propositiones.
Si è tenuta una sessione speciale per commemorare il 40°
anniversario dell’istituzione del Sinodo dei Vescovi, nel corso
della quale diversi padri sinodali hanno parlato degli aspetti
teologici, giuridici e storici del sinodo. In seguito queste
presentazioni, accompagnate da materiale di riferimento sulle
assemblee sinodali, sono state pubblicate dall’Università
Lateranense in un libro dal titolo Il Sinodo dei Vescovi: 40 Anni
di Storia (“The Synod of Bishops: 40 Years of History”).
La documentazione ufficiale scaturita da questa assemblea sinodale
comprende un Messaggio al Popolo di Dio Message to the People of
God (Nuntius), redatto durante l’assemblea e approvato
dai padri sinodali e l’Esortazione Apostolica post-sinodale
“Sacramentum Caritatis” del Santo Padre del 22 febbraio 2007.
22. XII Assemblea Generale Ordinaria
In sessione dal 5 al 26 ottobre 2008
Padri sinodali 253
Tema: “La Parola di Dio nella Vita e nella Missione della Chiesa”
Il 6 ottobre 2006 Papa Benedetto XVI ha annunciato la sua decisione
di convocare la XII Assemblea Generale Ordinaria per discutere sul
tema “La Parola di Dio nella Vita e nella Missione della Chiesa”.
Il Sinodo sulla Parola di Dio voleva rappresentare una continuità
del Sinodo sull’Eucaristia del 2005 e sottolineare l’intrinseco
legame tra l’Eucaristia e la Parola di Dio per la Vita e la Missione
della Chiesa.
Nella sua fase preparatoria i membri del Consiglio, con l’assistenza
di esperti, hanno redatto i consueti Lineamenta, pubblicati
il 27 aprile 2007, con le linee guida preliminari sull’argomento e
una serie di quesiti per la discussione e la preghiera a livello
locale. In incontri successivi il Consiglio ha analizzato le
risposte ai quesiti nei Lineamenta, presentate alla
Segreteria Generale, insieme con osservazioni proposte da vari
gruppi e persone, e ha redatto l’Instrumentum laboris, reso
pubblico il 12 giugno 2008.
Questa assemblea sinodale è stata la prima ad avere luogo dopo la
revisione dell’Ordo Synodi Episcoporum (il Regolamento del
Sinodo dei Vescovi), approvato dal Santo Padre il 29 Settembre
2006, in accoglimento del consiglio della Segreteria Generale del
Sinodo dei Vescovi sull’opportunità di aggiornare gli statuti per
adeguarli all’attuale Codice di Diritto Canonico e al Codice dei
Canoni delle Chiese Orientali.
Un aspetto distintivo di questa assemblea sinodale è stato il suo
svolgimento nel corso dell’Anno Paolino iniziato il 29 giugno 2008.
Per commemorare tale evento, la liturgia di apertura del sinodo sarà
celebrata nella basilica papale di San Paolo fuori le Mura. Allo
stesso tempo, visto il tema del dibattito, per la prima volta un
rabbino è stato invitato a parlare ai padri sinodali e ai
partecipanti. Questa assemblea sinodale è stata anche la prima a
vedere la presenza di Sua Beatitudine Bartolomeo I, Patriarca
Ecumenico di Costantinopoli, che ha tenuto un discorso ai
partecipanti al Sinodo durante la celebrazione dei vespri che si è
tenuta nella Capella Sistina.
Come in occasione dell'XI Assemblea Generale Ordinaria, le 55
Propositiones risultanti dal lavoro collegiale dei padri
sinodali sono state rese pubbliche pro hoc vice in una traduzione
italiana. A conclusione del Sinodo, i partecipanti hanno pubblicato
anche un Messaggio al Popolo di Dio (Nuntius). Il XII
Consiglio Ordinario in seguito ha tenuto diversi incontri per
esaminare i risultati dell’assemblea sinodale e per elaborare il
proprio contributo, da presentare al Santo Padre per la redazione
dell’Esortazione Apostolica post-sinodale “Verbum Domini”,
promulgata il 30 settembre 2010.
23. II Assemblea speciale per l’Africa
In sessione dal 4 al 25 ottobre 2009
Padri sinodali: 244
Tema: “La Chiesa in Africa a servizio della riconciliazione, della
giustizia e della pace. ‘Voi siete il sale della terra ... Voi siete
la luce del mondo’ (Mt 5,13.14)”
Il 13 novembre 2004, durante il Simposio dei Vescovi dell’Asia e
dell’Europa, tenutosi a Roma, Papa Giovanni Paolo II, “accogliendo
il desiderio di un Consiglio speciale per l’Africa” e rispondendo
alle “speranze dei pastori africani”, annunciò la convocazione di
una II Assemblea speciale per l’Africa. Nell’udienza generale
settimanale del 22 giugno 2005, il Santo Padre, Papa Benedetto XVI,
riconfermò tale decisione.
Successivamente all’annuncio iniziale di una II Assemblea Speciale e
in collaborazione con il Consiglio speciale per l’Africa, Papa
Benedetto XVI ha formulato il secondo tema sinodale: “La Chiesa in
Africa a servizio della riconciliazione, della giustizia e della
pace. ‘Voi siete il sale della terra ... Voi siete la luce del
mondo’ (Mt 5,13.14)”. Con l’aiuto di esperti, il Consiglio ha poi
redatto i Lineamenta che presentavano il tema e contenevano una
serie di questioni per la discussione e la preghiera a livello
locale e che sono stati resi pubblici il 27 giugno 2006.
Le risposte alle questioni sono poi state inviate alla Segreteria
Generale, per poter essere utilizzate ai fini della redazione del
Instrumentum laboris, il documento contenente l’agenda
dell’Assemblea sinodale. Il 19 marzo 2009 Papa Benedetto XVI ha
consegnato personalmente tale documento ai presidenti delle
Conferenze episcopali dell’Africa in occasione della sua Visita
Apostolica in Camerun e in Angola.
Il Consiglio Speciale per l'Africa, data la natura continentale
dell'assemblea e al fine di assicurare il massimo impegno da parte
dei partecipanti, ha elaborato criteri speciali per la
partecipazione che, dopo aver ricevuto l'approvazione papale, sono
stati applicati dalle Conferenze episcopali in Africa per eleggere i
partecipanti all'Assemblea Speciale, che vanno ad aggiungersi a
quanti partecipano in virtù del loro ufficio o per nomina
pontificia.
Nel corso della Seconda Assemblea Speciale, i padri sinodali hanno
dedicato la loro attenzione alle diverse realtà della Chiesa nel
continente Africano, e in particolare alla riconciliazione, alla
giustizia e alla pace, affinché la Chiesa possa rispondere alla sua
missione di essere “sale della terra e luce del mondo” negli ambiti
sociale, culturale e religioso . Attraverso il suo ministero di
riconciliazione, la Chiesa è chiamata a stabilire la pace e a
promuovere la giustizia, contribuendo in tal modo alla promozione e
allo sviluppo di tutti i popoli in Africa. La prima assemblea
sinodale, avendo esortato la Chiesa nel continente a un dinamismo
rinnovato e alla speranza, è stata in seguito definita Sinodo di
Resurrezione e di Speranza; la seconda assemblea, essendosi
concentrate sulla missione della Chiesa, viene sempre più spesso
indicata come Sinodo di una Nuova Pentecoste.
L’assemblea sinodale ha approvato un Messaggio Finale, che
era sia un appello sia una fonte di incoraggiamento per la missione
della Chiesa in Africa, nonché 57 Propositiones, ossia
Proposizioni, da presentare al Santo Padre, nelle quali i padri
sinodali hanno cercato di affrontare dal punto di vista pastorale le
diverse questioni trattate durante l’assemblea. Il Consiglio
post-sinodale, eletto durante l’assemblea, in seguito ha tenuto
diversi incontri per esaminare i risultati dell’assemblea sinodale
ed elaborare il proprio contributo, da presentare al Santo Padre per
la stesura dell’Esortazione Apostolica post-sinodale “Africae
munus”. Nel corso della sua Visita Apostolica in Benin, che si è
svolta dal 18 al 20 novembre 2011, il Sommo Pontefice ha firmato e
presentato l’Esortazione Apostolica post-sinodale Africae munus
alla Chiesa in Africa e al mondo.
24. Assemblea Speciale per il Medio Oriente
In Sessione: 10 - 24 ottobre 2010
Padri Sinodali: 185
Tema: "La Chiesa Cattolica nel Medio Oriente: Comunione e
testimonianza. 'La moltitudine di coloro che erano diventati
credenti aveva un cuore solo e un'anima sola' (At 4, 32)"
Il Santo Padre, Papa Benedetto XVI, ha annunciata di persona la
convocazione dell'assemblea sinodale il 19 settembre 2009 a Castel
Gandolfo, in occasione di un incontro con i capi delle Chiese
cattoliche orientali sui iuris. Contemporaneamente, Sua Santità ha
istituito anche il Consiglio pre-sinodale per il Medio Oriente, che
contava tra i propri membri tutti e sette i Patriarchi, vale a dire
i sei delle Chiese cattoliche orientali sui iuris e il Patriarca
latino di Gerusalemme, nonché i due presidenti delle Conferenze
episcopali della Turchia e dell'Iran. Oltre a Gerusalemme e ai
Territori Palestinesi, i documenti preparatori dell'assemblea
sinodale indicavano come "Medio Oriente" i seguenti sedici paesi:
Bahrain, Cipro, Egitto, Iran, Iraq, Israele, Giordania, Kuwait,
Libano, Oman, Qatar, Arabia Saudita, Siria, Turchia, Emirati Arabi
Uniti e Yemen.
L'idea di convocare questa assemblea sinodale nasceva da due
sollecitudini pastorali. Anzitutto, diversi vescovi, soprattutto
delle regioni più tormentate del Medio Oriente, come per esempio
l'Iraq, avevano chiesto al Santo Padre di riunire i vescovi della
regione per ascoltare di persona ciò che avevano da dire sulla
situazione spesso drammatica dei fedeli affidati alla loro cura
pastorale, e per cercare, con la grazia dello Spirito Santo e nella
comunione episcopale, vie possibili per migliorare la situazione, a
partire dalla comunione interna delle Chiese e delle Chiese tra di
loro. In secondo luogo sulla questione incisero anche le indicazioni
dei cardinali e dei prelati della Curia Roman che, istituzionalmente
o di persona, avevano frequenti contatti con i Pastori e i cristiani
in Terra Santa.
Considerando il tempo relativamente breve per preparare questo
incontro sinodale, il Consiglio pre-sinodale tenne una serie di
incontri per redigere i Lineamenta, infine pubblicati il 19
gennaio 2010 in quattro lingue (arabo, inglese, francese e italiano)
e inviati alle parti interessate al processo consultivo. Allo stesso
tempo furono discussi i criteri per la partecipazione all'assemblea
sinodale, poi approvati dal Santo Padre. Sulla base delle risposte e
delle osservazioni ai Lineamenta, il Consiglio pre-sinodale
si riunì nuovamente per redigere l'Instrumentum laboris,
ovvero il "documento di lavoro" che stabiliva l'agenda del sinodo,
presentato personalmente dal Santo Padre in occasione della sua
Visita apostolica a Cipro, svoltasi dal 4 al 7 giugno, ai membri del
Consiglio pre-sinodale, i quali rappresentavano l'intero episcopato
del Medio Oriente.
Oltre ai Padri sinodali, all'assemblea sinodale hanno partecipato
come ospiti numerosi esperti, uditori e delegati fraterni - tutti in
qualche modo collegati alla Chiesa in Medio Oriente - compreso un
rabbino, e due rappresentanti musulmani, che hanno parlato
all'assemblea.
L'Assemblea Speciale per il Medio Oriente ha prodotto 44
Propositiones, presentate al pubblico pro hoc vice in una
traduzione italiana. Al termine del sinodo, i membri hanno anche
promulgato un Messaggio al Popolo di Dio (Nuntius). Il
Consiglio speciale, costituito durante l'assemblea sinodale, in
seguito si è incontrato in diverse occasioni per esaminare la
documentazione del processo sinodale e ha redatto il proprio
contributo, da presentare al Santo Padre per la stesura dell'Esortazione
Apostolica post-sinodale “Ecclesia in Medio Oriente”, firmata e
presentata alla Chiesa in Medio Oriente durante la Visita Apostolica
del Santo Padre in Libano, che si è svolta dal 14 al 16 settembre
2012.
[A cura della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi - Testo
originale in inglese - Traduzione non ufficiale di lavoro a cura della
Sala Stampa della Santa Sede]
IV.
DOCUMENTI
UFFICIALI
IV.1.
CODICE DI DIRITTO CANONICO (CC. 342-348)
Il Sinodo dei Vescovi è nato in virtù del Motu proprio di Paolo VI
"Apostolica sollicitudo" del 15 settembre 1965. È un documento emanato
per esclusiva iniziativa del Papa. Le disposizioni di questa lettera
apostolica sono state accolte nei canoni 342-348 del nuovo Codice di
Diritto Canonico.
Canone 342 - Il Sinodo dei Vescovi è un'Assemblea di Vescovi i quali,
scelti dalle diverse regioni dell'orbe, si riuniscono in tempi
determinati per favorire una stretta unione fra il Romano Pontefice e i
Vescovi stessi, e per prestare aiuto con il loro consiglio al Romano
Pontefice nella salvaguardia e nell'incremento della fede e dei costumi,
nell'osservanza e nel consolidamento della disciplina ecclesiastica e
inoltre per studiare i problemi riguardanti l'attività della Chiesa nel
mondo.
Canone 343 - Spetta al Sinodo dei Vescovi discutere sulle questioni
proposte ed esprimere dei voti, non però dirimerle ed emanare decreti su
tali questioni, a meno che in casi determinati il Romano Pontefice, cui
spetta in questo caso ratificare le decisioni del Sinodo, non gli abbia
concesso potestà deliberativa.
Canone 344 - Il Sinodo dei Vescovi è direttamente sottoposto
all'autorità dell Romano Pontefice, al quale spetta propriamente:
1º convocare il sinodo ogni qualvolta lo ritenga opportuno e designare
il luogo in cui tenere le assemblee;
2º ratificare l'elezione dei membri che, a norma del diritto peculiare,
devono essere eletti, e altersì designare e nominare gli altri membri;
3º stabilire gli argomenti delle questioni da trattare in tempo
opportuno, a norma del diritto peculiare, prima della celebrazione del
Sinodo;
4º definire l'ordine dei lavori;
5º presiedere il Sinodo personalmente o attraverso altri;
6̊ concludere, trasferire, sospendere e sciogliere il Sinodo.
Canone 345 - Il Sinodo dei Vescovi può riunirsi in Assemblea generale,
ordinaria o straordinaria, in cui vengono trattati argomenti che
riguardano direttamente il bene della Chiesa universale, oppure può
riunirsi in Assemblea speciale, in cui vengono trattati affari che
riguardano direttamente una o più regioni determinate.
Canone 346 - § 1. Il Sinodo dei Vescovi che si riunisce in Assemblea
generale ordinaria è composto di membri, la maggioranza dei quali
Vescovi, che vengono eletti per le singole assemblee dalle Conferenze
dei Vescovi, secondo le modalità determinate dal diritto peculiare del
Sinodo; altri vengono deputati in forza del medesimo diritto, altri sono
nominati direttamente dal Romano Pontefice; ad essi si aggiungono alcuni
membri di Istituti religiosi clericali, eletti a norma del medesimo
diritto peculiare.
§ 2. Il Sinodo dei Vescovi, riunito in Assemblea generale straordinaria
per trattare affari che richiedono una soluzione sollecita, è composto
di membri, la maggioranza dei quali Vescovi, deputati dal diritto
peculiare del Sinodo in ragione dell'ufficio svolto; altri poi nominati
direttamente dal Romano Pontefice; ad essi si aggiungono alcuni membri
di Istituti religiosi clericali eletti a norma del medesimo diritto.
§ 3. Il Sinodo dei Vescovi che si riunisce in Assemblea speciale è
composto soprattuto di membri scelti da quelle Regioni per le quali il
Sinodo viene convocato, a norma del diritto peculiare da cui è retto il
Sinodo.
Canone 347 § 1. Quando l'Assemblea del Sinodo dei Vescovi viene conclusa
dal Romano Pontefice, cessa l'incarico affidato nel Sinodo stesso ai
Vescovi e agli altri membri.
§ 2. Se la Sede Apostolica diviene vacante dopo la convocazione del
Sinodo o durante la sua celebrazione, per il diritto stesso è sospesa
l'Assemblea del Sinodo, come pure l'incarico assegnato in esso ai
membri, finché il vuovo Pontefice non abbia deciso o il suo scioglimento
o la sua continuazione.
Canone 348 § 1. Il Sinodo dei Vescovi ha una Segreteria Generale
permanente presieduta dal Segreterio Generale, nominato dal Romano
Pontefice, al quale è di aiuto il Consiglio di Segreteria composto di
Vescovi, alcuni dei quali vengono eletti, a norma del diritto peculiare,
dallo stesso Sinodo dei Vescovi, altri nominati dal Romano Pontefice;
l'incarico di tutti costoro però cessa quando inizia la nuova Assemblea
generale.
§ 2. Vengono inoltre costituiti per ogni Assemblea del Sinodo dei
Vescovi uno o più Segretari speciali, nominati dal Romano Pontefice, i
quali rimangono nell'ufficio affidato solo fino al termine
dell'Assemblea del Sinodo.
IV.2.
CODICE DEI CANONI DELLE CHIESE ORIENTALI (C. 46)
Canone 46 § 1. Nell'esercitare la sua funzione, il Romano Pontefice è
assistito dai Vescovi che gli possono dare una collaborazione in varie
maniere tra le quali vi è il Sinodo dei Vescovi; gli sono inoltre di
aiuto i Padri Cardinali, la Curia Romana, i Legati pontifici, come pure
altre persone e anche varie istituzioni secondo le necessità dei tempi;
tutte queste persone e istituzioni adempiono l'incarico loro affidato in
nome e con l'autorità dello stesso, per il bene di tutte le Chiese
secondo le norme stabilite dal Romano Pontefice stesso.
§ 2. La partecipazione dei Patriarchi e di tutti gli altri Gerarchi, che
presiedono le Chiese sui iuris, nel Sinodo dei Vescovi è regolata da
norme speciali stabilite dallo stesso Romano Pontefice.
IV.3. LETTERA APOSTOLICA
APOSTOLICA SOLLICITUDO (TESTO INTEGRALE DEL DOCUMENTO INSTITUTIVO
DEL SINODO DEI VESCOVI) DI SUA SANTITÀ PAOLO VI, 15 SETTEMBRE 1965 (TESTO INTEGRALE DEL DOCUMENTO INSTITUTIVO DEL
SINODO DEI VESCOVI PER LA CHIESA UNIVERSALE)
Lettera apostolica Motu proprio di Papa Paolo VI con il quale si
istituisce il Sinodo dei Vescovi per la Chiesa universale (AAS 57
[1965], pp. 775-780).
La sollecitudine apostolica, con la quale, scrutando attentamente i
segni dei tempi, cerchiamo di adattare le vie ed i metodi del sacro
apostolato alle accresciute necessità dei nostri giorni ed alle mutate
condizioni della società, ci induce a rafforzare con più stretti vincoli
la Nostra unione con i Vescovi "che lo Spirito Santo ha costituito...per
governare la Chiesa di Dio" (At 20,28). A ciò siamo mossi non solo dal
rispetto, dalla stima e dalla riconoscenza, con cui a buon diritto
circondiamo tutti i Venerabili Fratelli nell'Episcopato, ma anche dal
gravissimo onere di Pastore universale a Noi imposto, per il quale
dobbiamo condurre il Popolo di Dio ai pascoli eterni. Infatti, in questa
nostra età, veramente turbinosa e piena di pericoli, ma tanto largamente
aperta ai soffi salutari della grazia divina, esperimentiamo ogni giorno
quanto giovi al Nostro dovere apostolico una tale unione con i sacri
Pastori, che perciò Noi intendiamo in ogni modo promuovere e favorire,
"affinché -come altrove abbiamo affermato - non Ci venga a mancare il
sollievo della loro presenza, l'aiuto della loro prudenza ed esperienza,
la sicurezza del loro consiglio, l'appoggio della loro autorità"
(Discorso ai Padri conciliari a chiusura del terzo periodo (AAS, 56
[1964], p. 1011).
Perciò, soprattutto durante la celebrazione del Concilio Ecumenico
Vaticano II, era naturale che nel Nostro animo restasse fermamente
questa Nostra persuasione circa il tempo e la necessità di ricorrere
sempre più all'aiuto dei Vescovi per il bene della Chiesa universale.
Anzi il Concilio Ecumenico è stato anche la causa che Ci ha fatto
concepire l'idea di istituire uno speciale consiglio permanente di sacri
Pastori, e ciò affinché anche dopo il Concilio continuasse a giungere al
popolo cristiano quella larga abbondanza di benefici, che durante il
Concilio felicemente si ebbe dalla viva unione Nostra con i Vescovi.
Ed ora, volgendo ormai il Concilio Ecumenico Vaticano II alla
conclusione, riteniamo sia giunto il momento opportuno per tradurre
finalmente in realtà il progetto da tempo concepito; e ciò facciamo
tanto più volentieri in quanto sappiamo che i Vescovi del mondo
cattolico appoggiano apertamente questo Nostro progetto, come risulta
dai pareri di molti sacri Pastori, che a tal proposito sono stati
espressi nel Concilio Ecumenico.
Così, dopo aver maturamente considerato ogni cosa, per la Nostra stima
ed il Nostro rispetto nei riguardi di tutti i Vescovi cattolici, e per
dare ai medesimi la possibilità di prendere parte in maniera più
evidente e più efficace alla Nostra sollecitudine per la Chiesa
universale, motu proprio e con la Nostra autorità erigiamo e costituiamo
in questa alma Città un consiglio permanente di Vescovi per la Chiesa
universale, soggetto direttamente ed immediatamente alla Nostra potestà
e che con nome proprio chiamiamo Sinodo dei Vescovi. Questo Sinodo, che,
come ogni instituzione umana, col passare del tempo potrà essere
maggiormente perfezionato, è retto dalle seguenti norme generali.
I
Il Sinodo dei Vescovi, per il quale vescovi scelti nelle varie parti del
mondo apportano al Supremo Pastore della Chiesa un aiuto più efficace,
viene costituito in maniera tale che sia: a) una instituzione
ecclesiastica centrale; b) rappresentante tutto l'episcopato cattolico;
c) perpetua per sua natura; d) quanto alla sua struttura, svolgente i
suoi compiti in modo temporaneo ed occasionale.
II
Al Sinodo dei Vescovi spetta per sua natura il compito di dare
informazioni e consigli. Potrà anche godere di potestà deliberativa,
quando questa gli sia stata conferita dal Romano Pontefice; al quale
spetta però in tal caso ratificare le decisioni del Sinodo.
1. I fini generali del Sinodo dei Vescovi sono:
a) favorire una stretta unione e collaborazione fra il Sommo Pontefice
ed i vescovi di tutto il mondo;
b) procurare una informazione diretta ed esatta circa i problemi e le
situazioni che riguardano la vita interna della Chiesa e l'azione che
essa deve condurre nel mondo attuale;
c) rendere più facile l'accordo delle opinioni almeno circa i punti
essenziali della dottrina e circa il modo d'agire nella vita della
Chiesa.
2. I fini speciali ed immediati sono:
a) scambiarsi le opportune notizie;
b) esprimere il proprio parere circa gli affari, per i quali il Sinodo
volta per volta viene convocato.
III
Il Sinodo dei Vescovi è sottomesso direttamente ed immediatamente
all'autorità del Romano Pontefice, al quale inoltre spetterà:
1. convocare il Sinodo, ogni volta che gli parrà opportuno, e fissare il
luogo delle riunioni;
2. ratificare l'elezione dei membri, di cui si tratta nei nn. V e VIII;
3. fissare l'oggetto delle questioni da trattare, almeno sei mesi prima
della riunione del Sinodo, se sarà possibile;
4. fare spedire la materia degli argomenti da trattarsi a coloro che
devono intervenire nella discussione di tali questioni;
5. stabilire l'ordine del giorno;
6. Presiedere il Sinodo di persona o per mezzo di altri.
IV
Il Sinodo dei Vescovi può essere riunito in assemblea generale, in
assemblea straordinaria e in assemblea speciale.
V
Il Sinodo dei Vescovi riunito in assemblea generale comprende innanzi
tutto e per sé:
1. a) i Patriarchi, gli Arcivescovi maggiori ed i Metropoliti fuori dei
Patriarcati delle Chiese cattoliche di rito orientale;
b) i Vescovi eletti dalle singole Conferenze Episcopali nazionali,
secondo il n. VIII;
c) i Vescovi eletti dalle Conferenze Episcopali di più nazioni,
costituite cioè per quelle nazioni che non hanno una Conferenza propria,
secondo il n. VIII;
d) a questi si aggiungono dieci religiosi rappresentanti gli istituti
religiosi clericali, eletti dall'Unione Romana dei Superiori Generali.
2. All'assemblea generale del Sinodo dei Vescovi partecipano anche i
Cardinali preposti alla direzione dei Dicasteri della Curia Romana.
VI
Il Sinodo dei Vescovi riunito in assemblea straordinaria comprende:
1. a) i Patriarchi, gli Arcivescovi maggiori ed i metropoliti fuori dei
Patriarcati delle Chiese cattoliche di rito orientale;
b) i presidenti delle Conferenze Episcopali nazionali;
c) i presidenti delle Conferenze Episcopali di più nazioni, costituite
cioè per quelle nazioni che non hanno una Conferenza propria;
d) tre religiosi rappresentanti gli istituti religiosi clericali, eletti
dall'Unione Romana dei superiori generali.
2. All'assemblea straordinaria del Sinodo dei Vescovi partecipano anche
i Cardinali preposti alla direzione dei Dicasteri della Curia Romana.
VII
Il Sinodo dei Vescovi riunito in assemblea speciale comprende i
Patriarchi, gli Arcivescovi maggiori e i Metropoliti fuori dei
Patriarcati delle Chiese cattoliche di rito orientale, come pure coloro
che rappresentano sia le Conferenze Episcopali di una o più nazioni sia
gli istituti religiosi, come è stato stabilito al n. V e al n. VIII;
purché tutti appartengano alle regioni per le quali il Sinodo dei
Vescovi è stato convocato.
VIII
I Vescovi, che rappresentano le singole Conferenze Episcopali nazionali,
vengono eletti secondo le seguenti norme:
a) uno per ogni singola Conferenza Episcopale nazionale che non superi i
25 membri;
b) due per ogni singola Conferenza Episcopale nazionale che non superi i
50 membri;
c) tre per ogni singola Conferenza Episcopale nazionale che non superi i
100 membri;
d) quattro per ogni singola Conferenza Episcopale nazionale che abbia
più di 100 membri.
Le Conferenze Episcopali di più nazioni eleggono i loro raprresentanti
secondo le medesime norme.
IX
Nell'eleggere i rappresentanti delle Conferenze Episcopali di una o più
nazioni e degli istituti religiosi nel Sinodo dei Vescovi, si dovrà
tener conto non solo della scienza e della prudenza in genere dei
candidati, ma anche della loro conoscenza teorica e pratica della
materia che sarà trattata dal Sinodo.
X
Il Sommo Pontefice, se riterrà opportuno, può aumentare il numero dei
membri del Sinodo dei Vescovi, aggiungendo sia Vescovi, sia membri
religiosi che rappresentano gli istituti religiosi, sia infine degli
esperti ecclesiatici, fino al 15% del numero totale dei membri, di cui
ai nn. V e VII.
XI
Allorchè si conclude l'assemblea, per la quale il Sinodo dei Vescovi è
stato convocato, cessano per il fatto stesso sia il raggruppamento di
persone del Sinodo medesimo sia gli uffici e le cariche affidate ai
singoli membri come tali.
XII
Il Sinodo dei Vescovi ha un Segretario permanente o generale, aiutato da
un ragionevole numero di persone. Inoltre ogni assemblea del Sinodo dei
Vescovi ha il suo Segretario speciale, che resta in carica fino alla
conclusione dell'assemblea medesima. Sia il Segretario generale sia i
Segretari speciali sono nominati dal Sommo Pontefice.
Decretiamo e stabiliamo queste cose, nonostante qualsiasi altra
contraria.
Dato a Roma, presso S. Pietro, il 15 settembre 1965, anno terzo del
Nostro Pontificato
Paulus PP. VI
IV.4. ORDO SYNODI EPISCOPORUM
Ordo Synodi Episcoporum
[Francese,
Inglese,
Latino,
Italiano,
Spagnolo,
Tedesco]
V. DISCORSO
DI SUA SANTITÀ GIOVANNI PAOLO II
AL CONSIGLIO DELLA SEGRETERIA
DEL SINODO
(30 APRILE 1983)
(FONDAMENTO TEOLOGICO
DEL SINODO DEI VESCOVI)
Fratelli carissimi,
1. Nella vostra ultima riunione del Consiglio della Segreteria generale
del Sinodo dei Vescovi, nella quale avete gettato le linee
dell'Instrumentum laboris, avete voluto proporre una speciale sessione
per dedicarla in maniera particolare ai problemi interni di questa
giovane eppur già ben sperimentata istituzione ecclesiale. Vi siete
imposti una fatica supplementare ai lavori ordinari. Ed ora state per
portarla alla fine. Ringrazio di cuore tutti voi e con voi ringrazio gli
officiali della Segreteria e gli esperti che con i loro studi
approfonditi hanno fornito un'ampia base per la vostra riflessione sulla
funzione e sul funzionamento del Sinodo dei Vescovi.
Questa vostra riunione è stata come la sosta dell'operaio che dopo aver
compiuto una parte dell'opera si ferma un momento per riconsiderare le
motivazioni che lo hanno spinto e rinnovare il coraggio verso
l'ulteriore lavoro. Il Sinodo dei Vescovi è germogliato nel fertile
terreno del Concilio Vaticano II, ha potuto vedere il sole grazie alla
sensibile mente del mio Predecessore, Paolo VI, ed ha cominciato a
portare i suoi frutti sin dalla prima Assemblea ordinaria del 1967,
svoltasi in questo stesso ambiente dove ora ci troviamo. Da quel tempo,
radunatosi a scadenza fisse, ma sperimentando pure qualche volta un
altro tipo di assemblea, il Sinodo dei Vescovi ha contribuito in maniera
notevolissima all'attuazione degli insegnamenti e degli orientamenti
dottrinali e pastorali del Concilio Vaticano II nella vita della Chiesa
universale. La chiave sinodale di lettura del Concilio è diventata quasi
un luogo di interpretazione, di applicazione e di sviluppo del Vaticano
II. Il ricco elenco dei temi trattati nei diversi Sinodi rivela da solo
l'importanza delle sue assemblee per la Chiesa e per l'attuazione delle
riforme volute dal Concilio.
Di fronte a questa ricchezza di frutti già prodotti e di potenzialità
ancora non dispiegate dell'ancor giovane istituzione sinodale, è giusto
anzitutto rendere grazie a Dio perché ha voluto ispirare la sua
fondazione e guidare la sua opera. Ma era pure giusto, a distanza di
questi anni, fermarsi in una riflessione basata sull'esperienza
acquisita.
2. Il Sinodo dei Vescovi ha reso quindi grandi servizi al Concilio
Vaticano II e li può rendere ancora nell'applicazione e nello sviluppo
degli orientamenti conciliari. L'esperienza del periodo postconciliare
mostra chiaramente in quale notevole misura l'attività sinodale
scandisca il ritmo della vita pastorale nella Chiesa iuniversale.
Nelle assemblee sinodali vengono rappresentate dai rispettivi pastori
delegati le singole chiese locali di tutti i continenti. Già durante la
fase preparatoria esse vengono consultate e la loro esperienza della
vita di fede viene poi portata dai Vescovi all'assemblea. Nell'assemblea
avviene lo scambio delle notize e dei suggerimenti; ed alla luce del
Vangelo e della dottrina della Chiesa vengono delineati orientamenti
comuni che, una volta sigillati con l'approvazione del Successore di
Pietro, vengono riversati a beneficio delle stesse chiese locali perché
la Chiesa intera possa mantenere la comunione nella pluralità delle
culture e delle situazioni. In tale maniera, anche il Sinodo dei
Vescovi, è una magnifica conferma della realtà della Chiesa nella quale
il collegio episcopale "in quanto composto da molti, esprime la varietà
e l'universalità del Popolo di Dio, in quanto poi è raccolto sotto un
solo capo, significa l'unità del gregge di Cristo" (Lumen gentium, 22).
Certo, il Sinodo è lo strumento della collegialità ed un potente fattore
della comunione in misura diversa da un Concilio Ecumenico. Si tratta
però sempre di uno strumento efficace, agile, tempestivo, puntuale a
servizio di tutte le chiese locali e della loro reciproca comunione.
Questa finalità che accompagna sempre questo "speciale consiglio
permanente di sacri pastori", vi è stata presente fin dalla sua
istituzione; come ha detto Paolo VI nella Lettera Apostolica Apostolica
sollicitudo "affinché anche dopo il Concilio continuasse a giungere al
popolo cristiano quella larga abbondanza di benefici che durante il
Concilio felicemente si ebbe dalla viva unione nostra con i vescovi".
Perché il Sinodo possa portare sempre di più questi benefici, molto
dipende dalla applicazione concreta che viene data alle conclusioni
sinodali, sotto la guida dei Pastori e delle Conferenze episcopali,
nelle singole chiese locali. Questa fase post-sinodale richiede quindi
molta attenzione e particolare cura.
3. La forza dinamica del Sinodo dei Vescovi affonda le sue radici --
come avete ben rilevato -- nella giusta comprensione e nella vita della
collegialità dei vescovi. Il Sinodo è infatti un'espressione
particolarmente fruttuosa e lo strumento validissimo della collegialità
episcopale, cioè della particolare responsibilità dei Vescovi attorno al
Vescovo di Roma.
Il Sinodo è una forma per esprimere la collegialità dei Vescovi. Tutti i
vescovi della Chiesa con a capo il Vescovo di Roma, Successore di
Pietro, "perpetuo e visibile principio e fondamento dell'unità" (Lumen
gentium, 23) dell'episcopato, formano il collegio che succede a quello
apostolico con a capo Pietro. La solidarietà che li lega e la
sollecitudine per l'intera Chiesa si manifestano in sommo grado quando
tutti i vescovi sono radunati cum Petro et sub Petro nel Concilio
ecumenico. Tra il Concilio e il Sinodo esiste evidentamente una
differenza qualitativa ma, ciò nonostante, il Sinodo esprime la
collegialità in maniera altamente intensa seppur non uguale a quella
realizzata dal Concilio.
Tale collegialità si manifesta principalmente nel modo collegiale di
pronunciarsi da parte dei pastori delle chiese locali. Quando essi,
specialmente dopo una buona preparazione comunitaria nelle proprie
chiese e collegiale nelle proprie Conferenze episcopali, con la
responsabilità per le proprie chiese particolari ma assieme con la
sollecitudine per la Chiesa intera, testimoniano in comune la fede e la
vita di fede, il loro voto, se moralmente unanime, ha un peso
qualitativo ecclesiale che supera l'aspetto semplicemente formale del
voto consultivo.
La vitalità di un Sinodo dipende infatti dall'intensità della sua
preparazione a livello delle comunità ecclesiali e delle Conferenze
episcopali; quanto meglio funziona in concreto la collegialità tra i
vescovi che esprime la comunione nelle singole chiese, tanto più ricco
può essere il contributo che essi portano all'assemblea sinodale.
L'esercizio della collegialità dei pastori al Sinodo diventa un
reciproco scambio che serve anche alla comunione sia dei vescovi che dei
fedeli e, in definitiva, all'unità sempre più profonda ed organica della
Chiesa. Il Sinodo è quindi al servizio della comunione ecclesiale la
quale non è altro che la stessa unità della Chiesa nella dimensione
dinamica.
Nel mistero della Chiesa tutti gli elementi trovano il loro posto e la
loro funzione. E così la funzione del Vescovo di Roma lo inserisce
profondamente nel corpo dei vescovi quale centro e cardine della
comunione episcopale; il suo primato, che è a servizio del bene di tutta
la Chiesa, lo pone in rapporto di unione e collaborazione più intensa.
Il Sinodo stesso fa risaltare il nesso intimo tra la collegialità e il
primato: l'incarico del Successore di Pietro è anche servizio alla
collegialità dei Vescovi e per converso la collegialità effettiva ed
affettiva dei Vescovi è un importante aiuto al servizio primaziale
petrino.
4. Come ogni istituzione umana, anche il Sinodo dei Vescovi sta
crescendo e potrà ancora crescere e sviluppare le sue potenzialità, come
ha del resto previsto il mio Predecessore nella Lettera Apostolica
sollicitudo. Alcune forme sinodali, pur essendo già previste, non sono
state finora adeguatamente realizzate. Voi stessi avete fatto l'esame di
varie possibilità procedurali e metodologiche e di varie proposte
avanzate nel corso dell'esistenza di questo instituto. Da parte mia
potete essere sicuri della altissima considerazione per la funzione del
Sinodo dei Vescovi nella Chiesa e di piena fiducia che ripongo nella sua
attività al servizio della Chiesa universale.
Ed è in questo contesto che rinnovo l'apprezzamento e il ringraziamento
per i vostri lavori, invocando sopra la vostra fatica la Benedizione di
Dio e la protezione della Madre della Chiesa.
VI. ESTRATTO DEL DISCORSO
DEL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO II
AL COLLEGIO CARDINALIZIO
(CONCISTORO STRAORDINARIO)
(13 GIUGNO 1994)
6. Mi rivolgo ora di nuovo al Decano del Collegio Cardinalizio, il
Signor Cardinale Bernardin Gantin, per ringraziarlo dell'indirizzo
rivoltomi poc'anzi a nome di tutti i presenti. Egli è anche Prefetto
della Congregazione per i Vescovi e in tale veste svolge un generoso
lavoro per il bene della Chiesa: anche per questo gli esprimo sincera
gratitudine. La Congregazione per i Vescovi, conformemente alla
tradizione, si occupa delle questioni concernenti le singole diocesi,
della loro struttura territoriale, delle nomine dei Vescovi e degli
aspetti connessi alle loro rinunce.
A questo punto occorre rilevare il funzionamento di gruppi collegiali
degli Episcopati in tutti i continenti, come ad esempio il Consiglio
Episcopale Latino Americano (C.E.L.Am), il Consiglio delle Conferenze
Episcopali d'Europa (C.C.E.E.), il Simposio delle Conferenze Episcopali
dell'Africa e del Madagascar (S.C.E.A.M.) e la Federazione delle
Conferenze Episcopali dell'Asia (F.A.B.C.).
Negli ultimi anni si è ampiamente sviluppato nella Chiesa il movimento
sinodale. Giungono informazioni sullo svolgimento di molti Sinodi
diocesani, provinciali o nazionali. Un'attenzione speciale però meritano
i Sinodi continentali. Tale è stato, ad esempio, il Sinodo dei Vescovi
dell'Europa e successivamente il Sinodo dei Vescovi dell'Africa,
conclusosi l'8 maggio scorso. Tale sarà anche il Sinodo nel Libano, che
in un certo senso si propone come il Sinodo dei Vescovi del Medio
Oriente. Nella prospettiva dell'anno 2000 si prevede il Sinodo dei
Vescovi di ambedue le Americhe: quella del Nord e quella del Sud, come
pure, a Dio piacendo naturalmente, il Sinodo dei Vescovi dell'Asia e
dell'Estremo Oriente. Qui, il mio pensiero riconoscente va
all'Arcivescovo Jan Schotte, Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi,
per il suo generoso servizio nell'ambito della dimensione sinodale della
vita della Chiesa.
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